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Coronavirus, dove sta andando l'Europa?

– di Maurizio Molinari (*)

In questi giorni tutti ci chiediamo quando usciremo dal lock down, quando torneremo a ritrovarci e viaggiare, come cambieranno i nostri stili di vita. In questo senso è importante conoscere lo sguardo dell’Europa sul nostro futuro prossimo.

Ripresa e ricostruzione

Il Parlamento europeo a fine marzo ha approvato una risoluzione per un pacchetto massiccio di nuovi investimenti.  Quando? Gli eurodeputati spingono affinché si faccia ancora di più rispetto a quanto già è stato fatto (BCE, BEI, MES…). Un ruolo chiave per gli eurodeputati lo avrà il bilancio a lungo termine, ovvero la spesa dell’Unione europea per i prossimi sette anni, spesa la cui discussione era prevista in questi mesi.

Giovedì 23 aprile si sono riuniti appunto i capi di stato e di governo europei. Il Consiglio. L’incontro in remoto è servito ad approvare il pacchetto di misure economiche già discusse dai ministri delle finanze degli Stati membri. Si è discusso del ruolo del bilancio pluriennale, che potrebbe essere uno degli strumenti di finanziamento di un ingente fondo europeo per la ripresa. Verde e digitale sono le parole chiave della strategia per tornare a crescere, ha spiegato Charles Michel, presidente del Consiglio europeo.

Un documento per l’exit strategy

Ursula Von Der Leyen, presidente della Commissione, il 21 aprile ha presentato una road map per una strategia comune di uscita da questo momento.

Le linee guida contengono raccomandazioni agli Stati e sottolineano la gradualità delle tappe per uscire dalla fase di contenimento.

Accanto al principio di gradualità, si sottolinea l’importanza della comunicazione tra Stati affinché si agisca in maniera più coordinata. Non solo. Uno dei punti chiave della strategia è la ricerca su vaccini e cure. Si tratta di una questione fondamentale per ipotizzare cosa ci aspetta nei prossimi mesi.

La ricerca

La battaglia contro il coronavirus si combatte soprattutto nelle corsie d’ospedale. Ma anche nei laboratori. Qui nascono strumenti e protocolli medici per limitare gli effetti di nuovi contagi e test rapidi ed efficaci per tracciarli. Sono gli scienziati e i ricercatori che daranno, speriamo presto, un vaccino in grado di mettere all’angolo COVID-19. In questo senso è importante capire cosa sta succedendo in Europa perché in Europa si parla non solo di misure economiche ma anche di ricerca.

In ambito sanitario l’Unione europea ha competenze ridotte a favore del ruolo degli Stati. È pur vero che la ricerca è uno dei pilastri fondamentali dell’Unione. La collaborazione scientifica è tra gli ambiti su cui si può maggiormente misurare un lavoro di squadra senza confini. In generale, tre sono attualmente i filoni degli sforzi in laboratorio contro coronavirus: il vaccino, le medicine per combattere la malattia e i test con cui capire se una data persona è immune o meno.

In questi mesi è stato lanciato un bando per il quale la Commissione europea ha ricevuto un centinaio di progetti. Ne sono stati selezionati 18 per 136 gruppi di ricerca che in tutta Europa stanno già lavorando anche su eventuali nuove epidemie. Il finanziamento è di 47,5 milioni di euro. L’Italia è presente in dieci dei 18 progetti. Uno dei progetti è Exscalate4CoV, coordinato dalla Dompé Farmaceutici e combina la ricerca medica con la forza dei supercomputer. Italiano è anche uno dei centri di supercalcolo coinvolti, il Cineca.

Lo stesso Spallanzani partecipa in consorzio con altre realtà lavorando per un bando europeo contro coronavirus. Maria Rosaria Capobianchi, direttrice del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani di Roma, è inoltre diventata consulente scientifica di Ursula Von Der Leyen.

Altri 90 milioni di euro sono stati stanziati per l’iniziativa di innovazione medica (IMI) con l’industria farmaceutica. Grazie a una linea di credito creata insieme alla Bei e dotata di 250 milioni di euro, sono stati assicurati 80 milioni alla società CureVac, in fase avanzata nella messa a punto di un vaccino che potrebbe essere testato entro luglio.

C’è poi un budget di 164 milioni a disposizione di start-up e imprese tecnologiche per idee innovative che rispondano all’emergenza. Gli scienziati del Centro Comune di Ricerca della Commissione europea (il JRC) hanno definito un nuovo materiale di controllo che i laboratori in tutta Europa possono utilizzare per verificare il corretto funzionamento dei test sul coronavirus ed evitare falsi esiti negativi. Questo renderà più affidabili e veloci le analisi di laboratorio.

Parlamento e solidarietà

Soprattutto in un momento simile, il richiamo all’unità, alla responsabilità e alla solidarietà tra Stati è un punto chiave. A proposito di solidarietà, gli eurodeputati continuano a votare in remoto, dalle proprie case, ma le cucine del Parlamento europeo sono aperte per preparare 1000 pasti al giorno per i volontari, gli operatori sanitari e i senza fissa dimora.

