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Riserve monetarie fondate sulla produzione di materie prime alimentari

Riserve monetarie fondate sulla produzione di materie prime alimentari per ridurre le crisi del mondo – Prof. Luciano Segre presidente Comitato Scientifico Mondohonline. intervento tenuto l’8 ottobre 2015 nella sala Europa , palazzo dell’Unione Europea Expo – Milano    

Premetto che sviluppo la mia riflessione da storico economico e quindi in modo un po’ diverso dagli economisti puri e lo farò anche tenendo conto del fatto che non è vero che” historia magistra vitae”.

Le situazioni storiche non si ripetono, ma ciò non toglie che la storia ci obblighi ad accorgercene e ci insegni a stabilire delle coordinate, il che non vuol dire che sia ripetitiva come molti superficialmente credono .

La storia è fatta di avvenimenti sempre diversi, basti pensare all’incremento demografico che ha modificato radicalmente tutti i dati economici di cui possiamo disporre, però ciò che vale ancora è la teoria classica delle crisi economiche studiate ad esempio da Kondratiev su cicli parzialmente variabili fra i venticinque e i cinquanta anni.

Basta pensare alla generale crisi europea dell’agricoltura della fine dell’800 le cui conseguenze sono state le grandi migrazioni verso gli Stati Uniti e l’Australia , lo spopolamento delle campagne europee e le conseguenze sull’ urbanizzazione crescente. La popolazione italiana che nel 1861, al momento dell’unità era di venticinque milioni di abitanti, 100 anni dopo raggiunse i cinquanta milioni, ma nello stesso tempo bisogna ricordare che sono emigrati trenta milioni d’italiani.

Questo indica il “peso” delle crisi. Successivamente, abbiamo la crisi importantissima degli anni ’30 sfociata nella seconda guerra mondiale. E’ vero che c’erano anche fattori endogeni come il nazismo e il fascismo, ma sappiamo tuttavia benissimo che la depressione degli anni ’30 ebbe questa drammatica conclusione.

Noi abbiamo esaminato questa crisi per metterla a confronto con quella attuale, che non è ancora affatto terminata, vi ci siamo ancora immersi, dura ormai (ufficialmente) dal 2008, le sue conclusioni sono ancora ignote. Però possiamo prevedere, anche se mi rendo conto, come questa sia un’opinione che so benissimo essere discutibile, che la durata delle depressioni si stia abbreviando, ma, soprattutto, se ne stiano moltiplicando le frequenze che tendono ad avvicinarsi sempre più fra loro.

Se si condividono queste osservazioni, se la storia e la politica economica procedono come ora avviene, noi avremo sempre più un “Sistema di Crisi” in cui da una depressione si passerà dopo poco tempo a una successiva.E’ pur vero che si possono mettere in campo interventi che riducono gli effetti delle crisi per alcuni anni, ma una soluzione complessiva si dovrebbe trovare attraverso misure complessive, che implichino una visione generale.

Vorrei fare perciò un riferimento al 1944 quando è stato creato il Fondo Monetario Internazionale, che ha posto come valuta centrale di tutti il dollaro, rendendolo convertibile con l’oro.Ma dopo il 1971 quando ne è stata abolita la convertibilità esterna, le monete hanno incominciato a fluttuare: abbiamo visto una serie di crisi monetarie e, di conseguenza, anche finanziarie che hanno colpito a macchia di leopardo vari luoghi del mondo e hanno accentuato in generale l’insicurezza di quella stabilità su cui si faceva conto fino al 1971.Se si porta l’attenzione sulle cause appare ovvio che anche la componente finanziaria sia stata un fattore di crisi constatato universalmente ( storicamente più recente e relativamente nuovo, già presente nella crisi degli anni Trenta e che ha preceduto e seguito quella del 2008), ma le cause delle crisi sono rintracciabili anche nella forma e nella struttura dell ’intermediazione finanziaria e generale che comprende distribuzione e finanziamenti .

Un’ intermediazione che riguarda l’insieme delle materie prime e soprattutto quelle alimentari .

Ne consegue che una modifica delle forme di intermediazione ha l’effetto di incidere anche sulle cause.

Tenuto conto di questo dato di fatto in passato sono state adottate alcune decisioni importanti fra cui i “diritti speciali di prelievo”, cioè delle formule secondo le quali gli Stati possono utilizzare trasferimenti anche per stoppare o ridurre gli effetti delle crisi.

Si tratta di una moneta virtuale che però corrisponde a versamenti effettivi. E i diritti speciali di prelievo hanno avuto grande importanza sulle riserve delle banche centrali, cioè di quelle organizzazioni che avrebbero dovuto avere (e in parte hanno avuto) la capacità di intervenire per frenare le fluttuazioni.

Quando si dice che le crisi si stanno avvicinando fra loro, io credo che questo fatto implichi che questo sistema di crisi dovrebbe richiedere l’invenzione di un altro ”sistema anticrisi”.

