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Riscaldamento globale: percorsi possibili

 

Pubblichiamo con piacere le relazioni del Convegno sul cambiamento climatico e riscaldamento globale tenutosi il 13 aprile 2019 presso il Circolo  Fratelli Cervi, Milano. 

Mondohonline contribuisce e partecipa ufficialmente a iniziative sul clima organizzate da qualunque associazione o forza politica democratica, con l’obiettivo di accrescere conoscenza e informazioni sul tema. 

Lo  Special Report IPCC del 2018 – di Mario Giorcelli (*)

L’IPCC  (struttura dell’ONU appositamente costituita per contrastare il riscaldamento globale) pubblica  periodicamente dei Reports contenenti  valutazioni rilevanti per la comprensione dei mutamenti climatici indotti dall’uomo, degli impatti potenziali dei mutamenti climatici e delle alternative di prevenzione e adattamento del territorio. 

Nello Special Report pubblicato lo scorso Ottobre sono indicati quattro  percorsi  (P1-P2-P3 e P4) per limitare il riscaldamento globale entro una soglia sostenibile. Questi percorsi prevedono che, dopo un picco massimo fra il 2020 e il 2025, le emissioni debbano iniziare a calare  per arrivare a “zero emissioni” entro il 2050,  quando la quantità di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera (misurata in p.p.m.) dovrà smettere di crescere.  

Alcuni  percorsi prevedono uno “sforamento” delle emissioni più o meno elevato, con la conseguenza di un aumento temporaneo della temperatura oltre 1,5 gradi rispetto alla temperatura del 1850 (assunta come base).  Lo sforamento potrebbe essere evitato solo se la discesa delle emissioni avesse inizio entro il 2020. Purtroppo, visto che le emissioni sono ancora in crescita, è  improbabile che si possa raggiungere questo risultato in tempi così ravvicinati.

Rimane quindi di fatto praticabile solo il percorso P4, l’unico che prevede di rinviare al 2025 l’inizio di una moderata discesa delle emissioni, con un’accelerazione al 2030. Questo percorso, tuttavia, comporta gli sforamenti  più elevati, tanto che per alcuni decenni intorno al 2050 l’aumento della temperatura potrà arrivare fino a 2 gradi. Ciò nonostante, e anche se richiede sostanziali trasformazioni del modo di produrre e di consumare, questo percorso sembra  sostenibile, in quanto prevede uno stile di vita più simile a quello attuale, consentendo anche un contenuto utilizzo di idrocarburi oltre il 2050.

Oltre a un uso più efficiente dell’energia (proveniente da fonti rinnovabili per la maggior parte delle attività), avrà un ruolo centrale la sottrazione di CO2 dall’atmosfera: dal 2030 al 2100  la CO2  sottratta dall’atmosfera dovrà essere superiore a quella immessa dalle attività antropiche e compensare gli sforamenti precedenti.

In questa fase le  “emissioni negative” di CO2 dovranno raggiungere da 15 a 20 miliardi di tonnellate all’anno. Per raggiungere questo obiettivo una delle procedure raccomandate dallo Special Report è la BECCS (1), cioè la cattura e l’immagazzinamento perenne della CO2 derivante dalla combustione di biomassa. L’anidride carbonica sarebbe sequestrata dalle ciminiere delle centrali elettriche e dei termovalorizzatori che utilizzano come combustibile le biomasse. Una volta sequestrata, la CO2 dovrebbe essere compressa per raggiungere lo stato liquido, quindi  intubata e interrata in  giacimenti dismessi o in cavità geologicamente sicure.

Oltre alla procedura BECCS, lo Special Report conta sulla possibilità,  in un prossimo futuro, di  sottrarre la CO2 direttamente dall’atmosfera utilizzando nuove tecnologie attualmente in fase sperimentale (come il marchingegno finanziato da Bill Gates, in grado di sequestrare dall’aria un milione di tonnellate/anno di CO2 – v. fotoin alto).

Lo Special Report inoltre ritiene possibile (e pertanto raccomanda) di incrementare la CO2 assorbita dagli ecosistemi terrestri e marini.

Il principale problema delle procedure tecnologiche di cui sopra è quello di  individuare una destinazione “perenne” per la CO2 sottratta. Chi sosterrà la spesa per l’interramento della CO2, evidentemente molto elevata?  Di fatto questa spesa sarebbe incorporata nel costo dell’energia, e quindi   inclusa nei maggiori costi dei prodotti e dei servizi e pagata dai consumatori.

