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Finanza per l'agrobiodiversità

fertilità dei terreniFinanziare la nutrizione: il sostegno all’agrobiodiversità – di Fabio Marazzi (*) (**)

Quesito: Come sviluppare a livello di istituzioni (nazionali e comunitarie) lo stato dei trattati internazionali e dell’elaborazione esistente?

L’agrobiodiversità rappresenta una delle tematiche di maggiore interesse per le sue implicazioni sociali, ambientali economiche e per il forte contributo della stessa a un processo di sviluppo sostenibile. La biodiversità nelle coltivazioni agricole consente in effetti di realizzare un sistema agricolo ove le differenti tipologie di climi e di terreni possano essere messi a coltura rispettando l’ambiente circostante (ad esempio evitando l’uso eccessivo di acqua, fertilizzanti e il decadimento della fertilità dei terreni). A fronte di un mondo sempre più globalizzato e al perseguimento di modelli di agricoltura spesso replicati in ecosistemi che ne risultano degradati si pone la necessità di creare nuovi strumenti per conservare la biodiversità in ambito agricolo.

Trattati a protezione della biodiversità

Per quanto riguarda il tema della biodiversità in senso ampio sono stati approvati diversi trattati a livello internazionale quali: Convention on Conservation of Migratory Species, the Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora (1975), Ramsar Convention on Wetlands (1971), International Plant Protection Convention (1952).

Le principali caratteristiche dei trattati sono le seguenti:

InternationalPlantProtectionConventionPosterCITES Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora (CITES): l’accordo è finalizzato alla protezione di specie animali e faunistiche in pericolo garantendo che il commercio internazionale delle stesse non ne minacci la sopravvivenza, garantendo differenti gradi di protezione a circa 30.0000 specie.

CMS Convention on the Conservation of Migratory Species of Wild Animals: l’accordo è finalizzato alla protezione delle specie marine, terrestri e aviarie migratorie concludendo accordi di carattere multilaterale per favorirne la conservazione.

Ramsar Convention on Wetlands: l’accordo di Ramsar è finalizzato a fornire una base per azioni a livello nazionale e internazionale per la conservazione e il “saggio” utilizzo delle zone umide e delle loro risorse.

IPPC International Plant Protection Convention (IPPC): l’accordo è finalizzato alla protezione delle risorse dei vegetali, ivi comprese le piante selvatiche e quelle coltivate, utilizzando meccanismi di prevenzione nella diffusione di parassiti e promuovendo lo sviluppo di International Standards for Phytosanitary Measures (ISPMs).

La Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) di Rio de Janeiro ha consentito l’approvazione del Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza e del protocollo di Nagoya sull’accesso alle risorse genetiche, mentre le Nazioni Unite hanno proclamato il decennio 2011-2020 “Decennio delle Nazioni Unite per la biodiversità” portando diversi Stati, tra i quali l’Italia o organizzazioni come l’Unione Europea, a sviluppare “Strategie per la biodiversità”. Inoltre il Millennium Development Goal 7b. “Reduce Biodiversity Loss” ha contribuito a portare l’attenzione sul tema. Sembra tuttavia che i risultati ottenuti sinora, in particolare per quanto riguarda la biodiversità agricola, siano limitati. In effetti come si evince da quanto appena descritto, si tratta in realtà di convenzioni per la protezione di alcune specie animali e vegetali e per la regolamentazione del loro commercio oltre alla protezione di aree umide e accordi per la conservazione e l’utilizzo equo delle risorse genetiche biologiche.

I meccanismi di protezione dei sistemi agricoli

La politica agricola (precedentemente ai diversi accordi che hanno portato a una parziale liberalizzazione del settore a livello internazionale) tendeva a essere rivolta al mantenimento della stabilità dei mercati agricoli. Meccanismi di gestione delle forniture erano rivolti a mantenere i livelli di produzione a un ammontare simile alla domanda al fine di non realizzare eccessivi livelli produttivi che avrebbero portato al collasso dei prezzi, il fine era quello di mantenere i prezzi al di sopra del costo di produzione. Inoltre, altri meccanismi utilizzati al fine di promuovere i sistemi agricoli locali si sostanziavano in dazi all’importazione e/o quote all’importazione.

