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D. Mainardi: 

Disbiosi intestinale: probiotici e prebiotici

Mulini a vento digitali e disabilità umane

 – di Carlo Alberto Rinolfi (*)

Ciascuna delle preziose considerazioni espresse da Gabriella Campioni in  “Mutazioni e Resilienza ” in risposta a “Disabili Mutanti” merita di essere approfondita.

Su un quesito in particolare è utile fermare l’attenzione. “Nulla è più “normale”… ma qual è la norma e chi l’ha stabilita o ha deciso che sia immutabile?” afferma con ragione Gabriella Campioni e nel farlo solleva una questione così imponente da riproporsi ad ogni cambiamento epocale.

Una simile domanda era infatti già nella penna del Cervantes alle prese con la crisi dei grandi ideali del Rinascimento. Correva l’anno milleseicento, le regole della cavalleria stavano per esalare l’ultimo respiro.  Don Chisciotte si scagliava contro le pale dei giganteschi mostri che roteavano nell’aria e minacciavano la sua bella Dulcinea.

Quelle regole sono fasulle e non ci sono mai state! Dulcinea era una donna dai facili costumi! Quelli non sono mostri sono mulini!” pensava Sancho Panza, lo scudiero sempre più vicino alla terra.

Se fosse vissuto fino ad oggi, Don Chisciotte avrebbe visto le terribili “energie naturali animate” essere soppiantate dal carbone e i mulini mutarsi prima in treni a vapore e poi in eserciti di macchine rombanti con le ruote. Avrebbe visto il vapore del carbone lasciare il posto all’elettricità da petrolio  e poi da fissione nucleare, e i mostri vestire i panni di una fumante centrale termoelettrica e di un reattore  nucleare.

Salvo l’ultima, che appena concepita creava già  enormi problemi di controllo e smaltimento, tutte le altre sono energie che sappiamo  “controllare, localizzare e quantificare” come si fa col vento e l’acqua direbbe Sancho. Sono fonti di energia “certe “che ogni nazione si è attrezzata a regolare con leggi, norme costruttive e  armi. Sono  certezze ormai entrate nella nostra mente e come dati di realtà veri, necessari e indispensabili alla nostra vita quotidiana. 

Dati su cui si fonda proprio quella “normalità” che Gabriella Campioni ci invita a mettere in discussione. 

Come fare? Su di loro abbiamo costruito questo mondo usando gli stessi gli occhi di Sancho Panza, che vedevano il cavaliere utilizzare l’alabarda contro il vento che muoveva le pale dei mulini. Quel modo di vedere la realtà l’abbiamo appreso da millenni per cui nessuno dubita che:

il soggetto umano usi -> la tecnologia per sottomettere ->la natura oggettiva ai suoi voleri

Un soggetto, un complemento di modo e uno di oggetto ci direbbe l’analisi logica. Poche regole ma molto più chiare di quelle contorte e strampalate di re Artù” direbbe Sancho. Norme chiare che hanno funzionato bene fino alla terza rivoluzione industriale.

Anche la mente del concreto scudiero sarebbe però andata in tilt all’arrivo delle tecnologie digitali. Catapultato nel vorticoso regno del turbocapitalismo della conoscenza, la realtà gli sarebbe apparsa più confusa e soprattutto mossa da un’energia invisibile e molto differente dalle precedenti.

Questa volta il motore dello sviluppo si alimenta di Informazioni tramite Big Data liberamente fruibili da tutti gli abitanti dei contadi più poveri e sperduti del pianeta e persino (udite,udite!) da oggetti dotati della capacità di interagire tra di loro grazie ad una rete.

