Newsletter

Vuoi essere aggiornato sui nuovi articoli e sulle nostre attività?

Iscriviti alla nostra Newsletter

L'editoriale

barra1

 

C. A. Rinolfi: 

Gilet gialli a Parigi e giovani volti a Milano

 

Green Economy

barra1

 

franca castellini_2F. Castellini Bendoni: 

Un nuovo alfabeto per la scuola

 

Nutrizione e omotossicologia

barra1

 

D. Mainardi: 

Disbiosi intestinale: probiotici e prebiotici

Denutriti e Obesi: puntare sull’Europa. Mercati, prezzi e strategie - 5/5

Denutriti e Obesi: puntare sull’Europa. Mercati, prezzi e strategie  – 5/5 – di Carlo Alberto Rinolfi (Conferenza sulla Nutrizione verso Expo 2015 , Milano, 28 settembre 2014)  Ultima di cinque parti.

Creare le condizioni tecnico-amministrative per nutrire le città è indispensabile ma non è ancora sufficiente. Per sradicare gli handicap della nutrizione  bisogna porre mano agli squilibri dell’accesso al cibo che consente un buon livello di sicurezza alimentare.

Se una delle vie fosse quella di riconoscere un valore più elevato alle colture necessarie per la sicurezza alimentare, una forza differente alle materie prime alimentari nel mondo, perché non potremmo pensare di affrontare questa strada mettendo in moto le nostre intelligenze?

Mondohonline ci sta provando con i suoi esperti. Nel 2012 abbiamo iniziato col professor Luciano Segre  ad affrontare la crisi finanziaria e le produzioni agricole  e oggi siamo arrivati alla conclusione che il momento delle proposte è arrivato anche su questo fronte.

BRICSCi sono già istituzioni internazionali in movimento su questo delicato terreno. I paesi del BRIC-S (Brasile, Russia, India, Cina ai quali si è aggiunto il Sudafrica) che ormai sono più sviluppati di noi hanno già ipotizzato un sistema monetario che riconosca il valore delle loro materie prime  e che riesca a  contenere le implicazioni inflattive dei prezzi e generi alimentari e dare più peso alle materie prime.

Nel 2015 la produzione dei BRICS supererà quella dei paesi occidentali. L’Expo cadrà in un momento storico particolare per l’umanità, che segnerà la fine della supremazia economica occidentale. Sarà il semplice confronto tra i padiglioni  degli Stati a esporre plasticamente il problema dì come si potrà gestire il rischio di un vero declino delle vecchie economie o se esse avranno la forza ancora di creare del nuovo sviluppo. Anche per questo sarà più che mai opportuna la presenza attiva  della UE anche su questi temi.

Per capire come e in che misura sia possibile influenzare il comportamento dei mercati che gestiscono le materie prime alimentari occorre necessariamente rapportarsi con i centri decisionali sovranazionali e noi abbiamo la possibilità di  partire da quelli della nostra Unione Europea.

Il bello è che oggi, se ci si organizza a partire dalle metropoli (i nuovi soggetti produttivi sovranazionali) , è possibile portare delle proposte a livello continentale e promuovere anche l’idea che sia incentivato o guadagni di più chi sceglie di produrre l’agrobiodiversità alimentare necessaria alla sicurezza dei cittadini.

Perché l’impresa agricola  sceglie di produrre più i controversi biocarburanti semplicemente in base al fatto che riceve degli incentivi vantaggiosi o aumenta i suoi ricavi a parità do costi. Produce mais per alimentare animali semplicemente perché le conviene di più e lo può fare perché le tecnologie le consentono di fare rapidamente un cambio di coltura a contenuto impiego di  manodopera. L’impresa agricola sceglie cioè cosa produrre sulla base degli incentivi che riceve e dei prezzi che pensa di spuntare sui mercati.

Fino a quando gli Stati non interverranno in modo più deciso  di quanto non facciano già oggi sui meccanismi dei prezzi e sui mercati sarà difficile salvaguardare la sovranità alimentare dei più deboli di turno.

I mercati vanno però affrontati sapendo che funzionano in modo intelligente, efficace e veloce. Le soluzioni che si possono immaginare oggi forse un giorno saranno imposte dai fatti, ma sono anche molto delicate e non si possono costruire né su una base ideologica né, tantomeno, religiosa e morale.

Quando si afferma che al contadino va riconosciuto il prezzo eticamente “giusto”, non si va molto lontano dalla pura banalità. Se vogliamo essere concreti dobbiamo lasciare questo linguaggio alla demagogia  e cercare di capire cosa possiamo fare in concreto in economia.

In questo caso stiamo parlando del ruolo dello Stato nelle economie di mercato, ben sapendo che il pubblico è altamente permeabile alla corruzione ed avendo ben presente il fallimento delle pratiche di pianificazione centralizzata delle economie stataliste.

E’ però la  stessa corsa ai consumi in atto in tutto il mondo ad innescare la ricerca obbligata di un nuovo equilibrio degli assetti nutrizionali tra le superpotenze. Lo scontro  è già in atto tra  istanze di una accumulazione basata su risorse disponibili all’infinito  e la necessità di creare nuovo sviluppo duraturo e compatibile con le risorse disponibili a livello globale. Si tratta di uno scontro che fino ad ora si è espresso nei confronti delle risorse nascoste sotto il suolo e si è risolto quasi sempre con la conquista diretta o indiretta dei territori da parte delle economie più forti.

