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La grande abbuffata

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I racconti del cibo – LA GRANDE ABBUFFATA: di Aldo Lado (*)

Alec era grasso sin da bambino perché sua nonna, che lo aveva allevato dopo la morte dei suoi genitori, era di quella generazione che pensava  che gli uomini per diventare forti dovevano mangiare molto. E lui era stato ben felice di rimpinzarsi di merendine e dolciumi a tutte le ore del giorno…e qualche volta della notte! Alle scuole medie era già diventato una palla e i suoi compagni lo chiamavano “Bombolo”. Ma lui se ne fregava e nelle ore di scuola non faceva che pensare al pranzo che gli avrebbe fatto trovare sua nonna arrivando a casa. Lasagne, cannelloni, piatti enormi di spaghetti con salsiccia, una goduria che gli faceva venire l’acquolina in bocca solo a pensarci e, nell’ attesa, si consolava con i biscotti che teneva nascosti sotto al banco. Alec non era stupido, anzi a scuola andava bene, ma era pessimo nello sport a causa del suo sovrappeso.

La  grassezza cominciò a pesargli durante l’adolescenza perché, mentre tra i suoi compagni sbocciavano i primi amori, lui veniva deriso dalle ragazze per la sua goffaggine di obeso. Ma la nonna sempre a dirgli: “Mangia che diventi forte.”  E lui non si faceva pregare.

Quando ormai adulto e diplomato brillantemente in ragioneria aveva trovato quel posto negli Uffici Comunali, passava le sue giornate seduto alla scrivania e con il cassetto sempre pieno di quelle delizie reclamizzate  “per spezzare l’appetito”. Ben presto si rese conto che i suoi centotrenta chili cominciavano a essere per lui un handicap. Faceva fatica ad allacciarsi le scarpe, ansava non appena era costretto a una piccola corsa per raggiungere il tram, non trovava una macchina dal costo abbordabile il cui sedile potesse contenere il suo gigantesco sedere, doveva girare per tutta la città per scovare degli abiti adatti alla sua taglia ed era persino un lavoro improbo cercarsi il pisello sotto ai rotoli di grasso della pancia quando voleva far pipì in piedi. Un disastro!

Dopo la morte della nonna era rimasto solo in quella casa e, a parte gli hamburger e i tramezzini in serie che ingollava a mezzogiorno durante la breve pausa dal lavoro, la sera si accasciava affamato nella trattoria della signora Gina che gli preparava porzioni triple dei suoi piatti del giorno e che lui accompagnava con qualche bicchiere di vino (qualche???).  Poi affondava il sederone nella adeguata poltrona che si era procurato e se ne stava a guardare la televisione sgranocchiando cioccolatini sino a quando non si addormentava.

Il desiderio di cibo lo assaliva anche durante la notte, ma per ovviare a questo il suo frigorifero era sempre provvisto di salami, formaggi e decine di confezioni di mortadella e prosciutto. Praticamente il suo stipendio se ne  andava in cibarie!

Alec era allegro e simpatico, oltre ad essere una buona persona, e i suoi amici lo trovavano divertente. Ma tutte le persone grasse in genere sono divertenti. Avete presente le coppie famose del cinema comico, Stanlio e Olio… Gianni e Pinotto.. Chi dei due faceva ridere di più? Ovviamente il “grasso” della coppia!

Quasi ogni sabato sera usciva con i suoi amici ed erano gare a chi mangiava di più e lui era quasi sempre il vincitore. Una gara l’aveva vinta ingurgitando ben trentacinque bignè e forse quella era stata l’unica volta in cui aveva avuto un po’ di nausea.

Il medico lo mise al corrente dei rischi che correva per la sua salute a causa della obesità e gli diede delle diete ferree da seguire. Così, per ridurre il cibo aveva  persino  messo una catena alla porta del frigorifero e con tanto di lucchetto, gettando  via la chiave. Ma una notte, dopo aver tentato inutilmente di forzare quel dannato lucchetto, era stato costretto a chiamare i pompieri per segare quella maledetta catena che gli impediva di placare i terribili morsi della fame. Così dopo pochi lodevoli tentativi non ce la fece  più e si buttò come un lupo affamato su gigantesche terrine di bucatini all’ amatriciana!

