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L'editoriale

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C. A. Rinolfi: 

Gilet gialli a Parigi e giovani volti a Milano

 

Green Economy

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franca castellini_2F. Castellini Bendoni: 

Un nuovo alfabeto per la scuola

 

Nutrizione e omotossicologia

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D. Mainardi: 

Disbiosi intestinale: probiotici e prebiotici

Liberarsi dalla fame

“The eradication of hunger: X Conferenza della Fondazione Veronesi

SCIENCE FOR PIECE (2) (2)Venezia  18-20 Settembre 2014 –  Resoconto ad impressioni di Pietro Enrico Corsi  (*)

 

Il titolo

La prima un po’ sorprendente impressione viene dal titolo così volitivamente perentorio che promette di celebrare degnamente il primo decennio di questa iniziativa internazionale davvero benemerita. La quale, occorre dirlo, anche quest’anno ha coinvolto (full paid) un’ampia rappresentanza di giovani maturandi interessati al tema della Conferenza e attentamente valutati per essere meritevoli di una simile esperienza.  Il significato di tale titolo viene ulteriormente rafforzato quando la Prof.ssa Tonelli, Segretario Generale della Fondazione Veronesi,  ricorda come si intenda identificarlo con quanto espresso nella dichiarazione delle Nazione Unite del 1996 che individua come diritto fondamentale dell’uomo quello

       di essere liberato dalla fame e dalla sete ogni giorno in modo da poter vivere in salute ed attivo

 Il messaggio

 La seconda forte impressione è che il messaggio che è giunto dalla Conferenza e cioè dal suo parterre di illustri scienziati, accademici ed esperti internazionali e nazionali, è che la sfida può essere vinta anche in presenza del progresso demografico previsto al 2030, grazie ai miglioramenti qualitativi e quantitativi che la scienza e la tecnologia attraverso l’approfondimento genetico delle varietà coltivabili e la ricerca applicata alle piante può apportare al mondo vegetale. Purché anche il mondo delle istituzioni sovranazionali, nazionali , dell’economia e dell’impresa facciano proprio tale impegno nell’ambito delle loro prerogative, riconoscendone anche la valenza economica e sociale.  Dando pertanto la necessaria attenzione per cambiarne  la gestione o i paradigmi a tutti i fattori coinvolti, da quelli fisici  come l’acqua e gli sprechi, a quelli educativi, politici e giuridici a tutti i livelli.  Pur riconoscendo infatti  i progressi intervenuti nei due ultimi decenni, da molti relatori è stata evidenziata come l’insufficienza dell’ attuale situazione nutritiva mondiale con le sue drammatiche disparità, oltre ad essere la maggior causa di morte per malattie nel mondo e appesantire oltremodo l’aspetto sanitario anche nei paesi ricchi, rende sempre più precario uno sviluppo sostenibile ed il mantenimento della stessa sicurezza mondiale.

  Il cibo vegetale (Opening lecture di Shivaij Pandej, Special Advisor FAO)

Fa impressione scoprire le cifre che inquadrano la difficile situazione nutrizionale mondiale in essere.

i) alimentazione: da un lato 2 miliardi di persone a rischio per insufficienza di micronutrienti, di cui 805 milioni malnutrite; dall’altro la produzione agricola giornaliera di cibo che è di 23,7 milioni di tonnellate, pari all’84% del totale disponibile (28,3 ml/t comprendendo pesce, carne e latte). Per cui è chiaro che le risorse genetiche vegetali sono l’elemento più importante su cui focalizzarsi per eliminare la fame nel mondo. Forse è stato dato per scontato, ma a me ha fatto effetto che non sia stato evidenziato come da tali cifre si deduca che in teoria ogni persona oggi nel mondo avrebbe a disposizione 4,4 kg di cibo giornalieri. Tale numero, che testimonia la pessima gestione, distribuzione e livello di accesso di tale indispensabile risorsa, rende ancora più assurda la tragica situazione di quasi un terzo dell’umanità.

 ii) biodiversità: circa 250.000 specie di piante finora sono state documentate e circa 10.000 possono essere considerate alimenti. Oggi però sono coltivate sistematicamente circa 700 specie ma solo 3 di esse ( riso, frumento e mais) costituiscono più del 60% delle risorse alimentari mondiali.  L’introduzione di altre specie vegetali nell’ alimentazione incrementerebbe la diversità nutrizionale nelle diete con miglioramento della salute e del benessere generale. Ma ci sono diversi ma…

La diversità genetica delle piante non è patrimonio di singole aree o nazioni per quanto vaste. Pur se vi è una prevalenza di varietà nelle zone tropicali, tutte le aree del mondo dipendono in media per il 50% dal patrimonio vegetale genetico di altre aree.

