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Emergenza acqua in Lombardia?

Emergenza H2O in Lombardia? – di Carlo Alberto Rinolfi* e Francesco Silva**

“Il tutto è falso” (G. Gaber): Questo mondo corre come un aeroplano e mi appare più sfumato e più lontano…

Vittima di questa corsa è il rapporto tra uomo e ambiente: crescono eccesso di CO2 e scarsità/degrado di H2O. Abbiamo più conoscenze, ma il rapporto paradossalmente continua a peggiorare.
C’è un problema d’informazione (forse troppa, molto spesso di qualità incerta), un problema di miopia sociale, un problema di legislazione.

Incontri come quello di oggi e gruppi come Mondohonline  esprimono la «voce» della società più consapevole del rischio derivante dall’azione corrosiva degli interessi. Ma perché Mondohonline? Perché chi è più debole è più attento al pericolo che incombe rispetto a chi è più forte e presuntuoso, e sottovaluta i rischi.

Allora l’obiettivo da raggiungere è quello di  impedire che la “rana cuocia”, facendola uscire dalla vasca o cercando di far abbassare la temperatura dell’acqua. 

Nel corso del Convegno di oggi discutiamo di qualità (a rischio) e di quantità (a rischio) di H2O. Scorrettamente si è convinti che non esista un problema di H2O: non è così, e gli interventi di oggi, non allarmistici, ma semplicemente informati e liberi, lo mostreranno. Questa mattina parleremo di qualità di H2O in Lombardia. Nel pomeriggio affronteremo il problema della quantità.

Utilizzando mezzi minimi, Mondohonline ha fatto un’indagine partendo da informazioni pubbliche e certificate che chiunque può trovare in rete. Qui descriviamo il percorso fatto e indichiamo gli interrogativi che ne derivano.

Arpa Lombardia (all’interno del file disponibile sul sito) propone la mappa seguente in cui sono rappresentati i risultati del monitoraggio svolto nel 2016 relativo alle acque sotterranee: in verde è indicato uno stato chimico “buono” e in rosso uno stato chimico “non buono” secondo quanto previsto dal Dlgs 30/2009.

Utilizzando le mappe di Google, Mondohonline ha individuato i punti di prelievo indicati da ARPA.
Ogni icona, che rappresenta una singola unità di monitoraggio, è cliccabile (lo sarà appena la mappa sarà disponibile online) e mostra le informazioni presenti nella tabella del file di Arpa Lombardia, inclusa la causa di stato chimico “non buono” (e quindi il contaminante, o i contaminanti, in eccesso rispetto ai valori consentiti).
Una rappresentazione parziale, e statica, della stessa è illustrata qui in basso:

I Comuni lombardi, sul cui territorio sono localizzati i punti di prelievo di Arpa utilizzati nel campionamento del 2016, sono stati 403, pari al 26,4% del totale regionale; di essi, 227 (il 56,3% del campione) hanno presentato uno stato chimico “non buono”.

Fonte dati: Arpa Lombardia e Istat

Il dato del campione Arpa, per provincia, è rappresentato dalla seguente tabella:

Fonte dati: Arpa Lombardia

Le norme attualmente vigenti sulla qualità delle acque destinate al consumo umano sono disciplinate dal Decreto legislativo del 2 febbraio 2001 n° 31, che dà attuazione alla Direttiva 98/93/CE del 3 novembre 1998. Lo stato chimico delle acque sotterranee, qualificato come “non buono” o “buono” a seconda del superamento o meno di valori soglia per una serie di sostanze contaminanti e a seconda del rispetto di altri parametri legati allo specifico corpo idrico e al contesto ambientale, è normato invece dal Dlgs 30/2009.

I due DL del 2001 e  del 2009 non presentano omogeneità quanto a sostanze chimiche inquinanti (all. 1 parte B per il primo e all.3 – art. 2 comma 1- per il secondo); inoltre, nel Dlgs del 2001 si usano terminologie (ad es. “antiparassitari”) ormai abbandonate e fin troppo onnicomprensive.
I valori soglia per la medesima sostanza secondo il Dlgs del 2001 (“acque potabili”) e secondo il Dlgs. del 2009 (“stato chimico delle acque sotterranee”) sono molto diversi, decisamente più tolleranti per le acque potabili rispetto a quelle di falda.

