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Urban green e permacoltura

URBAN GREEN E PERMACOLTURA

Dagli antichi Horti all’Urban Green attraverso la Permacoltura e il verde sale sui tetti –  di Mario Giorcelli (*)

 

horti 1Nell’antica Roma esistevano già  orti e  giardini urbani e periurbani. La ‘domus’ urbana , la  residenza  riservata alle famiglie aristocratiche e benestanti ,  comprendeva  gli  ‘horti’, che  avevano  sia uno scopo alimentare che una funzione estetica e di rappresentanza .  Nella domus si celebravano banchetti e feste, ma erano  ammessi  in visita anche i “clienti” provenienti  dalle “insulae”, i palazzi  di più piani suddivisi in appartamenti nei quali viveva  la gran parte della popolazione. Nelle ville fuori le mura, a partire dalla fine dell’età repubblicana,  gli  ‘horti’  divennero  invece  dei  veri e propri “giardini di delizia”, in cui prevaleva la funzione di rappresentanza e di esibizione dello status sociale del proprietario.  I più noti, gli ‘horti’ di Sallustio, del primo secolo  a.c.,  occupavano tutta l’area del Pincio e comprendevano ninfei, fontane, specchi d’acqua,  portici e padiglioni di vario tipo.   Il versante del Gianicolo verso la città era un’altra area molto ambita dalle famiglie più illustri, in gara per realizzare  ville con ‘horti’ che arrivavano fino alle sponde del Tevere.  Gran parte di questi  horti,  in età imperiale, divennero  aree demaniali  accessibili  al pubblico, cioè, probabilmente, i primi parchi pubblici della storia.

Nella Milano del medioevo e fino agli inizi del secolo scorso, gli orti urbani, ritornati alla loro originaria funzione alimentare, erano generalmente annessi ai monasteri, mentre i giardini, comprendenti anche aree coltivate, si estendevano di norma sul retro dei palazzi nobiliari, protetti da alti muri.  Nel seicento e settecento, fino a circa la metà del XIX secolo, nell’anello compreso fra le ex mura medioevali e le mura spagnole rimasero intrappolati ampi pezzi di campagna, frammezzati dagli antichi borghi sorti lunghi le principali strade che uscivano dalle porte della cinta medioevale.

horri 2Questa campagna entro le mura, in gran parte di proprietà di monasteri, rimase integra per molto tempo, forse lavorata da famiglie di origine rurale. Essa scomparve solo dagli anni ’60 del XIX secolo, quando la città inizio a espandersi tumultuosamente dentro e fuori le mura spagnole (demolite dal 1885), a seguito  della crescita della nascente città industriale. Va osservato che fino alla fine del ‘700 a Milano non esistevano parchi pubblici. Il primo parco entro le mura (i Giardini Pubblici Indro Montanelli) fu inaugurato nel 1786. Esso fu realizzato su uno dei pezzi di campagna intrappolata di cui sopra, espropriata a due monasteri (di San Dionigi e delle Carcanine). La produzione agricola del contado, fin dall’antichità, era in grado di soddisfare a chilometro zer0 tutte le esigenze alimentari degli abitanti. Vino compreso, che era prodotto da vitigni strutturati come pergolati, molto interessanti da un punto di vista paesaggistico. “. nostri vigneti crescono contemporaneamente e in abbondanza quattro prodotti utili all’uomo. Anzitutto, dalle viti si ricava il vino; in secondo luogo, dagli alberi che sono posti a sostegno di ogni vite, si raccolgono frutti di vario genere; in terzo luogo, dalle viti e da questi alberi, potati ogni anno, si ricava legna da ardere; in quarto luogo, sotto la vite e gli alberi crescono cereali o altre piante che servono all’alimentazione umana” (nota1).La vigna descritta dallo scrittore milanese Bonvensin della Riva (1288) è uno straordinario esempio di una conduzione agricola che concilia la massima produttività con un’elevata biodiversità, come probabilmente accadeva per la gran parte delle pratiche agricole dell’epoca in tutta Europa .

horti3In Europa , con la rivoluzione industriale si assiste a un’altra evoluzione dell’ambiente urbano. Nel Regno Unito, dalla metà del XIX secolo iniziarono a essere realizzate case unifamiliari a schiera destinate a famiglie dei ceti operai con annesso uno spazio esterno in cui poteva essere realizzato un piccolo orto.  Questa tipologia di residenza si può trovare a Londra come nelle altre città maggiormente interessate dalla rivoluzione industriale (Birmingham, Manchester, Liverpool, Glasgow, etc.), nella quale, dagli inizi del XIX secolo, giungevano masse impoverite di nuovi cittadini dalle zone rurali del Paese e, dopo il 1845, anche dall’Irlanda, colpita dalla “carestia delle patate”. 

Trattandosi per lo più di persone di origine rurale, questo tipo di casa sicuramente garantiva ai nuovi cittadini, al loro inizio di una nuova vita, un minimo di sicurezza, non solo (ma anche) alimentare .

