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In cammino per Santiago

Un cammino di vita – di Vincenzo Russo (*)

santiagoTornare a casa è sempre bello, o quasi. Ci sono avvenimenti che ti marchiano non poco dove il ritorno è risvolto di un addio che non è facile accettare. Neppure se ritorni a casa.

Per la prima volta ho lasciato casa per un mese e mezzo. E per tutto questo tempo ho vissuto casa su sentieri e strade che non parlavano la mia lingua. Per tutto questo tempo ho vissuto casa con nomi che non ricordo, volti che non spariscono, sguardi che mi han segnato e passi che di continuo chiamano il mio nome. Il cammino di Santiago de Compostela è stato tutto questo e altro ancora.

Già sull’aereo che mi riportava a casa le strade percorse, i silenzi che parlavano, il vento che cantava, la solitudine che interrogava parevano tutti insieme pregarmi di non abbandonarli. Di tornare indietro, di non lasciarli soli. E tutti quei nomi, quei volti, quegli sguardi parevano chiedere che fine faremo adesso. Che ne sarà di noi che abbiamo vissuto insieme la pienezza della meraviglia, l’imprevedibile che si fa stupore, il caso che si fa certezza. Cosa sarà di questo cammino fatto insieme, pregato insieme, faticato insieme, amato insieme. Cosa sarà di tutto questo che è vita, dolce e salata pur sempre vita.

Son tornato il 28 agosto ma il cammino non sta mai zitto. Una esperienza che mai avrei creduto potesse lasciare un segno così profondo e marcato. Per di più a uno come me così abituato a trattare, a volte, con sufficienza certi ….Non so cosa si sia smosso dentro di me. Certo qualcosa si è smosso. Lo sento e ne avverto il trambusto anche se non riesco ancora ad afferrare il capo. O forse non c’è nessun capo da afferrare ma solo verità da riconoscere. Su quel cammino qualcosa se ne è andato per lasciare posto ad altro che premeva da tempo e non volevo sentire.

santiago2Al mio ritorno mi son trovato a spazzare via così cimeli e ricordi che ingombravano le mie giornate appassendole senza più senso. Ritornando a rivedere l’orizzonte un po’ più aperto e più atteso. Il cammino è una esperienza vitale. Ti viene facile essere quel che sei davvero, libero da stupide convenzioni o ridicole abitudini. L’altro non è mai uno qualsiasi che incontri, ma segno di un destino di cui aspettavi la traccia. Ti piace camminare insieme, faticare insieme, mangiare insieme, dormire insieme. Ti gusti con piacere vivo l’incontro con lo sconosciuto, l’incrocio con l’estraneo, con chi vedi una volta sola e non lo dimenticherai mai più. Il cammino ti presta occhi nuovi, orecchie nuove, parole nuove, gesti nuovi. Ti invita a tuffarti con tutto te stesso nel suo mistero che ti rinnova e rigenera così ché il tuo nome sia colmo di tutta la sua meraviglia. Ti chiede solo lealtà, null’altro. E ti ripaga di abbracci che non immaginavi, di emozioni che non conoscevi. Ti ripaga con quella parte di te che non conoscevi, con quella di cui avevi paura e con quella che avevi scordato. Ti ripaga facendoti riscoprire te stesso così da essere pronto per quelli che ti stanno intorno e che ti aspettano da tempo.

Nel mio caso, poi, avevo con me qualcuno di speciale con cui ho percorso chilometri e chilometri per arrivare a Santiago: Don Carlo (Gnocchi – ndr). Me lo son portato dietro come si fa con l’amico con cui hai attraversato stagioni di vita ora belle ora meno ma sempre insieme. Per una volta ero io la sua spalla, lui, la sua, me l’ha prestata per 60 anni e non si è mai stancato. Insieme abbiamo percorso strade asfaltate e sentieri; ci siam fermati insieme incantati dall’immensità degli scenari attraversati; ci siam lasciati travolgere dal suono del silenzio e dalla poesia della solitudine. Ci siamo, soprattutto, lasciati cogliere dalla dolcezza degli incontri che hanno rallegrato i chilometri percorsi. Da lui ho avuto tutto, il viaggio, la strada e l’amicizia vera e dolce. Quella sensazione di vicinanza che ti consente di affrontare le difficoltà che incontri, i momenti di sconforto che ti schiacciano per poi assaporare il gusto di rialzarti e riprendere il cammino con più fede e volontà.

santiago3Giunti a Santiago ci siamo separati. Era nei patti. Era giusto così. E lui, lo so per certo, era contento. Perché chi segna la nostra vita rimane in noi sino alla fine. E quando mi son trovato davanti all’oceano lui era lì con me a respirarne l’eterna bellezza e l’infinita dolcezza. Erano anni che non vivevo una cosa del genere. E tornerò appena posso sul cammino. Perché il cammino magari non ti cambia la vita ma lascia un segno che sarà per sempre. Ti consente, se vuoi, di far pace col passato così da colorare un po’ di più il tuo futuro.

 

 

 (*) Docente  universitario, Fondazione  Don Gnocchi Milano

 

 

 

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