In più il presidente Sassoli ha annunciato che nei locali del Parlamento europeo a Bruxelles saranno ospitate cento donne vulnerabili, persone per cui la quarantena rappresenta un ulteriore problema che non si può dimenticare.

Negli ultimi giorni il dibattito europeo si è concentrato su due concetti forse non troppo conosciuti da molti. Il fondo di solidarietà e di bilancio pluriennale. Strumenti considerati tanto importanti per l’Italia e per l’Europa.

Il Fondo di solidarietà europeo

L’Italia ha presentato una richiesta al Fondo di solidarietà europeo per il sostegno contro la pandemia da coronavirus. L’Italia è stata il primo paese a fare domanda.

Il Fondo europeo di solidarietà nasce nel 2002 per rispondere a gravi disastri naturali come terremoti, inondazioni, incendi boschivi. Nei fatti è uno strumento di solidarietà verso le regioni colpite da un evento naturale inatteso. Gli Stati membri e le regioni valutano i danni e hanno quindi 3 mesi per fare richiesta di aiuto.

La Commissione valuta l’ammissibilità e il Parlamento europeo e il Consiglio approvano questi aiuti, che sono completamente a fondo perduto. L’implementazione, cioè il passaggio finale che porta i fondi ai territori spetta al richiedente.

Da quando è nato, il Fondo è stato utilizzato ben 80 volte in risposta a diversi tipi di catastrofi. Finora sono stati erogati oltre 5 miliardi di euro a favore di 24 paesi europei che li hanno usati per ricostruzione per esempio di strade o scuole. Con più di 2,792 miliardi di questi 5 l’Italia è il Paese che finora ne ha usufruito maggiormente. Il fondo è stato usato per far fronte ai danni da eventi catastrofici in tutta la penisola. E’ intervenuto per i terremoti in Molise, Abruzzo, Emilia Romagna e Umbria e per le alluvioni in Veneto, Toscana, Liguria e Sardegna. Il fondo è stato attivato anche nel 2002 per l’eruzione dell’Etna. Proprio qualche giorno fa la Commissione ha proposto un sostegno per quattro Paesi colpiti dalle calamità naturali lo scorso anno. Più di 211 milioni su 279 dovrebbero andare all’Italia.

Nel contesto dell’emergenza COVID, la Commissione con il voto favorevole del Parlamento ha cambiato il mandato per ampliare lo scopo degli aiuti anche alle questioni sanitarie. L’Italia ha ora chiesto di accedere al fondo. La Commissione europea sta aspettando ulteriori domande degli altri Paesi e dal 24 giugno le valuterà come pacchetto, per poi presentare le richieste di aiuti al Parlamento e al Consiglio europeo. Vi terremo aggiornati.

Il bilancio pluriennale

MFF (Multiannual Financial Framework), quadro pluriennale, bilancio a lungo termine. Sono vari modi per dire la stessa cosa: il bilancio dell’Unione europea per i prossimi sette anni, ovvero 2021 – 2027. Ricordiamo infatti che l’Unione europea programma il suo bilancio su settennati. Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha dichiarato: “Non è una questione per commercialisti o contabili ma è una cosa che riguarda tutti noi”. Vediamo come.

Tra il 2014 e il 2020 il bilancio dell’UE era di poco meno di mille miliardi di Euro. Sembra una cifra elevata, in realtà corrisponde a circa l’1% del PIL europeo; per capirci, il budget medio di uno Stato dell’Unione europea rappresenta circa il 46% del valore della sua economia. In Italia solo lo scorso anno la spesa è stata di oltre 870 miliardi. Prima dell’arrivo del coronavirus nell’Unione europea si discuteva della spesa per i prossimi sette anni. E il Parlamento europeo spingeva proprio per un impegno maggiore da parte degli Stati affinché investissero nel bilancio comune.

Questo bilancio servirà, una volta tornati alla normalità, per progetti europei in campi come ricerca, agricoltura, impresa, società civile. 

Di fronte all’attuale crisi, il bilancio dei prossimi sette anni va però riformulato perché, come si dice, circostanze eccezionali richiedono misure eccezionali. Si parla di questo strumento perché potrebbe essere importante per il Recovery Fund, un fondo per la ripresa garantito dall’Unione europea. Come finanziarlo e aiutare gli Stati soprattutto in una fase d’emergenza?

Facciamo un passo indietro per spiegare bene: un bilancio è costituito da impegni (cioè quanto i paesi intendono spendere) e pagamenti (cioè i soldi che effettivamente accantonano). Impegni e pagamenti possono essere diversi, perché magari un paese ha tot soldi disponibili per i pagamenti ma si impegna per cifre maggiori, confidando di poter far fronte agli impegni presi colmando la differenza fra i soldi disponibili e quelli impegnati.