Come tutti noi, anche il cavaliere e lo scudiero sarebbero stati sul punto di essere travolti dall’armata senza fine dell’ “Internet delle cose” in cui telecomandi, elettrodomestici, automobili intelligenti decideranno in nome e  per conto di un Algoritmo, dotati di sensori interconnessi proprio come fanno gli umani con gli smartphone. Si sarebbero ritrovati nell’anticamera del nascente regno dell’intelligenza artificiale mosso da robot interattivi. Un mondo in cui la tecnologia non è più un semplice strumento esterno all’uomo come pensava Sancho, ma  svela la sua vera natura: quella di essere sempre stata, sin dalla prima selce realizzata da un umano, l’aspetto dell’umano che fa l’umano diverso dai primati, qualcosa di più di un semplice complemento di modo.

Il cavaliere e lo scudiero si troverebbero nel nostro strano regno in cui è bandita la separazione tra un interno pensato e un esterno memorizzato in un oggetto (selce, software o hardware  inclusi), un mondo in cui è divenuta impossibile la distinzione tra il soggetto e il suo strumento,  e la nuova normalità che regola il gioco è  quella di un umano che è tutt’uno con la tecnologia .

L’umano del XXI secolo  apparirebbe loro come un insieme costituito da due processi che si possono integrare ma anche auto-esaltare  sino a produrre risultati sconcertanti al punto di tradire le loro stesse missioni vitali: riprodursi e crescere senza auto-ammalarsi per l’uomo in carne e ossa,  superare ogni limite senza autodistruggersi per la tecnologia partorita dalla mente umana .

Il povero Sancho ne sarebbe stato sconcertato. E’ come se l’armatura, l’alabarda e persino il magro Ronzinante e i mulini tutti fossero sempre stati parte integrante del suo macilento cavaliere! Per noi è come se lo smartphone fosse biotecnologico, un’estensione del nostro buon vecchio corpo umano.

Per lui e il nostro eroico cavaliere le sorprese però non sarebbero finite qui. Insieme a noi si troverebbero sballottati da improvvisi tornadi, siccità e tsunami; rischierebbero di non poter abbeverare più Ronzinante per un’acqua sempre più scarsa e inquinata; vedrebbero sparire anche gli insetti e si dovrebbero dotare di un elmo con una maschera contro ferocissime e invisibili polveri sottili.

Don Chisciotte dovrebbe ingaggiare una tenzone impari con i tre mostri della temibile Società del Rischio di Urlich Beck  determinati a perseguire:

  • la distruzione dell’ambiente per generazione di ricchezza effettuata per far avanzare la società dei consumi (buco dell’ozono, effetto serra, inquinamenti arie e acque, ecc.);
  • la distruzione dell’ambiente provocata dalla povertà (taglio delle foreste pluviali tropicali, rifiuti tossici, uso di tecnologie obsolete nocive per l’ambiente);
  • l’uso potenziale di armi di distruzione di massa (nucleari, biologiche e chimiche).”

La penna di Miguel de Cervantes avrebbe dovuto riattivarsi per la terza volta e dovuto  di certo affibbiare ai tre terribili “cavalieri” nomi da par loro. I tre “Cavalieri del Regno del Rischio” apparirebbero agguerriti sulla strada di Don Chisciotte tutti insieme nelle armature di un “Automobilista Iper Opulento”, di un affamatoPauperissimo” e di un guerrafondaio “Apocalittico”.

Tre formidabili avversari nel regno dell’Antropocene capaci di impressionare anche il fedele scudiero, che non vedrebbe più neppure dei mulini di mattoni tutto sommato fissi alle loro fondamenta, ma sarebbe avvolto dai processi incontrollati simili alle nuvole di moltitudini in lotta dipinte da Marc Chagall.

Questi non sono più “entità definite” come lo erano i mulini. Queste entità sono prive di una forma delimitabile e attribuibile a uno specifico territorio, a un determinato contesto o ad un arco normale legato a una generazione. Questi mostri sono ovunque allo stato incandescente in una forma che è ad un tempo cosmica e politica. Per colpa loro il vecchio e buon dato da oggettivo (istituzionalizzato e normato) è diventato soggettivo e cosmo-politicizzato, ovvero non regolamentato.