A casa di un amico andò a vedere  il dvd del film “La Grande Abbuffata” di Marco Ferreri con Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Michel Piccoli e Philippe Noiret. Questo amico lo aveva invitato apposta perché si spaventasse e diminuisse in lui  la brama di cibo. Il film è un’ottima allegoria del decadimento della società dei consumi che, quando raggiunge il massimo, non può far altro che implodere ed autodivorarsi fino alla morte. Quattro amici che rappresentano diverse classi sociali (un Cuoco, un Pilota, un Giudice e un Giornalista televisivo) si ritrovano in una villa per passare un ultimo weekend dove riempirsi di cibo fino alla morte….. All’inizio sono gioie del palato, che poi proseguono in un crescendo di odori nauseabondi, e  per colpa degli eccessi gastronomici il «macho» Mastroianni va in crisi, fa cilecca con una prostituta, lascia la compagnia e trova la morte per congelamento. Gli altri lo seguono a ruota: Michel Piccoli, talmente pieno di gas da volteggiare verso il soffitto, esplode come un palloncino, Philippe Noiret dopo aver ingurgitato una torta a forma di mammella ci lascia le penne e  Ugo Tognazzi viene atterrato da una pietanza a base di fegato cucinato in tre modi differenti.

grande bouffe 1Ma anziché disgustarlo, tutte quelle leccornie viste nel film rinforzarono in Alec il desiderio di mangiare e si disse che in fondo non aveva niente dalla vita: la sua libido era a zero da anni, di amori non se ne parlava e neppure di prospettive allettanti. Se si privava anche del piacere del cibo,  che era l’unica gioia che aveva, tanto valeva farla finita. Meglio scoppiare come un pallone bucato come quell’attore che aveva appena visto! 

 Poi successe una cosa che non si aspettava.

Alessia, una sua collega di lavoro, si innamorò inspiegabilmente (e segretamente) di lui e, dato  che si era dovuta trasferire in città per lavorare e le serviva una camera in affitto,  gli propose di andare ad abitare da lui visto che aveva libera la camera che era stata della nonna. Alec ne fu felice: avrebbe avuto compagnia e quella ragazza ai suoi occhi bellissima, che gli girava per casa, lo riempiva di gioia. Era solo una amicizia e  di sesso non se ne parlava ovviamente, neppure a pensarci!

Ma Alessia, che veniva da una frazione di montagna dove la vita era dura e parca, aveva deciso di prendere  in mano la situazione e di trasformare quel ragazzone informe in qualcosa di papabile.  La mattina lo trascinava in lunghe camminate che lui faceva sudando come un maiale e ansando come una locomotiva; all’ora della pausa pranzo lo trascinava su una panchina dei giardinetti mettendogli in mano soltanto un enorme vaso di yogurt e della frutta, trascinandolo lontano dalle vetrine del rosticciere cariche di succulenti piatti. Cena rigorosamente a casa e frigorifero pieno di frutta, verdura e yogurt.  Addio “signora Gina”!

Alessia assecondava ancora la sua voracità ma modificando progressivamente il modo di preparare i pasti. Nel sugo della pasta aveva sostituito la salsiccia con delle melanzane, diminuito sempre di più il sale, bandito lo zucchero rimpiazzandolo con la frutta fresca, e condiva pomodori ed insalate con poche gocce d’olio e soprattutto  diminuiva  piano piano la quantità di pasta che lui si “scofanava” abitualmente.grande bouffe 3

Quando Alec cercava di protestare, lei  trovava una scusa “E’ tutta la pasta che ci restava…” “Scusami, ho dimenticato di comperare il pane…” e dava un bacetto sul naso a quel grosso cucciolone di orso che si metteva a scodinzolare felice di quel gesto d’affetto, senza osare più ribellarsi.

A poco a poco Alec si  rese conto che il bisogno impellente di mangiare che lo aveva perseguitato da sempre, si stava affievolendo e che anzi i sapori forti dei grassi animali e “il troppo dolce” lo nauseavano. Inoltre  ormai riusciva quasi a correre quando seguiva Alessia nel suo footing mattutino  e ansava molto meno. Anche se lui riusciva a fare appena un giro di pista mentre lei ne faceva tre!

E anche al lavoro si sentiva più presente e più rapido nel prendere le decisioni che gli competevano. Dopo quasi sei mesi si accorse all’improvviso che i pantaloni gli cadevano e che riusciva a sedersi su una sedia qualsiasi come tutti gli altri. Era dimagrito di trenta chili e non si era nemmeno reso conto di come fosse successo.

L’unico dispiacere glielo dette una vecchia amica di sua nonna, che incontrandolo lo aveva squadrato esclamando “Come ti sei sciupato, povero piccolo. Chissà cosa direbbe tua nonna vedendoti.”

Ma Alessia era entrata finalmente nel suo letto dicendogli “Ancora poco e sarai un bel ragazzo!”    E Alec aveva scoperto cos’erano l’amore e le gioie dell’amore!

 

(*) Aldo Lado Regista Cinematografico

1 commento per La grande abbuffata

  • laura

    Purtroppo non è così facile: ho visto tante persone rovinarsi la vita col cibo, fino ad diabete, alla disabilità motoria.

    Una storia che raccoglie i due temi fondamentali del sito: come si diventa disabili x ECCESSO di cibo = malnutrizione.
    E in genere non è la nonna la colpevole ma … “la vita”.
    Facciamo le nostre scelte con coraggio, contro tutti e tutto per non affogare poi nel cibo le mancanze!

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