Newsletter

Vuoi essere aggiornato sui nuovi articoli e sulle nostre attività?

Iscriviti alla nostra Newsletter

L'editoriale

barra1

 

C. A. Rinolfi: 

Emergenza acqua in Lombardia?

 

Green Economy

barra1

 

franca castellini_2F. Castellini Bendoni: 

Acqua bene prezioso ma in pericolo

 

Biotecnologia e Nutraceutica

barra1

 

A. Viglia: 

Acqua: questa sconosciuta

 

Nutrizione e omotossicologia

barra1

 

D. Mainardi: 

Parkinson: l'importanza della dieta

Un prima e un dopo: da un incidente al ritorno alla vita

di Paolo Tolasi

Prima: Domenica 14 ottobre 2007 – La strage del sabato sera

Sono le 4 e 20 minuti,  suonano al citofono, vado a rispondere con voce seccata:
“Paolo, è questa l’ora di rientrare? (domanda che non presupponeva una risposta)  e ti sei dimenticato pure le chiavi!”
Apro e riappendo, ma immediatamente di nuovo suonano con insistenza: “Che c’è?” (penso sia di nuovo lui). Dall’altro capo una voce sconosciuta: “E’ la polizia, scenda subito”. Nel frattempo si è alzata anche Maria: “C’è la polizia,  dobbiamo scendere”.
In pigiama scendiamo le scale e giunti sulla porta il poliziotto ci dice: “Vostro figlio ha avuto un incidente, è all’ospedale,  vestitevi e correte.” “Come sta?” “Vestitevi velocemente e correte al pronto soccorso”.
Ci laviamo e vestiamo il più velocemente possibile, in men che non  si dica siamo in macchina e corriamo all’ospedale.

Giunti al pronto soccorso chiediamo: “Dov’è nostro figlio Paolo?” “Chi?” “La polizia ci ha avvertiti che ha avuto un incidente!” “Aspettate che chiamo la dottoressa”.

Nel pronto soccorso c’è un andirivieni frenetico di personale, ci guardano, parlottano sottovoce, vanno via, ricompaiono. Dopo qualche minuto qualcuno ci richiede chi cerchiamo, altri se conosciamo i genitori di un ragazzo che si chiama Marco, qualcuno ci dice che Paolo è in radiologia e di aspettare il medico di turno.
“Cosa è successo?” Chiediamo a tutti ma nessuno ci dà retta.

“Questa notte c’è stato un incidente, vostro figlio è grave ed è in stato di coma profondo, è stato operato al fegato, ha delle costole fratturate, ma il problema principale è il trauma cranico e le emorragie cerebrali, non risponde agli stimoli, vive perché è attaccato alle macchine.”  “Dottoressa ci sta dicendo che Paolo è morto?” “Abbiamo fatto il possibile, di più noi non possiamo, non siamo attrezzati.” Chiedo perché non lo trasportano a Brescia in elicottero, mi rispondono che per attivare l’elicottero servono ore e non le hanno, potrebbero mandarlo a Cremona, ma quella notte avevano già mandato altre due persone e la rianimazione era completa, stavano chiedendo a Pavia.

La dottoressa ci lascia, ci stringiamo e preghiamo, sono ormai le 7 e cominciamo ad avvisare i parenti che giungeranno in breve tempo.  Ci chiamano e ci dicono che Paolo è nella stanza accanto, se vogliamo vederlo possiamo entrare. Lo troviamo nudo, coperto solo da un telo sulle parti intime. Ha numerose ferite su tutto il corpo, ma su tutte prevale una ferita che va dallo sterno sin sotto il telo. E’ completamente immobile, respira tramite una macchina e le funzioni vitali sono visibili su un monitor. Alle 9 ci avvisano che viene trasferito a Cremona perché si è liberato un posto, ci conviene partire subito e non seguire l’ambulanza (solo più tardi veniamo a conoscenza che questo era un viaggio disperato, Paolo probabilmente non sarebbe arrivato vivo).

A Cremona entriamo nell’ospedale, subito chiediamo dove recarci e quando arriverà l’ambulanza da Crema. Trascorrono pochi minuti e sentiamo la sirena…eccola, scaricano Paolo ed entrano in un corridoio e poi via all’ascensore. Entriamo anche noi e prendiamo l’ascensore che ci porta all’ultimo piano, in sala d’attesa troviamo anche i genitori di Alex. Trascorrono 20, 30 minuti, si apre la porta della rianimazione ed esce una barella con sopra un ragazzo morto, saremo egoisti ma tiriamo un sospiro di sollievo: non è Paolo, si tratta di Marco. Ora sappiamo come si è liberato il posto.

Francesco e Maria, i genitori migliori di ‘sto mondo “bastardo”.

Dopo: domenica 25 maggio 2014 – Una seconda vita. Come risorgere dal coma e girare il mondo.

I progressi che ho ottenuto nel cammino li devo perlopiù alla terapia Bobath che ho potuto fare presso l’istituto Don Gnocchi di Parma, diretto dalla professoressa Anna Mazzucchi. Il centro di riabilitazione che mi aveva ospitato subito dopo l’incidente  mi aveva sottoposto a una terapia tradizionale. Era una riabilitazione fondamentalmente passiva e le fisioterapiste si sforzavano di muovermi gli arti che facevo fatica a comandare.