Si può aggiungere che il procedere delle schiere planetarie di quei tre cavalieri è accelerato dalla spinta al risultato immediato in nome di un imperatore multiforme: sua maestà  l’Interesse Economico fissato da un algoritmo finanziario che specula globalmente in tempo reale senza curarsi degli effetti delle sue scelte sull’economia reale di un dato territorio o per un dato periodo di tempo .

Per di più la natura, lontana dall’essere un puro oggetto che subisce l’uomo, segue le sue dinamiche,  si ribella e retroagisce, non tanto per la finitezza delle sue risorse, ma per l’alterazione dei suoi processi vitali che l’umano mette in discussione.

Non essendovi più oggetti separati , saltano di colpo anche i sacri principi di  oggettivazione -> separazione –> azione.

 Le nuove regole da lineari diventano circolari:

                                                                                  

 Si affermano i principi digitali di : individuazione <- >interazione <- >retroazione

A questo punto l’alabarda del nostro eroe è totalmente spuntata e anche il solido buon senso di Sancho è in preda allo sbigottimento più profondo. A loro, come a noi, viene meno persino il linguaggio richiesto per vivere in modo consapevole e politicamente efficace  questo nuovo e strambo millennio.

La messa in discussione di tutto ciò che sino ad ora ci è apparso “normale” ci regala un enorme handicap: la difficoltà di comprendere un linguaggio  che nel frattempo è divenuto di tipo digitale. Dobbiamo tutti superare questo handicap imparando l’alfabeto digitale di cui ha parlato Beppe Longhi nel corso della Digital Week di Milano.

Dobbiamo farlo in fretta dato che, mentre l’Iper Opulento, il Pauperissimo e l’Apocalittico procedono con la loro corsa,  la tecnologia sta già spingendo avanti un nuovo e ancora più astruso biolinguaggio  digitale.

 

(*) Presidente Mondohonline

Bibliografia di riferimento:

  • Miguel de Cervantes –  Don Chisciotte della Mancia – Einaudi
  • Bernard Stiegler – Platone digitale – Mimesis
  • Urlich Beck – Metamorfosi del mondo – Laterza
  • Thomas Piketty  – Il capitale nel XXI secolo – Bompiani
  • Gregory Bateson – Mente e Natura – Adelphi

2 commenti per Mulini a vento digitali e disabilità umane

  • Alessandro Ferrari

    Per me la conoscenza ha una origine Socratica ed è legata al concetto di coscienza, cioè abbi coscienza di quello che conosci, γνῶθι σαυτόν, è un imperativo che sta alla base della cultura e della civiltà umana da cui parte tutto lo sviluppo compiuto dall’Uomo.

    Quindi la conoscenza non può essere catalogata in alcun modo, non è turbo capitalista, borghese, proletaria od altro è conoscenza e basta.

    Le scoperte, le invenzioni, la stessa tecnologia sono fasi e strumento della storia umana dall’età della pietra a tutte le epoche passate e future, che hanno aiutato e sempre aiuteranno l’umanità
    La tecnologia è uno strumento prezioso che aiuterà il lavoro dell’uomo. Senza dubbio abbiamo grossi problemi per adeguarci allo sviluppo della Tecnologia che oggi continua ad avere impulsi sempre più veloci dettando tempi ai quali facciamo fatica ad adeguare le nostre capacità e conoscenze.
    Tutto quello che l’Uomo crea pone problemi etici, il martello o la prima pietra che l’uomo prese in mano ebbe un doppio uso, uno strumento di lavoro e/o un’arma per cacciare o uccidere, quindi non è con la condanna o la demonizzazione del nuovo che possiamo risolvere il problema. Non ebbe ragione il Ludismo nel sabotaggio delle macchine che senz’altro contribuirono al miglioramento delle condizioni di vita anche per i ceti socialmente ed economicamente oltre naturalmente permettendo ad una nuova classe di poter accumulare ricchezze con la formazione di plus valore.
    Sarò forse un ottimista ad oltranza, ma mi piace ribadire che l’Umanità, in un duro e complesso cammino, pieno di contraddizioni e di crimini, ha migliorato le proprie condizioni materiali ed economiche e che il progresso morale, più complesso, ha avuto ed ha uno sviluppo più difficile, più lento ma che non può essere negato
    Alcuni concetti morali sono più diffusi nell’umanità di quanto non fossero nei secoli scorsi

