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Il segreto della differenza

Il segreto della differenza: l’Altro Melo –  di Carlo Alberto Rinolfi (*)

“Capovolgere lo stereotipo negativo dell’handicap per continuare a crescere” è la missione di Mondohonline. La start-up della crescita dell’apprendimento individuale e sociale nata da un gruppo di pazienti con difficoltà neuromotorie che si rivolge a tutti i disabili desiderosi di migliorare la situazione in cui vivono proponendo soluzioni online per gli Handicap Sociali. E’ un’impresa sociale in rete di esperti convinta che ogni processo innovativo consista nel trasformare una non abilità in una nuova abilità .

Si tratta di una semplice regola che accompagna il genere umano da quando è apparso sulla terra, ma è anche propria dell’evoluzione di tutti gli organismi viventi. Le persone colpite da traumi o con patologie che riguardano una loro funzione vitale conoscono bene il suo valore e sanno di doversi cimentare in continuazione con l’invenzione di nuovi modi di agire che giungono persino a modificare le loro identità.

Si comportano, di fatto, da “esploratori di soluzioni” che spesso anticipano necessità di tutta l’umanità. Non potendo udire o vedere, non potendo camminare o suonare con le mani,  sono costretti a costruire modi alternativi di comunicare, di agire, di suonare o di scrivere una musica. In questo sforzo obbligato s’incontrano barriere ambientali ma, spesso con un opportuno addestramento, si riesce persino a camminare in un bosco con le stampelle che affondano nell’erba o a spostarsi sul terreno accidentato a bordo di una esile carrozzina.

Oltre alle barriere ambientali o architettoniche se ne incontrano però anche di mentali, che sono ben più debilitanti e difficili da affrontare: sono i pre-giudizi sul presunto errore o scherzo di natura incarnato dal “differente” che si percepisce come un disdicevole costo inutile per la società. E’ lo stereotipo della caduta o del fallimento che si ritiene impedisca di ottenere un risultato rispettoso degli standard di normalità.

La semplice vista di un disabile caduto o di un albero stranamente sdraiato in terra che il sole sta rinsecchendo, può indicare un limite da rifuggire e risvegliare la paura da esorcizzare, ma –  paradossalmente – può rappresentare anche la fonte più generosa e segreta dell’innovazione umana.

I disabili lo sanno e per questo sono molto sensibili nei confronti di chi cade o porta, come loro, una differenza. La loro sensibilità nei confronti della differenza è interessata, frutto di una empatia produttiva che innesca la ricerca obbligata di una soluzione.

Mondohonline sa che in quella differenza c’è il segreto più prezioso di un processo innovativo che è possibile svelare al mondo. In gioco è la trasformazione di un handicap in un patrimonio personale e in una opportunità per tutta la specie umana.

Qui si esclude la via delle prestazioni strabilianti per negare i vincoli di una differenza che si vuole a tutti i costi rifiutare . All’opposto il primo passo è di accettare il vincolo  e immedesimarsi nella differenza. E’ questo il messaggio contenuto nel cortometraggio L’altro melo” che Mondohonline presenta per la regia di Federico Osmo Tinelli.

Si tratta di sentirsi come l’albero caduto sotto il sole, di provare la sua sete e, per farlo, occorre lasciarsi cadere a terra come lui. Si tratta cioè di spogliarsi della propria corazza d’immagine esteriore e di entrare in sintonia con “l’altro” che è caduto. E’ la fase misteriosa dell’empatia che consente di diventare “altro da sè”. Immaginarsi l’albero caduto  significa anche pensare come lui, sentirne i bisogni. Solo così la ricerca di soluzioni diventa obbligata, impellente e appropriata.

Non  si tratta di una semplice aggiunta di conoscenze, è invece una sottile abilità di calibrazione  che implica l’inversione  emozionale e percettiva e necessaria per apprendere un nuovo modo d’ imparare. Da  soggetti “visitatori” che esplorano un bosco, si diventa dapprima oggetti differenti come l’albero caduto, e poi soggetti creativi e ristrutturatori dell’albero e del proprio se. Le stampelle vengono in soccorso per mantenere in piedi l’albero ma così lasciano le gambe immobili in attesa di un’altra soluzione. Anche loro adesso sono a terra e devono apprendere un nuovo modo di camminare.

Qui il salto è più delicato, poiché si è costretti a imparare un nuovo modo di apprendere il cammino. Il cambio è dei paradigmi acquisiti con fatica attraverso le stampelle, è un salto così intenso da imporre il cambiamento dell’immagine personale che è costretta a cambiare la visione della realtà.

Per immaginarsi in piedi occorre perdere le certezze dell’equilibrio e della deambulazione che si avevano al momento dell’entrata nel bosco e aprirsi a una soluzione mai sperimentata prima. Il passaggio è delicato, richiede straordinarie risorse emozionali per sopportare l’ansia della caduta che, in questo caso, è trasformata in entusiasmo attraverso il gioco ironico dell’acqua che risveglia il ragazzo caduto in terra e della mela regalata alla salvatrice. Nasce la triade “ragazzo – carrozzina – ragazza” che permette il distacco dall’albero rimesso in piedi e riattiva il cammino invertendo l’utilizzo convenzionale sia dell’acqua che della carrozzina.

E’ l’apparizione di un nuovo stadio di sviluppo attraverso il quale due esseri viventi rifiutano la relazione convenzionale che separa il soggetto attivo dall’oggetto passivo e il maschile dal femminile e arrivano a scoprire la vitalità innovativa del rapporto tra  soggetti alla pari.

 La scoperta innovativa diventa patrimonio della coppia che si scopre a un tempo solidale nelle sue differenze e per sempre arricchita di una nuova resilienza. La padrona di questo gioco è la “relazione” incarnata nella carrozzina che connette gli umani tra di loro creando un “altro sè”.

 Carlo Alberto Rinolfi

(*) Presidente Mondohonline

1 commento per Il segreto della differenza

  • Caro Presidente , nel tuo articolo ho ritrovato molte delle argomentazioni affrontate di recente in una piacevolissima nostra cena.
    I concetti da te qui espressi li condivido a pieno e sono certo che molti terreni comuni potranno essere insieme esplorati… Noi usiamo lo sport come lingua comune (:

    Un abbraccio ed a presto
    Giovanni Lodetti

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