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La guerra delle soft commodity

Soft commodity e Agrobiodiversità: la guerra agli handicap della nutrizione. Il convegno di Mondohonline – di Carlo Alberto Rinolfi (*)

 

borssa 1Il tempo delle scelte è scaduto per un Evento Universale come Expo 2015 che si propone agli occhi attoniti di moltitudini di denutriti, malnutriti e di obesi. Sono sguardi che si riusciranno ad incrociare nei padiglioni probabilmente solo per immagini, ma sono già ben presenti nella mente di ognuno di noi con tutto il carico drammatico delle loro attese.

Il bollettino della più grande guerra di tutti tempi conteggia inesorabile i milioni di morti all’anno per assenza di cibo, ai quali si aggiungono ormai anche quelli per obesità. La FAO ammette di non essere stata in grado di  ridurre  il numero dei  denutriti nella misura auspicata e nelle mani dell’OMS  è esplosa l’epidemia dell’obesità che investe ormai anche i paesi più indigenti. E’ ormai evidente che è il comportamento di un sistema squilibrato a partorire questi handicap, li produce in continuazione esattamente come fa con le guerre e gli inquinamenti.

Come sradicare le cause che continuano a produrre un simile disastro?

L’Expo di Milano sa bene di non poter risolvere un compito così immane e continuerà ad impegnarsi per rispettare i suoi doveri di anfitrione di un evento espositivo in cui l’alimentazione giocherà il ruolo principale,  ma l’Expo sa anche di essere nata per offrire l’occasione al mondo di combattere con più vigore questa sfida.

Per svolgere in modo dignitoso questo compito occorre però accelerare i tempi poiché, come per i padiglioni, anche il cantiere delle idee non ha terminato i suoi lavori e ha bisogno di affilare  armi e priorità di attacco. In questa non facile operazione possono essere decisive le organizzazioni di volontariato che, anche se non tutte riusciranno a sostenere i costi di presenza in Expo, si stanno già esprimendo e si  esprimeranno durante il periodo dell’ Expo con  i propri mezzi e con l’aiuto di una cittadinanza sensibile come quella di Milano .

Nonostante i molti forum e le iniziative culturali che si sono tenuti in città, la ricerca delle possibili soluzioni non ha però ancora coinvolto appieno i cittadini e il dibattito non sembra aver toccato a sufficienza i nervi scoperti del problema. La pesa magica che trasforma il sovrappeso in pacchi alimentari è una simpatica invenzione che riesce a coinvolgere anche chi osservando il frigorifero si sta chiedendo come fare per ridurre i propri scarti quotidiani.

Il livello dello scontro è però un altro e fanno bene Carlo Petrini, Don Ciotti,  Ermanno Olmi a denunciare  dalle pagine della Stampa il pericolo che l’Expo non accetti fino in fondo la sfida a cui è chiamata.

Lo fanno invitando tutti a cambiare stili di consumo : “Possiamo ridurre il nostro spreco quotidiano, fermarci a riflettere su quanto buttiamo via, quanta ricchezza ed energia per la vita riusciamo a volte a bruciare in un amen”. In sintonia col Protocollo di Milano promosso dal forum Barilla.

Indicano poi la biodiversità come priorità da perseguire: ”Un patrimonio irrinunciabile che va custodito e tutelato. Il suolo fertile ,che è insostituibile, sacro e in costante pericolo, è una risorsa che abbiamo il dovere di proteggere per garantire il diritto al cibo delle generazioni.” Propongono  una via che coinvolge i cittadini partendo dal loro cibo: “Dobbiamo dunque superare questi problemi a partire dal bene più prezioso, indispensabile, che ci mette in diretta relazione con la natura, che può essere fonte di piacere, convivialità e condivisione: il cibo.

Bene , almeno ci si trova di fronte a una scelta con cui confrontarsi.

Una scelta connotata da un forte contenuto etico che intercetta anche il palato e si rivolge agli “uomini di buona volontà”  Come si fa a resistere al connubio del piacere gustativo  con l’amore per la natura? Condivisibile è anche il richiamo al pensiero di San Francesco sull’effetto moltiplicativo e interattivo delle azioni dei singoli, che trova conferma nei principi più avanzati della fisica quantistica e si realizza ormai molto bene nella rete.

Rimane tuttavia l’impressione che questa impostazione lasci in ombra un livello di intervento senza il quale lo sviluppo della biodiversità non si avrà mai e  gli handicap della nutrizione saranno per sempre destinati a rimanere terribili minacce e a trasformarsi in grandi opportunità solo per chi ha capito l’importanza strategica di uno dei mercati più antichi dell’umanità.

E’ quello che regola lo scambio delle materie prime coltivate sul pianeta.

Sono le soft commodity alimentari e non ( frumento, riso, mais, soia, caffè, cacao, frutta, ma anche cotone, legnami, ecc.) che vengono trattate nelle borse merci e che influenzano le scelte degli Stati, degli agricoltori e quindi dei  consumatori.

