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La consapevolezza dell’acqua: rieducare al futuro

di Gabriella Campioni (*)

Dal Convegno ‘Nuove resilienze metropolitane dalle patologie ed emergenze dell’acqua’ – Mondohonline, 22 marzo 2018

  1. Il problema

December 14, 2017. Cape Town. People collecting water at the SAB spring in Newlands. Photo by Ruvan Boshoff

 

 

Tra un mese Città del Capo potrebbe essere la prima al mondo senz’acqua e in balia di “guerre per l’acqua”. Ma Città del Capo è così lontana e diversa da noi… o NO?

 

 

 

 

Lo stress del preziosissimo ”oro blu” investe tutto il mondo (Lombardia compresa). Tra le cause c’è, pesantissima, l’incoscienza dei Paesi “sviluppati” (noi!), il che rende urgente un’educazione non solo all’acqua, ma al futuro tout-court poiché senza acqua non c’è vita, e l’acqua è ”solo” un aspetto di una crisi ben più totale.

Oggi si fa di più nei Paesi svantaggiati che in quelli sviluppati: ancora noi. Tre dati: l’acqua potabile disponibile è solo il 2,5% del bacino globale; il fabbisogno minimo per sopravvivere è di 5 litri/giorno/persona, ma in Italia ne consumiamo 241; il consumo giornaliero globale è di 10 miliardi di litri al giorno, equivalenti a 4 bicchieri d’acqua bevuti ogni minuto da ogni essere umano… Se, ovviamente, nessuno ne beve così tanta, significa che soprattutto noi la sprechiamo. (es. 8 litri – potabile! – a ogni scarico del WC!)

Le cause/effetti sono inestricabilmente interrelate: cambiamento climatico, urbanizzazione, industrializzazione,  inquinamento, consumismo, deforestazione, incuria… È una situazione senza precedenti di cui ci si palleggiano le colpe. Difficilissimo sia affrontarla che ipotizzare un percorso educativo per i cittadini del mondo di un domani già cominciato.

A mio avviso, il primo punto è proprio l’assenza di precedenti, che impone di cercare modelli nuovi almeno per evitare di “risolvere un problema peggiorandone un altro” come troppo spesso abbiamo fatto e come raccomanda il World Water Development Report 2015Water for a Sustainable World – dell’ONU. (UNESCO IHE, il massimo istituto al mondo per l’educazione all’acqua).

Da secoli ci basiamo su una mentalità parcellizzata, iper-razionale, che mette una pezza alla volta a un problema alla volta, perdendo di vista la “sistemicità” della Vita, ma anche facoltà quali la creatività e l’intuizione, fondamentali per ideare soluzioni inedite a problemi inediti. Cito due frasi di (o attribuite a) Einstein: “La mente intuitiva è un dono sacro e la razionalità un fedele servo. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono” ed “È follia sperare di ottenere risultati diversi facendo sempre le stesse cose”…

Avremmo bisogno di “visioni”, ma oggi non sembrano esserci “visionari” carismatici né “maestri”. E se fosse un segno dei tempi, che ci vuole maestri di noi stessi, più consapevoli e capaci di rimboccarci le maniche?

Neppure la scuola, in teoria il luogo deputato all’educazione, sfugge allo “stress” e alla parcellizzazione. Il pedagogista Sir Ken Robinson sottolinea che la scuola pubblica attuale è nata per produrre in “catena di montaggio” professionalità per la nascente Rivoluzione Industriale, ma industria e lavoro sono cambiati…   (Sfuggire alla valle della morte dell’educazione) ¹

Diamo saperi che non servono più… e non quelli che servirebbero a parte quelli “tecnologici”, ma non ovunque e comunque una parcellizzazione; non e-ducazione ma in-ducazione. La disaffezione alla scuola e l’abbandono scolastico – entrambi in aumento – dicono che i ragazzi sono diventati pelandroni o che non trovano ciò di cui avrebbero realmente bisogno per affrontare il disastro che stanno ereditando da noi? 

  1. “L’acqua a scuola” – i contenuti: i fatti e la scienza (non solo)

Per un bambino (e un adulto) lombardo è difficile concepire lo stress idrico o la mancanza d’acqua nonostante il tema venga trattato in alcune scuole (facoltativamente!).

Per quanto sensibile e creativo sia l’approccio, quello che comunemente si fa è inserire nel programma un modulo di un paio di settimane con il ciclo dell’acqua e suggerimenti per il risparmio idrico. Al bambino non resta molto, tanto più se a casa vede comportamenti diversi. Tra le righe, inoltre, traspare un atteggiamento del tipo: “Acqua, tu sei lì e io sono qui. Siamo separati e ti possiedo”… Una commodity, come si legge da qualche parte?

E se rendessimo l’acqua il cuore del programma, come tento di spiegare al primo punto del § 3?

