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Alla scoperta dell'acqua biologica

Alla scoperta dell’acqua “biologica”:  la medusa,  il bicchiere e l’orchestra  –  di Carlo Alberto Rinolfi (*)

Se il nostro corpo contiene un volume di acqua compreso tra il 60 e il 70% e se il numero delle molecole d’acqua è circa il 99% delle molecole totali, come hanno recentemente confermato le ricerche di Gerald Pollack , allora possiamo dire che questo elemento non ci dà soltanto la vita, ma che “è” la nostra stessa vita. Cosa ne sappiamo di lei? Apparentemente molto. Conosciamo sin dal 1766 la sua composizione chimica  e sappiamo  come ci assicura la sopravvivenza quando la ingeriamo, conosciamo molte delle sue funzioni essenziali per i nostri metabolismi, ma non ci è ancora el tutto chiaro come si comporti quando  diventa  parte integrante delle nostre cellule e del nostro essere vivente. Le ricerche tuttora in corso la stanno esplorando in modo nuovo  a partire dallo studio di organismi animati come le  meduse  e , senza dimenticare le stranezze ancora irrisolte della  semplice acqua liquida ,  si occupano più direttamente dell’acqua biologica degli organismi viventi e delle sue relazioni con i  sui loro stati  di salute.

A tre secoli dalla sintesi  dell’acqua i si rende conto che i miliardi di molecole di H²O che compongono il nostro corpo animato hanno comportamenti quantomeno “particolari”, più simili a quelli di una medusa che a quelle dell’acqua contenuta in un bicchiere.

L’acqua della medusa

La medusa è costituita  per il 98% di un’ acqua più pura di quella marina. E’ acqua organizzata che svolge funzioni d’intelligenza adattativa simili alle nostre. Ha degli occhi, un sistema nervoso, uno digestivo, naviga trasportata dalle correnti marine e, pulsando, si sposta dal basso verso l’alto, verso il basso e trasversalmente.

Dal punto di vista chimico si tratta sempre di due atomi di idrogeno e uno di ossigeno esattamente come quelle dell’acqua nel bicchiere, ma i suoi comportamenti animati stanno funzionando in modo “intelligente” in tutti i mari del mondo da almeno 400 milioni di anni.

Come fanno le molecole d’acqua delle meduse a organizzarsi in un corpo coerente per svilupparsi in modo simmetrico, guardare, muoversi, cibarsi, difendersi dagli attacchi e quindi salvarsi? La domanda non è peregrina per la nostra salute se si pensa che un tipo particolare di meduse  (Turritopsis nutricula), a certe condizioni di pressione e temperatura, è in grado di ringiovanire sempre di più fino a ricominciare un nuovo ciclo di vita.

Un giorno i  ricercatori di Lecce che la stanno studiando  scopriranno il meccanismo segreto che innesca la ” transdifferenziazione” delle meduse “immortali ” e forse si riuscirà ad applicarlo anche su altri organismi viventi e al genere umano, ma ora a noi  interessa semplicemente il fatto che l’acqua all’interno di un organismo vivente si comporta in modo differente dall’acqua del rubinetto destinata  al nostro bicchiere.

E’ come se un’acqua fosse più abile dell’altra e siccome noi da vivi assomigliamo più alla medusa che al bicchiere inanimato, l’interesse a capire come funziona l’acqua nei viventi è non solo per chi è alla ricerca dell’immortalità.

L’acqua liquida

A ben vedere anche per l’acqua liquida che comunemente beviamo , tanto studiata dalla chimica e dalla biologia , non tutto è così scontato e semplice. Anche in Italia  si susseguono nuove scoperte  talvolta ricercate di  proposito  e talaltra in modo inatteso.

L’ultima di queste “sorprese” è arrivata nel 2016 ad opera del centro di ricerche dell’Isc- Cnr di Firenze e consiste nella creazione di una forma di ghiaccio che non esiste in natura e per questo è stato chiamato ‘ghiaccio XVII’. Si tratta di un ghiaccio che per semplicità è detto “spugnoso”  essendo in grado di assorbire l’idrogeno, l’azoto e altri gas.

Le ricerche sull’acqua possono avere dunque  ancora impatti strabilianti sulla salute sia delle persone che dell’ambiente.

La scoperta dell’attivatore della “transdifferenziazione” delle meduse potrebbe trovare applicazione nella rigenerazione di cellule danneggiate; il “ghiaccio assorbente” industrializzato potrebbe risolvere il problema dello stoccaggio dell’idrogeno per i motori ad idrogeno e quello dell’assorbimento di gas inquinanti come la CO².