L’angolo per il “vegetable garden” destinato al consumo familiare, ricavato nel giardino sul retro delle case unifamiliari in cui vive la maggior parte delle famiglie in UK, è tuttora molto comune anche fra i ceti medi, consentendo un notevole risparmio nella spesa alimentare.

Siamo così giunti alle soglie della permacultura urbana che si presenta come un sistema agricolo sostenibile capace di riconoscere il valore dei sistemi naturali nella loro complessità e non come somma di parti irrelate. La sua pratica richiede che alla monocultura sia sostituta una policultura formata da arbusti, funghi e specie arboree ed erbacee diverse; ai fertilizzanti chimici gli scarti riciclati; ai pesticidi le difese biologiche naturali; al consumo di energia derivante da combustibili fossili la cura e la conservazione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.  Per la riproduzione e la crescita del sistema è favorita l’impollinazione da parte di uccelli e insetti. Da un punto di vista ambientale la permacultura produce ambienti ricchi di biodiversità e di grande interesse naturalistico e paesaggistico, che possono anche prestarsi a una fruizione pubblica. A Seattle (U.S.A.) è in attuazione un interessante progetto di ‘alimento forest’ ispirato alla permacultura, uno dei primi esempi al mondo di “parco pubblico alimentare”.

 La permacultura potrebbe essere impiegata anche a Milano, oltre che nei ‘corridoi ecologici’ previsti dal Piano Paesistico Provinciale, anche nei parchi di nuova formazione previsti nelle aree periurbane e negli ATU (Ambiti di Trasformazione Urbana).

In questi ultimi potrebbero essere anche previsti “parchi alimentari” coltivati in base ai principi della permacultura e della vigna di Bonvesin da la Riva. Questi parchi diventerebbero così delle aree “produttive” in grado di autosostenersi senza oneri per il Comune, oltre a servire, come a Seattle, per il piacere di passeggiare nel verde e a scopi didattici.

horti4In molte città del mondo il verde inizia, però, a salire anche sui tetti dei palazzi. In Europa (in particolare in Svizzera, Austria e Germania), negli U.S.A., in Canada, in Cina e in Giappone, da un paio di decenni a questa parte è prevista, o almeno incentivata, la realizzazione di aree verdi sui tetti delle nuove costruzioni. In Germania il tetto verde è regolamentato nel 35% delle città e sostento con incentivi in una cinquantina di città. Attraverso incentivi e norme, in Germania sono già stati realizzati oltre 86 milioni di metri quadrati di verde .

Il tetto verde, a fronte di un lieve incremento dei costi di costruzione (circa il 5% in più per la funzione solo tecnica) comporta diversi vantaggi, a seconda degli utilizzi previsti.

Se il tetto verde ha solo una funzione tecnica, esso; a) riduce e rallenta l’afflusso dell’acqua piovana negli scarichi urbani, diminuendo il rischio di allagamenti in caso di eventi estremi (gran parte dell’acqua piovana viene, infatti, assorbita dalla terra per poi evaporare nell’atmosfera); b) contribuisce all’isolamento del tetto e aumenta l’inerzia termica dell’edificio, riducendo i consumi energetici sia per riscaldare che per raffreddare le unità abitative sottostanti; c) trasforma l’anidride carbonica in ossigeno, migliorando la qualità dell’aria e riducendo l’effetto serra ove più è necessario. Se è attrezzato a orti, contribuisce anche alla biodiversità e riduce la spesa alimentare delle famiglie che se ne fanno carico.

Se invece il tetto verde è accessibile al pubblico, offre un nuovo tipo di spazio di relazione e contribuisce alla valorizzazione paesaggistica dell’ambiente urbano.

horti5L’interesse per questo tipo di realizzazioni è testimoniato, a Milano e in altre città italiane, dal gran numero di giardini e terrazze realizzati con piante in vaso e pergolati sui tetti, in particolare nei palazzi condominiali di maggior pregio delle zone centrali.

Queste realizzazioni, pur non possedendo tutte le caratteristiche dei “tetti verdi”, già dimostrano le potenzialità estetiche e ambientali che deriverebbero da una loro regolamentata diffusione nelle nostre città.

 

(*) Mario Giorcelli – Architetto .

  

Nota

(1) Passo tratto da “De Magnalibus Mediolani” – Libro IV, cap. VII da di Bonvesin de la Riva nel  1288. Il vigneto descritto dallo scrittore, in alcune stagioni,  si presta  anche alla fruizione pubblica. Infatti , eccetto nei periodi di vendemmia e di raccolta della frutta dagli alberi che sostengono i vitigni, il terreno  sotto il pergolato  potrebbe essere  fruibile anche dal pubblico.  Ecco quindi un quinto possibile utilizzo della vigna da lui descritta: far parte di un parco pubblico di nuovo tipo (almeno in Italia), il “parco  alimentare”.

 

 

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