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La miniera sotto i piedi di Milano

 

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L'acqua va in città - Il caso di New York

 

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Acqua: questa sconosciuta

 

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D. Mainardi: 

L'acqua "vegetale" e il Piatto della Salute

Vita manifesta e segreta dell’acqua

Intervento di Gabriella Campioni  (*) (**) al Convegno Mondohonline sul tema “L’acqua per la salute dei cittadini e delle città”, tenutosi il 22 marzo 2017 presso l’Ufficio di Informazione a Milano del Parlamento Europeo.

La ricchezza d’acqua di cui godiamo in Lombardia, unitamente alle moderne tecnologie che ce la portano in casa, sembra averci fatto dimenticare la preziosità di questo elemento, sulla presenza del quale le antiche civiltà fondavano la scelta dei luoghi in cui insediarsi e la propria prosperità. Dimentichiamo anche che nasciamo nell’acqua, ovvero nel liquido amniotico, nel quale il nostro organismo si forma e si prepara all’immersione nell’aria. È per questo, ma non solo, che l’acqua viene definita elemento femminile e materno.

In qualche modo questo sembra riecheggiare la nascita della vita sul nostro pianeta: un “brodo primordiale” in cui a un certo punto “misteriosamente” [dibattuto dalla scienza] si formarono le prime cellule verdi che produssero ossigeno. I Greci lo raccontarono poeticamente attraverso il mito della nascita di Afrodite dalla spuma del mare. Afrodite era la dea dell’amore nel senso che la vita stessa “È” amore fra tutti gli elementi della natura, uomo compreso: era la personificazione della primavera e del prorompere della vita. La spuma del mare sembra richiamare le bollicine di ossigeno che dalle alghe pian piano salirono per preparare l’ambiente aereo in cui si sarebbe poi sviluppata la vita. I Greci avevano due termini per distinguere il mare sterile da quello fecondo: ponto e okeanos

Tornando ai nostri avi, alcune culture costruivano le abitazioni direttamente sull’acqua per mezzo di palafitte, il che tra l’altro poteva offrire anche una sorta di difesa dagli “ospiti” indesiderati.  La pratica è tuttora in uso in certi paesi orientali nei quali l’acqua è campo di lavoro, via di comunicazione e luogo di mercato.

I Romani e i Greci, in zone caratterizzate da una particolare struttura geologica, si trovarono alle prese con le risorgive, acqua emergente dal sottosuolo che, se da un lato costituiva una risorsa magari garantendo la resistenza durante lunghi assedi, dall’altro poteva creare problemi nelle zone urbanizzate. Si crearono così i fontanili (tubi infissi nel fondo delle risorgive che creano un effetto sifone) e canalizzazioni per distribuire e utilizzare opportunamente l’acqua.

La straordinaria ricchezza di risorgive e di fontanili della piana lombarda fu abilmente utilizzata dai monaci cistercensi che qui giunsero nel XII secolo per trasformare i campi allora incolti in autentici capolavori di ingegneria idraulica. Stiamo parlando delle marcite, campi lievemente inclinati e collegati da una fitta rete di canali in cui l’acqua scorreva in continuazione mantenendo una temperatura pressoché costante d’estate e d’inverno e permettendo fino a 7-8 tagli di erba fresca all’anno. Da qui un allevamento e una produzione di latticini che hanno dato ricchezza e fama alla nostra regione.

Oltre agli utilizzi agricoli, tra cui anche la forza motrice per i mulini, i fontanili ospitavano numerose varietà vegetali e animali, mitigavano le temperature con un ambiente verdissimo e offrivano acqua limpidissima, bevibile. Oggi, anche per via della meccanizzazione dell’agricoltura, molti fontanili sono andati distrutti. Tra i pochi che resistono va citata l’oasi delle Sorgenti della Muzzetta, nel territorio di Rodano, un gioiello che si sta cercando in ogni modo di preservare nonostante varie minacce, tra le quali alcune specie animali giunte in modi diversi che stanno distruggendo la fauna autoctona e, come sempre, esseri umani che vi si addentrano in modo – ma è un debole eufemismo – sgraziato.

Un capitolo a parte, nella nostra zona, spetta ai Navigli, anch’essi capolavori di ingegneria idraulica nati per dare a Milano una via d’accesso al mare a scopi militari, ma che nel contempo hanno fornito forza motrice e favorito l’agricoltura, la pesca e persino la villeggiatura delle famiglie ricche. 700 anni per completarli… e 50 per seppellirli sotto le strade per il nascente traffico su ruote… E ora c’è chi parla di riaprirli…

Accanto alle motivazioni “utilitaristiche”, l’acqua ha sempre esercitato influssi e suggestioni profonde. Come influssi, basti pensare alle maree. Un dialogo fra la luna e non solo il mare, ma tutto ciò che è acqueo (certe operazioni agricole, incluso l’imbottigliamento del vino, si compivano in determinate fasi lunari) anche dentro di noi: dal sangue (nelle società “primitive” le donne mestruavano contemporaneamente), alla linfa e alla sfera emotiva.