WTO-Russia.blueIn seguito agli accordi a livello internazionale per la liberalizzazione del commercio agricolo (Wto o all’interno dei blocchi commerciali) si è assistito a una progressiva eliminazione delle quote all’importazione, una riduzione dei dazi a fronte di un mantenimento di politiche di sussidio all’agricoltura in particolare nei mercati avanzati. L’effetto di questa politica è deleterio per i sistemi agricoli di diversi Paesi, in particolare quelli in via di sviluppo. In effetti, è evidente come la commoditizzazione di tipologie di prodotti agricoli porti facilmente alcuni Paesi in via di sviluppo, in caso di liberalizzazione, a diventare mercati di destinazione di grandi produttori con sistemi agricoli moderni, intensivi, meccanizzati, che comportano costi dei prodotti minori andando a porre fuori mercato le produzioni locali che saranno abbandonate a favore di monocolture per l’esportazione o vedranno l’abbandono delle campagne a favore dell’immigrazione in città da parte di contadini che non possono reggere la concorrenza.

L’impatto delle seppur parziali liberalizzazioni in ambito agricolo è quello di aver ridotto i meccanismi di gestione della produzione agricola e di protezione della produzione nazionale come tariffe e quote a loro volta impattando sui piccoli produttori agricoli.

Un altro aspetto che sarebbe da considerare è il forte sussidio all’agricoltura presente nei Paesi sviluppati, che abbassa artificialmente il costo dei prodotti per l’esportazione creando una sorta di “dumping” presso gli altri mercati. La liberalizzazione del commercio agricolo e la destinazioni di sussidi a produttori intensivi nei Paesi sviluppati porta con sè una riduzione della sicurezza alimentare per i Paesi di destinazione. Se in effetti l’import di prodotti agricoli a basso costo può avere un impatto positivo nel breve termine o a fronte di crisi umanitarie, nel lungo periodo può ridurre la diversità nelle colture locali mettendo la sicurezza alimentare in pericolo nel caso di forti aumenti dei prezzi agricoli a livello internazionale. In effetti, una volta cambiato il modello agricolo e ridotta la diversità nella tipologia di beni realizzati, non è possibile in un breve lasso di tempo tornare alla diversità precedente e pertanto ci si trova di fronte a problematiche di approvvigionamento.

Quello che vorremmo sottolineare è che la progressiva liberalizzazione in campo agricolo porta inevitabilmente a una standardizzazione delle produzioni agricole a scapito della coltivazione su piccola scala che specialmente in Paesi in via di sviluppo favorisce il mantenimento della diversità nelle coltivazioni, oltre a garantire reddito per fasce significative della popolazione e contribuire al mantenimento del territorio che, in caso di spopolamento delle campagne, rischia un progressivo deterioramento. Ciò rappresenta uno dei fattori che riduce la sicurezza e autonomia alimentare dei Paesi di destinazione oltre a ridurre la biodiversità in agricoltura e avendo effetti negativi sull’ambiente.

Conclusioni

Servono strumenti a livello comunitario e internazionale e nuovi protocolli d’intesa che prevedano la possibilità di “proteggere” e/o sostenere colture agricole tradizionali. L’Organizzazione mondiale del commercio dovrebbe prevedere delle clausole che consentano ai paesi in via di sviluppo di proteggere i propri produttori agricoli e la biodiversità agricola. Parimenti dovranno essere realizzati e accettati dal Wto dei sistemi di incentivazione che possono consentire il raggiungimento della sostenibilità economica di alcune colture altrimenti non concorrenziali, garantendo al contempo biodiversità e conservazione il territorio. Tali sistemi di incentivazione non dovranno essere oggetto di dispute a livello internazionale ma dovranno essere consentiti in quanto, a fronte della tendenziale necessità di effettuare liberalizzazioni nell’ambito del commercio dei prodotti agricoli, si rende indispensabile il mantenimento della agro biodiversità.

Inoltre, i meccanismi di incentivazione della produzione agricola presenti in particolare nei Paesi o “blocchi commerciali” sviluppati (Ue, Stati Uniti) dovranno essere ridefiniti considerando ovviamente i meccanismi economici del commercio internazionale ma garantendo allo stesso tempo il mantenimento della agrobiodiversità che va sempre più scomparendo a causa della coltivazione su scala industriale di un numero ristretto di prodotti agricoli. Gli anni a partire dal 2015 rappresentano un’opportunità storica sia per il lancio dei nuovi Sustainable Development Goals sia per il progresso nelle trattative TTIP che potrebbero arrivare ad unire in un unico blocco economico Ue e Stati Uniti e debbono prevedere non solo una liberalizzazione ma anche meccanismi a tutela di biodiversità.