Alcuni esempi:
Il tetracloroetilene (la sostanza che con maggior frequenza, secondo i test di Arpa per il 2016, supera i livelli soglia per le acque di falda) presenta un limite di legge di 10 microgrammi/L (sommato con il tricloroetilene) per le acque potabili e di 1,1 microgrammi/L per le acque sotterranee.
Il cromo VI presenta un livello soglia di 10 microgrammi/L per le acque potabili, ma solo in presenza di valori più alti del consentito di Cromo, rispetto al limite di 5 microgrammi/L, senza altre condizioni, previsto dal Dlgs 30/2009 per le acque sotterranee.

I 112 indicatori usati da Arpa Lombardia nel monitoraggio del 2016 delle acque sotterranee sono inoltre difficilmente confrontabili con quanto viene pubblicato, più o meno regolarmente, dai diversi gestori del servizio idrico integrato che forniscono acqua potabile alla popolazione.
In genere i gestori indicano solo i risultati relativi ai parametri previsti dalla legge (ph, residuo fisso, durezza, conducibilità, Calcio, Magnesio, Ammonio, Cloruri, Solfati, Potassio, Sodio, Arsenico, Bicarbonato, Cloro residuo, Fluoruri, Nitrati, Nitriti, Manganese). 

In qualche caso viene però riportato il dato riferito ad alcune sostanze prese in esame da Arpa.
E’ il caso del tetracloroetilene, il contaminante che, come già scritto, ricorre con maggior frequenza nella tabella di Arpa relativa allo stato chimico delle acque sotterranee lombarde.

Mondohonline ha preso in esame 4 diversi Comuni appartenenti a 3 distinte province (e a 3 diversi gestori). Il confronto è riassunto nella seguente tabella:

*Solo tetracloroetilene

Le acque sotterranee dei quattro Comuni lombardi presentano uno stato chimico “non buono” a causa (anche) del tetracloroetilene, classificato dallo IARC (International Agency for Research on Cancer) nel gruppo 2A (probabile cancerogeno per l’uomo), in grado di indurre, a basse concentrazioni, tossicità epatica e renale e,  ad alte concentrazioni, di deprimere il Sistema Nervoso Centrale  (fonte: Ministero della Salute).

In ciascuno dei quattro casi presentati, la sostanza è ampiamente al di sotto dei limiti di legge previsti per le acque destinate al consumo umano (10 microgrammi/l in associazione con il tricloroetilene) secondo quanto deliberato dal Dlgs 31, 2001. Ma in tutti e quattro i casi si superano ampiamente i valori soglia previsti dal Dlgs 30, 2009 (1,1 microgrammi/l) perché l’acqua proveniente dal sottosuolo possa essere definita di stato chimico buono.

L’indagine esposta, oltre a evidenziare serie criticità nella qualità dell’acqua che beviamo, pone alcuni interrogativi a chi produce e distribuisce H2O, a chi ha la funzione pubblica di fissare delle regole nell’interesse collettivo.

Alla luce di quanto sopra, proponiamo alcune considerazioni e delle domande:

1) Chi vuole comprare un’automobile ne può accertare le caratteristiche con informazioni accessibili a tutti. Perché le autorità di governo non impongono a tutti gli operatori di offrire informazioni analoghe e complete sull’acqua?

2) C’è un’evidente “confusione organizzativa“: più organizzazioni partecipano al sistema H2O, ma non comunicano o si muovono indipendentemente, o i ruoli si sovrappongono confusamente: questo è quanto almeno percepisce un soggetto esterno, ma intelligente, che voglia capirci qualcosa. E’ possibile il coordinamento?

3) La percezione scientifica della pericolosità evolve, ma la legislazione e gli operatori procedono molto più lenti della crescita conoscitiva: perché?

4) Vi è sovrapposizione e contrasto tra norme. Perché non viene eliminata?

 

(*) Presidente di Mondohonline

(**) Comitato scientifico di Mondohonline

 

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