Newsletter

Vuoi essere aggiornato sui nuovi articoli e sulle nostre attività?

Iscriviti alla nostra Newsletter

L'editoriale

barra1

 

C. A. Rinolfi: 

Gilet gialli a Parigi e giovani volti a Milano

 

Green Economy

barra1

 

franca castellini_2F. Castellini Bendoni: 

Un nuovo alfabeto per la scuola

 

Nutrizione e omotossicologia

barra1

 

D. Mainardi: 

Disbiosi intestinale: probiotici e prebiotici

Raggi del sole: l’arte di nutrirsi con la luce e proteggersi con cura

gauguindi Daniela Mainardi (*)

“…  Helios che tutti vedi e tutto ascolti, fiumi e terra ….” (Iliade III, 276-280). Così  Omero cantava il Dio Sole tanto restìo a farsi guardare a  occhio nudo quanto capace di parlare ai nostri corpi con la forza misteriosa  delle sue onde elettromagnetiche.

Le sue radiazioni non si arrestano alla superficie della nostra pelle, ma vi penetrano senza far rumore. Entrano in contatto con le nostre cellule per innescare processi che vanno oltre la semplice abbronzatura. Grazie alla cute esposta al sole, riusciamo  a sintetizzare la vitamina D. Un nutriente per noi vitale per il quale la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di esporre il viso e le braccia alla luce solare per almeno trenta minuti al giorno essendo indispensabile per il metabolismo del calcio nelle ossa e quindi di grande aiuto nella  prevenzione e cura del rachitismo e della fragilità ossea negli adulti (1).

Altri effetti benefici dell’esposizione ai raggi del sole riguardano la  produzione di serotonina necessaria alla prevenzione degli stati depressivi;  il supporto terapeutico a diverse patologie dermatologiche; il contributo al generale benessere termico e visivo.

Come ogni nutrimento che si rispetti, anche i raggi del sole, a seconda di come e in che misura si assorbono, possono però  avere  conseguenze così serie da rendere opportuna la diffusione della loro  conoscenza. Tra i tanti messaggeri che  questo  dio del cibo luminoso ci invia ogni giorno, ve ne sono alcuni che sfuggono alla nostra vista  poiché va  oltre il colore violetto che è l’ultimo colore ad alta frequenza visibile dall’occhio umano. Sono proprio due di loro, i raggi ultra-violetti  A e B, a  innescare i processi citati.

Cosa fanno i raggi ultravioletti sulla pelle?

raggiGli UV-B   agiscono più in superficie e sono responsabili dei danni superficiali e a breve termine, come scottature, ustioni ed eritemi. Irradiano la terra durante l’estate e si concentrano nella fascia oraria che va dalle ore 10,00 alle 16,00.

Gli  UV-A sono presenti tutto l’anno e attraversano sia le nuvole sia il vetro. Penetrano più in profondità, non provocano eritemi e scottature ma sono in grado di causare danni a lungo termine come l’invecchiamento precoce della pelle e i tumori. L’esposizione agli UVA è massima nelle prime ore del mattino e nelle ore pomeridiane.

Sono radiazioni che è bene assorbire in modo controllato soprattutto se si è abituati a non esporsi durante l’anno e invece a farlo in modo eccessivo nei periodi di vacanza, oppure se si appartiene a un fenotipo più a rischio.

tabella pelle

 

Attenzione al proprio fototipo!

Che fare dunque ?  Le  raccomandazioni degli organismi internazionali sono chiare e la loro applicazione varia da soggetto a soggetto  a seconda del fototipo cui si appartiene essendo la sensibilità cutanea individuale all’esposizione solare legata anche ai parametri fenotipici riportati nella tabella (a lato) del prof. J.P. Cesarini.

Come proteggersi ?