grabbingLand Grabbing

A partire dagli anni 2000 sono stati “affittati” circa 49 Mln. di ettari di terreni nei Paesi in via di sviluppo (1), in particolare in Africa da parte di società Saudite, Cinesi, Emiratine, mentre altri accordi sono in via di negoziazione. Questa tipologia di accordi viene presentata quale rispondente sia alle necessità di sicurezza alimentare dei Paesi investitori, in quanto molto popolati o con un ammontare ridotto di terreni fertili, sia allo sviluppo delle economie locali, caratterizzate da terreni lasciati spesso incolti o sottoutilizzati favorendo investimenti esteri e un aumento della produttività agricola. Le conseguenze di questa pratica sono però in alcuni casi paradossali: tra il 2006 e il 2009, ad esempio, investitori Sauditi hanno corrisposto al governo Etiope circa 100 Mln. di Dollari per l’affitto di terreni da utilizzarsi per la produzione di grano e riso da esportare in Arabia Saudita. Nel 2009, il World Food Programme (WFP) ha fornito 460.000 tonnellate di cibo per 5,7 Mln. di cittadini Etiopi in situazioni di povertà con una spesa di 300 Mln. di Dollari.  

Pertanto, sebbene il fenomeno del land grabbing non sembri volto ad esaurirsi, ci si trova di fronte alla necessità di imporre delle regolamentazioni a livello internazionale. In alcuni paesi sono stati avviati tentativi di risoluzione di questa problematica. Dal 2010 il Brasile ha posto dei limiti relativi all’acquisto di terreni coltivabili da parte degli stranieri; tali limiti vengono definiti sulla base delle caratteristiche della zona, vista la grande diversità del Paese, limitando non solo l’acquisto medio ma anche l’ammontare totale di terreni acquistabili da diversi investitori per ogni distretto. Sinora non sono state approvate regolamentazioni vincolanti in merito al land grabbing, eccezion fatta per le autoregolamentazioni relative a specifiche industrie (Rspo –  Round table responsible palm oil il e round table responsible soy).

Altri tentativi (2) di regolamentazione del fenomeno sono stati realizzati nel corso delle negoziazioni in merito ai “Principles for Responsible Investment in Agriculture and Food Systems” presso il Committee for World Food Security (CFS) in Rome, tenutosi a Roma nell’agosto 2014. Durante le negoziazioni si sono scontrate da un lato le istanze di organizzazioni del settore privato supportate da alcuni Paesi sviluppati, mentre dall’altro vi erano Ong e organizzazioni della società civile supportate da alcuni Paesi in via di sviluppo. Le prime hanno cercato di impedire l’approvazione di regolamentazioni agli investimenti, le altre hanno espresso istanza di porre dei principi che imponessero ai Governi l’assunzione di obblighi al fine di governare gli investimenti coerentemente con una priorità al diritto al cibo.

Parallelamente la World Bank, Fao, International Fund for Agricultural Development (IFAD), e la United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD) hanno creato i Principles for Responsible Agricultural Investment (PRAI). Seguendo l’idea dell’auto regolamentazione del settore privato, questi principi non includono alcun riferimento a strumenti giuridici vincolanti come leggi nazionali e regolamentazioni ma si rifanno a schemi di corporate social responsibility quali Equator Principles, la Extractive Industries Transparency Initiative (EITI), e i Santiago Principles, della Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD) Guidelines for Multinational Enterprises. Pertanto nell’ambito del sostegno alla agrobiodiversità quale componente fondamentale della sicurezza alimentare sarà necessario porre principi vincolanti da parte delle organizzazioni internazionali (Un, Wto, Fao) che affrontino in maniera efficace il tema del land grabbing. La regolamentazione dovrà prevedere tra l’altro dei limiti all’ammontare di terreno che possa essere ceduto a soggetti pubblici o privati esteri così come una protezione dei diritti dei coltivatori espropriati dei propri terreni (o di terreni utilizzati in maniera comunitaria) nel processo di definizione degli accordi con operatori esteri.

 

(*) Marazzi & Advisors Srl

(**) Intervento al Workshop: Agrobiodiversità e Resilienza, organizzato da Mondohonline nel settembre 2015 – Focus: FINANZIARE LA NUTRIZIONE: il sostegno all’agrobiodiversità

 

1 Oxfam sostiene che siano già stati raggiunti i 227 Mln

2 Fonte: Philip McMichael is Professor and Chair of the Department of Development Sociology at Cornell University; Birgit Müller is Senior Researcher at the IIAC-LAIOS, École des Hautes Études en Sciences Sociales, Paris, riporta il testo completo nel documento materiali land grabbing

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