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Acqua più o meno informata: la nostra sorgente di vita

Acqua più o meno informata ma pur sempre la nostra sorgente di vita – di Carlo Alberto Rinolfi (*)

acqua-jungPer gli abitanti di un mondo che invecchia sempre più e  sempre meno fa del movimento fisico, l’equilibrio idrico corporeo non è un optional. Che cosa accade se non beviamo a sufficienza? Ne vanno sicuramente  di mezzo i reni, i polmoni, l’intestino, la pelle e il sistema immunitario in generale. Ne conseguono più alti rischi d’infezioni urinarie, difficoltà respiratorie, disturbi cardiaci e piaghe cutanee che possono essere molto pericolose.

Il rapporto tra la quantità di acqua e la salute è dunque evidente anche se gli anziani e le persone in carrozzina o allettate percepiscono spesso un bisogno contenuto di idratarsi. In questo modo anche il consumo quotidiano minimo (1,2/2 litri), consigliato dai medici in condizioni di normalità, fa fatica a essere rispettato.

Pensare all’acqua  solo in termini di pura entità fisica però non basta. Il nostro corpo è composto di acqua per almeno il 70% in termini di volume e recenti studi sul numero di molecole portano questa cifra al 99% sul totale delle molecole di cui siamo formati . Quanto basta per farci capire come questo elemento sia per noi vitale al punto da non poter essere considerato solo in termini quantitativi. L’acqua siamo noi, è in noi e intorno a noi, ci avvolge e interagisce con tutte le molecole del nostro corpo quasi le tenesse assieme in un tutto coerente, e non si limita al pur essenziale trasporto dei macro e microelementi indispensabili ai nostri processi metabolici.

Conoscere più a fondo la qualità dell’acqua per garantirci la salute è dunque il secondo passo da compiere, ma cosa si deve intendere per qualità?

Oggi abbiamo a disposizione dei parametri di analisi anche grazie agli studi bioelettrici svolti negli anni ’50 dall’idrologo Claude Vincent in base al fatto che le malattie cardiovascolari e i tumori si presentavano con più frequenza nelle regioni francesi con acque ad alto contenuto di sale, calce e acqua dura rispetto alle aree con acqua dolce. L’Acidità, la Durezza, la Conducibilità, il Residuo fisso e le concentrazioni di Sali minerali che leggiamo sulle etichette delle bottiglie della nostra acqua minerale  e di cui Mondohonline si è già occupata in un recente articolo, hanno un debito di riconoscenza col prof. Vincent. Oggi tutti gli stati europei impiegano sistemi di disinfezione e sanificazione dell’acqua potabile e adottano range di valutazione derivati dai parametri succitati. Sono dati sulla qualità dell’acqua potabile che si possono consultare nei siti dei migliori gestori delle acque cittadine (per Milano si veda il sito della Metropolitana Milanese).

La sola esistenza di questi sistemi di controllo regolati da autorità statali tuttavia non impedisce a non poche aree del nostro paese di avere acque inquinate con effetti che si possono estendere a diverse generazioni  e il dato riguarda anche l’avanzata Lombardia.  È stato infatti ampiamente dimostrato che diversi composti chimici, presenti nell’ambiente, sono in grado di modificare le caratteristiche epigenetiche di un individuo (ovvero di intere popolazioni) come osserva  Aurelio Viglia in un articolo di questo stesso news . Forse anche per questo i cittadini più attenti sanno anche di poter acquistare a costi contenuti sul web dei facili kit fai da te tester  di valutazione della qualità dell’acqua che arriva loro in casa attraverso il rubinetto. In Italia Lega Ambiente e Altroconsumo offrono interessanti servizi specifici  per il pubblico e a Milano anche la Università Bicocca se ne occupa direttamente.

La qualità dell’acqua è però ancora più complessa. Non abbiamo a che fare con un semplice veicolo di trasporto per sostanze organiche e inorganiche, ma con quella che è stata riconosciuta sin dai tempi più antichi dell’umanità come la vera “matrice” di molti processi, compresa la vita. La stessa Bibbia la colloca all’inizio della creazione: Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque”.

E’ l’acqua che anima la vita del pianeta, al punto da farci inviare sonde nello spazio nella speranza di trovarne uno che ne abbia. Tutte le religioni la rispettano come sacra e la cristiana non a caso l’ha scelta per benedire e battezzare, cioè per “trasformare”. Tutti noi nasciamo dalle acque materne, e siamo perduti senza quello strano liquido che ci nutre e che, se scaldato si “purifica” trasformandosi in vapore, e se raffreddato si solidifica e aumenta di volume cristallizzandosi in ghiaccio.  Sono processi naturali che sino ad oggi hanno mantenuto la vita su un pianeta ricoperto per il 70% dalle acque, ma che l’inquinamento nell’era dell ’antropocene  rende sempre più “impuri” e possibili fonti di nuove patologie.

qual-h2o1Si pone dunque seriamente il problema di capire cosa contraddistingue l’acqua dagli altri elementi non solo sul piano fisico, chimico ed elettrico.

Per farlo dobbiamo lasciare il mondo della materia come appare ai nostri sensi e scendere nelle sue profondità ricorrendo alle più recenti acquisizioni della biofisica delle radiazioni.