Le raccomandazioni  generali si possono raggruppare in tre punti:

  1. Evitare le esposizioni eccessive e le scottature specialmente nei bambini. I bambini fino al 6° mese non devono essere esposti al sole e comunque l’esposizione va limitata se il bambino è con difficoltà ad abbronzarsi o con facilità a scottarsi. Chi ha una pelle chiara deve sempre esporsi gradualmente al sole.
  2. Evitare le ore più calde della giornata, tra le 11,00 e le 16,00 quando è massimo l’irraggiamento e l’intensità dei raggi UVB (responsabili delle ustioni). In questi orari è preferibile indossare magliette, cappellini e occhiali da sole o ripararsi all’ombra.
  3. Applicare sulla pelle filtri solari resistenti all’acqua, con idoneo fattore di protezione in base al fototipo individuale, avendo l’accortezza di applicarli su tutta la pelle in modo omogeneo (porre particolare attenzione al naso, agli zigomi, alle labbra, alle orecchie e al contorno degli occhi).

Come applicare le creme protettive?

E’ bene sapere però che le creme protettive sono efficaci solo a certe condizioni, che impongono di:

cucchiaio1 – FARE ATTENZIONE ALLA DOSE (DUE CUCCHIAI):Le creme protettive  devono essere sempre  applicate in quantità sufficiente per raggiungere  il fattore di protezione solare (SPF o Solar Protection Factor).  Si tratta di  un numero indicato sui cosmetici  che contengono filtri solari e che definisce la capacità di difendere la pelle dagli UV. La dose  necessaria per ottenere la protezione è di due milligrammi per centimetro quadrato, ma di solito i consumatori ne usano  quantità inferiori  al punto da ottenere  effetti protettivi inferiori anche del 20-40%  a quelli indicati sulla confezione. La Skin Cancer Foundation raccomanda l’uso di due cucchiai  da minestra  per l’applicazione su tutto il corpo   e si raccomanda di ripetere  l’operazione  ogni due ore in caso di docce o bagni

protezione

2  – FARE ATTENZIONE AI TEMPI DI SPALMATURA A SECONDA DEL FILTRO UTILIZZATO:

  • Mezz’ora prima dell’esposizione, se il prodotto solare è a base di filtri comunemente detti  “chimici” (oxybenzene, avobenzene, octisalate, octocrylene), per permettere alle molecole di penetrare e attivarsi.
  • Immediatamente prima dell’esposizione  se il prodotto contiene schermi comunemente detti “fisici (ossido di zinco e biossido di titanio): il cosmetico è immediatamente attivo poiché riflette le radiazioni che riceve (anche gli infrarossi).

I filtri  detti “fisici”  sono però più costosi di quelli  detti “chimici” e per questo meno utilizzati, ma entrambi  non risultano di solito applicati in quantità sufficienti. La percezione della protezione solare come un semplice costo accessorio non aiuta  a considerarla un importante elemento d’integrazione con poteri terapeutici.

Il melone: un alimento che può aiutare

 gazpacho 2Considerare i raggi del sole come fonte di processi nutrizionali ci più aiutare anche a capire come moltiplicare i suoi benefici abbinando all’esposizione il consumo di alimenti ricchi di sostanze che migliorano anche la tanto desiderata abbronzatura. Uno di questi è il melone, preziosa fonte di  betacarotene che, convertito nel nostro organismo in vitamina A , stimola la sintesi di collagene e di melanina, previene  la formazione di radicali liberi responsabili  dell’invecchiamento cellulare e delle smagliature. Questa   vitamina migliora inoltre la vista  e rinforza le ossa. La presenza nel melone di fosforo, magnesio e potassio  lo rende  un ottimo integratore. In cosmesi viene utilizzato sottoforma di maschera per tonificare la pelle  e renderla morbida e vellutata.

Dalle tabelle  dei macronutrienti pubblicate  da Mondohonline  emergono le componenti nutrizionali del melone (Fonte: banca dati IEO – Istituto Oncologico Europeo: composizione per 100 grammi di alimento.)

tabella macronutrienti

 

 (*)  Daniela Mainardi Medico in Milano – Terapie Nutrizionali 

Links:

 

Commenta

  

  

  

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.