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Per uscire dalla crisi: la centralità delle idee e della metropoli

Dossier – di Giuseppe Longhi (*)

Nel settembre 2012 l’ AISRe, Associazione Italiana di Scienze Regionali, si è posta come tema per la sua conferenza scientifica annuale un tema di fondamentale importanza per la governance delle relazioni locali e nazionali, portato all’attenzione di Istituzioni, Reti Territoriali e Sistema Paese cui spetta la pianificazione strategica dello sviluppo dell’Italia e la gestione delle politiche di attuazione.

L’Italia ha caratteristiche territoriali molto particolari: centri antichi, storici, che dal punto di vista residenziale hanno via via accentuato una tendenza centrifuga anche – ma non solo – a causa dell’incremento dei valori degli immobili da parte delle fasce sociali meno favorite, che si sono spostate nelle periferie sempre più estese, creando tessuti urbani via via più grandi, spesso non governati da una pianificazione urbanistica adeguata. Da qui sono derivati problemi relativi ai trasporti (per raggiungere il centro e/o uffici e luoghi di aggregazione sociale), maggior dispendio di tempo e costi maggiori per gli spostamenti, maggior consumo di suolo.

A distanza di oltre tre anni è tuttora valida l’analisi della crisi che l’Italia sta vivendo che tutt’ora richiede un forte intervento per consentire di attuare quelle misure ritenute necessarie ad avviare un progetto di soluzione. Un aspetto particolare la Conferenza ha dedicato a quelle idee che devono portare ad una corretta programmazione dello sviluppo delle città metropolitane, che vedono in Milano l’esempio più immediato di questo percorso e che si sta concretizzando, ma che ha bisogno del contributo di idee e suggestioni di chi ha capacità di visione e può apportare contributi anche di esperienze a livello internazionale.

Con tale motivazione pubblichiamo il sommario e, per titoli e brevi paragrafi, lo schema dell’intervento del prof. Giuseppe Longhi proprio su questi temi: per il testo completo  rimandiamo al link ai I Dossier per capire il mondo –  Mondohonline

 

Per uscire dalla crisi: la centralità delle idee e della metropoli

Sommario

Per uscire dalle crisi che sta attraversando il nostro Paese è utile una maggiore simmetria con gli scopi e le politiche comunitarie. A questo fine pongo l’attenzione su:

i modelli di complessità organica delle rilevazioni del reddito, che integrano la crescita quantitativa della ricchezza con la misurazione del capitale umano e la valutazione delle risorse naturali, secondo un percorso iniziato da Nordhaus –Tobin per giungere a maturazione con l’Inclusive Wealth Index, presentato nella recente Conferenza Rio+20 organizzata dall’UNEP;

gli effetti dell’applicazione di tali modelli ai sistemi integrati di contabilità nazionale. Considerando le realtà di Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia, si vede come scendendo dal Nord Europa verso il Mediterraneo i modelli di complessità organica perdono vigore, sottolineando la sostanziale difformità di culture, politiche, tecniche, dei diversi paesi;

l’importanza della città e della sua creatività come motori dello sviluppo. A questo fine è essenziale che le nostre città si inseriscano in modo collaborativo nella rete delle megalopoli policentriche europee, per attuare una politica di rigenerazione basata sulla creatività.

  1. Introduzione

Nell’attuale momento in cui si sommano i problemi della recessione con quelli del rientro contabile per il rispetto del patto di stabilità, con le conseguenti ricette del prelievo fiscale e dei tagli di bilancio, accompagnate da una sostanziale incertezza riguardo alle politiche di sviluppo, ritengo siano sottostimati gli effetti dei cambiamenti strutturali in corso che riguardano, fra l’altro, il rapporto tra innovazione tecnologica e struttura dell’occupazione, con la conseguenza di dare ridondanza a ipotesi di sviluppo che gli anglosassoni chiamerebbero ‘vittoriane’.

Ritengo virtuosa un’attenta ri-valutazione degli indirizzi programmatori dell’Unione, che interpreto come un sistema di complessità organica, alla ricerca di equilibrio fra rigore e strategie di sviluppo e di utili sinergie con gli altri paesi della comunità.

…..

  1. Il modello di responsabilità sociale dell’UE

Presupposto a una più simmetrica relazione con le strategie dell’Unione è un avanzamento sostanziale nei criteri di misurazione della ricchezza, grazie all’allineamento a quella che si può definire una “green planetary accountability”, in quanto adottata da una filiera che va dalle grandi organizzazioni internazionali  alle nazioni, fino a una serie rilevante di grandi imprese “(Shepelmann et al., 2007)”. Questo richiede un’accelerazione nell’evoluzione sostanziale dei nostri bilanci, sia pubblici che privati, secondo un percorso che prevede:

  • ampliamento della rilevazione del reddito
  • integrazione della misura quantitativa della crescita con il monitoraggio dello sviluppo qualitativo, in sintonia con le indicazioni della Conferenza di Lisbona 2000
  • classificazione dell’ uso delle risorse secondo il modello metabolico, in coerenza con gli obiettivi delle Convenzioni e dei protocolli internazionali e dei principi dell’economia circolare

…..

 3. Nuova metrica, nuova organizzazione

L’aggiornamento della misura della ricchezza richiede un processo di rinnovo del ruolo e del modello organizzativo della Pubblica Amministrazione, i cui passaggi urgenti sono:

  • adeguamento alle deliberazioni delle Conferenze di Rio e di Aalborg
  • una sostanziale riorganizzazione della ricerca, secondo il modello delle piattaforme smart, che coinvolgono imprese, pubbliche amministrazioni, università, centri di ricerca.

