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Cambiamenti climatici: cause ed effetti

viglia 1– di Aurelio  Viglia (*)

Lo scopo principale di questo articolo, che riprende quello pubblicato recentemente sempre su queste pagine, è quello di evidenziare gli stretti rapporti esistenti fra clima e produzioni alimentari e di sottolineare  le inevitabili conseguenze che si avrebbero qualora l’attuale trend dei cambiamenti climatici dovesse sfuggire al controllo umano, almeno per la parte di cui sono responsabili le attività antropiche. Inoltre, le numerose implicazioni dei cambiamenti climatici saranno oggetto di successivi articoli dedicati.

Dopo questa necessaria premessa entriamo nello specifico con alcune considerazioni generali.

Che cosa causa il riscaldamento globale? 

Le temperature sulla Terra consentono la vita per via di un processo naturale chiamato “effetto serra”. Quando le radiazioni solari raggiungono la nostra atmosfera, alcune rimbalzano indietro nello spazio, mentre altre vi passano attraverso e sono assorbite dalla Terra. Ciò causa il riscaldamento della superficie terrestre. Il calore proveniente dalla Terra viene irradiato verso l´esterno ed assorbito dai gas presenti nell´atmosfera, appunto noti come “gas serra”. Questo processo impedisce al calore di dissiparsi, garantendo una temperatura media in superficie di circa +15°C invece di -19°C.

Ci sono diversi gas serra responsabili di un più intenso riscaldamento dell´atmosfera: questi sono prodotti dagli esseri umani. La maggior parte proviene dalla combustione dei carburanti fossili usati dalle automobili, dalle industrie e dai produttori di elettricità. Il gas che più di tutti contribuisce al riscaldamento è l´anidride carbonica, anche nota come CO2. Altri gas responsabili sono: il metano prodotto dalle discariche, dall´agricoltura e dall´allevamento (specialmente dal sistema digestivo degli animali da pascolo); il protossido di azoto da fertilizzanti; i gas usati per la refrigerazione e nei processi industriali. Infine, la perdita delle foreste, che per vivere immagazzinano anidride carbonica, determina un minore assorbimento di CO2.

La immissione in atmosfera  dei gas serra sta conducendo a una sostanziale modifica della nostra economia, la nostra salute e le società in cui viviamo. Gli scienziati avvertono che se non rallentiamo efficacemente tali cambiamenti, le conseguenze saranno drammatiche. Se il pianeta Terra si surriscaldasse ancora, accadrebbe che:

  • il livello dei mari tenderebbe a crescere, poiché l´acqua si espande quando aumenta la sua temperatura e gli oceani assorbono maggior calore della terra;
  • il livello dei mari aumenterebbe anche per effetto del disgelo delle calotte polari e del ghiaccio marino;
  • le città sulle coste verrebbero sommerse;
  • i luoghi in cui solitamente cadono molta pioggia e neve potrebbero diventare più caldi e aridi;
  • i laghi e i fiumi potrebbero prosciugarsi;
  • ci sarebbero periodi di siccità più lunghi e frequenti che renderebbero difficile la coltivazione;
  • ci sarebbe minore disponibilità di acqua per bere e lavarsi, ma anche per l´agricoltura e l´industria alimentare;
  • molte piante e specie animali si estinguerebbero;
  • gli uragani, i tornado e altre tempeste provocherebbero cambiamenti di temperatura e l´evaporazione dell´acqua sarebbe più intensa.

Scendendo  alle considerazioni particolari, affrontiamo ora in maggiore dettaglio le cause e le conseguenze del cambiamento climatico

L’uomo esercita un’influenza crescente sul clima e sulla temperatura terrestre con attività come la combustione di combustibili fossili, la deforestazione e l’allevamento di bestiame.

Queste attività aggiungono enormi quantità di gas serra a quelle naturalmente presenti nell’atmosfera, alimentando l’effetto serra e il riscaldamento globale.

Gas serra

 (Fonte: IPCC- Intergovernmental Panel on Climatic Change (comitato ONU sul clima)

Alcuni gas presenti nell’atmosfera terrestre agiscono un po’ come il vetro di una serra: catturano il calore del sole impedendogli di ritornare nello spazio.

Molti di questi gas sono presenti in natura, ma l’attività dell’uomo aumenta le concentrazioni di alcuni di essi nell’atmosfera, in particolare:

  • l’anidride carbonica (CO2)
  • il metano
  • l’ossido di azoto
  • i gas fluorurati

viglia 2La CO2 è un gas serra prodotto soprattutto dall’attività umana ed è responsabile del 63% del riscaldamento globale causato dall’uomo. La sua concentrazione nell’atmosfera supera attualmente del 40% il livello registrato agli inizi dell’era industriale. 