Il Bobath mi ha insegnato invece a muoverli in autonomia e il terapista non si è più sostituto a me. Anche l’esercizio dello standing è differente: per riacquisire la posizione eretta in un caso c’era l’apparecchio che mi teneva fermo in piedi per ore e ore, con il Bobath è il mio corpo che deve stare  dritto il più possibile senza ausili. In questo modo tutti i muscoli ridiventano capaci di affrontare la gravità.

La fatica è tanta ma non ci sono forzature dolorose. Ritrovare il cammino mi ha aiutato anche a recuperare le altre funzioni che erano state indebolite dalla lesione frontale procurata dall’incidente di macchina che nel 2007, quando avevo  diciannove anni, ho avuto con altri tre amici. Ne siamo usciti vivi solo in due ed io mi sono ritrovato in coma per tre mesi.

All’inizio del risveglio, oltre a non riuscire a muovermi in autonomia, avevo anche molte difficoltà nel parlare e nel ricordare. La riabilitazione è stata lunga, e continua ancora oggi da casa. Credo che la dovrò fare sempre, non è facile anche perché, a parte la fatica , adesso devo sostenere interamente il costo come privato. Abbinando il Bobath alla logoterapia, sono però riuscito a riprendere i miei studi e mi sono diplomato ragioniere programmatore.

Per recuperare il linguaggio mi è stato di aiuto un software edito dalla Erickson. E’ il ’Protocollo logopedico De Filippis’, un CD-ROM per il trattamento dei disturbi del linguaggio e dell’apprendimento scolastico, afasia e deficit neurologici. E’ uno strumento utile che ha un costo abbordabile (78.50 euro). A me è servito soprattutto nelle fasi iniziali della riabilitazione linguistica. Contiene esercizi che adesso giudico molto semplici ma che mi sono piaciuti anche perché mi hanno permesso di riprendere il contatto col computer.

Accanto a questo supporto informatico per il recupero del linguaggio ho utilizzato anche un programma per la riabilitazione cognitiva: “Training di riabilitazione cognitiva”. Si tratta di Un CD-ROM con esercizi di memoria, abilità di pensiero e funzioni esecutive studiati per chi ha subito una lesione cerebrale come la mia. Anche in questo caso mi è stato utile fare i ‘giochini’ del programma soprattutto per riprendere a far funzionare la memoria, che era arrivata al punto di impedirmi di riconoscere le persone e di ricordare quello che avevo appena fatto.

All’inizio mi affaticavo molto facilmente e riuscivo a reggere lo sforzo dell’incontro con la logopedista solo per poche decine di minuti. Avevo bisogno di dormire molto per recuperare le energie e permettere alla mente di ricominciare a funzionare normalmente. Poi la mente si è ripresa e ho incominciato a fare gli esercizi in famiglia e anche da solo.

Sono riuscito a usare questi programmi anche con una ragazza che ho incontrato nel centro di riabilitazione di Parma. E’ stato un modo simpatico per stringere una nuova amicizia che continua ancora oggi. Ci si riabilita anche in questo modo e gli amici sono fondamentali. I miei vecchi amici mi hanno subito aiutato e mi stanno ancora aiutando moltissimo. In fondo sono loro i miei logopedisti quotidiani. Oggi riesco di nuovo a divertirmi con loro e ho ripreso a navigare in internet col computer, che è sempre stato la mia passione.

A cinque anni dall’incidente riesco a camminare anche senza l’ausilio di un bastone. A dire il vero, lo uso ancora quando devo fare un tragitto impegnativo. L’ho usato anche a Capodanno per salire e scendere le scale della metropolitana di Londra. Il bastone e la carrozzina sono per gli inglesi dei segnali che fanno scattare la solidarietà e l’aiuto molto più che da noi. Mi ha sorpreso il livello di attenzione che questa città dedica alle barriere architettoniche e la disponibilità dei londinesi nei confronti di chi ha una difficoltà motoria come la mia. Quando mi incrociavano, riuscivano a rallentare la loro corsa anche sulle corsie più veloci degli affollatissimi tapis roulant della metropolitana. Mi è sembrato di essere in un altro mondo.

 

 

3 commenti per Un prima e un dopo: da un incidente al ritorno alla vita

  • Miranda

    Grande Paolo. Eri, sei e sarai sempre un mito

  • Elena

    Paolo sei bravissimo una roccia e con tanta energia. Complimenti x il tuo modo di scrivere molto fluido che ti invita a leggerti con molto piacere. Un abbraccio grosso e te e alla tua mamma. Il tuo papà dal cielo è il tuo angelo custode vi protegge e vi aiuta. Paolo visto come scrivi bene non pensi di pubblicare la tua storia, un abbraccio forte e te e alla Maria 🤗🤗

  • Cristina

    Grazie Paolo per la tua testimonianza! È una lezione per tutti. 👍😘

Commenta

  

  

  

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.