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Un orto condominiale come laboratorio sociale

– di Guglielmo Elia (*)

Descrivere come è nato e come si è sviluppato un orto condominiale (in questo caso suona meglio il termine americano roof top garden) richiede un’analisi che ne individui alcuni requisiti non necessariamente di carattere botanico.  Il nostro piccolo caso non pretende di esprimere dati di valore assoluto, ma cerca di indicare un processo che merita qualche riflessione.

La nostra casa è nata, trenta anni fa, come cooperativa. Il che ha comportato  non solo l’adozione di una formula giuridica, ma anni di assemblee, dibattiti, decisioni, e soprattutto il consolidarsi di una rete di rapporti  accomunati da un obiettivo condiviso. Per parecchio  tempo questo spirito si è conservato in diverse modalità di articolazione delle dinamiche condominiali, che trovavano il loro culmine in affollate  feste collettive.

Poi, il tempo ci  ha impercettibilmente riportato alle routine assembleari, i conflitti, sempre latenti, hanno trovato minori freni  inibitori.

Sono trascorsi vent’anni.

Un giorno,  uno di noi ha lanciato la proposta: organizziamo un orto condominiale. Per qualche misteriosa alchimia, alcuni dei protagonisti  della prima fase di vita della casa costituirono questo gruppo. In altri tempi, si sarebbe detto “ben scavato, vecchia talpa”. Ma questo legame ideale si accompagnò ben presto ad  un legame più concreto e giuridicamente solido: il luogo per l’orto andava ricercato fra gli spazi comuni,  per fortuna abbondanti e non utilizzati. Il cerchio si chiudeva, la riscoperta di iniziative cooperative trovava collocazione negli spazi comuni, fonte molto spesso di conflittualità in ogni condominio.

Poi, si passò alla progettazione tecnico/organizzativa che trovò nelle competenze del gruppo (architetti, ingegneri, psicologi, manager aziendali, agronomi) gli apporti multidisciplinari opportuni, fino a riconoscerci nella comune identità di ortisti.

Un primo ostacolo da superare fu costituito dall’incompatibilità fra l’orto e la natura degli spazi comuni, per lo più parti dei corpi di fabbricato. La soluzione fu trovata installando 25 bins, di 1 mq. l’uno e alti 120 cm.  (i bins in plastica si raccolgono fra i rifiuti di un qualunque mercato rionale). I bins, rivestiti internamente da un tessuto non tessuto, furono riempiti di terra e collocati parte sul lastrico di copertura dell’edificio, parte in uno spazio lastricato al primo piano. Facendo di necessità virtù, ci trovammo ad aver progettato un orto senza barriere architettoniche.

La scelta delle colture fu affinata sfruttando gli errori e le esperienze: limitarsi a pochi e sperimentati prodotti fu il canone adottato. In particolare un bins riservato alle piante aromatiche (rosmarino, salvia, timo, maggiorana, menta), un altro a basilico, prezzemolo, erba cipollina), tutti gli altri dedicati metà alle insalate, metà a pomodori, melanzane, peperoni). In ogni caso fu escluso l’uso di fertilizzanti e fitofarmaci.

Oggi, l’orto è entrato nel suo nono anno di vita. Vale allora la pena riflettere sul tipo di influsso che ha esercitato sulle dinamiche del gruppo. In sintesi,  le regole di funzionamento non hanno richiesto nessun tipo di formalizzazione, ognuno ha capito quello gli si chiedeva di fare e come utilizzare i prodotti  rispettando le aspettative degli altri. E’ facile dedurne come tutto questo sia in gran parte legato al doversi misurare con una realtà naturale, con i suoi cicli, i suoi prodotti, il loro consumo, collocati in un contesto altamente urbanizzato.

Una sintesi di queste riflessioni la troviamo simbolicamente rappresentata in una visione panoramica dalla nostra torre, dove al tredicesimo piano si trova una parte dell’orto. Nove anni fa, lo skyline della città era totalmente diverso. Oggi lo sguardo va dai grattacieli di porta Garibaldi a quelli di City Life. Allora non si parlava della fine della competenza e sarebbe suonato stonato pensare che uno vale uno. Da qui sopra abbiamo lavorato per questo piccolo laboratorio sociale, non bevuto champagne e assaporato caviale.

 

(*) Ortista,  ex Consulente aziendale

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