Gli altri gas serra vengono emessi in quantità minori, ma catturano il calore molto di più della CO2, a volte mille volte di più. Il metano è responsabile del 19% del riscaldamento globale di origine antropica, l’ossido di azoto del 6%.

Cause dell’aumento delle emissioni:

  • La combustione di carbone, petrolio e gas produce anidride carbonica e ossido di azoto.
  • Abbattimento delle foreste (deforestazione). Gli alberi aiutano a regolare il clima assorbendo CO2 dall’atmosfera. Abbattendoli, quest’azione viene a mancare e la CO2 contenuta nel legno viene rilasciata nell’atmosfera, alimentando in tal modo l’effetto serra.
  • Lo sviluppo dell’allevamento di bestiame. I bovini e gli ovini producono grandi quantità di metano durante il processo di digestione.
  • I fertilizzanti azotati producono emissioni di ossido di azoto.
  • I gas fluorurati causano un potente effetto serra, fino a 23 000 volte più forte dei quello provocato dalla CO2. Fortunatamente, questi gas vengono emessi in quantità minori e la legislazione dell’UE ne prevede la graduale eliminazione.

viglia 3Riscaldamento globale

 L’attuale temperatura media mondiale è più alta di 0,85°C rispetto ai livelli della fine del 19° secolo. Ciascuno degli ultimi tre decenni è stato più caldo dei precedenti decenni, da quando sono iniziate le prime rilevazioni nel 1850.

I più grandi esperti di clima a livello mondiale ritengono che le attività dell’uomo siano quasi certamente la causa principale dell’aumento delle temperature osservato a partire dalla seconda metà del XX secolo. Un aumento di 2°C rispetto alla temperatura dell’era preindustriale viene considerato dagli scienziati come la soglia oltre la quale vi è un rischio di gran lunga maggiore che si verifichino mutamenti ambientali pericolosi e potenzialmente catastrofici a livello mondiale. Per questo motivo, la comunità internazionale ha riconosciuto la necessità di mantenere il riscaldamento sotto i 2°C.

L’impatto dei cambiamenti climatici sull’agricoltura

I cambiamenti climatici influenzano diversi settori. L’agricoltura è tra quelli maggiormente esposti. Mentre alcune tra le conseguenze previste potrebbero essere benefiche per l’agricoltura in alcune regioni europee, in modo particolare nelle aree nordiche grazie all’allungamento della stagione di crescita e ai miglioramenti nelle produzioni agricole dovuti a condizioni climatiche più miti, si prevede che la maggior parte delle conseguenze sarà negativa, porterà perdite economiche e avverrà in regioni già sotto pressione a causa di fattori socio-economici e ambientali, come la scarsità d’acqua.

Si ritiene infatti che l’aumento della temperatura riduca le rese e la qualità di molte colture, soprattutto cereali da granella e cereali da foraggio. L’incremento delle precipitazioni (in termini di livello, tempi e variabilità) può beneficiare le zone aride e semi-aride, aumentando l’umidità del suolo, ma potrebbe aggravare i problemi nelle regioni con eccesso di acqua, mentre la riduzione delle precipitazioni potrebbe avere l’effetto opposto. La variabilità climatica associata all’aumento termico provoca inoltre rischi in aumento di danni da gelata e da altre avversità estreme, venti forti, ondate di calore, grandine ecc.

Gli effetti del cambiamento climatico sull’agricoltura sono riconducibili a tre macro-aree:

  • produzione agricola. Da alcuni modelli (come quello di Mendelsohn e Schlesinger) si evince che la produzione agricola misurata in termini monetari è una funzione di alcune variabili climatiche. Il cambiamento dell’assetto climatico infatti, modificherà (e sta già modificando) il comportamento delle principali variabili che incidono sulle produzioni come le temperature (in aumento di 1,5-2,0 °C fino al 2050) e le precipitazioni (in riduzione come cumulati di pioggia); inoltre l’intensificazione delle incertezze e delle incognite rispetto al fisiologico livello di esposizione al rischio delle produzioni agricole sarà accompagnato da un aumento della vulnerabilità anche economica delle aziende e con effetti anche sugli andamenti di mercato (domanda/offerta, disponibilità di riserve, ecc.)

D’altra parte, un fattore che aumenta la produttività agricola è relativo al fenomeno conosciuto come carbon fertilization: oltre ad aumentare la temperatura del pianeta e danneggiare l’agricoltura, l’incremento delle emissioni di CO2 produce anche un effetto positivo sull’agricoltura stessa, alleviando gli effetti avversi legati al surriscaldamento. Nonostante ciò, il calo di produzione agricola mondiale si attesterà nel 2080 tra i 190  e i 40 miliardi di dollari all’anno.

