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Boxe vs Parkinson

Foto: © Rock Steady Boxing

In palestra con i guantoni per combattere il Parkinson – di Franca Castellini Bendoni (*)

Non solo medicine: oggi il morbo di Parkinson può essere contrastato anche con lo sport, nello specifico la boxe. Il suggerimento viene dagli Stati Uniti, dalla Parkinson’s Disease Foundation, che ha istituito palestre specializzate nel seguire gli affetti da questa patologia  con tecniche adeguate di movimento e coordinamento.

Il Parkinson è una malattia degenerativa del sistema nervoso, che causa alterazioni del movimento, con conseguente deterioramento della capacità motoria, dell’equilibrio, della parola e, a cascata, di diversi disturbi, tra cui una progressiva difficoltà relazionale che porta facilmente all’isolamento famigliare e sociale.

E’ dunque una patologia che ha un impatto rilevante a livello sociale, e che le stime danno in grande aumento nei prossimi anni: nei 15 paesi più popolati al mondo (i 2/3 della popolazione mondiale) le stime parlano di oltre 4 milioni, con trend agli 8/9 milioni per il 2030. In Italia  i malati affetti da questa patologia sono stimati in 600.000, negli Stati Uniti oltre un milione, con incrementi nell’ordine di 60.000 malati ogni anno.

Foto: © Rock Steady Boxing

Ed è dagli Stati Uniti che arriva la notizia della Rock Steady Boxing Gym (boxe senza contatto fisico), dedicata alla lotta contro il Parkinson. Vari studi condotti dagli anni 90 hanno indicato che l’esercizio fisico, rigorosamente programmato e controllato, ha un impatto positivo  su movimento, postura, flessibilità, migliorando la qualità della vita quotidiana di questi pazienti. Studi recenti della Cleveland Clinic indicano  che esercizi del programma RSB  possono svolgere una funzione neuroprotettiva in grado di rallentare il progredire della malattia.

La Rock Steady Boxing – RSB è una disciplina fondata nel 2006 da Scott C. Newman, un procuratore legale dell’Indiana, colpito  dal morbo all’età di 40 anni: con un intenso allenamento di boxe, Newman riscontrò i notevoli benefici derivanti da questa pratica sportiva. Da qui l’idea di mettere a punto programmi di allenamento adeguati ai diversi livelli della malattia, dalla diagnosi precoce all’attenzione e cura di pazienti affetti da anni dalla malattia.

Pensando alla storia di Muhammad Ali (o Cassius Clay, come conosciuto ai tempi dei suoi successi sportivi) qualcuno potrebbe obiettare che proprio i pugni siano stati la causa dell’insorgere del morbo di Parkinson e, quindi, a dubitare che la boxe possa avere ‘effetti terapeutici’. Ma c’è una grande differenza, importante:  nella RSB  non c’è alcun contatto fisico, i pugni vanno solo al sacco, al punching ball o ai parapugni dell’allenatore o coach.

Allora perché la boxe può essere una possibile soluzione di supporto ai malati di Parkinson? Di fatto studi e ricerche indicano che l’esercizio fisico ha un impatto positivo nella gestione dei sintomi del Parkinson, soprattutto nell’aiutare il paziente a spingere il proprio corpo a reagire, a ‘lottare’ contro i propri limiti e migliorare la propria qualità di vita.

Foto: © Rock Steady Boxing

L’esercizio fisico ha come obiettivo l’apprendimento di abilità motorie, la ripetizione controllata di gesti quotidiani, il miglioramento di elasticità e concentrazione, e altri aspetti  che possono portare ad una migliore neuroplasticità che aiuti a mantenere le connessioni cerebrali e a crearne di nuove. Le funzionalità oggetto di un training con la boxe sono molteplici, tra cui il coordinamento mano-occhi e gambe-braccia, equilibrio, agilità, maggiore rapidità nei movimenti, tutte caratteristiche di base mutuate dall’allenamento di un pugile.

Parallelamente all’esercizio fisico il programma RSB prevede anche altre attività, funzionali per portare il paziente ad aumentare i livelli di autonomia della sua vita quotidiana: come coordinare e riequilibrare l’andatura, affrontare cadute, migliorare la manualità, diventare multi-tasking, riacquistare fiducia in sé stessi, interagire con gli altri.

Il Parkinson? E’ un avversario contro il quale si può lottare, anche con la boxe, per ridurre, contrastare, rallentare la progressione della patologia.

Il metodo Rock Steady Boxing è arrivato anche in Italia: le prime palestre di Rock Steady Boxing sono nate a Longone al Segrino, la Como Lake, prima affiliata italiana ed europea, e a Mantova,   la palestra Boni, nel 2017. 

 

(*) Mondohonline

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Bibliografia di riferimento re: studi e ricerche sull’argomento (dal sito Rock Steady Boxing): 

  • Combs, Stephanie A., Diehl, M. Dyer, Staples, William H., Conn, Lindsay, Davis, Kendra, Lewis, Nicole, Schaneman, Katie. Boxing Training for Patients With Parkinson’s Disease: A Case Series. Physical Therapy, Vol. 91 – No. 1, pp.1-11, January 2011. This is an observational study of Rock Steady Boxing training in six participants. After 12 weeks of training there were measurable improvements in gait, balance, and quality of life. Participants with milder Parkinson’s improved sooner than patients with move severe Parkinson’s symptoms.
  • Hirsch, M. A., Farley, B.G. Exercise and neuroplasticity in persons living with Parkinson’s disease. European Journal of Physical and Rehabilitation, Vol.45 – No. 2, pp.215-228, June 2009.
  • Ahlskog, Ph.D. M.D. J. Eric. Does vigorous exercise have a neuroprotective effect in Parkinson disease? American Academy of Neurology, Neurology 2011, pp 288-294, July 27, 2011. Two excellent reviews of the of the human and animal research which shows the impact of exercise on brain function in PD. Both reviews focus on the importance of vigorous or high intensity exercise for Parkinson’s disease.
  • Ridgel, Angela L., Vitek, Jerrold L., Alberts, Jay L. Forced, Not Voluntary, Exercise Improves Motor Function in Parkinson’s Disease Patients. Neurorehabilitation and Neural Repair, vol. 23 – No. 6, pp 600-608, July/August, 2009. Tandem bicycle study in which subjects either rode at their chosen rate, or rode a rate higher than their chosen rate. Tension was adjusted and oxygen consumption measured so that both groups expended the same amount of energy. However, the group that rode at the higher rate had greater improvements in PD symptoms.
  • A study completed by the University of Indianapolis, “A Longitudinal Analysis of Impairment, Activities and Participation in Persons with Parkinson’s Disease” led by Dr. Stephanie Combs-Miller will be released soon. This is a 2 year study that is followed 88 people with Parkinson’s and studied their exercise habits and how that affects their symptoms. While the print version of this study is not yet released, Dr. Combs-Miller’s video presentation on her study can be found here: https://www.youtube.com/watch?v=F4Lj6sGMb-I

 

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