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I ghiacciai dell'arco alpino

Stato e prospettive – di Guglielmina Adele Diolaiuti (*)

L’attuale fase di involuzione dei ghiacciai alpini è particolarmente intensa sulle Alpi ed è conseguente al riscaldamento atmosferico degli ultimi decenni (IPCC, 2013). I ghiacciai delle Alpi Europee hanno manifestato ingenti perdite di area e volume sin dalla fine della Piccola Età Glaciale (circa 1850, si vedano Zemp et al., 2008a; 2008b).

Durante l’intervallo temporale 1850-1980, la maggior parte dei ghiacciai alpini ha perso circa 1/3 dell’area e ½ del volume e dal 1980 ad oggi un altro terzo di ghiaccio è andato incontro a fusione (European Environment Agency, 2004). Tra i metodi utilizzati dai ricercatori per quantificare l’intensità della contrazione glaciale vi è il confronto di dati di geometria glaciale disponibili nei catasti o inventari prodotti a scala regionale o nazionale  (e.g. Paul et al., 2004; Zemp et al., 2006; Paul et al., 2007, Lambrecht and Kuhn, 2007; Diolaiuti et al., 2012a; 2012b; Fischer et al., 2014; Gardent et al., 2014; D’Agata et al., 2014; Smiraglia et al., 2015).

Infatti, le variazioni di geometria dei ghiacciai (i.e.: area, lunghezza, larghezza e volume) sono riconosciute dalla comunità scientifica come parametri chiave per identificare il cambiamento climatico in un’area e per quantificarne gli effetti ambientali  (Kuhn, 1980, Hoelzle et al., 2003; 2007). Le riduzioni più intense sono in genere manifestate dai piccoli ghiacciai (i.e.: quelli con area  <1 km2), i più numerosi nei catasti alpini, presenti in numero superiore all’80% del totale in tutti i gruppi montuosi europei (Paul et al., 2004; Citterio et al., 2007; Salvatore et al., 2015; Smiraglia et al, 2015).

Tra le ricerche più recenti da segnalare nel campo delle scienze criosferiche e dello studio degli impatti del Cambiamento climatico vi sono quelle condotte dall’Università Statale di Milano (Gruppo Glaciologia, attualmente in forza al Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali, ESP). Il Gruppo Glaciologia ha prodotto nel 2015 il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani (liberamente scaricabile su http://users.unimi.it/glaciol come pdf), opera di 400 pagine a colori e in due lingue che elenca e descrive i 902 ghiacciai presenti sulle Alpi Italiane e l’unico ghiacciaio Appenninico, il Calderone (Abruzzo). Il Catasto è stato realizzato dall’Università di Milano grazie al supporto di donor privati (Sanpellegrino Levissima Spa) e alla fattiva collaborazione delle amministrazioni delle regioni alpine italiane che hanno fornito materiale cartografico e telerilevato.

Il Comitato Glaciologico Italiano, associazione di studiosi italiani e stranieri dediti allo studio dei ghiacciai, ha inoltre collaborato alla validazione e revisione dei dati raccolti. Il Catasto è stato prodotto dopo ben 60 anni dall’ultimo inventario glaciale nazionale (prodotto nel 1959-61 da CNR e CGI) e ha permesso di quantificare l’estensione attuale di tutti i ghiacciai d’Italia (pari a circa 369 km2, come la superficie del Lago di Garda) e la contrazione avvenuta rispetto al catasto precedente (in media -30% ovvero -169 km2 come la superficie del Lago di Como, per avere un termine di paragone). Ha permesso anche di descrivere in dettaglio il glacialismo italiano, fatto di tanti piccoli ghiacciai (la dimensione media è di 0.4 km2) e di pochi giganti (come Forni in Valtellina o Miage in Valle d’Aosta). Una prima sintesi dell’opera è  l’articolo di Smiraglia et al. (2015).

Una seconda ricerca di grande attualità è quella condotta dai glaciologi della Statale in collaborazione con il Politecnico di Milano e pubblicata nel 2018 su una rivista internazionale (D’Agata et al., 2018) che ha visto la quantificazione delle variazioni geometriche dei ghiacciai presenti nel territorio lombardo nella Provincia di Sondrio dal 1981 al 2007 e la valutazione di possibili effetti sulla produzione idroelettrica. I ricercatori milanesi hanno scelto i ghiacciai della Provincia di Sondrio per questo studio perchè questi sono tra i più grandi e importanti a scala nazionale, per l’abbondanza e la buona qualità di materiale telerilevato per analizzarli (i.e.: ortofoto a colori e foto aeree, modelli 3D ad alta risoluzione) su un arco temporale relativamente lungo (circa un trentennio) e, fattore non trascurabile, per l’elevata numerosità in questo territorio di impianti per la produzione di energia idroelettrica.

