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Il Sistema irriguo lombardo

 – di Luigi Mariani (*)

Aspetti climatologici e agronomici

Il sistema irriguo lombardo si fonda sui rilievi alpini, che intercettano le precipitazioni dalla circolazione generale trasformandola in deflusso, che si realizza in tempi brevi in caso di precipitazione caduta in forma pioggia o con ritardi sensibili nel caso di precipitazione accumulatasi come neve (ghiacciai e nevai).

Tale deflusso viene accumulato nel sistema dei laghi alpini e più a valle nel sistema dei grandi laghi prealpini, la cui regolazione consente di gestire un sistema irriguo molto complesso.

Per l’alimentazione di tale sistema è essenziale il fatto che l’areale alpino interno presenti massimi precipitativi compresi fra primavera e autunno, con la componente estiva che diviene sempre più preponderante man mano che ci si avvicina allo spartiacque alpino (versante retico della Valtellina).

Lago Azzurro – Madesimo

Da ciò deriva l’impressione (che si potrebbe sostanziare con dati quantitativi come quelli da me ottenuti con un modello idrologico applicato al Lago Azzurro, Madesimo, Lombardia – Mariani et al., 2011) secondo cui anche un’ulteriore contrazione delle masse glaciali non sarebbe esiziale per il sistema irriguo lombardo legato ai grandi laghi prealpini, mentre una maggiore problematicità potrebbe aversi per l’areale risicolo legato al canale Cavour e al Sesia che attingono ai ghiacciai del Monte Bianco e del Monte Rosa.

Si tenga inoltre conto che la quantità di acqua consumata dalle colture è proporzionale alla produzione finale delle stesse. Tale produzione si è moltiplicata per 4-6 volte nel caso del mais, passando dai 20-30 q. per ettaro del 1910 ai 90-120 q/ha degli anni 2000, il che ha portato a consumi irrigui pari a 4-6 volte quelli delle agricolture tradizionali.

 Il sistema irriguo lombardo – storia, attualità e ipotesi per il futuro

Fontanile

Il sistema irriguo lombardo si fonda sull’irrigazione per scorrimento, metodo introdotto in epoca medioevale con lo scavo dei canali storici come la Muzza e i Navigli milanesi, che hanno reso l’agricoltura lombarda una delle più produttive a livello europeo. A tale affermazione dell’agricoltura lombarda  contribuirono in modo essenziale sia un diritto delle acque favorevole all’innovazione, che costituì per secoli un esempio a livello europeo, oltre che la regolazione delle acque sgorganti dalle risorgive (poi fontanili), sia la messa a punto di un efficace sistema di misura dei consumi idrici, come ad esempio, la “bocca magistrale milanese” (Colombani, 1842).

Il sistema di irrigazione per scorrimento nasce durante l’optimum climatico medioevale allorché i ghiacciai alpini erano su livelli inferiori a quelli attuali e si afferma per una ragione geo-morfologica che Carlo Cattaneo (1847) illustra nel modo che segue (cito a memoria): La pianura lombarda si estende per una lunghezza di 250 km dal Golasecca (256 m slm) alla punta del mantovano (7 m slm). 250 m di dislivello in 250 km significano un dislivello dell’uno per mille, ideale per supportare l’irrigazione per scorrimento.

Il sistema per scorrimento è molto economico, assai parco nei consumi energetici e ha inoltre il vantaggio di ricaricare le falde. Tuttavia il sistema per scorrimento si rivela problematico sia per la bassissima efficienza (solo il 30-40% dell’acqua che arriva al campo viene effettivamente consumata dalla coltura) sia perché l’acqua non consumata percola in falda sottraendo nutrienti azotati alla coltura e apportando alla falda sostanze indesiderate (fitofarmaci e nitrati).

Oggi esistono metodi d’irrigazione molto più efficienti come l’aspersione (efficienza pari al 60-70%), le grandi ali piovane (75-85%), la microirrigazione con sistemi a goccia o a microgetto (85-90%) e la subirrigazione (85-95%).

Tali sistemi non sono impiegabili con gli attuali sistemi di turnazione che, essendo funzionali al sistema per scorrimento, portano l’acqua al campo solo 1 volta ogni 7/10 giorni (turno o ruota).

Per consentire l’introduzione di metodi più efficienti occorre modificare il sistema mantenendo l’acqua nei fossi in modo continuo. In tal modo si potrebbe attingere a tale acqua per alimentare i sistemi a maggiore efficienza. A ciò si aggiunga che l’acqua nei fossi potrebbe alimentare la falda in modo “pulito” senza cioè asportare dal campo nitrati e residui di fitofarmaci.

Ovviamente la modifica del sistema irriguo comporta:

– una presa di coscienza del mondo agricolo e del decisore politico circa l’importanza di una maggior efficienza nell’irrigazione

– investimenti a livello comprensoriale per modificare il sistema di apporto delle acque irrigue alle singole aziende

– investimenti a livello aziendale per acquisire e gestire i nuovi sistemi.

Luigi Mariani  (agronomo  e agrometeorologo – Milano) 

Riferimenti bibliografici

  • Cattaneo C., 1847. D’alcune istituzioni agrarie dell’alta Italia applicabili a sollievo dell’Irlanda, lettere del dottor Carlo Cattaneo a Roberto Campbell. (F. Sanseverino), Annali universali di statistica economia pubblica, geografia, storia, viaggi e commercio (1847 lug, Serie 2, Volume 13, Fascicolo 37).
  • Colombani F., 1842. Manuale pratico di idrodinamica, con un Appendice contenente il testo di alcune leggi relative alle acque ad uso degli ingegneri ed agenti di campagna, Milano, 1842.
  • Mariani L., Sfondrini G., Cola G., 2011. A water balance model of Lago Azzurro (Madesimo-Lombardia-Italia). Italian Journal of Agrometeorology, vol. 1, p. 37-44, ISSN: 2038-5625

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