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La miniera sotto i piedi di Milano

– di Carlo Alberto Rinolfi (*)

In occasione della giornata mondiale dell’acqua, la sala convegni del Parlamento Europeo di Milano ha visto Mondohonline impegnata sul rapporto che l’acqua ha con la salute delle città e dei suoi cittadini. La sessione del mattino ha osato spingersi nei segreti  dell’acqua biologica; il pomeriggio è invece stato dedicato ai metabolismi urbani  che coinvolgono l’economia, l’urbanistica e la governance degli ecosistemi.

Matteo Fornara (CCR di Ispra – Commissione Europea) ha aperto i lavori rilevando che il comparto dell’acqua sta vivendo un megatrend di sviluppo a livello mondiale al quale ogni città europea è invitata ad agganciarsi. Le attività di servizio collegate all’acqua urbana occupano già oggi ben 600.000 europei, sono in rapido sviluppo e nel 2020 rappresenteranno un trilione di sterline. La Smart City  Europea del futuro  non sarà dunque solo ITC & Mobility ma anche BlueWater. Le municipalità potranno essere le principali protagoniste di questo sviluppo  poiché il riciclo, la riduzione del consumo e la valorizzazione delle risorse idriche richiedono i processi integrati e le infrastrutture e le governance dell’economia circolare. L’Atlante delle Acque Urbane è uno degli strumenti messi a punto per migliorare le prestazioni delle Pubbliche Amministrazioni locali a sostegno di progetti Urban Waterblu.

Che il trend sia reale e remunerativo lo sanno bene Stefano Cetti e Alessandro Russo in rappresentanza di MM  SpA – Risorse Idriche e CAP HOLDING. Lo fanno in modo competente e con dimensioni di livello nazionale.  Per entrambe l’innovazione è strategica così come lo è la spinta all’integrazione verticale dei processi. La separazione degli ambiti è territoriale ma le funzioni  si assomigliano, anche se CAP ha una vocazione più marcata al coordinamento di tante piccole realtà mentre su MM ricadono i problemi dell’urbanizzazione concentrata. Il tutto si traduce in un bassissimo costo dell’acqua per il cittadino, ma molto si deve anche alla straordinaria quantità di risorsa idrica del reticolo irriguo lombardo.

Lo ricorda Giuseppe Santagostino (Esperto di sistemi idraulici) che si concentra sui paradossi delle grandi perdite economiche nascoste nel basso costo dell’acqua potabile. Sono costi di notevole entità: per il recupero dei danni da esondazioni e i relativi impianti di contenimento, il pompaggio acque di falda, la manutenzione delle reti, la depurazione complicata dalla commistione di acque grigie e nere. Costi che la cittadinanza sostiene a discapito dei propri redditi. A queste uscite, il  cittadino deve poi sommare i mancati introiti derivanti da: un potere calorico dell’acqua di falda, che potrebbe generare molta energia geotermica pulita a basso costo per riscaldare e rinfrescare la città, la migliore qualità dell’energia da biomassa concentrata che si otterrebbe separando le acque grigie dalle nere, le maggiori potenzialità di trasferimento di acqua irrigua che deriverebbero da un differente drenaggio e canalizzazione e depurazione, l’utilizzo di energia cinetica per produrne di elettrica, l’eliminazione dei costi per impianti antiesondazione grazie a semplici manutenzioni o a nuovi sistemi di assorbimento e smaltimento e così via. Quanto basta per giustificare l’adozione di un nuovo modo di intervenire nella valorizzazione integrata dell’ecoservizio idrico metropolitano. Vantaggi che richiedono investimenti peraltro favoriti dalla legislazione in essere, che giustifica variazioni di tariffe orientate a rigenerare i sistemi. Per un territorio abitato da più di 3,4 milioni di persone, 10 centesimi aggiuntivi sulla bolletta garantirebbero investimenti pluriennali annui nell’ordine di centinaia di milioni.

Umberto Puppini (Geologo) avvalora le tesi succitate descrivendo come la ricchezza nascosta nelle terre impregnate d’acqua cambia secondo la profondità considerata. Se dai 150 metri che forniscono l’ottima acqua potabile alla città si sale ai 40 metri,  s’incontra un’acqua facilmente estraibile a una temperatura utile per le pompe di calore. A profondità ancora inferiori si trova poi l’acqua di falda che preme sulle pareti delle metropolitane e delle costruzioni sotterranee. Stima che ben il 10% del fabbisogno energetico civile è già oggi assicurato da impianti geotermici e solleva il quesito di come espanderlo ulteriormente. Le tecnologie lo consentono e i costi sono competitivi, ma risulta carente una regolamentazione adeguata quantomeno capace di evitare le ombre geotermiche provocate da un impianto che se scarica acqua calda già utilizzata nelle sue vicinanze annulla i vantaggi termici al proprio vicino.

Per Luca Imberti (INU – Urbanista) è evidente la necessità di avviare un ammodernamento delle reti e considerare il possibile contributo dell’acqua di falda in ambiti estesi, e non di singoli edifici, come volano termico volto alla riduzione della CO2. Lo impongono i cambiamenti climatici anche in una Lombardia in cui muta il regime pluviometrico con ripercussioni sulla disponibilità di acqua per usi agricoli e urbani. Alle situazioni d’emergenza se ne somma poi una di più lungo periodo che riguarda il ritiro dei ghiacciai. L’orizzonte temporale di progettazione delle città impone quindi di spostare l’attenzione sugli aspetti idrici, sinora considerati solo a corredo dei piani urbanistici e territoriali.

