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L'amico laico di Dio

L’amico laico di Dio – di Carlo Alberto Rinolfi (*)

Michelangelo Longatti è stato uno dei fondatori di Mondohonline. Per tutti “Don Michele”, era parroco di un paesino nei dintorni di Milano, ma era sempre andato oltre i confini di quel campanile al quale, probabilmente per contenerne le “intemperanze”, il suo superiore  lo aveva inviato.

Le cronache lo riportano come  “Un prete rivoluzionario: … aveva puntato a valorizzare il ruolo dei laici… organizzato assemblee parrocchiali e consigli pastorali prima ancora che diventassero prassi consolidata nella Chiesa … rilanciato l’oratorio circondandosi di un nutrito gruppo di giovani molto attivi… sempre particolarmente attento anche ai temi sociali, molto legato a monsignor Gianfranco Ravasi e padre David Maria Turoldo, impegnato per il recupero di tossicodipendenti e aperto alle unioni civili tra omosessuali.” 

Ho avuto la fortuna di incontrarlo per la prima volta nel mitico ‘68 come insegnante di religione all’Istituto Tecnico Ettore Conti. Era un periodo molto difficile per le cattedre che spesso ribaltavamo e contestavamo, ma le lezioni di questo giovane uomo in clergyman erano sempre interessanti, discussioni dalle quali si apprendeva dialogando. Nei momenti di confronto anche aspro con le autorità scolastiche sapevamo sempre di averlo dalla nostra parte. Mi salvò dall’espulsione dalle scuole del regno per aver indetto l’occupazione con presidio notturno dei laboratori dell’Istituto che frequentavo. Non era affatto un prof debole e accondiscendente e sapevamo di rischiare qualche sonoro sberlone alla don Camillo che, per fortuna, la mia zucca non dovette mai schivare. Seppi poi da lui che in seminario ancora ragazzo venne ripreso più volte seriamente per la sua voglia di risolvere certe questioni a suon di mani.  Aveva il carattere di un ragazzo nato per giocare come centravanti di sfondamento ed era stato messo tra i pali della porta di Omate dal suo allenatore.

La mia formazione proseguì poi nella direzione del sapere positivista e razionalista e il Dubbio  prese il posto della Fede e si allentarono i rapporti con  il Clero e le Liturgie di Santa Romana Chiesa.

Folgorati sulla strada di Fontanellato

Dopo il mio matrimonio non ci furono più molte occasioni per incontrarci, ma per me e mia moglie è sempre stato “il nostro” unico vero Prete e penso proprio che sia destinato ad esserlo per sempre, con buona pace di tutti gli altri.

L’ho ritrovato quarant’anni dopo e, come accade per i veri amici, tra di noi tutto era rimasto esattamente come prima. Come allora la sua stretta di mano era ancora inconfondibile ed energica. Era la solita forza schietta e sincera che doveva essere era già presente in quel bambino ferrarese portato undicenne in seminario dalla madre sotto gli occhi socialisti di suo padre.

Ci ha affiancato senza esitazione nella nascita dell’associazione Mondohonline che, attraverso  tutti i tipi di  handicap, vuol contribuire a connettere questo nostro mondo. E’ stato prodigo di consigli sulle relazioni con il pensiero delle istituzioni ecclesiastiche.

Ma mi ha anche aiutato nella mia ricerca personale sui punti di contatto tra filosofia, scienza e religione, resa più impellente da un  improvviso trauma fisico che mi ha catapultato ai limiti estremi della vita. Era il  mio “tutor” del sapere teologico e con la sua statura intellettuale  e sottile ironia mi ha aiutato a tentare di “camminare dove anche gli angeli esitano”  (1), che per me ha significato la stesura di una serie di riflessioni sulla mia esperienza.

Lo ha fatto con innumerevoli incontri e, come sempre da prof preparato e aperto quale era, mi ha corretto e incitato con suo solito: “Scrivi liberamente quello che più ti senti”.

 Così condivise il mio percorso di ricerca su quella che per me è la  “struttura che ci connette”. Mi seguì anche quando mi misi a reinterpretare l’unica preghiera dei cristiani pronunciata da Gesù con il linguaggio della scienza contemporanea. Condivise il metodo di partire dalle preghiere principali delle religioni per svelarne le strutture portanti.  In quel caso mi suggerì di adottare il termine “Nous nostro” al posto di “Natura nostra” col quale mi ero permesso di sostituire il ben più famoso “Padre Nostro”.

Mentre io mi ero fermato alla natura, invero assai poco sensibile all’umano, di Giacomo Leopardi e  alla più scientifica “Mente e Natura”  di Gregory Bateson (2), lui mi spiazzava  con un pugno di millenni   facendo scendere in campo il “Nous” degli antichi greci. 

L’intelligenza infallibile e di natura divina che Omero collegava alla percezione degli accadimenti come capacità di essere consapevoli dell’avvenimento a cui si assiste e di capirne le vere intenzioni. Per lui l’intelligenza superiore  era il corrispettivo del  Dio  in cui credeva fermamente, ma che lo faceva terribilmente soffrire di fronte alle calamità naturali e alle disabilità o malattie  dei bambini,  il senso delle quali gli appariva estremamente difficile se non impossibile da comprendere.

