Newsletter

Vuoi essere aggiornato sui nuovi articoli e sulle nostre attività?

Iscriviti alla nostra Newsletter

L'editoriale

barra1

 

C. A. Rinolfi: 

La miniera sotto i piedi di Milano

 

Green Economy

barra1

 

franca castellini_2F. Castellini Bendoni: 

L'acqua va in città - Il caso di New York

 

Biotecnologia e Nutraceutica

barra1

 

A. Viglia: 

Acqua: questa sconosciuta

 

Nutrizione e omotossicologia

barra1

 

D. Mainardi: 

L'acqua "vegetale" e il Piatto della Salute

Esposizione umana al Bisfenolo A

Esposizione umana al  Bisfenolo A e il “fenotipo di diabesità” – di Simona Bertoli, Alessandro Leone,  Alberto Battezzati  (*)

Nota della Redazione Mondohonline: Il Bisfenolo A (BPA) si trova in molti oggetti di uso alimentare comune e quotidiano: bottiglie di plastica, rivestimenti di contenitori di prodotti alimentari, lattine per bibite e cibi in scatola, ma anche in prodotti cartacei, come la carta termica degli scontrini. Il BPA è una sostanza chimica utilizzata come base per produrre plastiche in policarbonato e resine sintetiche.

La normativa in vigore ne regola la quantità che gli oggetti possono contenere, ma studi e ricerche stanno approfondendo i potenziali rischi di questo composto organico per la salute umana: in particolare sembra che esso potrebbe interferire sul funzionamento normale del sistema endocrino:  ne sono state riportate criticità per fegato, reni e ghiandole mammarie. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) da gennaio di quest’anno ha avviato una consultazione pubblica sulla bozza di un documento sui rischi per la salute umana collegati all’esposizione al bisfenolo A, proveniente da fonti eterogenee. A conclusione di questi studi verrà emesso un parere finale con le relative raccomandazioni.

Ecco quindi l’importanza del punto sulle ricerche in materia prese in esame dall’Università di Milano e che qui riportiamo, dove l’argomento è trattato in profondità

Sintesi

Il Bisfenolo A (BPA), un disgregatore endocrino noto, è un contaminante alimentare sospettato di essere un fattore che contribuisce all’attuale aumento dell’obesità, del diabete e della malattia cardiovascolare. Questo problema è di crescente interesse per la ricerca sul  diabete ed è diventato una questione importante per le agenzie di regolamentazione e le industrie alimentari. 

Recentemente, il numero di studi sul BPA è aumentato in modo esponenziale, ma esistono ancora molte lacune nella conoscenza della relazione tra l’esposizione effettiva al BPA e il rischio cardiometabolico e le modalità di assorbimento nell’alimentazione, che impediscono giudizi corretti sui rischi per la salute umana. 

Questo articolo si concentra sull’associazione tra l’esposizione umana al BPA e l’obesità, la funzione tiroidea, il diabete, la resistenza all’insulina, la sindrome metabolica, le malattie cardiovascolari e il contenuto di BPA negli alimenti. Molti studi a campione indicano, talvolta in contraddizione, un effetto negativo dell’esposizione BPA per obesità, diabete e malattie cardiovascolari. Alcuni studi prospettici sostengono un effetto negativo dell’esposizione di BPA su tali patologie. Inoltre, non sono stati condotti studi d’intervento per valutare la causalità di tali associazioni. Ciò è dovuto principalmente alla mancanza di un adeguato database del contenuto di BPA negli alimenti, ostacolando così ogni stima della normale assunzione di BPA.

Introduzione

La prevalenza dell’obesità, del diabete e della malattia cardiovascolare (CVD) ha raggiunto proporzioni epidemiche a livello mondiale e continua ad aumentare. I dati provenienti da diverse regioni in tutto il mondo suggeriscono che più di 1 adulto  ogni 5 ha una sindrome metabolica, una predisposizione alle malattie sopra menzionate. Anche se la patogenesi è multifattoriale, il grasso viscerale in eccesso e l’azione difettosa dell’insulina costituiscono i fattori di base della malattia. Le “due maggiori cause” sembrano essere l’eccesso alimentare e uno stile di vita sedentario, per cui la maggior parte della ricerca e degli sforzi terapeutici sono stati focalizzati sul controllo dell’assunzione di cibo, sull’incremento del dispendio energetico e sul miglioramento dell’azione dell’insulina. Il fallimento di questi sforzi nel rallentare il tasso epidemico crescente ha portato i ricercatori più autorevoli a rivolgere la loro attenzione a ipotesi alternative. Infatti, l’epidemia è stata associata ad un incremento mondiale dell’esposizione a inquinanti chimici ambientali, definiti collettivamente detriti endocrini (EDs), che interferiscono con la produzione, il rilascio, il trasporto, il metabolismo, l’azione vincolante e l’eliminazione degli ormoni naturali che regolano l’omeostasi e lo sviluppo. Anche gli alimenti e le bevande sono cambiati in questo stesso periodo di tempo, essendo diventati sensibili alla contaminazione da ED attraverso la loro lavorazione e l’imballaggio, con successiva diffusione in tutto il mondo. Uno dei migliori ED studiati e prevalenti è il bisfenolo A (BPA). 

Link a: “Human Bisphenol A Exposure and the ‘Diabesity Phenotype’

Link alla traduzione italiana

(*)  Dipartimento di Alimentazione, Scienze Ambientali e Nutrizionali (DeFENS), Centro Internazionale per la Valutazione dello Stato Nutrizionale (ICANS), Università di Milano, Milano, Italia

L’articolo è stato pubblicato da PMC – Biblioteca Nazionale della Medicina Statunitense – Luglio 2015 – Dose Response . 2015 lug-set; 13 (3): 1559325815599173 – Pubblicato online 31 lug. 31. doi: 10.1177 / 1559325815599173

Commenta