Newsletter

Vuoi essere aggiornato sui nuovi articoli e sulle nostre attività?

Iscriviti alla nostra Newsletter

L'editoriale

barra1

 

C. A. Rinolfi: 

Gilet gialli a Parigi e giovani volti a Milano

 

Green Economy

barra1

 

franca castellini_2F. Castellini Bendoni: 

Un nuovo alfabeto per la scuola

 

Biotecnologia e Nutraceutica

barra1

 

A. Viglia: 

Acqua: questa sconosciuta

 

Nutrizione e omotossicologia

barra1

 

D. Mainardi: 

Disbiosi intestinale: probiotici e prebiotici

Il Dalai Lama a Milano

Il Dalai Lama e la carrozzina: intervista a Stefano Fusconi (*)

L’enorme stand della Fiera di Rho sarebbe un hangar ideale per custodire un aeroplano. E’ il 26 ottobre 2016 e più dodici mila persone sono tranquillamente sedute in attesa dell’arrivo di Tenia Gyatso, il XIV Dalai Lama tibetano. Sembra di essere tra i passeggeri di un’astronave in procinto di spiccare il volo in un altro mondo, molto distante dalla frenetica Milano. L’atmosfera è distesa e accogliente e così rimarrà sino alla fine dei due giorni previsti. Di quel mare di occhi contenti e attenti mi rimarrà una sensazione calma e piacevole, esattamente quella che si prova negli incontri ravvicinati con gli amici di vecchia data. 

E’ la prima volta che mi trovo in una manifestazione buddista e non noto nessuna relazione con l’ambiente di una chiesa ma neppure con l’atmosfera di un cinema o di un mega concerto musicale. Il palco mi evoca piuttosto il teatro in cui il sacro si mescola al laico, un luogo in cui il contatto diretto tra attori e spettatori è tale da essere tutt’uno.  Eppure sta per iniziare quello che stento a definire come un colloquio filosofico pubblico a metà tra un evento religioso e un’esperienza di musicalità parlata in una lingua sconosciuta. Il personale dell’istituto organizzatore  Ghe Pell Ling  accoglie con gentilezza me e mia figlia, ci dona un sacchetto arancione che contiene un opuscolo e un libricino di preghiere scritte in tibetano con traduzione testo a fronte  e ci  accompagna nello spazio in prossimità del palco riservato alle personalità e ai disabili in carrozzina.

Siamo attorniati dalle teste lucide dei monaci che emergono dai loro abiti porpora- arancione. Accanto alla mia carrozzina incrocio gli occhi vispi di  Stefano Fusconi, un ragazzo che mi mostra orgoglioso la sua lunga e bianca  KATA: “E’ con me da un  incontro che ho avuto con un Lama  a Bologna” mi dice con orgoglio sorridente mentre mi mostra i simboli tibetani impressi sulla seta bianca della sua a sciarpa della felicità. Questo giovane uomo arriva da Bologna con la sua mamma. Facciamo subito amicizia e scopro che ha trentaquattro anni e che lavora in Università.

A causa della spina bifida che lo accompagna dalla nascita, si muove con una protesi che però non gli ha impedito di lavorare e di fondare una squadra di pallacanestro dal nome buffo: “I Bradipi” mi dice, guardandomi negli occhi per vedere se ho colto la connessione con i simpatici animaletti dormiglioni dai piedi lenti che vivono nelle foreste amazzoniche. Io rido mentre arriva il Dalai Lama.

“Stefano tu sei buddista ?”  “Sì”

“Posso chiederti come mai lo sei diventato?” “Pratico il buddismo da sette anni e mi sono avvicinato quasi per caso, alla morte di Giovanni Paolo II”.

 “Che cosa è successo?” “C’erano già tante cose che non mi andavano più bene nei comportamenti della Chiesa che contraddicevano i vangeli, ma quello che ha fatto traboccare il vaso è stato quando il nuovo papa Ratzinger si è espresso contro la ricerca sulle cellule staminali.

“Già, ricordo, fu una dichiarazione forte che però poi lui corresse riferendola solo all’uso di embrioni umani “.

“ Lo so, ma la frittata era già fatta e l’opinione pubblica di tutto il mondo ha capito che la Chiesa Cattolica osteggia questo tipo di ricerca dalla quale invece potrebbero derivare soluzioni a patologie genetiche considerate inguaribili”.

“Cosa ti dà il buddismo?” ” Ho scoperto che il buddismo mi calma molto la mente e mi fa star bene … la religione cattolica non ha lo stesso effetto.  E tu sei buddista?”.

“No, ma sono curioso e appassionato dei temi religiosi che cerco di guardare con gli occhi della scienza, e il buddismo mi è molto simpatico. Anche a me calma i pensieri e fa stare meglio, il bello è che lo fa senza utilizzare l’idea di un Dio. Voglio conoscerlo meglio ed è per questo che sono qui.”

“Posso chiederti cosa fai per praticare il buddismo?” “Ho fatto  pratica di Buddismo da autodidatta fino a che non sono andato al Centro Studi sul buddismo tibetano Cenresig, dove ho incontrato il mio maestro  Ghise Ciampa Ghelek

“E cosa ti fanno fare?” “Quando sono a casa, tutte le sere faccio il mantra per il bene del mondo.”

 “Che mantra ?”  “ Recito il mantra di Om Mani Padme Hum.