In effetti, l’interazione tra le sue biomolecole avviene in modo differente dai sistemi non-acquosi e questi ultimi sono incapaci di produrre la vita, di modo che il professor Emilio Del Giudice (dell’Istituto Nazionale di Fisica nucleare, INFN 1940-2014), poteva affermare che “Quest’abilità di produrre processi vitali implica una specifica struttura dell’acqua liquida.”  

Si tratta adesso di capire cosa s’intende per “struttura dell’acqua liquida”.  In questo campo, confermando precedenti studi, una recente ricerca condotta da un’equipe di ricercatori dell’Università di Firenze, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Ottica, ha dimostrato che nell’acqua sono presenti due forme di organizzazione molecolare tra loro distinte. Questo composto chimico, formato da due semplici molecole di Idrogeno e una di Ossigeno, sarebbe dunque “unico” nel suo genere al punto da possedere caratteristiche particolari, non presenti nelle altre composizioni molecolari. Lo studio dimostra, infatti, che in uno stesso recipiente alcune molecole si comportano come fossero al loro stato solido (con strutture tetraedriche), mentre altre rimangono a quello liquido (strutture reticolari compatte ma poco ordinate).

Approfondendo l’analisi di queste strutture, si arriva a scoprire che esse sono dinamiche e che altre ricerche ”hanno mostrato che l’acqua liquida è una mescolanza di due fasi: una fase non coerente formata da molecole indipendenti, e una fase coerente in cui le molecole oscillano all’unisono tra due specifiche configurazioni … in fase con un campo elettromagnetico intrappolato al loro interno ….”

Siamo finiti nel regno della fisica quantistica per la quale nessun corpo è mai isolabile, in quanto si può isolare solo dagli altri oggetti, ma non si può isolare dal vuoto e il vuoto non è il nulla ma oscilla e, come fanno le onde del mare, avvolge, interagisce e attiva fenomeni di risonanza con oggetti che sembrano separati.

Si apre così la strada alla possibilità che l’acqua ha di trattenere o trasferire informazioni. A questo punto è inevitabile citare  un controverso  studio del premio Nobel Luc Montagnier (lo scopritore del virus dell’HiV ) che è giunto a sostenere che alcune sequenze di DNA (per esempio di un batterio) possono indurre segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose molto diluite, le quali mantengono poi memoria delle caratteristiche del Dna stesso.”

Le critiche pesanti alla metodologia utilizzata in questo esperimento si sono moltiplicate nella comunità scientifica anche in ragione della tesi secondo cui, se fosse vero quanto Montagnier sostiene, potrebbe essere possibile sviluppare sistemi diagnostici basati sulla proprietà informativa dell’acqua biologica presente nel corpo umano.

Questa semplice possibilità a noi interessa molto poiché ci pare credibile la tesi secondo cui le malattie in generale e quelle croniche in particolare informino a loro modo  tutto l’organismo umano (cioè le molecole d’acqua di cui è formato) della loro presenza Gli studi citati  ci stanno dicendo che lo possano fare  emettendo particolari segnali  che, se studiati e compresi, potrebbero essere poi riletti e decifrati per fini diagnostici.

L’esistenza di una particolare struttura dell’acqua fornirebbe dunque a questo liquido la capacità di “comunicare” (a suo modo, direttamente o indirettamente) con tutti gli organi del corpo, ma anche con l’ambiente che sappiamo essere  costantemente attraversato da radiazioni e onde elettromagnetiche.

Decifrarne il linguaggio potrebbe portare notevoli vantaggi. Tutti coloro che soffrono di disabilità neurologiche, o chi è molto anziano,  percepiscono molto chiaramente sulla propria pelle (o si dovrebbe  dire in modo più preciso “sulla propria acqua”?) non solo i propri malesseri ma anche i cambiamenti climatici e le semplici variazioni dell’ambiente. Potrebbe essere una conferma empirica e grossolana della capacità di interazione con l’ambiente che il nostro corpo possiede come tutti gli organismi viventi?

In quest’ottica non si può che essere affascinati dall’acqua che, così come ci è proposta dal prof. Del Giudice, adesso ci appare “… come un accurato strumento di misura per un gran numero di avvenimenti esterni. Questa proprietà getta una possibile luce sulla capacità degli organismi viventi, che noi sappiamo avere un contenuto dominante di acqua, a percepire avvenimenti esterni… ”

Le teorie sistemiche sulla struttura dell’acqua  che evidenziano una sensibilità strutturale delle molecole d’acqua sottoposte agli influssi elettromagnetici fanno ormai da qualche tempo discutere gli scienziati e lo faranno ancora nel prossimo futuro.

A noi interessa aver fatto un punto su dove è arrivata la conoscenza di questo meraviglioso componente della nostra salute. Ci auguriamo solo che non si stia perdendo tempo e che non si eviti di finanziare la ricerca in questo campo allo scopo di salvaguardare interessi esistenti o per  il gusto di  rimanere ancorati a un sistema di idee coerente con le esigenze della specializzazione accademica e dell’industrializzazione di processi apparentemente  separati che invece sono interconnessi e non solo sui piano fisico e chimico.

(*) Mondohonline

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