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La centralità delle idee e della metropoli

DossierPer uscire dalla crisi: la centralità delle idee e della metropoli  – di Giuseppe Longhi (1)

Intervento alla XXXIII Conferenza italiana di Scienze Regionali

SOMMARIO

 Per uscire dalla crisi che sta attraversando il nostro Paese è utile una maggiore simmetria con gli scopi e le politiche comunitarie, a questo fine pongo l’attenzione su:

– i modelli di complessità organica delle rilevazioni del reddito, che integrano la crescita quantitativa della ricchezza con la misurazione del capitale umano e la valutazione delle risorse naturali, secondo un percorso iniziato da Nordhaus –Tobin per giungere a maturazione con l’Inclusive Wealth Index, presentato nella recente Conferenza Rio+20 organizzata dall’UNEP;

– gli effetti dell’applicazione di tali modelli ai sistemi integrati di contabilità nazionale. Considerando le realtà di Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia, si vede come scendendo dal Nord Europa verso il Mediterraneo i modelli di complessità organica perdono vigore, sottolineando la sostanziale difformità di culture, politiche, tecniche, dei diversi paesi;

– l’importanza della città e della sua creatività come motori dello sviluppo. A questo fine è essenziale che le nostre città si inseriscano in modo collaborativo nella rete delle megalopoli policentriche europee, per attuare una politica di rigenerazione basata sulla creatività.

 Introduzione

 Nell’attuale momento in cui si sommano i problemi della recessione con quelli del rientro contabile per il rispetto del patto di stabilità, con le conseguenti ricette del prelievo fiscale e dei tagli di bilancio, accompagnate da una sostanziale incertezza riguardo alle politiche di sviluppo, ritengo siano sottostimati gli effetti dei cambiamenti strutturali in corso che riguardano, fra l’altro, il rapporto tra innovazione tecnologica e struttura dell’occupazione, con la conseguenza di dare ridondanza a ipotesi di sviluppo che gli anglosassoni chiamerebbero ‘vittoriane’.

Ritengo virtuosa un’attenta ri-valutazione degli indirizzi programmatori dell’Unione, che interpreto come un sistema di complessità organica, alla ricerca di equilibrio fra rigore e strategie di sviluppo e di utili sinergie con gli altri paesi della comunità.

Infatti il modello di sviluppo comunitario, come ricorda il report “Europe in 2025”2, coniuga il rigore del risanamento di bilancio con un armonico sistema di investimenti finalizzati alla crescita delle risorse umane, alla difesa delle risorse naturali e del patrimonio storico, all’avvio di processi innovativi sia riguardo le tecnologie, sia riguardo la gestione dei processi sociali. In sostanza la virtuosità del bilancio è collegata alla visione di una nuova Europa “low cost” altamente innovativa, capace di rafforzare le politiche di inclusività, che ha nelle città il centro dei processo innovativo-rigenerativo, secondo il palinsesto definito in Europa 2020 e nei suoi aggiornamenti.

Obiettivo di questo saggio è contribuire ad individuare le forze guida perché l’Italia promuova decise azioni per una migliore armonia con le indicazioni programmatorie dell’Unione. Andare in questa direzione significa avere la capacità di integrare rapidamente le azioni di tamponamento contabile con una politica: di ristrutturazione strategica del comparto pubblico finanziario, di promozione di nuovi modelli di imprenditorialità, creativa e collaborativa,destinati alla crescita delle risorse umane, per generare nuova ricchezza.

  1. Il modello di responsabilità sociale dell’UE

 Presupposto a una più simmetrica relazione con le strategie dell’Unione è un avanzamento sostanziale nei criteri di misurazione della ricchezza, grazie all’allineamento a quella che si può definire una “green planetary accountability”, in quanto adottata da una filiera che va dalle grandi organizzazioni internazionali  alle nazioni, fino a una serie rilevante di grandi imprese “(Shepelmann et al., 2007)”. Questo richiede un’accelerazione nell’evoluzione sostanziale dei nostri bilanci, sia pubblici che privati, secondo il percorso:

  • ampliamento della rilevazione del reddito, seguendo il percorso aperto da Nordhaus – Tobin “(Nordhaus et al.,1971)” fino alla Commissione Fitoussi, Sen, Stiglitz “(Stiglitz et al., 2008)”, ossia passare dalla determinazione del PIL al sistema integrato della misura della ricchezza in base alla formula: Genuine saving = PIL – Consumo del capitale naturale + Aumento del capitale umano;
  • integrazione della misura quantitativa della crescita con il monitoraggio dello sviluppo qualitativo, in sintonia con le indicazioni della Conferenza di Lisbona 2000 “Affrontare le sfide della nuova economia basata sulla conoscenza e della coesione sociale”, e di “Europa 2020: smart, sostenibile e inclusiva”;
  • classificazione dell’ uso delle risorse secondo il modello metabolico, in coerenza con gli obiettivi delle Convenzioni e dei protocolli internazionali e dei principi dell’economia circolare, adottati dalle principali potenze asiatiche “(The Climate Group, 2011)”.

Questo sistema di rilevazioni è funzionale a un modello di sviluppo che potremmo definire di “complessità organica” “(Jacobs, 2009)”, le cui forze guida sono sempre quelle identificate da Tobin e Nordhaus, ma con un ruolo che nel tempo si è sostanzialmente modificato.