Come alternativa all’interramento, altri scienziati ritengono più conveniente che la CO2 sequestrata venga scissa nei suoi componenti carbonio e ossigeno: l’ossigeno

Direct Air Capture – DAC. Progetto di Bill Gates

verrebbe liberato nell’atmosfera e il carbonio utilizzato come risorsa (2).

Con questa procedura, essendo il carbonio richiesto per realizzare beni di pregio, il sequestro della CO2 si finanzierebbe con i proventi della vendita del carbonio, dalla quale potrebbero derivare anche elevati profitti.  Infatti il carbonio raffinato, attualmente riservato prevalentemente alla produzione di beni di lusso, vale circa €15.000 alla tonnellata. 

Una  maggior offerta di carbonio raffinato indurrebbe un equilibrio fra costi e ricavi a prezzi molto più bassi. Ciò avvierebbe una serie di innovazioni, che renderebbero accessibili alla massa dei consumatori, oltre a molti nuovi prodotti, anche parte di quelli che attualmente sono riservati al settore del lusso.  Inoltre il carbonio, eventualmente associato con altri prodotti, potrebbe sostituire materiali estremamente energivori (ad esempio l’acciaio e il calcestruzzo), avviando così un  ciclo economico che favorirebbe l’obiettivo di ridurre il riscaldamento globale.

Qualora si consolidasse una  nuova fase economica basata sul carbonio, si riuscirebbe probabilmente a riportare  la quantità di CO2 presente nell’atmosfera ai livelli preindustriali anche prima del 2100.

Un’altra procedura per ottenere delle emissioni negative (tipo la BECCS, salvo che non prevede di bruciare biomasse) potrebbe essere quella di utilizzare per la produzione di beni  il legno prodotto da piante appositamente coltivate, mantenendo costante lo stock complessivo dell’area di “coltivazione” attraverso la sua integrazione man mano che le piante vengono tagliate per essere utilizzate. 

Nuovo quartiere Figino – Fonte: www.borgosostenibile.it

Un esempio di questo tipo di coltivazione sono i boschi del Trentino, da cui proviene il legname frequentemente utilizzato come materiale di costruzione in sostituzione dei consueti mattoni e cemento armato (come nel nuovo quartiere di 323 alloggi recentemente ultimato a Figino). 

Considerato che il legno è costituito per il 50% da carbonio, finchè esso rimane sequestrato nelle strutture edilizie è come se fosse stato interrato. La sottrazione di CO2 avvenuta durante la crescita degli alberi rimane quindi effettiva.  Si è inoltre risparmiata la rilevante quantità di emissioni di CO2 derivante dalla produzione del cemento, del ferro e dei mattoni altrimenti necessaria. Quando i fabbricati saranno demoliti, al termine del loro utilizzo, il legno impiegato nella costruzione dovrà essere riciclato o bruciato con il recupero e riciclo  del carbonio.

 C’è quindi ragione di essere ottimisti sulla possibilità di contenere il riscaldamento globale entro 1.5 gradi, dopo l’inevitabile  sforamento del 2050?

Vi sono molti motivi per esserlo:

– già disponiamo della tecnologia e delle cognizioni scientifiche necessarie per conseguire gli obiettivi di emissioni zero nel 2050 e di rimozione della CO2 eccedente entro il 2100;

– grandi progressi sono in atto nella produzione di energia senza emissioni di CO2 e nella ricerca di nuove sorgenti (inclusa la fusione nucleare);

– vi è una diffusa consapevolezza, in particolare fra i giovani, della assoluta necessità di adottare uno  stile di vita basato su consumi sostenibili;

– aumenta la  fiducia sulla redditività del capitale pubblico e privato investito nelle necessarie innovazioni  tecnologiche.

Ma ci sono anche alcuni  motivi per essere pessimisti. 

Il  principale è l’aumento della popolazione mondiale, previsto al 2100 in circa 3,6 miliardi (fonte ONU). 

Quante saranno le superfici da urbanizzare, considerato che alla fine del secolo gran parte della popolazione del mondo (specialmente in Africa e in Asia) vivrà in megalopoli di decine di milioni di abitanti (previsione ONU)? E quanta energia in più si consumerà per ogni nuovo abitante  delle città, tenuto conto che gran parte dei loro antenati viveva a  “emissioni zero” in piccoli villaggi?

Un secondo motivo è dato dalla elevata disponibilità di idrocarburi già accertata: anche senza trovare nuovi giacimenti vi sono riserve di gas per  almeno 65 anni e di petrolio per 80/90 anni, con la possibilità che, più che ridursi, in futuro le riserve possano aumentare.

Quali saranno le scelte politiche che dovranno essere adottate  a livello globale per ridurne l’utilizzo?

