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Le zolle della terra e la ruota delle colture

SID-256-Bocchi-S-800x800Zolle. Un libro di storie di tuberi, graminacee e terre coltivate, per capire l’agricoltura, commento al libro di Stefano Bocchi  – Carlo Alberto Rinolfi.

Domenica 21 giugno, nel giorno più lungo dell’anno, avvolti nel verde rigoglioso dell’orto botanico del museo di Brera, in pieno centro di Milano, un gruppo di studiosi e amici ha incontrato “ Zolle” un libro edito da Cortina che è destinato a lasciare il suo segno nella storia delle pubblicazioni dedicate all’agricoltura.

A presentarlo è l’autore, Stefano Bocchi (1)  con l’aiuto di due amici che sanno di genetica e architettura quasi a testimoniare la funzione storica dell’agricoltura come anello di congiunzione tra  i tempi lunghi e i modi misteriosi dell’evoluzione e quelli rapidi , razionali e creativi della progettazione umana. L’autore , al termine dell’incontro, confessa di averlo scritto rubando molte ore alla notte , uno sforzo più che opportuno in un periodo in cui agli occhi di non pochi osservatori l’Expo sembra aver bisogno di apporti culturali seri che sappiano andare oltre i suoi padiglioni.

L’operazione è perfettamente riuscita e Zolle ci conduce con mano sapiente a riflettere sull’attualità rispettando tutti i canoni della ricerca e divulgazione scientifica.  Tra le sue pagine si risente pulsare la tradizione della miglior agronomia italiana fatta da ricerche tanto straordinarie quanto silenziose e di profonde riflessioni sulla terra che aprono l’orizzonte oltre l’aspetto tecnico per fare luce sulla storia e la natura dell’umanità.

Il libro di Bocchi ricorda per molti aspetti le opere di Giovanni Haussman (2) e il suo costante sforzo di collocare lo sviluppo dell’agricoltura e della terra nel contesto culturale e storico delle comunità. Per entrambi la terra coltivata non ci appare come un’ancella mansueta e dipendente dal volere degli umani ma emerge con la forza spesso incontenibile di levatrice naturale;’placenta’ e ‘paesaggio’ di civiltà.

Con precisione di dettagli rilevanti e sorprendente agilità narrativa si racconta la storia dell’umanità che “rompe gli equilibri naturali, che cambia la struttura del sistema e con l’intensificazione agronomica allontana l’agro ecosistema dal suo antenato ecosistema naturale che per sempre sostituisce.”. Una scelta originata e forzata dai cambiamenti climatici che corre dalla domesticazione alla coltivazione interagendo con le forme di civiltà che si susseguono con i loro apporti innovativi, fino a giungere alla rotazione delle colture definita dall’autore come la più grande innovazione nella storia dell’agronomia.  Si giunge così all’attuale fase di massima espressione di una rivoluzione verde dagli incrementi strepitosi di produttività ma anche dai preoccupanti effetti sull’ambiente e la fertilità.

La riflessione di Bocchi porta tutti nelle braccia dell’attualità più viva e prefigura uno scenario contraddittorio in cui l’eccesso e lo spreco convivono con la scarsità di alimenti e la diminuzione dei livelli di biodiversità. Le conseguenze possono essere devastanti se aggravate dai cambiamenti climatici e dalle diseguaglianze che relegano nello stato di povertà gran parte delle 500 milioni d’imprese contadine familiari nelle quali si concentrano le peggiori condizioni di vita. Le sterilità delle terre degradate ne alimentano l’abbandono e si aggiungono alle guerre per creare migrazioni di portata biblica. E’ lo scenario delle enormi pressioni continentali tra sud e nord del mondo di cui iniziamo a veder i prodromi nel nostro Mediterraneo.

Lo scienziato non si arresta sulla soglia del che fare e usa l’arma che gli è più congeniale ,  quella dell’innovazione. In fondo, tutto il libro è storia d’innovazione e anche quella attuale è esaminata con attenzione. Emerge così la penna non più dello storico ma dell’agronomo moderno immerso in un processo che sente suo e che considera giunto a un punto di svolta cruciale. Il libro non si arresta a descrivere il passaggio dall’innovazione di sostituzione a quella agro bioecologica e approda in quella che definisce di sistema globale.

L’Autore sembra volerci dire che non si esce dai pericoli se non si prende piena coscienza della natura culturale, economica , istituzionale e politica di sistema dell’agricoltura.

L’invito è di mettere le mani sulle connessioni che legano la domanda e l’offerta dei bacini alimentari metropolitani e di farlo coinvolgendo produttori, enti, associazioni, imprese, centri di ricerca, università e consumatori.

Viene immediatamente alla mente il progetto “Bioregione” destinato alla Lombardia di cui Stefano Bocchi è promotore e animatore. Un sistema operativo per unire la domanda del più grande ristorante d’Europa che a Milano fornisce le mense scolastiche con l’offerta produttiva del più grande parco agricolo d’Europa.

Il libro tra le molte funzioni educative che sicuramente eserciterà sui giovani e i cittadini sensibili a questi temi, fornisce un formidabile supporto culturale per sviluppare resilienza e agrobiodiversità e ci fa capire l’importanza di rispettare i tempi e le necessità rigeneratrici della natura. Il rispetto per la natura che ci vuol comunicare lo scienziato milanese si unisce così al richiamo che anche Papa Francesco sta inviando al mondo o con la sua recente enciclica “Laudato si” (3).

La coincidenza temporale è impressionante. E’ come se Scienza e Religione si ritrovino in uno stesso momento a confrontarsi sullo stesso tema unite da un filo invisibile. Un campo di connessione temporale e informazionale ai limiti del sacro di cui si percepisce l’esistenza quando si esce dall’oasi verde di Brera all’ombra dei due ginkgo biloba più antichi d’Europa (4).  Quei testimoni di una specie nata 200 milioni di anni fa sono  le due maestose ‘‘piante della vita’ che ci osservano in silenzio.4).

Carlo Alberto Rinolfi

(1) Stefano Bocchi: docente di Agronomia e Coltivazioni erbacee presso il dipartimento di Scienze agrarie e ambientali – Produzione, Territorio, Agro energia dell’Università degli Studi di Milano è il responsabile scientifico del  Parco della Biodiversità.

(2) Giovanni Haussman:  Agronomo russo naturalizzato italiano. Fu uno dei primi agronomi in occidente che anticipò i moderni concetti di sostenibilità dei sistemi di produzione agricola.

3) “Laudato si “- Lettera enciclica sulla cura della casa comune  Papa Francesco  Bergolio (24 maggio 201)   

(4) Ginkgo Biloba : due esemplari, maschio e femmina, furono portati direttamente dalla Cina all’Orto di Brera nel 1775. Sei esemplari di Ginkgo, ancora esistenti, sono sopravvissuti alle radiazioni prodotte dalla  bomba atomica sganciata su Hiroshima.

1 commento per Le zolle della terra e la ruota delle colture

  • laura

    Interessantissimo. Il nodo sta altrove però: come portare la massa della popolazione, almeno italiana, su questo testo, o altri simili interessanti che esistono…..nell’indifferenza quasi assoluta.

    Spero che Mondoh possa stimolare questa curiosità, ma il problema è che non c’è più tempo……

    grazie!

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