 Mi costringeva così a fare i conti con il non semplice problema di come si forma la coscienza individuale e collettiva, un tema che  la scienza riesce ad avvicinare per ora solo a livello di teorie (3). Grazie a lui, la mia libreria si è arricchita di nuovi libri nell’ area religiosa e adesso spazia da Hans Khung a Gianni  Vattimo a  Vito Mancuso.

Sono però due gli autori che forse rappresentano meglio il  percorso di questo fine intellettuale e per certi aspetti anche personale. Si tratta del francese Teilhard de Chardin e dello spagnolo Raimon Panikkar.

Teilhard De Chardin (4) era un paleontologo gesuita che fece i conti con l’evoluzione darwiniana e per questo fu messo ai margini della sua Chiesa per molto tempo.  Raimon Panikkar (5) era invece un filosofo teologo fattosi sacerdote gesuita e poi sposato. Studioso di tutte le religioni sosteneva di essere nel contempo cristiano, indù e buddista, e laico secolare.   

Dialogo tra scienza e religione e dialogo tra le religioni, due imperativi categorici che hanno ispirato la vita di quest’uomo di chiesa che a me è sempre apparso un credente laico e nel senso etimologico del termine di “laikos” che significa “del popolo”.

Negli ultimi tempi Don Michele mi ripeteva al telefono “Devi assolutamente conoscere Panikkar! Quando vengo a trovarti ti porto un suo libro, però ne ha scritti molti e te li vorrei far vedere tutti ” ma le innumerevoli tamponate della sua vettura gli consigliarono di non muoversi più. Io non feci più in tempo a organizzarmi per un viaggio nel suo studio e quando dalla sua fedele assistente e cara amica  Adriana seppi del suo ultimo viaggio mi rammaricai molto di non aver potuto rispettare le sue ultime volontà.

Il mio medico e il mio cuore mi hanno impedito di accomiatarmi da lui al funerale ottenendo in compenso il risultato di farmelo sentire ancora presente. Io so che è così ancora adesso. Anche per questo mia strana certezza, il rovello di quei suoi libri di Panikkar che non avevo fatto in tempo ad annusare nel suo studio  ha continuato ad assillarmi sino a quando  non è accaduto l’impensabile.  Pietro Corsi , un altro amico membro del Direttivo di MondoHonline, del tutto ignaro della scomparsa di Don  Michele e in modo del tutto inaspettato, mi  telefona per dirmi  “ho trovato un libro che ti deve interessare”. Dopo poco arriva a casa mia stringendo tra le mani proprio un libro su tutto il pensiero di  Panikkar!

Grazie Michele.

(*) Presidente Mondohonline

vedere anche articolo correlato  Natura e nutrizione tra ecologia e teologia 

(1) Gregory e Mary Catherine Bateson:”Dove gli angeli esitano”, Verso un’epistemologia del sacro. 

(2) “Mente e natura, un’unità necessaria”, Gregory Bateson,,  Adelphi

(3) vedere  su youtube “Il contributo della fisica quantistica all’idea di coscienza: un’ipotesi a cavallo fra le culture”, Emilio del Giudice ;  anche “La mente evolutiva” di  Rupert SheldrakeTerence MckennaRalph Abraham.  Tlön  Secondo le teorie “morfogenetiche ” di alcuni fisici teorici e biologi,  la vita ordinata e la coscienza collettiva sarebbero in relazione coi processi di risonanza elettromagnetica.

(4)  “Il fenomeno umano”,  Teilhard de Chardin,  Il Saggiatore.  Nel momento in cui la scienza arrivava a concepire e quindi a scoprire la “Bio-sfera”, lui integrava il sistema materiale che avvolge la terra con la sua intelligente e spirituale “Noo-sfera”. Concepì l’evoluzione come un processo tendente alla crescita della complessità al cui culmine si trova la capacità di pensiero umano che attraverso il percorso di cristificazione dell’umanità avviato da Gesù è destinato a condurla al punto omega. E’ il punto di massimo livello di complessità e coscienza, espressione della piena consapevolezza del divino verso cui è attratto l’universo tutto.

(5)  “Canto di una biblioteca”,  di Raimon Panikkar,  scritto da Maciej Bielawski , Calligrammi. Panikkar  si occupò di “teo-fisica” per armonizzare il sapere umanistico con lo scientifico e postulò la necessità di pervenire a una “eco-sofia” per raccogliere la saggezza della terra. Anche lui riteneva che l’umanità potesse compiere un salto di consapevolezza verso una visione cosmologica più consapevole non duale ma triadica. Per Panikkar in ogni ente reale coesistono sempre e in modo inseparabile tre dimensioni: “l’umano-il divino-il cosmico”, che corrispondono sul piano filosofico a “coscienza-libertà-materia”. La consapevolezza di questa unitarietà è per lui la base di una nuova mentalità comune che permette a tutti di vivere la stagione gioiosa di una nuova innocenza seguendo “il ritmo dell’essere”. Le religioni  non sono altro che  sentieri differenti che conducono verso un’unica cima. 

 

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