In culture e in tempi assai meno razionalizzati dei nostri, suggestioni profonde venivano dal mondo subacqueo, misterioso, proibitivo per l’uomo eppure radicato in lui, popolato da creature benefiche e ostili protagoniste di molti miti, proiezioni del suo inconscio.

Eppure tali suggestioni rimangono a tutt’oggi, anzi forse aggravate dalla nostra razionalità spinta che vorrebbe negarle senza rendersi conto che in tal modo le rende più pericolose o ne perde le potenzialità. Narciso, che annega per abbracciare se stesso, suggerisce sì egocentrismo, ma anche il bisogno di esplorare l’inconscio in cui giacciono sia paure che risposte straordinarie. E il bisogno di amare se stessi, con tutti i propri limiti e ombre, per poter amare davvero gli altri. Nei miti – nella dimensione subacquea – luci e ombre coesistono a pari diritto, senza giudizi né tanto meno pregiudizi.

La superficie dell’acqua, insomma, costituisce una soglia, o per meglio dire uno specchio in cui il “sopra” e il “sotto” si conoscono e si riconoscono. La Tavola Smeraldina, fondamento dell’alchimia e altre vie, recita “come in alto, così in basso”, implicando che la realtà “altra”, impalpabile, si offre al nostro studio attraverso la sua immagine riflessa che è la realtà concreta.

 Per quanto necessariamente succinto e superficiale, quello che abbiamo visto lascia intendere un atteggiamento affettivo, di profondo rispetto e di sacro timore dell’acqua, che è sì materna, nutriente e purificante, ma può scatenarsi nei  modi che ben conosciamo. Oggi sembriamo aver perso quell’atteggiamento e la consapevolezza delle inscindibili interazioni – l’Amore – che costituiscono il tessuto stesso della Vita. Trattiamo l’acqua (e non solo) più o meno come una fogna, un oggetto da laboratorio o un patrimonio da dilapidare senza fine perché tanto c’è sempre. Ma poi non lamentiamoci delle conseguenze… La Natura ha regole che non abbiamo ancora fatto nostre.

Fortunatamente c’è anche chi comprende amorosamente la “magìa” dell’acqua e di certe sue caratteristiche, come quella di “ricordare” e “registrare” certe cose. 

Ringrazio per l’opportunità di includere in un convegno dedicato all’acqua una riflessione ANCHE sugli aspetti meno “palpabili” o “scientifici”, sulla bellezza di questo elemento così tanto vitale. E concludo invitando da un lato a leggere con il cuore e con la pancia i due piccoli brani qui di seguito, dall’altro a dedicare qualche minuto alla semplice contemplazione di un paesaggio acquatico verificando quanto influisca sul proprio stato d’animo.

 

Quando l’uomo inizia la sua vita è docile e debole. Quando muore è duro e forte.

Quando nascono, le piante sono docili e tenere.

Quando muoiono sono secche e rigide.

Quindi i duri e i forti sono compagni della morte;

chi è docile e debole è compagno della vita.

Perciò, quando le armi sono forti non sono vincenti.

Quando gli alberi sono forti vengono tagliati.

Il forte, il grande, sta sotto. Il docile, il debole, sta sopra.

In tutto il mondo non c’è nulla di più docile e debole dell’acqua.

E tuttavia niente la può equivalere per come opera su ciò che è duro.

Nulla può cambiarla.

Tutti sulla terra sanno che il debole conquista il forte, che il docile conquista il duro,

ma pochi sono capaci di agire di conseguenza.

Lao Tzu

                                                                                                                      

O sacra acqua, il Grande Creatore ti ha messa qui, sulla terra,

fin dall’inizio dei tempi, per guarire e purificare.

Secondo la mia comprensione, tu sei un guaritore fisico e spirituale.

L’inquinamento e i peggiori veleni, germi e malattie del mondo

vivono dentro, intorno e vicino a te.

Le più ignobili e micidiali creature – visibili e invisibili –

vivono dentro, intorno e vicino a te.

E tuttavia ti purifichi da sola, ti proteggi da sola e da sola ti guarisci.

Perciò nulla può farti del male.

Chiedo dunque al tuo spirito che mi aiuti e mi curi.

E ti rendo grazie perché mi concedi l’uso del tuo potere.

Preghiera degli indiani Oubija

 

 

(*) Istituto di Ricerche Cosmòs, Milano

(**) Video dell’intervento completo di Gabriella Campioni

(**) Video degli interventi di tutti i relatori, in sequenza

 

 

 

 

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