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viti e canguri– di Franca Castellini Bendoni (*)

Dall’Australia arriva un campanello d’allarme, molto reale e molto vicino: ogni anno  la maturazione dei grappoli dei vitigni australiani avviene con un anticipo di due giorni, e la tendenza può trasformarsi in pericolo. Esperti viticoltori temono infatti che questo fenomeno costringa nel tempo a dover abbandonare la coltura di varietà tradizionali, fin qui coltivate, a causa di temperature più elevate.

Ma non è questo l’unico rischio: se alle estate bollenti dovessero accompagnarsi incendi nel bush (la tipica vegetazione che caratterizza gli spazi immensi e sconfinati del paese – ndt), il fumo potrebbe costituire un ulteriore fattore di danno per  la produzione vinicola.

Photograph: Matthew Smithwick/AAP – The Guardian

Photograph: Matthew Smithwick/AAP – The Guardian

A questo argomento il quotidiano inglese The Guardian  ha di recente dedicato un reportage, partendo dalla notizia che, grazie ad una primavera ed estate eccezionalmente calde, l’industria potrebbe registrare la vendemmia più precoce di sempre. Il che sembrerebbe a prima vista un vantaggio commerciale, ma questa accelerazione dei tempi si tradurrebbe in un problema con conseguenze pratiche non indifferenti: infatti la raccolta dai vitigni a bacca rossa, tradizionalmente tardive, andrebbe a coincidere con la maturazione delle varietà Chardonnay più precoci, causando un vero e proprio ingorgo nelle fasi di pigiatura delle uve. Quello che prima era un lavoro di tre mesi si ridurrebbe ad un congestionatissimo periodo di sole tre settimane.

Secondo Snow Barlow, professore onorario dei sistemi agricoli e alimentari dell’Università di Melbourne, da 30 anni si è registrato un trend di accelerazione graduale e continuo, con sette giorni di anticipo per ogni grado di aumento del clima nella maturazione delle uve. “E’ un segnale incontestabile” – ha dichiarato. “Si può dire quel che si vuole sul cambiamento climatico, ma le piante non mentono, semplicemente reagiscono agli stimoli esterni, e questo è un fatto reale”.

Un’altra conseguenza non trascurabile di una maturazione troppo rapida sarebbe il ‘decoupling’, (dissociazione) fra il contenuto di zucchero e il grado di acidità, il che significa che il livello alcolico desiderato verrebbe raggiunto prima del pieno sviluppo del profumo, del gusto.

Alcune aziende stanno quindi considerando di mettere a dimora vitigni a bacca rossa spagnoli o italiani più adattabili a un clima più caldo, invece dei tradizionali francesi, altri guardano ai climi più freschi della Tasmania.

Qualche dato

Nel 2011 l’Università di Melbourne ha condotto uno studio sulle vendemmie di 44 vigneti, alcuni dei quali esistenti anche da 115 anni, ed ha dimostrato che negli anni dal 1993 al 2009 l’uva è maturata con 1,7 giorni di anticipo ogni anno. Uno studio successivo ha rilevato che questi cambiamenti erano dovuti a temperature più calde e a suoli con umidità ridotta, pur tenendo conto della tendenza dell’industria a raccolte anticipate per produrre vini con tasso alcolico più basso.

viti e trattoreTutto ciò ha portato a considerare come non improbabile il trasferimento delle coltivazioni di varietà particolari in altri territori. Con un consiglio agli agricoltori: nel progettare un’attività agricola, non basta più valutare se il terreno sia quello più adatto, ma occorrerà valutare se manterrà le stesse caratteristiche fra 25 anni, e se l’apporto di acqua sarà lo stesso di oggi.

E in Europa?

Lo stesso trend climatico è stato registrato anche nei paesi europei vocati al vino, dove fin dal 1500 e per generazioni i vignaioli hanno accuratamente annotato l’andamento delle vendemmie. Queste informazioni costituiscono degli indicatori interessanti del cambiamento climatico: esiste infatti un’ampia raccolta di dati che riportano le date di ogni vendemmia, cui più recentemente si sono aggiunti anche dati sui livelli di zuccheri contenuti nelle uve di singoli vigneti.

Tuttavia in Europa la situazione è diversa: le annate registrate come meno buone, nel Bordeaux e nella Champagne, sono state la conseguenza di  stagioni fredde e umide, quindi una mitigazione del clima potrebbe venire considerata come un fattore positivo.

Cosa si fa a livello globale – L’accordo di Parigi sul clima

Adottato nel dicembre scorso, dopo anni di discussioni e valutazioni, questo accordo sembra aver segnato un punto di svolta verso una profonda modifica del modello di sviluppo globale, che si traduce in un impegno solenne della nostra generazione verso i nostri figli. E’ ormai di tutti la convinzione che per contrastare la dinamica del riscaldamento globale sia necessario e urgente, come ha detto Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’, ridefinire il progresso.

Dopo Parigi, nessuno può ormai dubitare che la transizione verso una società e un’economia più resilienti sotto il profilo climatico non sia più rinviabile: l’esperienza dei vignaioli australiani è una delle tante  prove che ne confermano l’urgenza.

 

(*) Mondohonline

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