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Il Castagno

– di Aldo Lado  (*)

E’ difficile raccontare questa storia, come tutte le vicende autobiografiche… In realtà non si tratta proprio della mia biografia, quanto di quei ricordi, di quelle vicende che più si sono fissate nella mia memoria nel corso dei lunghi anni della mia vita.

Ma cosa ? direte voi. Cosa avrai mai da raccontare tu che non hai mai viaggiato, che non hai visto il mondo, tu che non ti sei mai scollato dalle tue radici, che non hai mai visto orizzonti più ampi di quei pochi ettari di terra su cui sei vissuto?

Perché, vi rispondo io, forse che il contadino che ha passato la sua vita ad arare e a seminare non ha visto il sorgere del sole con i suoi lievi spostamenti quotidiani, o la luna oscurata dal frapporsi della terra tra lei e il sole? E le stelle che cadono nelle notti d’estate? O il polline trasportato dal vento che insemina la terra? O i fiori che si schiudono a primavera in un miracolo di profumi e colori?

Cagate, risponderete voi. Cosa ci vuoi fare? Il panegirico della natura e delle sue bellezze? Lascia perdere. Soltanto l’uomo conta su questa terra. E tu che ne sai – povero illuso – della vita, dell’amore, della guerra, della morte ?

….La biografia della “tua” memoria! ….  Ci fai ridere. Noi siamo stati in Africa, in America, in Cina. Abbiamo visto le savane sterminate, i grattacieli più alti del mondo, la Muraglia, le Piramidi, i Templi; abbiamo navigato mari pacifici e non, solcato i cieli che avvolgono il nostro pianeta, ascoltato idiomi sconosciuti, incontrato uomini di tutte le razze, assaggiato cibi diversissimi.. Noi  sì che avremmo da raccontare.

Ma tu ? Tu che forse, in quel buco del culo dove sei vissuto per tutta la vita, ti sei nutrito solo di polenta e cotiche  di maiale, che cosa pensi di avere di tanto interessante nella tua “memoria”, come la chiami ?

A parte il fatto che la polenta e le cotiche di maiale ve le mangiate voi, per vostra norma  a me basta l’acqua che scorre nelle vene della terra o che sgorga dal cielo per nutrirmi! Beh sì, devo ammettere che non disdegno le qualità nutritive dello sterco, quando capita….

L’avevamo capito subito! Sei un mangiamerda con velleità letterarie. Già che ci sei, perché non scrivi “ Le memorie di un coprofilo”.  Ah!Ah! Ah! Successo garantito in Giappone.

Spiritosi ma poveri di spirito. Vi siete appena vantati di aver “visto il mondo”, conosciuto popoli e cibi diversi e ancora siete incapaci di accettare la “diversità”. Beh, io sono diverso, molto diverso da voi. La vostra vita non è che uno sputo nel tempo, subito dimenticata, ma voi pensate di sapere, di conoscere, di insegnare…Voi credete di sapere! Io no. O piuttosto so soltanto quello che ho visto ed udito. Ed ora che la mia vita sta giungendo al termine, so per certo anche questo e ve ne darò la prova, mi piace l’idea di raccontarlo perché sono storie di uomini sempre uguali e sempre diversi…

Non credete che la mia fine stia per giungere? Che io sia così lucido da vederla arrivare? Beh guardate laggiù, e vedrete anche voi quegli uomini che con i loro strumenti stanno progettando la nuova autostrada…

Ora spostate lo sguardo sulla linea virtuale che stanno tracciando e capirete che passa proprio su questo tratto di terra incolta che sembra dimenticata tra i campi di grano e orzo che la circondano. Proprio qui, dove sopravvive malgrado il tempo, quella  vecchia costruzione di mattoni semidiroccata …

Io sono quel grande vecchissimo castagno che si erge proprio davanti alla casa. Passerà da qui la nuova autostrada e io verrò abbattuto sull’altare delle “infrastrutture indispensabili allo sviluppo economico della regione”! Non meravigliatevi. L’ho sentito dire orgogliosamente da un “politico” giorni fa (o mesi fa?) alla radio.

