Newsletter

Vuoi essere aggiornato sui nuovi articoli e sulle nostre attività?

Iscriviti alla nostra Newsletter

L'editoriale

barra1

 

C. A. Rinolfi: 

Emergenza acqua in Lombardia?

 

Green Economy

barra1

 

franca castellini_2F. Castellini Bendoni: 

Acqua bene prezioso ma in pericolo

 

Biotecnologia e Nutraceutica

barra1

 

A. Viglia: 

Acqua: questa sconosciuta

 

Nutrizione e omotossicologia

barra1

 

D. Mainardi: 

Parkinson: l'importanza della dieta

Fattori biotici nella difesa dell'acqua

–  di Aurelio Viglia (*)

Dal Convegno ‘Nuove resilienze metropolitane dalle patologie ed emergenze dell’acqua’ – Mondohonline

Nei cicli degli esseri viventi del nostro pianeta  scarti e rifiuti sono sempre stati prodotti e il loro smaltimento è sempre avvenuto attraverso l’equilibrio autodepurativo che si stabilisce fra le entità biotiche presenti nei vari ecosistemi.

Paradossalmente le stesse catene alimentari presenti sul pianeta sono esempi di autocontrollo e autodepurazione. Il termine autocontrollo introduce un concetto fondamentale per comprendere le cause profonde dell’inquinamento.

 

L’inquinamento antropico così come oggi lo vediamo e consideriamo è iniziato quando la popolazione umana ha cominciato a moltiplicarsi a dismisura infrangendo gli equilibri naturali che governano le altre specie sia animali che vegetali. Il problema dell’inquinamento quindi ha cominciato a porsi con la crescita smisurata della popolazione umana e con l’avvento delle tre rivoluzioni industriali (1750,  1870,1970).

Alcuni dati sulla crescita della popolazione umana sono molto indicativi e significativi. Si stima che 7-8.000 anni fa (inizio dell’era agricola) la popolazione mondiale fosse di 8 milioni di persone diventate 300 milioni nell‘anno 1 dell’era cristiana, 1800 milioni all’inizio del 1900 e oltre 7.000 milioni ai giorni nostri.

Questi numeri si commentano da soli e danno un’idea precisa del perché il banco sia saltato. Il banco altro non è che l’equilibrio autodepurativo che saltando ha portato alla catastrofe ecologica e ambientale alla quale stiamo assistendo: dai cambiamenti climatici di natura antropica a quelli ecologici dovuti al fatto che non solo scarti e rifiuti ma tutto l’inquinamento prodotto dalla popolazione umana in forma diretta e/o indiretta non possono essere smaltiti dai sistemi naturali di autodepurazione anche per la natura xenobiotica di molti inquinanti.

Abbiamo dimenticato che il Pianeta è, in fondo, un’astronave in viaggio nello spazio e che quindi non potevamo permetterci il lusso né di superare i limiti dell’autodepurazione né quello di sperperare le scorte,  ossia le risorse, che non sono infinite.

Avendo bene in mente questi fondamentali concetti, vale la pena di spendere un attimo di tempo per introdurre la sottile ma importante differenza tra inquinante e contaminante ambientale. Per contaminante si intende una sostanza chimica presente a livelli superiori rispetto a quelli considerati normali per una particolare componente ambientale. Il problema è capire cosa di intende per “normalità”. La “normalità” varia infatti in funzione dell’inquinante che viene considerato: per i pesticidi la normalità è l’assenza, per composti quali i metalli pesanti, gli idrocarburi policiclici aromatici (PAHs) e il metilmercurio (MeHg) è invece anormale la presenza a concentrazioni superiori a quelle naturalmente presenti nell’ambiente. In questi casi il livello normale può variare notevolmente da un luogo all’altro. Ad esempio, le aree vulcaniche sono zone ad elevato contenuto di zolfo, per cui i livelli di inquinamento da zolfo in questi distretti saranno molto più elevati che in zone non vulcaniche. In due parole l’inquinante è un’entità (composto, molecola, atomo o sue subunità) che può causare un danno, reversibile o irreversibile, all’ambiente, mentre il contaminante invece è un’entità che, pur presente a livelli superiori a quelli normali, non comporta danno.

Fatte queste precisazioni e prima di accennare ai cicli dell’acqua, possiamo accennare agli inquinanti/contaminanti  biotici e xenobiotici.

I primi sono composti o anche singole molecole da sempre presenti in natura con i quali gli organismi viventi, o biotici, sono venuti in contatto sviluppando la capacità di riconoscerli, attaccarli, metabolizzarli e quindi innocuizzarli. Gli xenobiotici sono composti o molecole non presenti in natura ma costruite dall’uomo e con le quali i sistemi viventi non sono mai venuti in contatto e quindi non hanno sviluppato sistemi biologici atti a innocuizzarle o degradarle in prodotti atossici o meno tossici.