La Provincia di Sondrio è infatti elencata tra le zone con la maggiore produzione idroelettrica d’Italia (Gestore Servizio Elettrico Nazionale, 2015). Partendo dall’evidenza che l’acqua  delle nostre montagne è anche ampiamente utilizzata dagli impianti per la produzione idroelettrica, si è ritenuto di grande interesse valutare quale sia il contributo criosferico attuale all’hydropower anche a supporto di future proiezioni di disponibilità idrica e di produzione energetica con diversi scenari di cambiamento climatico.

I risultati ottenuti (si veda D’Agata et al., 2018) hanno permesso di quantificare per i ghiacciai della Provincia di Sondrio una contrazione areale del 25.41% nel periodo 1991-2007 e del 30.5% nella finestra temporale 1981-2007. La variazione volumetrica dei ghiacciai nello stesso intervallo (1981-2007) è stata pari a  -1353 x 106 m3 ± 27%. Lo spessore medio di ghiaccio perso è stato di 14.91 m. Questi dati portano a quantificare la variazione volumetrica media annua dei ghiacciai della Provincia di Sondrio pari a -52×106 m3 di ghiaccio che equivalgono a 47×106 m3 di acqua ovvero 47 miliardi di litri all’anno. E’ un valore modesto, una “goccia”, rispetto all’acqua che precipita annualmente sulla nostra regione sotto forma di pioggia o neve, ma questa  “lacrima” si concretizza nel periodo più delicato, i mesi di luglio e agosto, andando a mitigare le magre estive.

Successivamente si è calcolato il contributo dei ghiacciai a 25 impianti idroelettrici localizzati nell’area. A questo scopo la zona studiata è stata suddivisa in due regioni, la R1, a Est, dove la maggior parte degli impianti sono alimentati dalle precipitazioni liquide e la regione R2, a Ovest, dove circa ½ degli impianti hydropower vede contributi a seguito della fusione nivo glaciale. I risultati ottenuti mostrano come in aree come la R2 da noi studiata una grande parte dell’hydropower dipende dalla fusione criosferica e pertanto la drammatica riduzione dei ghiacciai in atto non potrà non impattare sulla produttività energetica suggerendo di approfondire le analisi per opportune strategie di adattamento.

 

(*) Professore associato di Geografia Fisica e Geomorfologia, Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali (ESP) – Università degli Studi di Milano

Questa relazione è stata presentata il 22 marzo 2018 al convegno di Mondohonline “Nuove resilienze metropolitane da patologie ed emergenze dell’acqua” – Link al video 

 

Bibliografia Citata

Citterio, M., Diolaiuti, G., Smiraglia, C., D’Agata, C., Carnielli, T., Stella, G., Siletto, G. B., 2007. The fluctuations of Italian glaciers during the last century: a contribution to knowledge about Alpine glacier changes, Geografiska Annaler, 89, A3, 164-182.

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D’Agata C., Bocchiola D., Soncini A., Maragno D., Smiraglia C; Diolaiuti G. (2018) – Recent area and volume loss of alpine glaciers in the Adda river of Italy and their contribution to hydropower production, Cold Regions Science and Technologies, 148 (2018), 172-184, https://doi.org/10.1016/j.coldregions.2017.12.010

Diolaiuti, G., Bocchiola, D., Vagliasindi, M., D’agata, C., Smiraglia, C., (2012a)The 1975-2005 glacier changes in Aosta Valley (Italy) and the relations with climate evolution, Progress in Physical Geography, Volume 36 Issue 6,764-785. DOI: 10.1177/0309133312456413

Diolaiuti, G., Bocchiola, D., D’agata, C., Smiraglia, C., (2012b) Evidence of climate change impact upon glaciers’ recession within  the Italian alps: the case of Lombardy glaciers, Theoretical and Applied Climatology, 109(3-4), 429-445. DOI: 10.1007/s00704-012-0589-y. http://www.springerlink.com/content/jp57023765r31436/

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