    • Carlo Alberto Rinolfi

      Alessandro tu poni una serie di questioni importanti che andrebbero approfondite , provo a risponderti col poco spazio qui disponibile –
      1)La conoscenza ( tecnica) è cosa differente dalla coscienza che richiama la responsabilità individuale. Dedalo ha innovato tecnicamente quando ha attaccato con la cera le piume alle braccia sue e di suo figlio per fuggire dal labirinto (ha sviluppato la sua conoscenza in forma tecnica) , poi ( lui si concapevole e responsabile) ha detto a Icaro di non volare troppo in basso per evitare di bagnare le piume nè troppo in altro per evitare di sciogliere la cera. Icaro lo sapeva ( conosceva ) ma,ebbro di quelle ali favolose (non cosciente / inconsapevole/ irresponsabile ) , si lasciò portare dalla sua Hybris e si avvicinò troppo al sole .
      Sentendosi dotato di poteri divini osò sfidare gli dei / la natura e morì.Dunque tutto dipende dall’Hybris: dal controllo consapevole delle nostra “tracotanza” che ci ha tolto dalle caverne ma adesso che dominiamo tutte le altre specie e le risoerse disponibili rischia di farci fare la fine ultima.
      Quell’atteggiamento ha fondato il nostro modo di concepire un mondo separato tra un soggetto ( l’uomo) e un oggetto ( la natura) , ci ha illuso che technè fosse cosa diversa da noi mortali, capace sdirittura di renderci immortali.
      E’ questa separazione che adesso viene messa in discussione dalla stessa scienza e dalla filosofia.
      2)Cosa centra la tecnologia con sistema economico attuale ? Nell’epoca dei due blocchi entrambi investivano in tecnologia , dunque la civiltà tecnologica è destinata a superare anche l’ultima versione di questo capitalismo che è ormai diventato capitalismo della conoscenza.
      Il tema è proprio quello di come riusciremo a gestire il carburante che alimenta e spinge la attuale Hybris autodistruttiva della tecnologia , adesso è l’Interesse che guida in tempi rapidissimi e automatici l’esplosione del monopoli dei big data , le scelte di tutto il mondo finanziario, la enorme accentuazione delle diseguaglianze e il contributo all’alterazione dei processi naturali del pianeta . Sono scelte non regolate da nessuna istituzione o giurisprudenza globale e che considerano i beni comuni ambientali come esternalità da sfruttare e consumare all’infinito.
      3)Certo che il luddismo è una reazione autodistruttiva e infantile ma è legato all’epoca dell’industrializzazione in cui il produttore tecnico o operaio rompeva la macchina che si succhiava il suo sapere.
      Oggi siamo in un’epoca web in cui con lo smartphone non si trasferisce alla ,nuvola guidata dall’Algoritmo solo il sapere lavorativo ma anche quello della propria vita ,compresi i processi neuronali e decisionali di consumo , ben essere e politici . Gestire questi processi in modo regolato ( normato) consapevole e rapido è la madre di tutte questioni , purtroppo non sembra esserci molto tempo stando ai 12 anni senteziati dall’IPCC.
      Credo però anch’io che esistano formidabili possibilità di farcela sempre che si guardi il trauma in volto senza paura, sapendo che ,se lo accettiamo e affrontiamo anche a costo di cambiare i nostri modi di vedere e di vivere , possiamo uscirne tutti migliorati.

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