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Il TTIP, questo sconosciuto

transatlantikhandel100~_v-modPremiumHalbTTIPll TTIP, questo sconosciuto – di Clara Sestilli (*)

Recentemente in Consiglio Comunale a Milano è stata avanzata la proposta di ritirarsi, come Italia e poi come Parlamento Europeo, dai negoziati del Commercio Internazionale in corso in Commissione UE, per sfuggire alla mire espansionistiche delle multinazionali, a tutela del diritto del lavoro, della salute, della salvaguardia dell’ambiente, della trasparenza degli atti. Successivamente, è stato poi chiesto, nel corso di un incontro a Palazzo Marino con alcuni esponenti della sinistra, di non firmare la Carta di Milano che il Comune con gli enti, le imprese e le associazioni che collaborano al progetto di Expo 2015 sta portando avanti, perché  multinazionali straniere hanno posizioni di primaria importanza nella gestione di spazi e padiglioni, dimostrando l’acquiescenza del Comune e degli organizzatori di Expo al mercato e al capitale.

Ma chi dovrebbe trattare questa materia? Perché è l’Unione Europea ad avere competenza esclusiva in materia di commercio con l’estero, essendo un mercato comune con tariffe doganali uniche nei confronti dei paesi terzi. L’UE non è uno stato federale e i governi degli stati nazionali contano molto nel sistema europeo. Uniformare norme e regolamenti non è semplice, d’altronde vanno tenuti in considerazione i differenti vantaggi e svantaggi per le economie nazionali a seguito della possibile firma degli accordi.

Quali sono i punti controversi del TTIP?

ttip imbalanceSulla trasparenza: non si è intervistato alcun Parlamentare Europeo sui contatti avvenuti con le imprese (i temutissimi stakeholders ), ma anche con i cittadini e soprattutto con gli esperti chiamati in causa, come da mandato negoziale. Eppure, solo chi studia i dossier può dare informazioni piuttosto che opinioni.

Sul tema dei servizi pubblici – che sono una spina nel fianco di molte comunità e che sempre secondo l’opposizione popolare (?) sono sottomessi alle multinazionali – si può cominciare a divulgare il comunicato stampa del 24 novembre 2014 con il quale l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, a un anno dall’insediamento, ha relazionato sulle nuove tariffe per l’acqua, con 4 fasce di utenze e risparmi del 10% su bollette per  6 milioni di utenti, sui maggiori risparmi di 2,7 miliardi, l’abrogazione della remunerazione del capitale come da referendum 2011, e rimborsi di 55 milioni per 14 milioni di utenti, l’istituzione del fondo per le infrastrutture di 4,5 miliardi, come da Decreto ‘Sblocca Italia’. Resta il fatto che la cultura, il livello dei diritti dei lavoratori, delle regole ambientali, la gestione dei beni pubblici, gli OGM, non sono oggetto di negoziato.

Gli OGM dividono gli scienziati e la gente comune. Ma non sono oggetto del trattato. Ciò che manca è una seria divulgazione scientifica sull’uso degli organismi geneticamente modificati in agricoltura, e associazioni della società civile, partiti di opposizione ai governi e parlamenti sul tema in questione parlano di strategia di Dracula e dell’inondazione di prodotti e ormoni che affosserebbero il nostro mercato.   Proprio di recente si è nuovamente consentito a ogni Stato UE di adottare misure di precauzione, confinando il dibattito scientifico nelle aule e nei cosiddetti sancta sanctorum del sapere. Così da noi si vieta di usare semi OGM, ma non si vieta la vendita di mangimi OGM – che ingurgitiamo tramite i prodotti animali – o di cotone OGM che indossiamo e con il quale ci curiamo. E non si portano prove scientifiche sulla pericolosità degli organismi geneticamente modificati, ma slogan. Eppure Caloustus Yuma  ha riportato dati ISAAA che indicano per i paesi emergenti dal 1996 al 2011 un miglioramento, grazie alla rivoluzione biotecnologica, relativo ad ambiente, salute, risparmio di suolo e reddito per 15 milioni di agricoltori che – famiglie incluse – fanno circa 50 milioni di persone.

Si teme che i sistemi di giustizia non siano abbastanza forti da opporsi a tribunali privati come ISDS  (Investor-State-Dispute Settlement (ISDS), meccanismo di risoluzione delle controversie tra investitore e stato)  che richiede trattamenti protezionistici sugli investimenti delle imprese,  ma non viene citato il fatto che nel caso del Regno Unito e dei bollini a semaforo sui cibi che si volevano introdurre sul mercato europeo, il Consiglio ha fatto barriera e la richiesta è stata respinta. Junker ha detto che “gli organi di decisione della UE non permetteranno che qualcosa forzi la mano in materia così delicata”, il che è anche un monito a rivedere le clausole esistenti in materia in qualche paese membro dell’Unione. Ogni giurisdizione fissa un livello adeguato di protezione dai rischi. L’armonizzazione punta a maggiore certezza, a patto che non avvenga al ribasso.

C’è uno studio recente dell’ECFR (ECFR – European Council on Foreign Relations – A fresh start for Ttip )  del Febbraio 2015 che mette l’Italia tra i paesi che beneficerebbero da un accordo come questo. Anche per altri studi l’Italia vedrebbe avvantaggiati nello scambio di beni l’industria  meccanica, specialmente nel settore dei trasporti (auto e aereospaziale), moda, cibo e bevande. E’ prevista una crescita dello 0,23% nel PIL, dell’1% nel complesso delle esportazioni e del 4% per le esportazioni in US. Potrebbero però esserci riflessi negativi  per la maggiore competizione nei settori chimici, farmaceutici, dell’agricoltura e per alcuni prodotti in legno e carta nella UE.

 O ci sarà un accordo tra governi su misure ridotte, come equivalenza degli standard di sicurezza per trasporto passeggeri in auto (fari, serrature, sedili), livellamento delle tariffe di alcuni prodotti per un maggiore accesso nei due mercati, come nel settore farmaceutico, dove valvole cardiache e protesi varie sono per noi troppo care se acquistate sul mercato statunitense, o cooperazione nel settore dei cosmetici dove noi siamo molto più severi. Oppure la trattativa salterà, anche per l’opposizione crescente di movimenti della società civile e di parte dei partiti. Nel primo caso, il rischio di fallimento della trattativa è più contenuto e permetterebbe un più forte posizionamento del mercato occidentale sulla scena globale, dove Cina e Russia si affacciano prepotentemente.

 

 

(*) Presidente Gas Spaventaprezzi

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