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Nutrire e proteggere le piante

Nutrire e proteggere le piante per nutrire il mondo di Luigi Mariani (*)

La semplice osservazione delle piante ornamentali che colonizzano le nostre abitazioni può aiutarci a prendere coscienza del fatto che la loro  vita dipende dal soddisfacimento delle loro esigenze essenziali  (luce, acqua, concimi, ecc.). Quando vediamo una pianta deperire ci domandiamo infatti se ciò possa dipendere dall’insufficiente luce, dalla carenza o eccesso idrico, dalla mancanza di nutrimento nel terreno. Siamo cioè portati a fare un ragionamento di tipo fisiologico, immedesimandoci in qualche misura con il vegetale.

Un ragionamento analogo ma in termini assai più quantitativi è quello che l’agronomo o l’agricoltore razionale conduce nei confronti delle piante coltivate, quelle da cui dipende la sicurezza alimentare e dei beni di consumo (cotone, lana, pellami, legname, ecc.).

 Le risorse da garantire

Risorse termiche: le piante come ogni altro essere vivente hanno un intervallo di temperature all’interno del quale svolgono le loro funzioni vitali. Questo intervallo è ad esempio compreso fra 2 e 35°C per il frumento e fra 8 e 36°C per il mais e fra 12 e 36°C per il pomodoro. La temperatura minima a cui ha luogo la crescita è detta cardinale minimo e la massima cardinale massimo. Le risorse termiche si stimano quantitativamente usando ad esempio i metodi dei gradi giorno che si ottengono sottraendo alla temperatura media del giorno il cardinale minimo e considerando 0 se tale sottrazione porta ad un valore negativo. In tal senso un giorno con temperatura massima di 30°C e minima di 18°C avrà una temperatura media di (30+18)/2=24°C. In tale giorno i gradi giorno saranno 24-12=12°C per il pomodoro, 24-2=22°C per il frumento e 24-8=16°C per il mais. Cumulando i gradi-giorno dalla semina al raccolto ci si rende conto di quante risorse termiche abbisogna una particolare specie e varietà coltivata. Se un dato ambiente non garantisce il cumulo di risorse termiche (gradi-giorno) necessarie per una certa specie o varietà occorrerà scegliere una specie o varietà meno esigente.

Radiazione solare: le piante sono organismi autotrofi fotosintetici ed in ragione di ciò necessitano di radiazione solare per produrre la sostanza organica che li compone (carboidrati, proteine, grassi, ecc.). La radiazione solare si misura con i radiometri. I valori massimi raggiunti in Italia in una giornata estiva sono pari a 31 MJ m-2, valori che ovviamente si riducono anche sensibilmente con cielo coperto. Fra i mezzi agronomici di cui disponiamo per ottimizzare la radiazione è la scelta di sesti d’impianto (distanza fra le file e sulla fila) adeguati a garantire che sufficiente radiazione raggiunga le chiome.

Nutrienti: sono gli elementi chimici cui la pianta attinge per sintetizzare la materia organica che la compongono. Tali elementi sono anzitutto l’anidride carbonica (il carbonio costituisce quasi il 50% della sostanza organica secca che compone un vegetale) e poi la triade azoto, fosforo, potassio (chiamati macroelementi primari), i macroelementi secondari (calcio, ferro, magnesio, ecc.) ed i microelementi. Tali elementi chimici si prestano ad un ragionamento quantitativo. Ad esempio, un ettaro di frumento che produce 8 t di granella al 13% di proteine asporta 8000 kg *0.13 / 6.25=166 kg di azoto (6.25 è il divisore utilizzato per passare da proteine ad azoto). Tale azoto andrà fornito alla pianta poiché in sua assenza otterremo un prodotto inferiore in quantità e di qualità scadente e cioè a basso tenore proteico.  

Risorse idriche: una sufficiente disponibilità idrica nel terreno è indispensabile perché la pianta assorbendo tale acqua può assorbire i nutrienti, garantire il contenuto idrico ottimale dei propri tessuti e cedere acqua all’atmosfera tramite gli stomi per termoregolarsi ed assorbile al contempo la CO2. La stima quantitativa del fabbisogno idrico di una coltura si esegue con le procedure di bilancio idrico (bilancio di massa riferito al serbatoio terreno). Il fabbisogno idrico si garantisce con l’acqua piovana o, qualora questa sia insufficiente, con l’irrigazione.