Oggi più che mai l’insegnante (“colui che segna dentro”) deve aggiornarsi continuamente sui temi più attuali. Coinvolgendo nelle ricerche gli studenti, spesso più abili con il computer, si favoriscono assunzione di responsabilità, curiosità, empowerment e autostima superando il modello “dalla cattedra ai banchi”. Con opportune strategie e gradualità si possono passare contenuti impegnativi anche ai più piccoli!

Occorre aprirsi a ciò che si fa nel mondo (serve l’inglese!) cercando fonti autorevoli quali il già citato IHE dell’UNESCO ; i due programmi dell’UNICEF: Child Friendly Schools e WASH,  e quelli della FAO; il Life Programme della EU.

È comunque fondamentale evitare il panico o un’apatica aspettativa del peggio, bisogna far leva sui lati forti sia dell’Uomo che della Terra: oltre ai problemi, occorre informare non solo per ridurre o razionalizzare i consumi, ma anche per migliorare le cose… magari esplorando progetti “alternativi”. La situazione, dicono alcuni report, richiede che non si lasci nulla di intentato e preme verso soluzioni in armonia con la Natura, il meno possibile energivore, capaci di combinare vari vantaggi, inclusive e sostenibili; meglio locali che non centralizzate! Segnalo quattro esempi applicabili (due già sperimentati) in Lombardia:

Fitodepurazione/ lagunaggi/ paludi artificiali (constructed wetland): Ambienti  naturali “costruiti” che possono abbattere persino i metalli pesanti in base alle piante allocate.  Studiati anche dalla NASA, richiedono lavoro per la costruzione, ma poi scarsa manutenzione e praticamente zero energia. Impianti locali, i cui vantaggi sono molteplici per il territorio e la gente magari associandovi orti sociali. Sono fonti pressoché inesauribili di attività educative

I microorganismi effettivi (EM), metodo ideato da Teruo Higa, docente all’Università di Okinawa. Gli EM sono utilizzati in detersivi naturali (persino nelle navi petroliere), per depurare l’acqua e potenziare l’agricoltura. I bambini possono vederne gli effetti in facili esperimenti e collaborare alla preparazione delle applicazioni nell’ambiente. ²

Riforestazione. Plant for the Planet è un progetto avviato dal tedesco, oggi diciannovenne, Felix Finkbeiner quando aveva 9 anni; a 13 ha parlato all’ONU in un inglese perfetto. Colpito dall’ambientalista africana Wangari Maathai, ha creato un’organizzazione no-profit di bambini anche nella governance. Il suo motto è: “smetti di parlare, comincia a piantare”, sostenuto da varie personalità facendosi fotografare con un bambino che tappa loro la bocca. Hanno già piantato oltre 14 miliardi di alberi in oltre 130 nazioni, ma hanno alzato il tiro a mille miliardi, 150 per ogni abitante della Terra, con un auspicato beneficio sui regimi pluviali.

Dice Felix: “Se a una scimmia offri una banana ora o sei banane più tardi, sceglierà sempre la banana adesso. Da ciò, noi bambini abbiamo capito che non possiamo fidarci che gli adulti da soli salveranno il nostro futuro. Perciò dobbiamo prendere il futuro nelle nostre mani”.

Centomila bambini fra i 10 e i 12 anni sono ora “ambasciatori di giustizia climatica” in molti Paesi (non mi risulta in Italia!), stimolando e partecipando direttamente alla piantumazione.

La permacultura è una tra varie metodiche volte a  razionalizzare il consumo di acqua, laddove l’agricoltura intensiva è tra le cause dello stress idrico. Ne abbiamo un vicino esempio alla Cascina Santa Brera di S. Giuliano Milanese, che è aperta e offre programmi educativi per bambini e adulti. (Ved. § 4) 

  1. “L’acqua a scuola” – l’approccio: la forma e l’anima

Qualcosa si è detto al paragrafo precedente. Vista l’essenzialità dell’acqua, lo stress idrico può pungolare a sperimentare nuove modalità educative utilizzabili per qualunque altro tema. Ecco alcune possibili linee-guida (certune in qualche modo già seguite) cui va applicato l’ovvio accorgimento della gradualità in funzione dell’età:

  • Incentrare sul tema le varie aree disciplinari (>inclusione). Un progetto di educazione all’acqua può includere scienze, geografia, storia, antropologia, sociologia, lingua… Es.: imparare le misure di capacità vedendo quanti bicchieri o bottiglie (per i più piccini) o litri (per i più grandicelli) se ne vanno lasciando il rubinetto aperto mente ci si lava i denti, poi moltiplicare per il numero dei compagni, dei giorni, etc.; “geografia dello stress idrico” e modi in cui i vari Paesi l’affrontano in funzione delle loro condizioni ambientali; storia: meno Napoleone e più fatti attuali… È tanto lavoro vivo!
  • Intergenerazionalità; inclusione di altri adulti in grado di passare saperi o abilità.
  • Approcci non solo “di testa”: stimolare tutti i sensi fisici, (lavoro handson, esperimenti, visite dirette…) ma anche l’immaginazione, l’emozione, il cuore, la curiosità… Utili favole, leggende e miti (>antropologia, letteratura…) così come l’esplorare aspetti meno “fisici” e più stupefacenti quali la memoria dell’acqua (può richiamare la Fisica Quantistica: Montagnier, Del Giudice, Istituto Cosmòs, Masaru Emoto…).  L’acqua “inonda” zone molto profonde della psiche…  e fortunatamente non sappiamo ancora tutto!
  • Importantissima l’arte, sia fruita che agita, in tutte le sue forme: figurativa, letteraria, musicale… La bellezza, dice qualcuno, salverà il mondo…
  • Anche nei report di ONU, EU, OECD… si invocano approccio e iniziative dal basso. (Cittadinanza attiva, sussidiarietà, etc.)  perciò:
  • Includere nelle ricerche le iniziative spontanee locali (bottom-up/grass-roots) comunque correlate all’acqua: che cosa è più educativo e possibilmente “contagioso” degli esempi?
  1. Educare al futuro: un progetto veramente inclusivo per i più piccini

La scuola dell’infanzia L. da Vinci di Rodano, I.C. di Settala (MI), segue da tempo approcci inclusivi. Nel corso di un programma sull’alimentazione, “mettendoci le mani”, i bimbi – 3-5 anni! – hanno visto che, per far crescere i semi, occorre una F.A.T.A., ossia l’azione sinergica dei quattro elementi Fuoco, Aria, Terra e Acqua.

Tento di estrapolare le attività per l’acqua sintetizzando al massimo.

Sottolineo che è stato coinvolto anche un bimbo autistico profondo grazie a un ulteriore impegno di inclusione.

“Come Leonardo: occhi curiosi, mani creative”. “Il viaggio di Gocciolina Chiara”.

Visite dirette: all’Expo, al parco ittico, all’acquario di Genova, alla “casetta dell’acqua” donata dal CAP al Comune dopo l’Expo, a una cisterna locale e alla Cascina Santa Brera (Ved. § 2), oltre a fossi e fontanili nel territorio, con i chiusini per la regolamentazione del flusso idrico.

 Il ciclo dell’acqua: vedere e fare; arte. All’Expo i bambini hanno raccolto mediante particolari imbuti le gocce d’acqua che scendevano per poi riversarli in appositi contenitori (simulazione raccolta acqua piovana). È stato realizzato un grande mural: piedi per le nuvole e mani e materiali vari per la terra. È stata inventata la storia di Arco Baleno e si è organizzata una “merenda colorata”, i cui invitati sono stati accolti dai bambini sotto un telone dai colori dell’iride.

Altri adulti coinvolti-intergenerazionalità. Le due farmaciste locali hanno guidato i bambini in alcune preparazioni galeniche con l’acqua, il che ha richiesto anche misurazioni. I “nonni giardinieri” li hanno seguiti, dosando l’innaffiatura, nella realizzazione delle aiuole aromatiche e del piccolo orto, i cui prodotti sono poi stati consumati e/o utilizzati in conserve. Le “nonne lettrici” hanno raccontato e animato storie…

Sperimentare la mancanza d’acqua. Aprirsi al mondo. Un giorno, per due ore, sono stati chiusi i rubinetti. Grazie alla corrispondenza con un bimbo del Bénin, adottato dalla scuola tramite l’associazione Aleimar della vicina Melzo, si sono confrontate le diverse condizioni ambientali e abitudini…

Consapevolezza dell’ecosistema. In giardino ci si rende conto delle interconnessioni tra i vari elementi. C’è persino uno “snack Bar” per i piccoli amici uccellini e insetti!

E non manca il riuso, anche delle bottiglie di plastica…

Ho chiesto all’Insegnante Fulvia Frigerio se, a suo parere, nel tempo i bambini dimenticano le buone pratiche e le consapevolezze apprese vedendo certi comportamenti degli adulti e nei successivi anni scolastici, in cui sono presi da altre richieste e altri metodi.

Incontrando i bambini qualche anno dopo la scuola materna, mi ha risposto, vedo che sì, è possibile che abbiano dimenticato, ma basta un nonnulla, un ricordo, per “riaprire il file” che si è “registrato dentro” (lo dice toccandosi il petto all’altezza del cuore) grazie alle esperienze fatte, all’averci messo mani, impegno ed entusiasmo insieme a noi adulti… Registrare nel cuore con ogni stratagemma: ecco il “trucco”!

Quale acqua e quale mondo lasciamo?

Li abbiamo ereditati dai nostri padri o avuti in prestito dai nostri figli?

(*) Educatrice – Istituto Cosmòs e MondoHonline

¹ Altri link: https://www.youtube.com/watch?v=xNDuCGZoc5M  – https://www.youtube.com/watch?v=FUa6npqfIbY

²  Altri link: https://emrojapan.com/water-treatment/-  http://www.italiaem.it/Applicazioni_EM/acque_reflue.html

 

 

 

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