Sebbene le piante siano essenziali per la nostra esistenza, come è noto il 75% della loro diversità genetica è già andato perduto, mentre il 25% circa di ciò che ne rimane è destinato ad estinguersi entro il 2015, cioè l’anno prossimo. Cambiamenti climatici, deforestazioni, inquinamento, pesticidi, degrado delle condizioni del suolo, etc.  hanno aggravato la perdita di diversità genetica. Un maggior impegno verso la raccolta, la tutela e la condivisione di risorse genetiche porterebbe, secondo Pandeij,  a maggior sicurezza alimentare e libertà dalla fame.

La libera condivisione delle risorse genetiche fra gli Stati é stata la regola per millenni venendo considerati “beni comuni ”, qualsiasi fosse il luogo in cui si trovassero ed il relativo movente. E’noto che dall’inizio degli anni 70 gli agricoltori e poi l’industria degli Stati Uniti hanno protetto come proprietà intellettuale le risorse genetiche vegetali e tale uso si è esteso nel mondo. Da tale momento la responsabilità per la libera condivisione internazionale di tali risorse, importante soprattutto per i paesi più poveri, è stata affidata al CGIAR un consorzio di ricerca e altre attività legate all’agricoltura che, dopo anni,  oggi cura e condivide ben 25 specie! Il che significa che difficilmente vi saranno sementi free anche per i paesi più poveri. Anche se ha esposto i benefici effetti del Trattato PGRFA (Plant Genetic Resources for Food and Agricolture) intervenuto tra gli stati che in effetti delega agli stessi l’adozione o meno di prodotti geneticamente modificati, il mite Dr. Pandey ha terminato la sua esposizione con la seguente illuminante frase di Gandhi :                                                                           

                     ”Nature can provide for everyone’s needs in the world, not everyone’s greed.”

 L’arsenale

Sorprendente davvero il fitto ventaglio di ricerche, sperimentazioni e attività, di tipo biologico, biotecnologico e genetico sulle piante, che sono stati illustrati da vari relatori e che dovrebbe portare non solo all’ aumento del 50% della produzione agricola richiesto dalle proiezioni demografiche al 2030, ma anche a intrecciare nutrizione e salute con importanti effetti sulla riduzione delle malattie croniche.

A favore del primo aspetto molto interessanti ad esempio gli studi presentati dal Prof.David Baulcombe, Regius Professor of Botany, Royal Society Research Professor, Cambridge University, UK circa le possibilità di migliorare le rese con applicazioni di principi simili all’agricoltura biologica e tradizionale ma in contesti più ampi; realizzare l’abbattimento della percentuale di perdite per malattie infestanti delle piante mediante modifiche biologiche anche non GM e utilizzi di componenti chimici atti a creare sementi con il già potente sistema immunitario  delle piante ulteriormente rafforzato.

Particolarmente utili gli studi riferiti da Chiara Tonelli, Professore di Genetica, Department of Life Sciences, Università di Milano, che si è soffermata sui pesanti  danni provocati all’agricoltura dalla siccità e di come la ricerca biologica stia scoprendo i diversi meccanismi che le piante hanno per evitarli almeno in parte. Quali ad es. riducendo la traspirazione con una maggior chiusura dei pori stomici delle foglie, oppure allungando le radici per raggiungere l’umidità più in profondità, etc. Tali meccanismi sono però molto complessi e richiederanno l’uso di tecnologie basate su fattori di trascrizione per arrivare ad un loro irrobustimento, e quindi ulteriore ricerca, anche più urgente in funzione dei cambi climatici.

 Sicuramente innovative le ricerche riferite da  Ulrich Schurr, Professore di Scienze delle Piante in Germania, che concentrano l’attenzione sui possibili efficientamenti del ruolo delle radici per rendere la pianta più produttiva e più resistente agli agenti patogeni, ricerche  oggi attuabili mediante l’utilizzo di strumenti avanzati quali la risonanza magnetica,la  tomografia a emissione di positroni,  sino ai robot per gli screening ad alta resa.

