Newsletter

Vuoi essere aggiornato sui nuovi articoli e sulle nostre attività?

Iscriviti alla nostra Newsletter

Green Economy

barra1

 

franca castellini_2F. Castellini Bendoni: 

Un nuovo alfabeto per la scuola

 

Nutrizione e omotossicologia

barra1

 

D. Mainardi: 

Acqua minerale: molto più di un semplice dissetante

Storia delle grandi esposizioni universali

London 1851 2Da Londra 1851 a Milano 2015: riflessioni sulla storia delle grandi esposizioni universali – di Agnese Visconti (*)

 Le righe che seguono costituiscono una revisione abbreviata della conferenza tenuta in Archivio di Stato di Milano il 16 ottobre 2014 e pubblicata nel sito www.semidicultura.it al quale si rimanda.

 Le grandi esposizioni universali sono nella storia una novità che ha inizio nel 1851 e che continua ancor oggi. Le Expo infatti si distinguono dalle fiere che si svolgevano fin dai tempi dei romani e che erano perlopiù fenomeni locali. E si distinguono anche dalle manifestazioni con carattere cosmopolita che iniziarono a svolgersi nel Settecento e che avevano lo scopo di mostrare, di far conoscere.

Mentre le Expo ebbero fin da subito lo scopo di far progredire: inizialmente si trattò dell’idea di far progredire l’industria e le manifatture (così fu alla prima esposizione di Londra del 1851), e in seguito dell’idea di far progredire anche altre questioni: il lavoro, il benessere, la cultura, fino ai grandi temi globali che caratterizzano le ultime Expo. Possiamo dire pertanto che esse non furono solo vetrine del progresso, ma luoghi dove venivano mostrati e affrontati, e da un certo punto in poi dibattuti, temi importanti che in parte rispecchiavano il mondo in cui si svolgevano, in parte lo anticipavano, in parte si trovavano invece a non comprenderlo.

Alcuni esempi di temi non industriali che conquistarono la ribalta fin da subito:  già a Parigi alla seconda Expo nel 1867 il tema del lavoro e della salute; poi il tema del centenario della Dichiarazione di indipendenza americana (Expo di Filadelfia del 1876); all’Expo del 1915 di San Francisco fu la volta della costruzione del Canale di Panama e della ricostruzione della città dopo il terremoto del 1906.

Vienna 1873E molto presto (già a Vienna nel 1873, la terza Expo) vennero inclusi i divertimenti e in seguito oggetti non industriali.

Ancora possiamo dire, scorrendo la lista delle Expo, che inizialmente si trattò di un fatto europeo (Londra, Parigi, Vienna, Parigi di nuovo, poi Milano, Barcellona, ancora Parigi), poi nel secolo scorso, molte sono le Expo negli Stati Uniti, e infine dopo la Seconda Guerra Mondiale il ventaglio si allarga all’Oriente.

 

 

Acquario_Civico_Milano, 1906

Acquario_Civico_Milano, 1906

Aggiungo che vi furono alcune costanti: i ritardi, il problema dell’ordine pubblico, la paura di sommosse e di disordini; gli incendi, soprattutto per quanto riguarda la costruzione delle strutture temporanee: a Chicago (1893), a Milano (1906), a Bruxelles (1910).

Due parole infine sull’ultima Expo, quella di Shangai 2010 che ha preceduto quella che si terrà a Milano nel 2015. il tema, formulato in modo semplice era “better city better life”, ovvero migliorare la qualità della vita in ambito urbano.

 

 

 

 

 

Shanghai 2010

Shanghai 2010

 L’intento era di discutere del problema della pianificazione urbana e dello sviluppo sostenibile nelle nuove aree cittadine, nonché quello del come effettuare le riqualificazioni nel tessuto urbano esistente. La tematica partiva dal presupposto che dal secolo scorso ad oggi la popolazione che vive nelle città è aumentata dal 5% (inizio Ottocento) a più del 50%.

Sottolineo che si trattava di un tema solo, a differenza di quello di Expo 2015 Milano, che è duplice e complesso, “nutrire il pianeta – energia per la vita”. Esso si propone di includere tutto ciò che riguarda l’alimentazione e l’energia, dal problema della mancanza di cibo per alcune zone del mondo, a quello dello sfruttamento delle risorse naturali e dell’inquinamento dei suoli e dell’acqua, a quello dell’educazione alimentare, fino alle tematiche legate agli ogm, alla scarsità delle risorse energetiche di origine fossile, ai rischi dell’energia nucleare, alla ricerca nel settore delle energie rinnovabili. Troppo?  Vedremo.

 

(*)  Agnese Visconti ha insegnato Geografia nelle Università di Trieste, Milano, Pollenzo e Pavia. Attualmente si occupa dello studio dei rapporti tra storia degli ambienti e storia degli uomini.

 

Commenta

  

  

  

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.