Che cosa significa?” “L’apertura Om del mantra è il famoso mantra OM che si trova all’inizio di quasi tutti i mantra, Mani significa gioiello e Padme significa loto, mentre Hum è un bija mantra che protegge dalla collera e dai demoni.”

“A cosa serve?” “Questo mantra mette in connessione con la saggezza (il loto) e la compassione (il gioiello), e lo recito trenta volte ogni sera per il bene di tutto il mondo.”

Rapidamente il mio pensiero corre alle raccomandazioni di mia mamma: “Carlo, non pregare o rivolgerti mai all’aldilà per ottenere una cosa per te solo per chi vuole bene”.

Il Dalai Lama arriva sul grande palco mentre raccolgo il sacchetto arancione che avevo posto accanto alla sedia di mia figlia, seguendo il suggerimento delicato di una donna in costume che mi sussurra “Dentro c’è un dono sacro che merita di più”.

Solo quando il suo volto tranquillo e sorridente appare sul megaschermo mi rendo conto che è davvero lui il monaco bambino di “Kundun ( e quello più cresciuto dei Sette anni in Tibet” o il monaco de  il Dalai Lama  il quattordicesimo”  di Fujiro Mitsuishi . L’associazione con la filmografia è forse dovuta anche alla presenza sul palco di Richard Gere e mi fa pensare che questo arzillissimo ottantenne in piena salute ha conquistato l’attenzione del mondo senza l’aiuto delle nostre guerre sante. Gli sono bastati dei buoni rotoli di celluloide che hanno portato la sua storia sul grande schermo del pianeta .

Dopo tre ore di un riflettere filosofico-religioso dialogato che ci inonda e ipnotizza quasi per metà in tibetano e per metà tradotto  in italiano da un bravissimo  tibetologo italiano, arriva al momento delle domande del pubblico e del mio amico Stefano: “ Santità … io ho un buon carattere, però ho un problema con le persone che non sono intelligenti e mi considerano handicappato, così non ti danno modo di farti conoscere quando sei così; e poi la società non insegna come approcciarsi alla disabilità.  Alcuni  lo capiscono ma molti no, non è facile far cadere i pregiudizi.  M’incontro con i limiti degli altri, non con i miei. Come posso fare?”

La risposta arriva e in apparenza è di una semplicità così disarmante da sembrare una non risposta: “Devi credere e aver fiducia nella tua intelligenza. Le differenze fisiche non sono importanti, noi umani abbiamo il cervello da usare.”

Stefano non è del tutto soddisfatto e poi mi confessa un po’ perplesso: “Non mi ha risposto, non mi deve aver capito, io sono intelligente e socievole e il problema lo incontro quando mi ritrovo con uno che non è intelligente. Mah!”  Il Dalai Lama dovrebbe fare arrivare l’intelligenza non a me ma al non disabile, che se non la possiede ti qualifica sempre come male. Non sono io, ma chi non la possiede, ad avere dei problemi mentali!”

A sciogliere questa prima impressione  a caldo, che è sembrata ovvia anche a me, sono poi arriviate altre risposte del Dalai sullo stesso tono: a una bimba che gli chiedeva come fare per farsi accettare col suo gruppo di bambine dai ragazzi che giocavano a palla tra di loro in palestra: “Non lo so… ma tu prova a sorridere con le tue amiche, vedrai che i maschietti cambieranno atteggiamento prima o poi.”  In concreto, l’effetto dei neuroni a specchio è la soluzione molto pratica che Il Dalai ha in mente.

A una donna che aveva superato un brutto momento ma non sapeva come fare per trovare la forza di vivere: “L’elefante è molto più forte di noi, ma siamo noi a governarlo per il fatto che noi abbiamo il cervello più sviluppato; parti da lì e calma i tuoi pensieri, lì trovi tutta la forza che ti occorre.”  E’ una sua affermazione ancora una volta solidamente fondata su un dato incontrovertibile legato all’evoluzione quasi materiale delle cose e sull’importanza di un corretto uso dell’intelligenza umana.

Da ultimo a una donna che chiedeva come fare per non entrare in ansia rispondeva: “Se io vengo qui pensando di essere ‘Sua Santità Dalai Lama’ di fronte  a migliaia di persone differenti da me m’impressiono e mi agito. Invece tutto diventa più facile e gioioso se mi dico che sono una semplice persona in una grande famiglia di fratelli e sorelle che mi stanno aiutando e che accettano sorridendo anche le mie imperfezioni.”

In questo caso l’indicazione è chiara se riconduce a come il buddismo considera l’illusione del sé, annullare il sé che divide e separa, e amare tutti senza alcuna riserve: è il segreto della calma e serenità.

Per Mondohonline intervista a Stefano Fusconidi  Carlo Alberto Rinolfi .

I video completi dell’incontro  26-27 ottobre 2016: https://youtu.be/Z3KMOL3BjNk

insegnamenti: https://youtu.be/Rw6HoJvG4r0

insegnamenti: https://youtu.be/VvKckgMftYI

iniziazione: https://youtu.be/nNALTSB-HB0

conferenza pubblica: Evento organizzato da Ghe Pel Ling – Istituto Studi di Buddhismo Tibetano www.ghepelling.comwww.facebook.com/GhePelLingwww.facebook.com/DalaiLamaMilano2016

https://www.youtube.com/watch?v=Rw6HoJvG4r0

http://video.repubblica.it/edizione/milano/dalai-lama-a-milano-richard-gere-dal-palco-i-tibetani-sono-gli-italiani-dell-asia/256440/256686

  • A  A  A