Un processo di grande rilevanza è la scienza della biofortificazione nata nel 1999  con la vitamina A ad opera di Ingo Potrycus,  Emeritus Professor della Scienza delle Piante all’ ETH di  Zurigo che ha realizzato il “golden rice”. Un riso OGM  capace di fornire mediante una dieta standard una quantità sufficiente di provitamina A con lo scopo di debellare una carenza genetica di Vitamina A che affligge 200 milioni di bambini e 20 milioni di donne incinte, procurando loro cecità e morte prematura.

Per vicende di cui parleremo più avanti, il golden rice non è ancora disponibile, ma la scienza della biofortificazione è considerata un mezzo strategico per affrontare e risolvere carenze salutistiche.

Nel suo intervento Cathy Martin,Group Leader nel Dipartimento di Biologia Metabolica al John Innes Centre di Norwich,UK  ha sostenuto la necessità di capire a fondo il legame tra alimentazione e salute per sviluppare una strategia preventiva nei confronti delle malattie croniche, approfondimento che stanno facendo con un approccio di ricerca multidisciplinare che ha già indicato come migliorare la produzione di fitonutrienti  nelle coltivazioni. Il consumo di questi nuovi alimenti ha dimostrato che il livello di biofortificazione raggiunto é in grado di apportare benefici nutrizionali capaci di contrastare le malattie croniche ovunque si presentino.

 HungerGolden Rice

Straordinaria storia. Del prodotto é già stato detto sopra. Secondo il suo creatore avrebbe potuto essere disponibile nel 2002.  A causa delle difficoltà imposte dalle leggi, a suo avviso sbagliate, e di pastoie burocratiche varie nonché di opposizioni ingiustificate e capillari da parte di Greenpeace, secondo il Prof. Potrycus solo tra altri 4 anni il prodotto potrà essere disponibile gratuitamente. Mentre milioni di persone muoiono o soffrono di inabilità. Conclusione agghiacciante. Peccato che non vi fosse un contradditorio istituzionale e anche di Greenpeace.

 Acqua

Innovativo e documentato è stato l’intervento di Stella Thomas, fondatrice e M.D. del Global Water Fund che fornisce consulenza di alto profilo sia al settore pubblico che privato sulle strategie e politiche di gestione dell’acqua a livello mondiale e nazionale.

Con un approccio nuovo (per un organismo privato americano) che ritiene conciliabile di necessità la crescita economica con giustizia sociale e sostenibilità ambientale, con i due ultimi elementi in forte evidenza. La discesa in campo di un organismo apicale privato ci sembra ribadire l’ insufficiente capacità delle nazioni di gestire efficientemente e saggiamente, spesso anche al proprio interno e sicuramente “in comunità,”un bene così prezioso.

 La prof. Tonelli ha ricordato la drammatica situazione idrica del mondo e paventato i cambiamenti climatici in corso con un forte aumento della siccità, introducendoci così agli studi e ricerche menzionati prima sui meccanismi di difesa delle piante da tale letale situazione. Non senza aver prima ricordato come anche aumentando la parte di cibo vegetale nella nostra dieta possiamo influire positivamente sulla situazione.

Ha anche introdotto Andrea Cuomo, Executive Vice President di STMicroelectronics, che ha presentato l’interessante e rivoluzionario minisistema “Sun4Water”che produce acqua potabile da qualsiasi fonte idrica ed elettricità sufficiente per alimentare alcuni cellulari e luci da campeggio. In base alla situazione ambientale tale macchina, della dimensione di un grosso frigorifero, potrebbe garantire la quantità necessaria di acqua a 40-50 persone al costo annuo di 1-2 euro a persona. Potrebbe migliorare la vita di un miliardo di persone.

Con questa prima sessione si è chiusa l’esposizione delle ricerche e applicazioni sul mondo vegetale.

 La seconda sessione ha compreso  una serie di interventi sugli aspetti economici, produttivi ed educativi necessari per raggiungere l’obbiettivo in una quindicina d’anni: iniziando dallo spreco di cibo ed i suoi costi anche nascosti la cui eliminazione permetterebbe di nutrire 2 MD di persone; portando ad esempio gli interventi anti spreco messi in atto da Nestlé sui prodotti per trasformarli da freschi a prodotti da scaffale;  ed anche l’opera educativa sui contadini da cui acquista il prodotto base in Africa con risultati incoraggianti ( in Ghana -10% di sprechi); oltre a lanciare una linea di prodotti Ecodex con packaging ecologico concepiti sul concetto della nutrizione bilanciata.