 Le limitazioni da minimizzare

Danni da ventosità eccessiva: il vento forte, oltre ad aumentare fino a livelli talora insopportabili i consumi idrici, produce danni diretti alle piante coltivate (allettamenti, stroncamenti, sradicamenti). Vento forte si ha in occasione dei temporali (correnti discendenti nei cumulonembi) oppure in coincidenza con gli episodi di foehn che si registrano in vicinanza di grandi catene montuose. Per evitare i danni da allettamento su cereali è essenziale non eccedere con i concimi azotati, i quali predispongono le piante rispetto a questo fenomeno.

Danni da caldo o da freddo (gelate, ondate di caldo): le ondate di caldo o di freddo possono portare le temperature al di sotto o al di sopra dei valori critici oltre i quali si assiste alla morte delle piante. Alle medie latitudini le ondate di freddo sono legate a specifiche cause circolatorie che portano sul territorio considerato aria polare continentale (per l’Europa è l’aria siberiana) o aria artica. Per proteggere le colture di pieno campo si possono ad esempio scegliere epoche di semina e di raccolta che sfuggano alle ondate di freddo e di caldo o adottare specie o varietà tolleranti.

Umidità relativa troppo bassa o troppo alta: ambienti troppo umidi predispongono alle malattie fungine ed inoltre rallentano la traspirazione impedendo l’assunzione dei nutrienti dal terreno attraverso le radici. Ambienti troppo asciutti aumentano a dismisura i consumi idrici. Fra i rimedi agronomici contro l’eccesso di umidità ricordiamo ad esempio le potature per evitare che le chiome dei fruttiferi e della vite siano troppo affastellate.

Siccità: la siccità è un fenomeno da sempre temuto dagli agricoltori. Per contrastarla è possibile il ricorso all’irrigazione ove la stessa si riveli possibile, oppure scegliere piante tolleranti alla siccità (es. il frumento o il sorgo sono più tolleranti rispetto al mais).

Danni da parassiti, patogeni e malerbe: si tratta di limitazioni temibili poiché secondo stime attendibili portano a perdite medie complessive del 25-35% su frumento, del 30-40% su mais e del 20-40% su cotone.  Per contrastarle è possibile fare ricorso a tecniche di difesa basate su mezzi chimici, fisici e biologici oppure utilizzare varietà resistenti.

Quali conseguenze per l’agricoltore

 Ogni campo coltivato e più in generale ogni territorio agricolo presenta uno specifico mix di risorse ed un altrettanto specifico mix di limitazioni. Per ottenere prodotti agricoli di elevata quantità e qualità occorre conoscere tale mix ed eventualmente intervenire su di esso con mezzi agronomici al fine di ridurre il peso delle limitazioni e sfruttare al meglio le risorse.  

 

 

 

 

Per approfondimenti:

– Mariani L., 2013. Agronomia, Cusl, Milano, 342 pp.

– Mariani L., 2012. Nutrire il mondo. Acta Museorum Italicorum Agriculturae, vol. 23-24, p. 23-30, ISSN: 1126-1560

– Oliva A., 1930. La politica granaria di Roma antica, Piacenza, Federazione Italiana dei Consorzi Agrari, 285 pp.

 

(*) Agrometeorologo – Condirettore del Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura

 

2 commenti per Nutrire e proteggere le piante

  • laura

    Un antipasto di quello che tutti dovremmo meglio conoscere. Interessante. Aspetto lo prossime puntante 🙂

    Una richiesta: mettete gli ingrandimenti delle immagini con una dimensione e risoluzione maggiore? così come sono non si vede praticamente niente. Soprattutto quella dei danni al Mais.
    saluti!
    L

  • Alessandro

    Grazie per i suggerimenti Laura.
    La prima e la terza immagine hanno adesso una maggiore risoluzione.

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