Che cosa centra tutto questo con le questioni nutrizionali e alimentari del mondo?

Io credo che centri molto perché la soluzione potrebbe consistere  (chiaro che si parla di un intervento  ultracoraggioso che la politica per il momento non ci lascia intravvedere)  nella creazione di un’altra moneta parallela o analoga ai diritti speciali di prelievo ma fondata sulla produzione di materie prime agricole fondamentali che dovrebbero entrare a far parte delle stesse riserve delle banche centrali (ricordiamo che i diritti speciali di prelievo non sono una moneta corrente) ma si potrebbe benissimo concepire una moneta di riserva basata sull’idea di prodotti di materie prime agricole alimentari (tanto per l’uomo che per gli animali essendo lo stesso circuito) che potrebbe costituire una forma di moneta di riserva per le stesse banche centrali in aggiunta alle tradizionali riserve monetarie.

Intervenire a questi livelli sembra necessario anche perché l’esperienza insegna che non si può fare unicamente affidamento sulla FAO,che pur ha un ruolo importante nell’analisi dei problemi e nella formulazione di proposte interessanti .

Bisogna rilevare infatti che questa organizzazione non è in grado di dare attuazione anche agli stessi propri suggerimenti, perché frenata dalle politiche dell’infinità di governi che ne fanno parte .

Un esempio: vi era un piano per la coltivazione del riso in zone aride dell’Africa, ma si è preferito continuare a importarlo, rinunciando a azioni di conservazione delle popolazione contadine sul territorio che avrebbero frenato i processi di urbanizzazione e perché si è considerato il solo aspetto di intermediazione speculativa: analogo discorso per alcune leguminose in grado di svilupparsi in aree non o poco irrigate. E molti altri esempi potrebbero essere citati.

Naturalmente esiste una serie infinita di controindicazioni.La prima è “chi lo fa”? Chi ha la forza politica di introdurre qualcosa di simile?

La seconda controindicazione è che le materie prime alimentari non sono oro o dollaro e quindi non possono essere accumulate perché deperibili e occupano grandi spazi, ma che però potrebbero essere “calcolate” valutandone le possibilità produttive.

Questo permetterebbe vari vantaggi e renderebbe più forte la stessa posizione dei Paesi meno sviluppati, anche se produttori di materie prime alimentari e ne renderebbe più integrabile la posizione con quelli più avanzati.

Naturalmente un simile sistema potrebbe contribuire a ridurre la denutrizione complessiva in generale . Questo era quello che volevo lanciare oggi.

Mi rendo conto dell’attuale difficoltà di trovare una via di uscita poter attivare un programma di questo genere, ma penso che almeno un dibattito si potrebbe aprire.

Grazie per l’attenzione.

Luciano Segre  – presidente Comitato Scientifico Mondohonline 

Sulle crisi e sulle rispettive documentazioni: una fonte di notevole rilievo sono i rapporti annuali della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea che risalgono sino alla Depressione degli anni Trenta, https://www.bis.org/ ; i Rapporti del Fondo Monetario Internazionale http://www.imf.org/external/index.htm ; i rapporti della Banca Mondiale: http://www.worldbank.org/ ; per certi periodi e per aree più limitate si può consultare anche la documentazione dell’Accordo Monetario Europeo (AME). http://bankpedia.org/index.php/it/86-italian/a/18196-accordo-monetario-europeo

 

 

 

 

 

 

3 commenti per Riserve monetarie fondate sulla produzione di materie prime alimentari

  • Aurelio Viglia

    Ho letto più di una volta l’articolo di Luciano e oggi l’ho riletto ancora una volta.
    Apparirà strano ma a me è di una chiarezza unica.Forse può risultare di difficile interpretazione a chi è di mente conservatrice e uso a schemi ed ideologie che non lasciano spazio all’innovazione e al cambiamento.
    Il problema sollevato da Luciano è squisitamente politico e urta contro il neoliberismo imperante al quale la maggior parte dei governi oggigiorno si inspira.
    Quando a valle della conferenza stampa dell’8 ottobre, ho fatto l’osservazione richiamandomi a Luciano che l’avanzata della locomotiva cinese era stata aiutata proprio dalla sovrapproduzione di derrate alimentari,ricordo che una signora fu scandalizzata dalle mie parole perché spaventata dal pomodoro cinese importato in Italia. Non aveva per nulla capito il senso delle mie parole o non lo aveva voluto capire.
    Allora la prima riflessione potrebbe essere : chi o quale entità potrebbe costituire una banca dove la moneta di rifermento è rappresentata dalle derrate alimentari o dalle potenzialità a produrle?
    Abituati come siamo a credere soltanto in ciò che è tangibile sarebbe molto difficile sposare qualcosa di puramente virtuale anche se con solide basi,a chattare sui social siamo tutti pronti accettando il virtuale vacuo ma provate a ad invitare qualcuno a dibattere questi enormi problemi che riguardano il futuro dell’intera umanità!
    Sono temi dai quali istintivamente rifuggiamo preferendo l’ovvietà dell’oggi.
    Parlando stamani con un amico di un altro tema a me caro, quello dell’energia, siamo entrambi pervenuti alla conclusione che, se le previsioni degli analisti sono esatte,entro il 2050 le energie rinnovabili copriranno oltre il 90% del fabbisogno dell’umanità .
    Ora poiché lo studio delle rinnovabili è iniziato alla fine degli anni ’60 ne deriva che il punto di non ritorno si toccherà dopo 90 anni, ossia 4 generazioni umane, non vi sembra un po’ troppo?
    Penso che queste mie poche righe possano costituire un utile contributo alle nostre riflessioni.
    Buon pomeriggio,Aurelio