E’ dal 2003 che la ricerca europea è organizzata in 34 piattaforme facenti capo a 5 grandi raggruppamenti: energia, ICT, bio-based economy, produzione e processi, trasporti. A queste si aggiungono le piattaforme ‘sociali’: per la microfinanza, la salute, contro l’esclusione e la povertà. Il quadro è completato dall’istituzione dell’EIT –European Institute of Technology, una forma integrata di ricerca-didattica, frutto della collaborazione fra imprese, accademia, centri di ricerca, pubblica amministrazione.

…..

  1. Le forze guida dello sviluppo: i Cittadini + educazione + creatività

Il modello di sviluppo proposto dall’UE a partire dalla Conferenza di Lisbona del 2000 è riconducibile al modello proposto dagli economisti neoclassici a partire dagli anni ’60, prima con Robert Solow e successivamente con Robert Lucas, in sintonia con Jane Jacobs, fino a Paul Romer. Esso segna il passaggio dalla supremazia del capitale fisico (prodotti e manufatti) a quella di un sistema olistico in cui interagiscono cinque forze guida: idee, istituzioni, popolazione, capitale umano (espresso da istruzione, ricerca e sviluppo) e risorse fisiche (espresse da risorse finanziarie, manufatti, impianti e infrastrutture).

…..

  1. Un modello di sviluppo metabolico

L’ingegneria comunitaria per lo sviluppo coniuga la crescita del prodotto:

a) con la diminuzione della pressione sulle risorse naturali, in coerenza con gli obiettivi delle Convenzioni internazionali sull’ambiente;

b) con la crescita delle risorse umane, grazie ad azioni tendenti all’aumento della coesione, del sapere, della creatività;

c) in una visione temporale di lungo momento, coincidente con i tempi ed i risultati concordati al momento della sigla dei protocolli internazionali in materia di sviluppo sostenibile.

Questa impostazione spiega la struttura del bilancio comunitario basata sulla regola del decoupling e sulla rilevazione del metabolismo delle risorse.

…..

 6. Le declinazioni nazionali della “Green Planetary Accountability”

Il modello della “green planetary accountability” proposto dall’UE, trova un’applicazione assai eterogenea all’interno dei singoli paesi dell’Europa, una eterogeneità che dimostra l’urgenza di attivare un tavolo di monitoraggio-confronto- individuazione di reali linee di fattibilità per una politica europea di sviluppo, perché il problema attuale è la notevole distanza sia culturale che reale nell’interpretazione della parola sviluppo da parte dei singoli paesi, al di là della loro adesione formale alle politiche comunitarie.

  • Il Modello Tedesco
  • Il Modello Inglese
  • Il Modello Francese
  • Il Modello Italiano

…..

  1. Per uscire dalla crisi: la città come forza guida

Ritornando al modello creativo citato all’inizio occorre ricordare come il modello generale di sviluppo propugnato dall’Unione, fatto di severità contabile e sviluppo delle risorse umane, ha come motore la città, in quanto alimenta la conoscenza, formale e informale, le attività di ricerca e sviluppo, ed in essa si concentrano le infrastrutture a tutela del capitale umano, come ad esempio quelle sociali e sanitarie. Per uscire dalla recessione diventa fondamentale quindi attuare un “green new deal” basato su progetti strategici di rigenerazione urbana, con sostanziali prospettive occupazionali; ed è in questa direzione che deve operare l’Italia. I fattori strategici di rigenerazione diventano così le infrastrutture ed i luoghi che favoriscono l’accumulazione di conoscenze e abilità incorporate nella forza lavoro.

…..

  1. Per uscire dalla crisi: un sistema integrato di opportunità

Le opportunità operative offerte dai programmi operativi dell’Unione Europea riconducono a una visione metabolica dello sviluppo, nella quale la priorità della rigenerazione urbana è sintetizzabile nel seguente modello:

– rivalutazione dell’infrastruttura verde e aumento della biodiversità, attraverso i programmi Life e Natura 2000;

– ottimizzazione del sistema delle infrastrutture fisiche, con il programma ‘Connecting’ 2010-2014 (finanziamenti per euro 50 mdi). Il programma propone la riprogettazione dei sistemi logistici sia fisici (integrazione dei trasporti e autosufficienza energetica) sia immateriali (tlc avanzate e sviluppo dell’agenda digitale). In sostanza il programma invita a riflettere sulla rigenerazione delle principali infrastrutture logistiche metropolitane, ripensate come la sintesi di atomi e bit e come sistemi energetici chiusi.

…..

ABSTRACT

Coming out from Italian crisis it’s useful to increase symmetry with the E.U. policies; for these I point out:

the organic complexity models of wealth accounting, integrating quantitative dimension of wealth with human and natural capital development evaluation, according to a path starting from Nordhaus-Tobin till the “Inclusive Wealth Index” presented at Rio+20 UNEP Conference;

the effects of this model application to the national accountability systems. If we observe the integrate balance sheet of Germany, Great Britain, France and Italy, we can observe how shifting from Northern Europe toward Mediterranean countries the organic complexity models lose strength, underlining the substantial cultural, political, technical differences among these countries;

the main development engine has to be the town and its creativity. With this aim it’s very important for our town capability to get into the European policentric megalopolis net in a collaborative way, to produce a regeneration policy based on the creativity.

 

(*) Università IUAV-Venezia

 

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