 La terza sessione è stata un peana agli OGM soprattutto in relazione al nostro Paese, ma a mio avviso male  impostato e statisticamente male supportato. Si sono portati vari esempi di aspetti conosciuti quale la sostanziale minor presenza nel mais OGM di tossine cancerogene ( Fumonisin) e responsabili di altri danni  ( nessuna statistica); la minor necessità di pesticidi ad es.  nel 2009 (sic) la spesa USA 8 MD $, Europa da 6 a(?) 12MD$ ; differenza produttiva  sempre del mais 27 q.li (sic) per ettaro ( nessuna fonte). 

A mio avviso è stato sbagliato restare sulla questione nocività e produttività di cui dopo 20 anni di presenza sui mercati senza incidenti negativi conosciuti si può presumere che il rischio sia minimo. Meglio sarebbe stato un chiarimento sulle politiche commerciali e distributive che hanno invece sollevato reazioni pesanti nei Paesi in via di sviluppo (India le più note) e che se comprendono la necessità di approvvigionarsi ogni anno dal produttore essendo il seme sterile e necessitando la sospensione dell’attività sui campi in caso di ritorno a quello naturale, devono essere affrontate con molta attenzione potendo esporre non solo l’azienda ma addirittura lo Stato ad una perdita di sovranità.

 La quarta parte si è aperta con una buona relazione sulla coevoluzione dell’uomo e la nutrizione; ha seguito un secondo interessante intervento sulla dieta mediterranea durante la crisi post bellica e con dati di una ricerca in atto in Molise, sempre sulla stessa dieta, che sta dando segnali negativi e cioè di allontanamento dalla stessa per cause varie tra cui l’ignoranza dei benefici ma anche il costo degli ingredienti. Il terzo intervento sulla Nutrigenetica è stato altamente tecnico ed ha trattato di Nutrigenomica, Epigenetica, DNA Methylation, Stress Ossidativo e di un pigmento vacuolare l’Anthocyanine presente per es nei mirtilli  ( consigliati 20gr/dì) che è bravissimo nell’attivare geni che difendono il nostro organismo dalle trappole del cibo, dell’umore, della cronicità infiammatoria…. Quarta della mattinata una fantastica, per brio e simpatia, professoressa tedesca ci ha presentato le modalità con cui nel futuro, in parte già qui, potremo essere serviti con una dieta bilanciata ma personalizzata. Dai singoli individui all’inizio ma poi nel tempo anche per noia affidata dagli stessi ai gestori del servizio, come rivelato da un’indagine attuata su una popolazione di oltre 1600 persone in 8 paesi della UE. Poi con notevole divertimento l’immaginazione si è scatenata sulle varie possibilità/modalità avveniristiche con cui tale servizio potrà essere attuato, sia all’esterno che in cucina.

La penultima relazione ha riguardato cancro e obesità linkando nutrienti, ormoni, geni e metabolismo ed è stata svolta egregiamente ad un livello tecnico non riproducibile qui. Due elementi da segnalare. Il primo come curiosità è che abbiamo un numero di geni inferiore a quello del pesce palla. Il secondo è  che la cintura di grasso intorno alla vita è fatta di cellule bianche (adipocita) che possono trasformarsi con più facilità in cellule cancerogene. Utile quindi non averne troppe.

L’ultima è stata tenuta da un economista Vice Direttore del World Food Program della FAO che ha un budget di 4/5 MD $ anno e 14.000 persone attive. Ha spiegato cosa fanno e ha chiesto di aiutarli.

 Ultima nota melanconica é l’indebolimento dello stato di salute del Prof. Umberto Veronesi . E’ stato presente ma a 89 anni, anche persone eccezionali come lui, devono modificare l’ “Imprint”. Mi piace ricordarlo quando  5 anni fa alla Conferenza sulla  “Mente”  annunciava con il volto e la voce ispirati l’avvento di

                                           “un nuovo Rinascimento guidato dalla Scienza”.

  

(*) Mondohonline

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