Un  terzo motivo deriva dal fatto che i piani di abbattimento della CO2 concordati con  IPCC non sempre  vengono osservati pienamente dai paesi che si sono impegnati ad attuarli, tanto che dei quattro percorsi previsti dal IPCC  uno solo (e per giunta quello che prevede maggiori sforamenti) rimane ormai attuabile.

Domanda finale: ci resterebbero altre soluzioni per evitare l’irreversibilità del riscaldamento globale se anche il percorso P4 dovesse fallire? 

Visto che siamo vicini alla data di elezione del nuovo Parlamento U.E., cogliamo l’occasione per avanzare alcune richieste ai candidati.  Fra le molte possibili scegliamo le seguenti:

  1. che assumano come prioritario il tema del riscaldamento globale, promuovendo  e sostenendo tutte le procedure atte a  contrastarlo;
  2. che si impegnino per ottenere che siano assegnati adeguati stanziamenti per ridurre le emissioni di CO2 derivanti dagli allevamenti per la produzione di carne, in particolare di bovini e suini;
  3. che sostengano i progetti più efficaci da attuarsi nelle città, ove si trovano, oltre ai maggiori consumi, anche le risorse, la competenza e la capacità di innovazione necessarie per sperimentare e attuare quanto richiesto per contrastare il riscaldamento globale.

(*) Architetto

Note:

  • BECCS (Bioenergy plus Carbon Capture and Storage) – La CO2 sottratta sarebbe pari a quella assorbita dalla biomassa (bioenergy)  durante la sua crescita, a condizione che il periodo di tempo necessario per ricostituire le biomasse sia equivalente a quello del loro consumo.  La biomassa comprende legna da ardere, ramaglie e residui di attività agricole e forestali, scarti delle industrie alimentari, alghe marine, rifiuti organici urbani e  piante specificamente coltivate per la produzione di energia.
  • La scissione della CO2 in ossigeno e carbonio è stata considerata finora troppo onerosa per un’applicazione industriale. Il prof. Stuart Licht, della Washington University, è tuttavia riuscito nel 2015 a scindere la CO2 con un processo economico e veloce basato sull’energia solare, simile a quello che avviene in natura con la fotosintesi clorofilliana. Entro pochi mesi sarà conclusa la verifica della potenziale applicabilità di questo metodo su scala industriale e della sua redditività per una diffusione a scala globale. 

2 commenti per Riscaldamento globale: percorsi possibili

  • Clara Sestilli

    Bene ampliare la conoscenza delle valutazioni sui cambiamenti climatici riportate dall’IPCC e dei possibili rimedi alle emissioni di Co2 che , purtroppo l’IPCC vede iniziare al 2025. Ma cosa pensare di noi e soprattutto dei più poveri di noi destinati a attraversare 6-10-30 anni di inondazioni, frane, distruzioni di risorse fisiche, materiali, naturali, psicologiche che già oggi colpiscono milioni di persone?
    Piantare alberi significa attenderne la crescita e il loro consolidarsi, per poi utilizzarli come aiuto alla natura e sua biodiversità, come resilienza a smottamenti, utilizzo edilizio, ma se non si curano gli aspetti idrogeologici dei territori, curando gli argini dei fiumi e torrenti, la portata delle acque, i fenomeni di abusi edilizi sui margini delle rive, ai quali si aggiungono gli effetti di un’agricoltura monocolturale e di un sistema alimentare che privilegia carni e sistemi di allevamenti intensivi, che si esternalizzano nei vari Fastfood e Eat you per km. di strade, tanto cari ai giovani e oggi anche ai meno giovani, dato l’aumento della popolazione senile,se le istituzioni e imprese internazionali, statali, regionali, comunali sono sotto attacco continuo, se tutto questo dovesse continuare, allora le richieste ai candidati del futuro governo dell’Europa di assumere come priorità il tema del riscaldamento globale, l’assegnazione di stanziamenti agli allevatori sensibili alla riduzione delle emissioni legate a stalle e approvvigionamenti enormi, l’aiuto alle progettazioni innovative delle città che hanno maggiori consumi, ma anche maggiori risorse e competenze per innovare, si risolverebbero in preghiere illuminate, ma poco efficaci sul piano pratico nel breve periodo, perché il secondo punto da affrontare è ripartire dall’impegno personale, unito a quello delle comunità sociali, per un progresso socio-ecologico , come scrive Fabrizio Barca nel Forum Disuguaglianze e Diversità, dove disuguaglianze e giustizia ambientale hanno un destino comune.

  • […] Riscaldamento globale: percorsi possibili 13/05/2019 […]

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