  • Alberto Rinolfi

    Sono d’accordo con Aurelio .
    Dare più valore alle produzioni alimentari con sistemi simili a quelli già adottati per
    i “diritti di prelievo” che vadano a rafforzare le monete degli Stati potrebbe essere un modo per garantire la sicurezza alimentare dei popoli.

    Il rischio è che ci si renda conto troppo tardi.Tocca quindi a noi accettare la sfida di Luciano e aprire la discussione.

    Non si tratta solo di un’idea “ultracoraggiosa” da sviluppare sul piano tecnico e politico.

    E’ un’idea che affronta in modo concreto le radici delle povertà e delle diseguaglianze partendo dalle tavole più fragili del mondo.

    Un approccio vicino a quello del premio nobel Angus Deaton che studia lo sviluppo delle economie sulla base delle scelte quotidiane delle famiglie di cui fanno parte integrante le calorie consumate sulle loro tavole.

    La proposta avanzata in modo così concreto solleverà tante osservazioni e avrà bisogno di essere supportata da altrettante soluzioni.

    Prima che i tecnici si addentrarci sul terreno della fattibilità operativa dobbiamo constatare che molti sostengono l’importanza generale , anche etica , degli interventi nel campo delle materie prime alimentari ma quasi nessuno si prende la briga di definisce bene e di attuarli con la dovuta decisione.

    Alcuni considerano la spesa per l’alimentazione poco rilevante poiché non incide in modo elevato sul totale dei consumi della famiglia media occidentale.

    Altri ritengono che il libero mercato sappia trovare da solo l’equilibrio tra l’offerta e la domanda.
    Nel frattempo però la vita di quasi un miliardo di persone è a rischio e i poveri rovistano nei cassonetti dei mercati di tutta Europa.

    Non basta dunque rilevare che la famiglia può fare a meno di molte spese, ma non di quella alimentare da cui dipende la sua stessa esistenza.

    Non è cioè sufficiente osservare che siamo alla presenza di una spesa particolare l’importanza della quale cresce al crescere delle crisi .

    Occorre anche far prendere atto che le oscillazioni di prezzo generate dalle intermediazioni sui mercati delle materie prime alimentari hanno effetti negativi di carattere generale sugli Stati , sul benessere generale e sullo stesso profitto di lungo periodo.

    Quando salgono innescando le rivolte del pane,quando scendono distruggono le imprese agricole minori e facilitano migrazioni talvolta di biblica portata.
    Il danno è grave per la stabilità sociale e dunque per le monete nazionali che ne sono espressione prima .

    Sul cibo dunque la partita è aperta.
    Luciano Segre ci invita a giocarla in un modo che può favorire il finanziamento di programmi di produzione agroalimentare macroregionali e statali proprio in ragione del loro contributo al valore delle monete nazionali.

    E’ un messaggio coerente con la missione ufficiale dell’Expo ma lo è anche per l’equilibrio dei sistemi sociali ed economici in generale.

    Che il cibo sia destinato ad avere sempre più valore lo sanno bene anche i fondi sovrani degli Stati ricchi di petrolio ma a bassa agrobiodiversità che investono in imprese agroalimentari europee.

    Lo sanno gli Stati in guerra che lo usano come arma di ricatto nei conflitti.
    Lo sa anche la grande Cina che programma le riserve alimentari e acquisisce territori fertili oltre i suoi confini.

    Il buon Confucio consigliava di assicurare Cibo al popolo per costruire la Fiducia nel Governo.

    Luciano Segre ci invita oggi a rafforzare la Fiducia delle Monete per assicurare il Cibo ai popoli del mondo.
    Credo proprio che sia il caso di ascoltarlo.
    Carlo Alberto

  • Discorso molto interessante, che sarebbe molto significativo vedere realizzato. Forse da un confronto con Banchieri eticamente impegnati potrebbero scaturire suggerimenti per la possibile messa in opera di questo meccanismo finanziario, che premierebbe lavoro , imprenditorialità e previsione di un futuro meno cupo della Terra e dei suoi abitanti.

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