Per far fronte a una situazione imprevista, gli Stati membri potrebbero concordare un aumento degli impegni verso il bilancio dei prossimi sette anni, lasciando il tetto dei pagamenti grossomodo allo stesso livello.

La Commissione ha dichiarato che si potrebbe aumentare il cosiddetto “headroom”, cioè la differenza tra gli impegni degli Stati e pagamenti. Gli impegni sarebbero esigibili, ma i soldi non andrebbero versati, anche perché per uno Stato sarebbe davvero difficile farlo in un momento di crisi. Il punto è usare l’impegno comune per rafforzare la fiducia e permettere all’Unione europea di raccogliere soldi più efficacemente sul mercato. Come? Con obbligazioni a alto livello di affidabilità, la famosa tripla A, che alcuni Paesi come l’Italia da soli non avrebbero.

Stiamo parlando dei cosiddetti recovery bond. Nei fatti queste obbligazioni sarebbero quindi garantite proprio dal bilancio a lungo termine, ovvero sia dalle risorse sia dall’impegno e dalla fiducia degli Stati verso il futuro e il progetto comune.

Un altro fronte su cui si sta ragionando è quello di aumentare le risorse proprie su cui il bilancio europeo fa affidamento, attraverso strumenti quali una tassa per i giganti del web o una tassa sulle emissioni di CO2. In questo modo si potrebbe aumentare anche la quantità di pagamenti del nuovo bilancio 2021-2027.

Vedremo cosa proporrà la Commissione nelle prossime settimane e dove approderà il risultato dei negoziati con Parlamento e Stati membri. Per ora va notato che se qualche mese fa i 27 paesi si arrovellavano discutendo sugli zero-virgola del bilancio pluriennale, adesso, di fronte alla crisi che coinvolge tutti a vari livelli, c’è da aspettarsi un impegno comune decisamente più cospicuo. Si tratta di un passo avanti verso un’Unione più forte e solidale. Più forte e solidale significa che può muoversi più efficacemente.

Mascherine

Cosa sta avvenendo sul fronte delle mascherine? Ricorderete che all’inizio della pandemia alcuni Stati membri avevano bloccato l’esportazione verso l’Italia. La Commissione era intervenuta rimuovendo di fatto le limitazioni.

La novità riguarda il meccanismo di protezione civile dell’Unione europea che coordina e co-finanzia la distribuzione di aiuti.

Dallo scorso anno il meccanismo era stato potenziato con l’istituzione di RescEU, che mette a disposizione aerei, unità di pompaggio ad alta capacità, ospedali da campo e squadre mediche di emergenza. A marzo, a causa della pandemia, la Commissione europea ha creato una scorta comune strategica di risorse con attrezzature mediche di emergenza quali ventilatori, mascherine protettive e forniture per laboratori, per i paesi dell’UE che stanno affrontando la pandemia di coronavirus.

In questi giorni sono arrivate le prime 90mila mascherine a Milano dalla Romania, che è il centro di distribuzione europeo RescEU. Si tratta dei primi materiali acquistati a livello comunitario dalla Commissione e presto ne seguiranno altri.

Questo è solo l’ultimo esempio della solidarietà europea. Dopo le difficoltà delle prime settimane, infatti, è arrivato molto supporto all’Italia dagli altri Paesi europei.

Alcuni esempi. Dalla Francia sono arrivati 1 milione di mascherine e 20mila tute protettive. L’Ungheria ha inviato più di un milione e mezzo di mascherine in almeno una decina di paesi europei, tra cui il nostro. La Repubblica Ceca ha offerto diecimila tute protettive. La Germania ha riservato 85 posti letto in terapia intensiva per italiani affetti dal virus. Sempre dalla Germania sono partite 7 tonnellate di materiale medico, inclusi ventilatori e mascherine. Un piccolo staff medico dell’università di Jena sta inoltre aiutando una clinica in provincia di Napoli. In Austria, che ha consegnato 1,5 milioni di mascherine e oltre 3360 litri di disinfettante, sono stati accolti 11 pazienti in terapia intensiva. E la Polonia ha inviato un’equipe medica di 15 dottori e paramedici, a Brescia, una delle aree più colpite d’Italia. Insomma, anche in questo senso l’emergenza sembra spingere gli Stati a tendersi sempre più la mano.

Per info più dettagliate e aggiornate sulle risposte messe in campo dall’UE al coronavirus si può consultare il seguente link: https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/priorities/risposta-ue-al-coronavirus/20200424STO77802/coronavirus-la-cronologia-delle-azioni-ue

 

(*) Responsabile Ufficio a Milano del Parlamento europeo

1 commento per Coronavirus, dove sta andando l’Europa?

  • Mario Giorcelli

    Ottimo rendiconto delle’attività del Parlamento Europeo. Un’niezione di fiducia nel futuro della Ue e una testonianza della necessità del suo rafforzamnto

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