Infatti, nella formulazione originale l’elemento dominante era la correzione dell’ammontare del PIL attraverso la sottrazione del valore del capitale naturale consumato (per ottenere il PIL) e la rivalutazione delle risorse umane grazie alla contabilizzazione del valore del lavoro non pagato. Si può definire questa struttura di calcolo una revisione dei consolidati criteri di rilevazione del reddito.

Dopo la Conferenza di Rio (1992) prende corpo un sistema contabile, definito come “bilancio integrato”, che integra le rilevazioni di bilancio con un sistema di indicatori capaci di rappresentare la crescita delle risorse umane e la valorizzazione delle risorse naturali. In questa fase ha grande enfasi la misurazione della crescita delle risorse umane, grazie agli importanti lavori di Amartya Sen, Martha Nussbaum e Joseph Stiglitz “(Sen, 2010)”. Prende corpo così un’articolata visione della ricchezza, nella quale alla crescita quantitativa si affiancano componenti quali la soddisfazione individuale, la cultura, le relazioni,…. un approccio oggi sintetizzato nell’indice di felicità “(NEF, 2004)”.

La valorizzazione delle risorse naturali ha avuto come momento trainante la Convenzione Millennium, la quale ha posto al centro dell’attenzione il ruolo delle infrastrutture fondamentali costituite dagli ecosistemi, della rivalutazione della biodiversità, e, importante, la stima del valore economico dei beni e dei servizi prodotti dagli ecosistemi. Con questo l’ambiente esce dalla visione romantica di giardino mitigatore delle esternalità negative della produzione, o di centro di loisir per i cittadini, per diventare il più importante dei fattori di produzione (in quanto bene scarso), il cui valore è da affiancarsi a quello del prodotto della manifatturazione e dei servizi all’economia.

Dopo la Convenzione Millennium, il valore dell’ambiente deve essere incorporato in ogni decisione di sviluppo, e la rivalutazione del nostro patrimonio ambientale, compreso quello degli insediamenti storici, deve essere al centro dell’agenda operativa. La Convenzione Millennium segna il declino della pretesa dell’uomo di guidare e controllare il mondo vivente, secondo la cultura del Neolitico, a favore della Rivoluzione del vivente: ossia la capacità dell’umanità, dopo aver preso il controllo della propria riproduzione, di prendere il controllo della propria “produzione” ossia di svilupparsi in sinergia con le risorse naturali “(Moein, 2011)”.

Questo percorso, segnato dal passaggio dalla supremazia del GNP a quella del Benessere dell’uomo, oggi arriva a una certa compiutezza con l’elaborazione da parte dell’UNEP, con la supervisione del prof. Partha Dasgupta, dell’”Inclusive Wealth Report” “(IWR, 2012)”, secondo il quale lo sviluppo di un nazione è determinato dall’andamento delle seguenti forze guida: capitale umano, capitale naturale e capitale fisico prodotto.

 

1

Questo sistema di forze guida dà luogo ad un modello di sviluppo metabolico che Partha Dasgupta e Anantha Duraiappah sintetizzano così:

2

 Nella nuova metrica “post Rio” l’andamento del PIL, un tempo leader della misura dello sviluppo, deve essere compatibile con la capacità di carico della terra e, quindi, strumentale a un modello di sviluppo in cui è determinante l’abbassamento dell’impronta ecologica. Da questo prende avvio una visione dell’operare economico e territoriale, ispirata alla dematerializzazione, alle regole del biologico e al guardare al futuro.

Una visione indispensabile per il nostro paese, per dare prospettiva di innovazione ed equità alle nuove generazioni. Per questo il rigore contabile deve accompagnarsi alla crescita della creatività e alla consapevolezza che l’Europa non ci chiede solo il rispetto di parametri ma il nostro importante contributo a un futuro “smart, sostenibile, inclusivo”.

Il Testo completo del Dossier è consultabile al link: Per uscire dalla crisi: la centralità delle idee e della metropoli  – di Giuseppe Longhi

 

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ABSTRACT

Coming out from Italian crisis it’s useful to increase symmetry with the E.U. policies; for these I point out:

the organic complexity models of wealth accounting, integrating quantitative dimension of wealth with human and natural capital development evaluation, according to a path starting from Nordhaus-Tobin till the “Inclusive Wealth Index” presented at Rio+20 UNEP Conference;

the effects of this model application to the national accountability systems. If we observe the integrate balance sheet of Germany, Great Britain, France and Italy, we can observe how shifting from Northern Europe toward Mediterranean countries the organic complexity models lose strength, underlining the substantial cultural, political, technical differences among these countries;

the main development engine has to be the town and its creativity. With this aim it’s very important for our town capability to get into the European policentric megalopolis net in a collaborative way, to produce a regeneration policy based on the creativity.

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1 – Università IUAV-Venezia

1 commento per La centralità delle idee e della metropoli

  • Laura

    In attesa di trovare il tempo di leggere con attenzione propongo una riflessione anche solo sul titolo: dove sta andando l umanità? Con l aumentare delle comunicazione di ogni tipo, materiale e non, continuiamo ad accentrare nelle metropoli invece di usarle x vivere tutto il pianeta!

    Non è che forse ci facciamo “menare per il naso” ? E portare dove nn è nostro interesse andare?

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