Già per sondare queste due possibilità ci sarebbe da investire molto nello studio dell’acqua. Lo si dovrebbe fare per le metropoli più inquinate e le patologie più coinvolte dai processi di invecchiamento e non solo. In parte lo si fa, ma l’impressione è che la storia dell’impegno della ricerca in questo campo non sia poi così lineare. Molte conoscenze sono state acquisite seguendo i canoni scientifici basati sulla separazione dell’oggetto di studio dal soggetto e hanno portato a grandi risultati che però sembrano non essere completamente in grado di spiegare tutte le dinamiche potenzialità dell’acqua.

Per fortuna gli sviluppi più recenti della fisica stanno raggiungendo nuovi traguardi in questo campo. In un recente passato ad esempio l’ENEA, con De Ninno, Preparata e Del Giudice,  ha ottenuto risultati positivi e promettenti nel campo della produzione di energia dall’acqua a temperatura ambiente.

Più di recente l’ Istituto Nazionale di Ottica del Cnr di Firenze ha dimostrato in modo inequivocabile l’esistenza di una doppia struttura dell’acqua che, se messa in un recipiente chiuso, si organizza in modo differente a seconda che sia più o meno a contatto con le superfici.

L’acqua chiusa tra superfici si comporta dunque come l’acqua biologica. Nel copro infatti la distanza tra una molecola e l’altra è molto piccola da produrre effetti strani.

Tutti sforzi di ricerca che testimoniano quanto ancora ci sia da scoprire sia sulla struttura come liquido inanimato che sulla dinamica dell’acqua biologica, che potremmo definire anche interfacciale  e ordinata  perchè strettamente legata ad altre molecole  e non “libera” o allo stato caotico come avviene nel vapore.

L’orchestra della vita

In questo campo si dispone già da alcuni anni di un importante contributo teorico  nato dagli sviluppi della fisica applicata alla materia . 

Uno di questi studi  che ci sembra utile ricordare  risale ala 2010  ad opera di  E.Del Giudice, P. Spinetti e A,Tedeschi . Da questi studi  l’acqua liquida ( biologica) all’interno dell’organismo vivente non appare  più solo come l’ottimo solvente che è, né come il mezzo sostanzialmente inerte nel quale navigano molecole e principi attivi, e neppure solo come il principale componente  del citoplasma cellulare.

Questo tipo di acqua ha in vece proprietà particolari tipiche di un’ insieme che cerca la coerenza e per intuire come funziona ci possiamo avvalere dell’immagine metaforica , suggeritaci dal prof. del Giudice, di un’orchestra in cui ogni membro è una molecola che , fluttuando . risuona in sintonia con tutte le altre e segue uno spartito capace di  garantire la coerenza e l’istantanea precisione di tutti i processi attivati.

Il dominio di coerenza al quale tutte le molecole sarebbero sottoposte corrisponderebbe alla guida combinata del direttore e dello spartito e  permetterebbe di spiegare la loro strabiliante capacità di scegliere e attivare con assoluta precisione le necessarie relazioni biochimiche in tempi brevissimi.

Per questa teoria le attività e gli scambi delle molecole nell’organismo non avvengono per caso , ma seguono un ordine impartito dal campo magnetico prodotto dall’acqua dove tutti gli elementi oscillano in fase in cluster coerenti .
Jacques Monod avrebbe  dunque centrato  il valore della “Necessità” ma si sarebbe sbagliato nell’attribuire al “Caso”  le innumerevoli combinazioni tra  molecole che assicurano la vita.

La quantità , rapidità e precisione delle combinazioni occorrenti per tenerci in vita in ogni istante non ammetterebbero  gli inevitabili  sprechi di tempo di un agire probabilistico legato al lento e dispersivo sistema di prove ed errori.

Il segreto della regìa vitale, o se vogliamo del “dominio di coerenza” che consente di non lasciare le scelte  delle molecole in balìa di una inefficiente casualità né di disturbare la mano invisibile di un Supremo Orologiaio, ha a che fare  dunque, più semplicemente ,  con le proprietà elettromagnetiche dell’acqua di cui siamo fatti.

La  salute dipenderebbe così dallo stato di integrazione e coerenza della nostra acqua biologica ,  mentre la malattia sarebbe legata alla sua incoerenza derivante da  qualche “stecca” di troppo .

(*) Presidente Mondohonline

 

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