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MILANO-CORTINA, un'Olimpiade verde e ad emissioni zero

Il cambiamento climatico ci premette di rendere ecosostenibili tutte le nostre attività a partire dai grandi eventi, dipende solo da noi. Pubblichiamo con piacere il contributo  di Luciano Pilotti, Stefano Bocchi, Sara Valaguzza (*)

Giochi invernali verdi nella sostenibilità integrale, prevedendo una governance che renda possibile sviluppo economico, inclusione sociale, rispetto delle risorse naturali e collaborazione tra mondo dell’impresa, istituzioni e comunità. Azzerando sprechi e inquinamento, rigenerando e aprendo alla partecipazione:  le ragioni per le quali gli Olimpic Games di Milano-Cortina (O.mc)  potranno essere ricordati. Del resto, l’assegnazione a Milano-Cortina si è basata anche su questo: utilizzo intelligente di quello che già c’è e valorizzazione del contesto ambientale e sociale in chiave inclusiva. Abbiamo tra le mani la straordinaria opportunità di tenere insieme presente e  futuro cogliendo l’occasione per fare di un evento straordinario un momento educativo, culturale, politico, formativo.

Tutela dell’ambiente, dunque, non solo perché è un requisito essenziale del CIO, ma perché chiave strategica di sviluppo sociale e territoriale che sarà patrimonio per il nostro domani. Le O.mc dovranno presentarsi come piattaforma riconoscibile, forte di soluzioni ambientali  utili ai sistemi urbani, non urbani e post-urbani, dalle città metropolitane alla montagna, come un continuum  sul quale agire con policy e strumenti che saranno sperimentati in quel contesto come laboratorio di pratiche e politiche di bioeconomia, agroecologia, integrazione sociale, di pratiche collaborative e di un diritto circolare, agile, dialogico e non più auto-referenziato. Leva di una moderna crescita industriale del Paese intero. Un laboratorio per sperimentare soluzioni innovative di medio-lungo periodo all’interdipendenza “viziosa” tra surriscaldamento climatico, assetti produttivi impattanti su acque e terreni e mancata cura dei paesaggi, turismo e consumi di massa, alti e diffusi livelli di CO2 e polveri sottili, trasporti inquinanti, sprechi di varia natura e iniqua distribuzione delle ricchezze. Dobbiamo incamminarci alla ricerca dell’impatto (socio)ambientale “O” e inserire la sostenibilità come valore-guida nelle procedure di gara, nei contratti, nelle professioni, nelle azioni delle istituzioni.

Se le soluzioni proposte, costruttive, di servizio, di materiali sostenibili di supporto alle Comunità, funzioneranno in Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige,  esse saranno trasferibili in tutto il Paese. A partire dagli impatti occupazionali che, a medio termine, sono stimati tra 9.000 e 11.000 posti di lavoro che, si presume, anche ad alta e media qualificazione. Vedremo realizzarsi un nuovo orientamento verso i goals e non verso i constraints, capace di promuovere l’implementazione di valore pubblico tangibile, sostanziale, permanente.

I “vincoli” ultimi imposti dal CIO divengono allora “volani” di sviluppo economico industriale, urbanistico, turistico, territoriale, oltre che sociale. A partire dall’azzeramento del consumo di suolo, al riuso di infrastrutture (e strutture) esistenti, alla sperimentazione di risorse energetiche rinnovabili e di sistema (sole, biomasse, geotermico, idrogeno) che dovranno essere poste al servizio della comunità per assicurare realisticamente alle future generazioni l’impatto ambientale “prossimo allo ZERO”. Tutto ciò, coinvolgendo le Comunita’ in un Grande Progetto di Partecipazione collettiva ed eco-sistemica che è innanzitutto sociale e culturale: servirà un Integrated Social Sustainability Program per vincere la medaglia d’oro verde. Strumenti, quelli che vedremo sperimentati, che ci permetteranno di studiare e proporre un nuovo modello di città smart e sostenibile e di governo integrato e partecipato, di una moderna polis.

Una delle sfide riguarda l’innevamento artificiale in un contesto di surriscaldamento ambientale non favorevole e in sette anni certo crescente. Infatti già nel 2017 e, ancora piu’ nel 2018-2019, il mantenimento del manto nevoso si è rivelato un problema sotto i 2400 metri s.l.m.; oltre il 20% delle località sciistiche (666) non ha potuto usufruire dei 30 cm. utili e necessari per gli sport invernali nei tre mesi canonici.

Sorge allora la domanda: per assicurarsi questo strato “fisiologico” di neve serviranno dunque altri bacini idrici utili all’innevamento? Se sì, per quanti mc/mq? Per non rischiare di appesantire l’antropizzazione e la fornitura di acqua, gia’ razionata per l’agricoltura a valle, all’acqua andrà accoppiata l’energia per produrre l’innevamento con costi che, secondo il WWF, sarebbero compresi tra 135.000 e 140.000/€ per ettaro di pista (600 GWh), da spalmare su migliaia di km. Le soluzioni adottate saranno sostenibili se sapranno integrare, diffusamente, solare, fotovoltaico, biomasse, geo-termico ed elettrico. Piste e riforestazione dovranno peraltro accoppiarsi sistematicamente e già da ora.