Come tu hai una radio? vi chiederete. No, amici. Io non ho radio, non ho televisione, ma ho orecchie e memoria. E’ che ogni tanto capitano dei ragazzi, qui sotto, per far l’amore, masticando fili d’erba e facendosi promesse difficilmente mantenibili (ma tant’è , l’importante è scopare o avere un alibi per farlo) e qualcuno si porta dietro un transistor per ascoltare la musica. Così mi capita, a volte, mentre quelli sono tanto impegnati nelle loro effusioni da scordarsi della radio e della musica, di sentire il giornale radio e tutte le cazzate che dicono.

Vedo le vostre labbra atteggiate ad “Ooooh”, forma di buco di culo di gallina, come a dire che ora avete capito tutto a proposito della mia dieta: acqua e merda di vacca.

Vedete, ogni “diverso” da voi si nutre di ciò che gli è più consono e non per questo è un “deviato”! Quindi accettate quelli che mangiano serpenti o cani, formiche o cicale.

Assaggiate piuttosto. Può piacervi o no, ma non fate la faccia schifata – per non dire scandalizzata – di fronte ai gusti o alle abitudini degli altri. Domandatevi sempre: sono io che ho deciso di nascere qui piuttosto che là? Immaginate sempre che avreste potuto vedere la luce, che ne so, in una tribù africana dove l’antropofagia è un fatto culturale o in un villaggio dell’Amazzonia dove le ceneri del capo villaggio defunto vengono mescolate alla farina e mangiate in croccanti pani per acquisirne la saggezza. E se siete cristiani non mangiate forse tutte le domeniche il Corpo e il Sangue di Cristo? Allora datevi una calmata!

Torniamo a me e so che molte questioni vi frullano per la testa. Come mai un albero può avere una memoria? Perché no. Glielo avete mai chiesto? Quel mio simile che sta davanti a casa vostra e che vi ha visto ridere e piangere, imprecare e scongiurare, lo avete mai interpellato? E i platani che costeggiano il viale delle vostre passeggiate e che vi hanno visto bambino in carrozzella, giovanottino/a che si faceva le canne o con i libri di scuola sottobraccio, che hanno sorriso al vostro primo bacio impacciato, al vostro orgoglio paterno o al lento faticoso passo della vostra vecchiaia, li avete mai guardati come “esseri viventi”?

Beh, anche noi siamo esseri viventi capaci di ascoltare, di vedere, di soffrire e di gioire. E nella nostra immobilità, anzi proprio grazie a questa, vediamo migliaia di persone, lo scorrere  della vita di voi umani , le generazioni che si succedono. E mentre voi siete sordi e muti, non solo incapaci di sentirci e di capire il nostro linguaggio ma neppure di capirvi tra voi, noi siamo poliglotti. Capiamo il linguaggio del vento, degli uccelli, degli insetti, dei fiori  e degli animali: voi compresi.

Castanea sativa” questo è il mio nome scientifico. Siamo  mediterranei e molto longevi se voi non ci sacrificate per le vostre palizzate o le vostre madie (almeno in passato) e io personalmente ho sfamato molti dei vostri simili con i miei acheni. Voi in genere li fate lessi o li arrostite, ma c’è anche chi ne ricava una farina per fare deliziosi castagnacci che hanno fatto la gioia di grandi e piccini.

Io credo di essere uno dei più vecchi, forse uno degli ultimi della mia generazione , con i miei seicento anni e passa sulle spalle.

