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Acqua e metropoli - Crisi idrica in Brasile

Volume VivoAcqua e metropoli

di Teresa Isenburg (*)

La grande area metropolitana di San Paolo (Brasile) conosce una situazione di scarsità idrica ormai da alcuni anni. Già nell’ottobre 2013 le autorità del settore idrico ed in particolare la Ana (Agência Nacional de Aguas) avevano richiamato l’attenzione dell’amministrazione dello Stato di San Paolo sulla preoccupante situazione regionale. E già dal 2009  idrologi e geologi denunciavano con apprensione la riduzione del volume degli invasi. Va sottolineato e sempre tenuto ben presente che la gestione idrica, in particolare distribuzione e trattamento sanitario di base, è competenza degli stati, non dell’Unione.

Già da oltre quattro anni si registra una riduzione significativa delle precipitazione nella regione Sud-Est, la cui causa è oggetto di varie ipotesi: naturalmente come scenario di riferimento ci si richiama all’incremento medio della temperatura globale, alla quale forse si associa la ricorrenza più frequente e più intensa de El Niño, indotto  dal riscaldamento  dell’oceano Pacifico; oppure si parla degli effetti dell’alterazione della massa vegetale della foresta amazzonica sulla circolazione continentale delle correnti aeree  con contenimento del trasporto di aria umida verso sud est del continente e quindi riduzione delle precipitazioni.

Le variabili in gioco sono davvero molte, ma al di là delle spiegazioni dei motivi di quanto accade, era nota ed evidente da tempo  la divaricazione fra accessibilità idrica e insediamenti antropici nella Grande San Paolo e in tutta la porzione, fortemente urbanizzata, dello Stato di San Paolo nella sua parte centrale.

Sann Paolo del BrasileÈ opinione condivisa che da parte dell’amministrazione di Geraldo Alkmin (rieletto governatore dello Stato di San Paolondr) non sono state prese con la necessaria urgenza le misure necessarie: in particolare i progetti di ampliamento dei bacini di accumulo non sono stati avviati sollecitamente, mentre gli investimenti hanno riguardato soprattutto l’installazione di contatori e l’indubbiamente necessario allacciamento delle abitazioni alla rete fognaria: infatti questi lavori, come sottolinea il presidente del Sindacato dei lavoratori di acqua, fognature e ambiente (Sinteama)  dello Stato di San Paolo, Rene Vicente dos Santos,  consentono di riscuotere a breve le tariffe per la SABESP  (Companhia de Saneamento Básico do Estado de São Paulo), cosa importante per una impresa quotata in borsa e i cui proventi vanno agli azionisti, fra cui il governo di Stato.

Diverso è il destino di investimenti strutturali di lungo periodo che ovviamente non hanno un ritorno immediato e che quindi da vent’anni sono stati trascurati.  Anche le modalità di copertura del suolo influenzano il ciclo idrico locale: molto si sono estese le piantagioni di eucalipto per la produzione di pasta di cellulosa all’intorno dei bacini di accumulo e si sa che tale specie vegetale di rapida crescita assorbe quantità ingenti di acqua dal suolo e dalla falda, tanto è vero che in Italia è stata ampiamente usata durante il XX secolo per il prosciugamento di zone paludose. Inoltre la impermeabilizzazione del suolo con nuove costruzioni e infrastrutture è cresciuta molto, mentre edifici hanno invaso anche le aree delle sorgenti perenni dei corsi d’acqua, in assenza di un’azione attiva di contrasto alla speculazione edilizia.

Il contesto  elettorale degli ultimi mesi ha spinto il governatore a ripetere, coadiuvato dai media a lui vicino (la maggioranza), che non c’erano problemi di razionamento. Le misure adottate sono infatti state assai blande, in particolare si è privilegiata  la riduzione della pressione notturna delle condotte di distribuzione. Ma già in quartieri vasti della Grande San Paolo e in centri minori dell’interno dello Stato da mesi l’acqua per parte del giorno non arriva alle abitazioni. E soprattutto le attività economiche si trovano in difficoltà: produzioni relativamente semplici come quella dei mattoni di cemento, di cui c’è grande domanda nell’edilizia, richiedono una quantità di acqua enorme per unità prodotta. Di conseguenza  si assiste alla delocalizzazione di imprese  verso il Sud della Federazione per aggirare la strozzatura.