Una seconda questione attiene all’impatto di un turismo di massa che sara’ 50 volte quello delle Olimpiadi del 1957 con un effetto di scala fortissimo e ancor più se disordinato e senza regole, rispetto alla capacità di portanza/accoglienza delle piccole comunità e vallate dell’arco alpino delle regioni coinvolte. Ecco perché sarà utile da subito un’equilibrata distribuzione degli eventi e delle attività per “cerchi concentrici distribuiti e connessi” in particolare tra le tre Regioni core (ma non solo), bilanciando rete infrastrutturale esistente e “programmata” in particolare con trasporto pubblico efficiente ed elettrico (partendo dalla rete ferroviaria) (un piano treni/bus idrogeno sarà necessario) per redistribuire ex-ante la capacità di accoglienza, anche in relazione alla disponibilita’ dell’offerta di ospitalita’ in termini di camere, letti, impianti igienici, parcheggi, salute e sicurezza, ma anche di reti distributive di beni alimentari e di prima necessita’. Un grande programma di eco-bus e sul piano locale sharing mobility (dalle bici ai minibus elettrici) e connessioni con ciclabili lunghe e protette. Stazioni di ricarica elettrica andranno peraltro implementate.

Quarto livello di azione con “costruzioni passive” e modulari con materiali eco-sostenibili ed energeticamente attivi (per es. riuso di calce, paglia, legno, tinteggiature attive, ecc.). Saranno da incentivare gli usi condivisi della casa e delle auto private per temporary sharing resources, recuperando innanzitutto strutture abbandonate e riavviando il non usato.

Solo un approccio eco-sistemico bilanciato e – entro certi margini – flessibile e adattivo, potrà consentire di ridurre l’impatto sul quinto punto di criticità al quale porre attenzione, quello che riguarda gli aspetti ecologici (biodiversità, equilibri ambientali, agricoltura, qualità dei paesaggi). Il turismo di massa “generato” andrà “regolato e programmato” con una imposizione di ” limiti di capacità e portanza” per temperare nuovi effetti degli interventi.  Definire un quadro integrato tra “Aree protette allargate”, “aree di accessibilità limitata”, “aree ad accessibilità regolata” incrociate con le infrastrutture di accesso sarà assolutamente fondamentale.

                         Torri del Sella

Integrazione “temperata e bilanciata” con “eventi stratificati” da monte (scarsi) a valle per un “filtraggio” adeguato di una accessibilità equilibrata e sostenibile, anche per tipologie di fruizione (sportivi, appassionati, turisti, famiglie, gruppi e comunita’) e per tipologie tecniche (sci, camminate sul ghiaccio, bike-riding sky, arrampicate, escursionismo di varia natura). Contrastando il turismo di massa con un’offerta leggera e diversificata per tecniche, luoghi, servizi, utilizzatori, eventi con una informazione e comunicazione su base territoriale integrata (marketing territoriale e NTCM – network-town center management).

Il sesto grande tema è quello dei rifiuti, da governare con opportuni strumenti di differenziazione, riciclo, riuso, rigenerazione, anche con opportune leve di affitto o prestito oneroso di attrezzature, evitando trasporto degli stessi con mezzi pubblici e privati. Un Piano Rifiuti consapevole e responsabile offrirà servizi, secondo regole di comportamento, prevedendo sanzioni adeguate per le deviazioni verso 100% del riciclo e 90% del riuso per il packaging, bandendo strumenti monouso per cibi/bevande, azzerando  sostanze come l’ammoniaca per il ciclo del ghiaccio. Le Associazioni sportive e no-profit, coordinate dalle Pro-Loco e dai Consorzi e Comunita’ Montane, dovranno assumere ruolo determinante nell’orientare, informare, educare, guidare e offrire servizi  ad un pubblico eterogeneo, quest’ultimo probabilmente senza la necessaria esperienza o  conoscenza dei luoghi. Le Olimpiadi saranno un’occasione per sensibilizzare alla sostenibilità, al rispetto delle tradizioni, del patrimonio storico, artistico che, con queste modalità,  generera’ fidelizzazione.   Una governance complessa, pluriregionale e multilocale dovrà abbandonare campanilismi,  individualismi e localismi per monitorare e gestire al meglio i possibili “sovraccarichi” riducendo costose sovrapposizioni.

Guardare alla sostenibilità significa anche farsi promotori attivi dell’economia circolare e del diritto circolare, non ostacolarli da una visione burocratica e formalista, ma cercando flessibilità, originalità, senza complicare le cose semplici. Al centro dell’economica circolare ci sono le idee delle imprese e delle persone, al centro del diritto circolare ci saranno le persone e le istituzioni, a cui chiediamo un’azione agile, creativa, dialogica. Queste Olimpiadi sono l’occasione per dimostrare che economia e miglioramento dell’ambiente possono stare assieme, autoalimentandosi in modo sinergico.

Tutto ciò sarà facilitato grazie alle risorse che il mondo delle telecomunicazioni e dell’informatica oggi offre, dai Big Data all’intelligenza artificiale, ai modelli previsionali, alla progettazione con il Building Information Modeling; dalla trasmissione e ricezione di dati informativi agli strumenti di elaborazione e diffusione continua.

Sarà necessaria una regia capace di costituire una squadra coesa, competente, sensibile ai temi della sostenibilità, capace di accelerare il cammino tracciato da AGENDA 2030 con la quale l’Italia si è impegnata ad abbandonare modelli produttivi e insediativi non sostenibili per invece seguire una nuova rotta di miglioramento della qualità della vita sul Pianeta, per tutti,  nel pieno rispetto della Casa Comune. In questo percorso, scienze e accademia si mettono al servizio della comunità e di chi governerà questa partita. Non si può innovare senza la ricerca, e non si può più fare ricerca senza stare nella realtà, costruendo insieme il futuro.

 

(*) ESP/Environmental Science and Policy – Università di Milano

1 commento per MILANO-CORTINA, un’Olimpiade verde e ad emissioni Zero

  • Graziella Fusi

    Cpncordo….le prossime Olimpiadi saranno per noi una grande occasione….anche per dimostrare che vogliamo seguire davvero una “nuova rotta”

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