Se ne parla ancora troppo poco o non se ne parla affatto anche se tutti sanno che la vita di intere comunità, la sovranità e la sicurezza alimentare delle popolazioni e le scelte produttive dei singoli agricoltori sono condizionate dai prezzi e dalle politiche che gli Stati pongono in essere per regolare questi tipi di mercati.

Su di loro bisogna dunque portare l’attenzione senza pregiudizi o illusioni né sulla capacità di autoregolazione dei mercati né sull’efficacia taumaturgica degli interventi degli Stati.

Come fare? Si tratta di conciliare gli evidenti vantaggi innovativi e reddituali immediati dei liberi mercati con le esigenze di un capitale naturale e sociale che si estendono a più generazioni.

Il compito non è facile ma è possibile. La stella polare che può guidare con profitto questo sforzo è  racchiusa in uno dei segreti dall’evoluzione e su questo punto non si può che concordare con l’appello dei tre amici.

L’arma vincente consiste nelle diversità colturali che possono nutrire territori e popolazioni in modo equilibrato e nel contempo rappresentare la miglior forma di sviluppo per le imprese agricole con vantaggi qualitativi per i consumatori e culturali per le popolazioni.

La biodiversità coltivata o agrobiodiversità rappresenta per davvero il tessuto connettivo della nutrizione per la nostra specie  e come tale ha un valore assoluto che aumenta mano a mano che gli abitanti del pianeta crescono e le terre fertili si restringono.  

La varietà delle coltivazioni e una loro equa ripartizione rappresentano un importante fattore di sicurezza alimentare e di equilibrio dei suoli, con effetti positivi sulla riduzione dei costi derivanti dai disastri ambientali. All’opposto la monocoltura e gli usi impropri del terreno o il suo abbandono non fanno che aumentare i rischi di disastri ambientali e rendono più insicuri gli approvvigionamenti alimentari. Tutto  questo sembra chiaro come è chiaro che nessuno può pensare seriamente che sia sufficiente coltivare le zucchine sul balcone o negli orti delle periferie urbane per creare l’agrobiodiversità necessaria a una seppur piccola metropoli e nessuno può dar torto a un agricoltore se sul suo smart phone sceglie cosa coltivare guardando più i prezzi della borsa di Chicago che  il ‘Cantico delle Creature’.  

Perché allora non uscire dalla sfera dell’etica e affrontare di petto quella dell’economia politica? Con le conoscenze e le competenze disponibili sulla rete si possono elaborare soluzioni efficaci anche sul terreno degli interessi economici e arrivare a promuoverle nelle sedi decisionali.

In fondo , soprattutto in Europa, molti Stati intervengono già su questi mercati. Si tratterebbe di utilizzare un grande evento come l’Expo per proporre interventi con ritorni remunerativi e nel contempo incentivare il sistema mondiale dei finanziamenti per l’agricoltura e lo sviluppo  a sostegno di scelte produttive che sviluppano l’agrobiodiversità.

Lo si farà se si partirà dai mercati e se si utilizzeranno in modo intelligente tutti gli strumenti di interazione con le istituzioni che le nuove tecnologie mettono a disposizione a basso costo.

L’intervento è urgente anche in questa fase in cui non si sono del tutto stemperate le conseguenze delle tensioni inflattive per l’elevata volatilità dei prezzi e la loro attuale caduta sta già comprimendo la redditività delle produzioni con  pregiudizio della vita di numerose imprese agricole.

Se è legittimo pensare che le attuali dinamiche dei mercati non garantiscono da sole l’equilibrio necessario è impossibile e velleitario immaginare di farne a meno.

L’appello morale all’amore per madre terra è umanamente  condivisibile, importante per risvegliare  le volontà, ma  rischia di cadere nella retorica e appare insufficiente per innescare comportamenti economici significativi che migliorino gli accessi al cibo a chi oggi è escluso e la sicurezza alimentare in generale .

Se vogliamo in concreto l’agrobiodiversità dobbiamo trovare i modi per rendere economicamente remunerative le scelte che la generano e attribuirle il valore patrimoniale che le spetta.

Non bastano le politiche dei singoli Stati relative alle scorte alimentari né quelle attivate per ridurre i rischi (dai divieti all’export alle tasse sull’esportazione); neppure risulta sufficiente la revisione delle politiche che favoriscono la messa a coltura per scopi non alimentari.

Si riaffaccia ovunque e anche a livello UE la necessità di intervenire sulle  strutture produttive continentali.

Per questi motivi Mondohonline sta organizzando un convegno aperto al pubblico  in cui tenterà di rispondere al quesito: “Come promuovere una nuova regolazione internazionale degli strumenti finanziari a sostegno dell’ agrobiodiversità ?

 (*) presidente Mondohonline

 

 

 

 

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