Ora, la maggior parte di inquinanti immessi nell’ambiente nel corso dell’ultimo secolo, in particolare negli ultimi 70 anni, sono di natura xenobiotica e tutti siamo coscienti dei grandi disastri ecologici perpetrati da queste entità: basti ricordare Hiroshima in Giappone (1945), Seveso in Italia (1976) e Bhopal in India (1984). Quello di Seveso viene inserito dagli esperti del settore e dalla stampa scientifica specializzata nella classifica degli 8 peggiori disastri ambientali della storia dell’umanità. A questi disastri, e agli altri minori che giornalmente si verificano, è come se avessimo fatto l’abitudine. Un esempio per tutti è costituito dallo sversamento volontario o involontario di idrocarburi nell’ambiente acquatico e terrestre, all’interramento sconsiderato di sostanze tossiche e nocive, ecc. Nonostante queste cicatrici non solo fisiche che ancora ci lecchiamo (passatemi il termine non politicamente corretto), stiamo continuando imperterriti a dilaniare la “Casa comune” come correttamente l’ha definita l’attuale pontefice.

Fra i grandi cicli naturali, quelli dell’acqua sono i più articolati in quanto si compongono almeno di vari cicli, fra cui i più importanti sono: biogeofisico e biogeochimico. Soffermandoci sul ciclo biogeochimico, osserviamo che le più grandi riserve di acqua sono i mari. Il sole va a riscaldare la parte più superficiale di queste acque e di conseguenza solo una parte di questi bacini. Il vapore entra a contatto con gli strati più alti dell’atmosfera, dove, trovando temperature più basse, condensa e forma delle goccioline d’acqua. Una parte dell’acqua ritorna negli oceani e nei mari, una parte anche sulla terra; quest’acqua avrà due diversi destini: infatti, se troverà un terreno impermeabile, l’acqua scorrerà e arriverà nei canali ritornando ai fiumi, ai laghi e ai mari. Se invece troverà un terreno permeabile, l’acqua filtrerà in profondità, finché non troverà uno strato impermeabile, formando le falde. L’acqua di profondità è quella più pulita in quanto i contaminanti generalmente sono via via trattenuti dagli strati solidi che attraversano.

Infine, mi piace ricordare alcune parole della Direttiva Comunitaria (anno 2000) sull’acqua che recita: <<L’acqua non è un prodotto commerciale al pari degli altri, bensì un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale. L’acqua è indispensabile per la vita: si tratta di una risorsa essenziale per l’umanità che genera e sostiene la prosperità economica e sociale, oltre a rappresentare un elemento centrale degli ecosistemi naturali e della regolazione del clima.>>

Quando l’acqua si estrae dagli ecosistemi acquatici, dagli acquiferi o si capta direttamente la pioggia per uso umano, si altera il ciclo idrogeologico, però essa non perde il suo carattere naturale, nel senso che prima o poi tornerà a integrarsi nel ciclo, molto probabilmente con una perdita di qualità o avendo cessato di prestare determinate funzioni eco-sistemiche.

Le caratteristiche della circolazione dell’acqua nel pianeta devono essere tenute in considerazione tanto quando questa circola in maniera naturale all’interno degli ecosistemi, quanto quando si estrae e si incorpora al sub-sistema sociale della circolazione.

 Andando, anche se brevemente, alla depurazione biologica ai tempi del sovraffollamento, potranno le conoscenze acquisite sui meccanismi che regolano i sistemi biotici aiutarci a raggiungere un equilibrio e a controllare l’inquinamento o il suo eccesso?

Oggigiorno l’aspettativa che le entità biologiche possano adattarsi alle sostanze xenobiotiche metabolizzandole o almeno trasformandole è molto più concreta che solo pochi anni fa. Questo grazie agli studi più avanzati in materia di ecologia evoluzionistica che hanno dimostrato che l’evoluzione è molto più veloce di quanto pensasse Darwin se un certo ecosistema viene sottoposto a una forte pressione selettiva. Ricerche condotte in università degli Stati Uniti (Georgia, Athens e Ithaca) e Canada (McGill University-Montreal) suggeriscono che i cambiamenti evolutivi alterano alcuni ecosistemi o modificano fattori ecologici più convenzionali, come la quantità di luce che raggiunge un habitat. L’evoluzione rapida a volte può compensare alcuni effetti negativi del riscaldamento climatico e altri fattori noti di cambiamento. (1)

Però, anche utilizzando i più avanzati impianti di depurazione e le più sofisticate tecniche di ecologia evoluzionistica, il reale problema si sposta solo più a valle. Infatti, quando molte sostanze tossiche e/o nocive vengono catturate da queste entità che le innocuizzano inglobandole o demolendole parzialmente, le biomasse di risulta poi, in quali siti le stocchiamo? Il problema che si pone è molto prossimo a quello delle scorie nucleari, e allora?

Mi sembra che le conclusioni siano sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo inquinare di meno, e rinunciare a privilegi ingiustificati avviandoci di gran carriera verso l’antroporiciclene, ossia l’era del riciclo e del riuso delle risorse destinando a questa missione annualmente almeno il 5% del PIL planetario. La posta in gioco non siamo noi ma la sopravvivenza dei nostri discendenti anche prossimi e della <Casa Comune>. Ripeto, abbiamo superato ogni ragionevole limite .

Per terminare, il nostro linguaggio quotidiano, permeato dal lemma ‘globale’ declinato in tutte le sue accezioni, mi autorizza ad affermare che è venuto il momento in cui dobbiamo pianificare, a livello globale planetario,  gli aspetti demografici, quelli della produzione industriale, le quantità di tossici e nocivi da immettere nell’ambiente, ecc. ecc.

Utopia? No! Soltanto necessità di sopravvivenza!

 

(*) Pharma & Biotech Consulting  –  Comitato Scientifico Mondohonline

(1) “Nature” 31 gennaio 2018.

Commenta

  

  

  

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.