  • sicurezza alimentare. Le ripercussioni attese dal cambiamento climatico sulla sicurezza alimentare riguardano principalmente l’aumentata criticità della gestione della risorsa acqua e l’accelerazione della diffusione di malattie e contaminazioni nei prodotti agricoli e alimentari.

viglia 4La mancanza d’acqua avrà un grave impatto sulla produzione agricola e sul paesaggio europeo. Molte aree, specialmente nei paesi nel sud dell’UE, hanno praticato l’irrigazione per centinaia di anni come parte della propria tradizione agricola. É fuor di dubbio che sarà necessario rivedere le tecniche d’irrigazione, migliorare l’efficienza nell’uso dell’acqua e ridurne le perdite.

Le conseguenze negative possono anche derivare dal probabile aumento nella distribuzione e nell’intensità di attuali parassiti, malattie, ed erbe infestanti, causati da temperature e umidità più elevate. L’effetto sarà con tutta probabilità fortemente regionalizzato.

  • sicurezza sociale. Le principali situazioni di conflitto e criticità sociali legate al cambiamento climatico appaiono essere riconducibili a: disponibilità e utilizzo delle risorse naturali; danni economici e rischi per le città costiere e le loro infrastrutture; aumento delle dispute territoriali; fenomeni migratori legati al peggioramento delle condizioni di vita; situazioni di instabilità e di misgovernment rispetto alla risposta ai crescenti bisogni delle popolazioni; tensioni legate all’accesso e al controllo delle risorse energetiche; pressioni sulla governance

In particolare, secondo il Consiglio Europeo, gli effetti del cambiamento climatico sulla disponibilità e ripartizione delle risorse naturali condurranno molto probabilmente a un aumento delle turbolenze e dei fenomeni migratori. Si riporta  un estratto del documento Comunitario: “La competizione per le risorse naturali – che nelle prossime decadi sarà aggravata dal riscaldamento globale – produrrà molto probabilmente turbolenze e fenomeni migratori in varie regioni del Pianeta”.

In linea con queste valutazioni, la Commissione Europea, nella primavera del 2008, ha riconosciuto il cambiamento climatico come “un pericoloso moltiplicatore in grado di esacerbare tutti gli altri trend, tensioni e fattori di instabilità esistenti”.

Tutto ciò assume una notevole importanza considerando che i terreni agricoli, i boschi e le foreste coprono all’incirca il 90 % della superficie dell’UE. L’agricoltura per sua natura si adatta alle condizioni climatiche, ma i cambiamenti climatici in atto pongono questioni del tutto particolari data la velocità dei cambiamenti stessi rispetto alle capacità di adattamento degli agroecosistemi e l’occorrenza e portata degli eventi fuori norma e con scenari poco prevedibili.

È possibile già notare l’impatto che hanno avuto alcuni cambiamenti delle condizioni climatiche sul terreno. Numerosi effetti sono già stati osservati, come l’anticipo dei periodi di fioritura delle piante, l’allungamento della stagione di crescita delle vigne e cambiamenti in altri cicli naturali delle piante. I cambiamenti nel calendario delle attività di coltivazione (semina, raccolto, ecc.) indicano che gli agricoltori si stanno già adattando alle nuove condizioni climatiche.

L’agricoltura è quindi in prima linea nella battaglia contro l’impatto dei cambiamenti climatici.

viglia 5A testimonianza ulteriore di quanto fin qui tratteggiato, va riportato un primo studio  che afferma come in Africa già nel 2018 i raccolti saranno a rischio e un secondo studio che prevede entro il 2080 almeno 3300 morti all’anno per ondate di calore nella sola città di New York. I due studi, rispettivamente del 22  e 24 giugno 2016 sono stati pubblicati da Nature Climate Change ed Environmental Health Perspectives  e ripresi in Italia dal N° 582 di Rinnovabili.it.

Infine, sembra doveroso concludere con una notazione che sarà ripresa nei prossimi news. Cosa comporterebbe una mitigazione dell’effetto serra in termini economici?

Senza entrare nei particolari si può citare un recente studio della Banca Mondiale dal quale emerge che per l’Africa sub-sahariana, la regione più debole, il costo delle politiche di adattamento raggiungerebbe lo 0,7% del PIL annuo della regione nel 2020, per scendere allo 0,5% nel 2050. Questa la previsione! Essa però si scontra con le ragioni della politica che spesso non considera la salute del Pianeta come il bene comune primario e si perde in sterili discussioni che approdano soltanto al nulla.

 

(*)       Presidente Commissione Albo dell’ANBI (Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani)                          

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