Il mondo è però diventato più popolato , multipolare e il bisogno di sovranità dei territori si va diffondendo anche rispetto alle risorsa idriche e alimentari.

Per le risorse della nutrizione, a iniziare dall’acqua, potremo quindi assistere a conflitti simili  a quelli in atto da anni per il controllo del petrolio.

In un simile contesto le differenze di accesso economico ai prodotti agricoli che già hanno contribuito a scatenare le “primavere arabe” potranno riproporsi anche in Paesi che adesso sembrano immuni da questo problema  . Non è un caso che per i paesi coinvolti da sommovimenti radicali le importazioni di grano rappresentassero una quota molto elevata dei consumi interni. Se partiamo dai prezzi  dei prodotti agricoli possiamo quindi collegarci direttamente alla “testa” degli  handicap della nutrizione  che coinvolge  i grandi interessi che guidano i mondi determinandone i livelli di  benessere ma anche gli squilibri.

Migliorare i livelli di accesso e contenere la volatilità dei mercati non è un “affare per addetti ai lavori”:  è una grandiosa  opportunità per lo sviluppo futuro dell’umanità.

Perché è un’opportunità? Immaginatevi per un momento che l’Europa anche grazie a una P.A.C. rivisitata (Politica Agricola Comune) o con un intervento della ESMA (European Securities and Markets Authority)  riesca a trovare un meccanismo per controllare meglio  le dinamiche dei prezzi  e promuovere scelte produttive volte ad aumentare la biodiversità alimentare, e che questo accresca il valore delle sue economie. Immaginatevi anche che il sistema finanziario internazionale riconosca questo valore aggiuntivo all’euro. Si potrebbero attivare risorse finanziarie per investimenti non più per le monocolture destinate ai biocarburanti, ma per migliorare la qualità e la varietà delle colture alimentari. Si potrebbero contenere le variazioni dei prezzi e porre le banche in condizione di finanziare dei progetti innovativi, ad esempio di ripopolamento di aree incolte e si potrebbe innovare le attività degli  agricoltori che scelgono di coltivare secondo criteri di qualità sostenibile certificati e controllati. Potrebbe evolversi  in meglio la struttura dell’agricoltura europea e mondiale alimentando nuove opportunità di sviluppo e di occupazione.

Immaginiamo per un momento che possa realizzarsi un simile scenario.

Significherebbe aprire opportunità enormi per sviluppare la biodiversità coltivata, la biodiversità agroalimentare con la conseguente innovazione produttiva  selettiva da attivare perlomeno a livello continentale. L’agrobiodiversità non è solo  una questione tecnica solo per gli agronomi o i ricercatori , è un imperativo economico che riguarda la sicurezza dei paesi e la loro stabilità . Per questo Mondohonline si è posta il problema di come misurarla e per prima ne ha tratto la mappa del pianeta. Ne scaturisce una mappa che tiene conto sia del numero di colture alimentari che della loro equiripartizione  e che colloca l’Italia nel gruppo di paesi più avvantaggiato. Da una scelta generale in direzione dell’agrobiodiversità ne trarrebbe beneficio anche l’Italia biodiversità agroalimentareche, in questa corsa civile e competitiva, partirebbe avvantaggiata dal su livello attuale di agrobiodiversità naturale ma non si limiterebbe al semplice commercio dei prodotti  “made in Italy”. Potrebbe essere titolata a offrire un modello-obiettivo vitale per l’umanità che apre la porta a servizi tecnologici, produttivi e organizzativi di cooperazione internazionale .

Per tutti i paesi interessati alla propria sicurezza si tratterebbe di creare flussi d’investimenti non più  verso la monocoltura concentrata per scopi non alimentari (es biocarburanti), ma verso una pluricoltura diffusa e diversificata che usa il terreno per produzioni alimentari. Il che vorrebbe dire valorizzare le imprese agricole in modo singolo e  capillare o per aggregazione anche nei Paesi in cui l’agricoltura è più arretrata. Si aprirebbero nuove opportunità di trasferimento e scambio d’innovazioni tecnologiche e produttive a partire dai Paesi del Nord Africa che si affacciano al Mediterraneo.

Salvaguardando la nostra sovranità alimentare e promuovendo l’agrobiodiversità creeremmo sicurezza e opportunità per le attività dei nostri figli. Vedete quante implicazioni hanno gli handicap della nutrizione?

La riduzione degli handicap della nutrizione necessita dunque dell’adozione di sani precetti di carattere morale, di aiuti filantropici o terapie di medicina sociale, ma richiede anche la coscienza che l’interesse personale e delle comunità deriva da nuovi assetti di mercato, nuovi approcci tecnologici e nuovi modi di gestire l’urbanizzazione.

Se da un lato gli eccessi e le mancanze nutrizionali colpiscono i metabolismi umani creando stati patologici, dall’altro gli squilibri di mercato colpiscono le sovranità alimentari e gli attuali processi di urbanizzazione alterano gli equilibri dei metabolismi urbani.

Ne derivano due strategie vincenti sul terreno delle sfide evocate dall’Expo:  da un lato quelle dell’Agrobiodiversità alimentare degli Stati  e dall’altro quelle della Resilienza delle comunità e dei territori urbanizzati.

La competizione è aperta. A noi accettare la sfida.

Commenta

  

  

  

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.