Per Luigi Mariani (Agrometeorologo – Unimi) il clima urbano è strutturalmente mutato anche all’interno della città con pregiudizio della salute dei suoi cittadini e del suo verde. Tra il 1850 e il 2008 mentre la temperatura media globale è incrementata di 0,8 °C per il global warming, a Milano per l’urban warming è cresciuta di più di 3 °C.  Sono nate le “isole di calore urbano” dannose per la salute cittadini, per la minor biodiversità e respirazione del suolo circondato dai palazzi, per le variazioni dei livelli di umidità con effetti anche sull’apparato respiratorio dei cittadini. La variazione dei livelli di umidità e calore in ambiente urbano si presenta dunque come un’arma a doppio taglio che, se limita il disagio da freddo invernale riducendo la mortalità da freddo, accentua al contempo il disagio e le patologie estive dovuto all’afa, particolarmente rilevante nel periodo notturno.

Per Roberto Spigarolo e Stefano Bocchi (Dipartimento di Agraria – Unimi) il bilancio globale del consumo di acqua per alimentare l’area metropolitana vasta di Milano (provincie di MI-MB) assume dimensioni impressionanti per gli stili alimentari caratterizzati da una rilevante presenza della carne. Si stima  che l’acqua contenuta negli alimenti consumati in un anno dai milanesi (“input di H2O”) ammonti a 1.9 miliardi di litri/anno, mentre la quantità necessaria per produrre gli alimenti consumati (in altre parole la “Water footprint”) sale 2.97 miliardi di litri/anno.  Qui il paradosso consiste nel fatto che gli ortaggi ricchi d’acqua per gli umani non ne richiedono molta per la loro produzione, mentre  le carni invece ne donano poca ma ne richiedono molta e oltretutto generano più inquinamento.

Sui paradossi economici della gestione dell’acqua insiste anche Giuseppe Longhi  (Urbanista – IUAV) per il quale il far pagare  l’acqua 1 Euro significa non impegnarsi negli elevati investimenti richiesti dalla rigenerazione urbana, col rischio di trattare argomenti dirompenti con procedure di normale gestione. Il fatto che anche le imprese pubbliche non si raccordino in modo esplicito agli obiettivi stabiliti dalle convenzioni internazionali sui cambiamenti climatici e sulla riduzione dei rischi significa aumentare il rischio per il futuro dei cittadini e consumare risorse destinate alle generazioni future. L’acqua invece rientra a pieno titolo nella miniera di risorse urbane al punto che sarebbe opportuno pensare a come renderla disponibile a chi ne ha più bisogno.

Erich Trevisiol (Urbanista – Univ. Firenze) entra nel ruolo che l’acqua dovrebbe avere in una progettazione urbana “sensibile”, peraltro già nota e applicata da Leonardo proprio a Milano, e richiama l’esigenza dei “Piani dell’Acqua” sempre più indispensabili per affrontare precipitazioni sempre più concentrate che, oltre a distruggere ciò che trovano, trascinano velocemente nel tessuto urbano quantità notevoli d’inquinanti. Il paradosso in questo caso è tutto italiano e si traduce in una eccellenza  della protezione civile a fronte di una grave incapacità di affrontare il dissesto idrogeologico. I risultati sono noti:  tra il 1944 e il 2102 il Paese ha sostenuto per queste emergenze un costo di 61,4 miliardi e l’82% dei comuni è ancora a rischio di dissesto idrogeologico. Tra le innovazioni disponibili si segnala la piattaforma free  Climate Colab e si individua nei big data la possibilità di  fornire informazioni utili in tempo reale.

Rimanendo sul piano delle iniziative internazionali Livia Pomodoro (Milan Center for Food Law and Policy) ha spiegato come l’organismo che rappresenta, nato dall’Expo, sia oggi un organismo internazionale dedicato al raggiungimento dei Millennium Goals tra i quali c’è il diritto di disporre di  risorse idriche adeguate. A testimonianza dell’impegno permanente in questa direzione c’è la costituzione di un Forum internazionale, la cui nascita è prevista con un’iniziativa organizzata con l’OCSE che coinvolgerà 48 città del mondo sulle “regole dell’acqua per la vita”.

Le istituzioni internazionali dunque si stanno muovendo e in questa direzione intende andare  anche la Città Metropolitana che, per Arianna Censi (Vicesindaco),  è l’ambito ideale per la governance delle risorse ambientali anche se sta vivendo una situazione particolare: esistono difficoltà per le sua recente costituzione, per l’attuale carenza di  legittimazione diretta da parte dei i cittadini, ma sopratutto per la duplicazione e diversificazione delle funzioni e dei processi che si ritrovano tra i 134 comuni che la formano. 

Pensando alle grandi opere idriche  del passato Luciano Segre (Economista) richiama, tra le altre, le realizzazioni di Cavour  che cambiarono il volto della pianura padana anche sul piano economico  e sociale, ma cita anche il canale di Suez e  si chiede come mai le grandi visioni, che nel secolo scorso divennero realtà, oggi non riescono ad  emergere pur in presenza di tecnologie più avanzate.

La giornata si conclude con la considerazione di Francesco Silva (Economista)  sulla natura ubiquitaria e multiforme  dell’acqua che rende non semplice l’applicazione di processi di valorizzazione lineari legati ad aspetti parziali o a singole fasi  di una risorsa interconnessa e in costante movimento.    

(*) Presidente Mondohonline

Tutti video del Convegno sono disponibili sul sito di Mondohonline

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