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Come ripensare la scienza in un mondo pandemico

Partiamo da come si analizzano i dati – di Caterina La Porta, PhD (*)

Dal convegno “Una Città aumentata ‘Civitas Oriented’ – 29 maggio 2020

Nell’ambito della Digital Week organizzata dal Comune di Milano questo è il secondo anno che organizziamo come Centro della Complessità e Biosistemi dell’Università degli Studi di Milano un evento per discutere di dati, scienza, società e molto altro. Quest’anno lo abbiamo organizzato con MondoHonline e con il patrocinio del Parlamento Europeo.

Lo scorso anno abbiamo presentato  l’evento “DaDa Data” e la domanda su cui abbiamo discusso è stata: ora che abbiamo i dati, che cosa ce ne facciamo? Saperi diversi hanno cercato di trovare delle convergenze.

Quest’anno l’idea pre-pandemica era di discutere come mettere al servizio i Big Data a favore della “città aumentata” in modo da favorire il passaggio da una città “user oriented” ad una “civitas oriented”.

La pandemia ha fatto emergere una situazione molto diversa: assenza di dati, di informazione che hanno portato al durissimo lockdown che ci ha colpito tutti.

Siamo qui non per discutere quello che è successo ma per ragionare su come rispondere alla pandemia e come riscattarci dalla grave crisi che ha colpito Milano e in generale tutta l’Italia. Cercheremo quindi di far emergere le esperienze di città aumentata nella valorizzazione dei beni comuni.

Il Centro per la Complessità e Biosistemi (CC&B) dell’Università degli Studi di Milano, che è nato nel 2015, ha una missione che possiamo così riassumere:

“Per affrontare le sfide scientifiche e tecnologiche poste dai sistemi complessi abbiamo bisogno di un nuovo approccio interdisciplinare che ci aiuti a interpretare la crescente quantità di dati in molti campi di ricerca. Il CC&B sta raccogliendo la sfida di studiare le proprietà emergenti di sistemi complessi, dai materiali complessi ai dati biologici e biomedici fino ai processi sociali, cercando di estrarne quantitativamente le dinamiche e di fornire utili strumenti per la comprensione e lo sviluppo di modelli predittivi.”  

In sintesi estrarre valori dai dati.

La scienza è tornata al centro delle nostre discussioni ma ancora non abbiamo un rapporto scienza, comunicazione e società che consenta un flusso di informazioni delle notizie scientifiche e anche una loro scrematura. Questo è un aspetto cruciale perché abbiamo aspettative dalla scienza come la salute in generale, il benessere, lo sviluppo di un vaccino,  ma dall’altra abbiamo anche diffidenza e incapacità di discriminare tra le notizie e la mole di dati presenti.

Io sono e ero in sabbatico a Monaco di Baviera quando è scoppiata la pandemia e ho vissuto il lockdown dalla parte tedesca e non italiana.  Quando abbiamo avuto la notizia del lockdown della Lombardia è stato uno shock e da quel momento mi sono chiesta come potevo aiutare a contribuire a trovare un equilibrio nella nostra vita che chiaramente era cambiata drasticamente.

Gli scienziati più innovativi che ho conosciuto nella mia vita sono gente silenziosa che lavora senza clamore e vive nell’umiltà perché la scienza è comprensione e messa in discussione continua, e quindi si diventa abbastanza schivi. Anche io e i miei collaboratori, che non sono solo italiani ma europei, siamo scienziati silenziosi che dalla Germania e dall’Italia abbiamo iniziato a lavorare a creare una routine usando il tempo per scrivere i tanti lavori che non avevamo ancora avuto modo di finire.

Anche COVID è entrato nella nostra ricerca scientifica e abbiamo iniziato a pensare a questa semplice domanda: perché alcuni soggetti  si ammalano più gravemente di altri? A parte l’età o la presenza di patologie pre-esistenti, cosa distingue due soggetti apparentemente sani e magari giovani nella risposta al COVID? C’è qualche informazione nascosta che possiamo ricavare dai Big Data?

Ecco che le nostre competenze nell’estrarre valore dai dati potevano essere molto utili e essere messe al servizio della comunità.

Abbiamo trovato una risposta che ora è sottoposta al vaglio di una rivista scientifica di alto livello. Non l’abbiamo pubblicata sui server pubblici come tantissime notizie attualmente in circolo sulla nostra stampa perché sono stati riportati i risultati di troppi lavori affrettati che poi non avevano una solida base scientifica. Nonostante questi problemi, hanno lasciato una traccia di disinformazione nella società ma non nella comunità scientifica che li ha ritenuti non credibili. 

Stiamo quindi aspettiamo la valutazione di colleghi che ci diranno se la nostra strategia e intuizione è giusta. Se lo è, abbiamo trovato un metodo semplice per capire chi è in qualche modo predisposto e quindi ha maggiore probabilità di ammalarsi in maniera più grave. Questo va nella direzione di creare un flusso di informazione che può aiutarci a ripartire e prevenire e vivere con maggiore consapevolezza anche possibili ricadute del COVID.

Questo a mio avviso deve essere l’utilizzo virtuoso dei Big Dati al servizio del cittadino per creare una “Civitas aumentata” interconnessa con un flusso di informazione non solo per il singolo cittadino ma per una comunità democraticamente interconnessa.

Recentemente abbiamo pubblicato un lavoro scientifico su una prestigiosa rivista del gruppo Cell,dove abbiamo ricostruito un umanoide che riproduce tutta la rete vascolare e abbiamo studiato come si muovono le cellule tumorali  circolanti per dare metastasi (iScience 23, 101073 May 22, 2020). La stessa strategia può essere usata per pensare una città coesa e interconnessa e, ad esempio in era COVID19, consentire una connessione e un flusso di informazioni. L’interdisciplinarità, quando è vera e coinvolge teste e pensieri diversi, ha la possibilità di esplorare aspetti impensabili. 

 

La registrazione dell’intero convegno è accessibile su Youtube 

Link diretto all’intervento di Caterina La Porta

 

(*) Professor of General Pathology, Department of Environmental Science and Policy, CC&B, Innovation For Well-Being And Environment (CRC-I-WE), CEO ComplexData SRL, University of Milan

 

 

 

 

 

 

 

 

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