Inoltre vi è una ostinata resistenza da parte dell’amministrazione statale ad agire sul lato della domanda con una politica decisa di incentivo al contenimento dei consumi e ad un cambiamento degli stili di vita: questo infatti comporterebbe una partecipazione diretta da parte dei cittadini alle scelte da compiere ed è esattamente ciò che l’area PSDB (Partido da Social Democracia Brasileira) vuole evitare. E questo nonostante il fatto che la presidente della SABESP signora Dilma Pena abbia dichiarato sia alla Commissione di inchiesta della Camera municipale di San Paolo che al Ministero pubblico di non potere assolutamente confermare che le misure in atto saranno sufficienti a garantire il rifornimento di acqua. Al massimo si rivolgono rampogne ai cittadini che non hanno attrezzato le abitazioni individuali con un serbatoio in grado di coprire il consumo di 24 ore, come da regolamento. Ma molte delle vaste zone periferiche che negli ultimi 15/10 anni sono passate da insediamenti precari di materiali raccogliticci a quartieri di case in mattoni sono accettate in una situazione diffusa  a metà fra il legale e l’abusivo.

In questo quadro molto preoccupante in cui ciò su cui soprattutto si punta è l’arrivo delle piogge secondo il “normale” calendario stagionale (che ormai da anni è imprevedibile) si sviluppa un incontrollato accesso alle acque sotterranee. Al riguardo la regolamentazione è incompleta e inadeguata, manca un catasto dei pozzi esistenti e ci si trova in una molto pericolosa situazione di utilizzo disordinato che comporta il rischio (o meglio la sicurezza già verificata) della contaminazione delle acque sotterranee e di un eccessivo emungimento delle stesse. Come ricorda il direttore del Centro de Pesquisa de Águas Subterrâneas della USP (Universidade de São Paulo) Ricardo Hirata, la maggioranza delle industrie e delle grandi attività di servizi hanno pozzi privati, totalmente illegali e ignoti agli organismi di gestione. E ben sappiamo dall’esperienza lombarda ed italiana come il recupero delle acque sotterranee contaminate sia incerto.

A elezioni passate la politica del governo dello Stato è la seguente: il governatore verso il 10 novembre 2014 ha chiesto un incontro con il governo federale per affrontare la crisi, la cui gravità ora viene riconosciuta. La risposta è stata, una volta ancora, che la responsabilità del settore è statale e che la Federazione è disposta a intervenire solo dopo avere visto da vicino i progetti. Al riguardo è stato attivato un gruppo di lavoro sotto la presidenza federale per valutare da vicino ciò che si pensa di fare. I progetti sono quasi esclusivamente di opere ingegneristiche: interconnessione dei vari corpi idrici fluviali e dei bacini, potabilizzazione di acque di riuso reimmettendo le stesse a monte delle stazioni di trattamento, escavazione di 24 pozzi profondi nel grande acquifero Guarani. La ripotabilizzazione di acque di riuso verrà praticata a scadenza breve nella città di Campinas, con concessione delle opere e della gestione all’aeroporto di Viracopos, un caso tipico di multiutility.

Seguire l’evoluzione del problema idrico dello Stato di San Paolo e della sua macroarea urbanizzata permette di riflettere su una situazione che probabilmente si presenterà in altri scenari con difficoltà gravi in zone avanzate. La gestione pubblica e con la partecipazione diretta dei cittadini e non solo dei soggetti  economicamente forti sembra una strada necessaria per evitare disastri. A San Paolo un piccolo gruppo ha cominciato a fare la sua parte: un progetto di ricerca audiovisiva intende per tutto l’ultimo trimestre 2014  monitorare cause e soluzioni della crisi idrica cittadina. Il regista Caio Silva Ferraz anima l’iniziativa che si denomina “Volume vivo”: denominazione simbolica in contrapposizione a “volume morto”, l’ancora di salvezza della SABESP che da settimane attinge appunto a quella porzione di acqua così definita che nei bacini si trova al di sotto del livello delle canalizzazioni e che va sollevata per pompaggio.

Concludo con un riferimento culturale-affettivo: una sera sono andata al Teatro de Arena, rua Teodoro Baima 94, nel centro di San Paolo: il teatro di Augusto Boal, e altri, che con il suo Teatro degli oppressi (pubblicato da Feltrinelli negli anni ’70 quando in Brasile era vietato) apriva una strada già altre volte esperimentata per fare del teatro un momento di inclusione culturale, politica e sociale. La notte militare del 1964 chiuse quel sipario. Oggi il teatro ha ripreso l’aspetto di allora: una piccola arena circolare che unisce chi recita e chi assiste.

 

 (*) Teresa IsenburgSan Paolo  –  Cultura, 17 / 11 / 2014

 

 

 

 

 

 

 

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