E voi pensate ancora che soltanto per il fatto che non mi sono mai mosso da qui, dove ho messo le mie radici, non abbia niente da raccontare? Per oltre seicento anni mi sono passate sotto agli occhi, o meglio sotto alle mie fronde, tante di quelle vicende umane che potrei raccontare per anni ma purtroppo non ne avrò il tempo  perché già vedo i profeti delle “infrastrutture” proseguire inesorabili nei loro intenti. Cazzo! Ma dove sono i vostri ambientalisti? I seguaci della protezione degli animali sono più efficaci! Non è che ho paura di morire, anzi, al di là della “inesorabilità” penso che tutti a un certo momento si siano rotti i coglioni di vivere  e io, alla mia età, più di tutti.

Ma come tutti  anch’io, nell’ansia della imminente scadenza, cerco disperatamente di non rendere inutile la mia esistenza, cerco di lasciare una traccia come l’insetto chiuso in un blocco d’ambra, emulo di quelli che hanno detto o fatto qualcosa che resta. Storia? Scienza? Arte? Scusate se vi critico, ma dal mio punto di vista – circa trenta metri di altezza – ritengo i vostri simili che hanno lasciato “impronte” di averlo fatto casualmente, certo dotati più degli altri, ma unicamente spinti dallo scopo o dalla necessità di sopravvivere nella società o nel “sistema” del loro tempo. Quasi sempre le loro vite sono state infelici, contrastate, avversate, difficili.

Nel corso dei miei seicento e passa (sic!) anni  ho sentito della merda che hanno dovuto ingoiare Dante, Michelangelo, Francesco d’Assisi, Leonardo da Vinci, Galileo, Vivaldi, Metastasio per non parlare del povero  Garibaldi e qui l’elenco diventerebbe telefonico, tutti uomini che hanno, a mio avviso, combattuto più per sé stessi che per altro, cercando di sopravvivere a chi  – ormai per lo più dimenticati – li avversavano, certi di essere nel giusto, ma non certo per restare nella storia e nella cultura del loro popolo o dell’umanità.

Umanità! Che grande parola e che grande cazzata.

Ero un giovanissimo virgulto ancora improduttivo ma già orgoglioso dei miei numerosi rami e delle belle foglie verdi che li addobbavano, quando in un giorno soleggiato di primavera…..

Angera,  maggio 2019

(*) Scrittore, regista e sceneggiatore 

 

 

3 commenti per Il Castagno

  • Pietro Enrico

    Interessante e anche istruttiva oltre che quasi onirica per tutte le generazioni. Peccato, a mio avviso, l’inserimento e l’insistenza di espressioni volgari che ne alterano l’armonia descrittiva.

    Pietro Enrico Corsi

  • Clara Sestilli

    Dopo l’articolo di Aldo Lado ” Il castagno” del 26/6 scorso,coraggiosamente riportato su Mondohonline, ho letto su La Stampa del 3 /7 un articolo ” Sbatti la violenza in prima pagina ” su Nanni Balestrini e il ” gruppo 63 ” , scritto da Mario Baudino, dove si ricorda il loro modo di scrivere provocatorio, venato di teppismo, con l’uso discriminatorio del tono aggressivo da opporre al linguaggio e al pensiero conformista dei cosiddetti benpensanti.
    La storia di questi ultimi anni è diversa da quella degli anni Sessanta e Settanta, ma già allora si intravedevano gli errori, i limiti, la presunzione di tutto poter dire e fare -non diversamente da oggi per parte di alcuni- negando diversità e comunione di vita e coscienza.
    Un altro capitolo del negazionismo si svolge oggi contro chi in Germania ( Habermas )ricorda le tragedie del secondo conflitto mondiale e Auschwitz, tacciandolo di condotta ossessiva della colpa, espressione di una cultura della colpa che si oppone all’orgoglio nazionale e all’antieuropeismo dei sovranisti. Così scrive Gian Enrico Rusconi sempre su La Stampa del 3/7.

  • Laura

    Dove sarà ( o era 🙁 questa meraviglia).

    “Ho visto cose che voi umani…..” ah. Imparassimo mai!

    Consiglio “la vita delle piante” di Coccia E. ….e forse impareremmo ad integrarci su questo pianeta.
    Bello! Grazie!

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