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Ignazio MiliotoIntervista con Ignazio Milioto (*) – Parte prima

Oggi siamo nel regno di Ignazio Milioto, un imprenditore che ha creato Carrozzineria e che ci racconta la sua storia.

D. Ignazio, ci puoi parlare del rapporto che c’è fra te e il tuo corpo?

R. E’ difficile rispondere perché è un tutt’uno, io sono il mio corpo, non c’è distinzione. Certo c’è il mio cervello, ma c’è il mio corpo, è quello che si vede.

D. Tu vivi il tuo corpo come la normalità del tuo cervello, della tua mente, del tuo sé?

R. Il mio corpo sono io, nonostante sia un corpo limitato dall’handicap.

D. Da quando hai questa condizione?

R. Da sempre, è un trauma da parto. Dopo poche ore dalla nascita ho avuto una crisi per cui sono rimasto tetraplegico fin dalla nascita.

D. E poi che cosa è successo? Raccontaci la tua vita e i problemi che hai dovuto affrontare.

R. Sono nato nel 1954 in un paesino in Sicilia, arroccato sulle montagne, dove non c’erano strutture, quindi ci sono voluti anni prima di capire che cosa avessi. Dopo otto anni ci siamo trasferiti a Torino, i medici conoscevano già la tetraparesi  spastica e hanno saputo dire esattamente che cosa avevo, che non sarei potuto guarire e che sarei rimasto così per sempre. Hanno spiegato anche  che la mia testa era buona, che avrei potuto studiare, ma dovevo fare delle terapie. A Torino non c’erano strutture adatte e allora, come si usava a quel tempo, mi hanno messo in collegio,  prima a Milano, poi a Bergamo, poi ancora a Milano. In totale otto anni, dalle  elementari alle medie. Dopo il collegio ho continuato a studiare in una scuola statale normale perché nei collegi non c’erano le superiori. Ho scelto ragioneria perché avrei potuto lavorare davanti a una scrivania.

D. E quando hai finito gli studi?

R. Quando ho finito, volevo fare qualcosa nel sociale, e mi sono iscritto a un corso di operatore sociale a Milano, come educatore specializzato. Man mano che facevo questo corso mi sono accorto che c’era la necessità di organizzare qualcosa sugli ausili: vivendo in una comunità con altri ragazzi disabili, avevamo constatato che i servizi sugli ausili non esistevano, non esisteva un servizio riparazioni, non esisteva un servizio di modifiche e di adattamento degli ausili esistenti sul mercato, non c’era chi potesse consigliare, per cui abbiamo racimolato quattro soldini e organizzato  l’officina di riparazioni “Carrozzine”, in uno spazio della Parrocchia in via Tito Vignoli. Abbiamo visto subito che l’attività prendeva piede, perché a Milano non c’era nessuno che riparava carrozzine, e da lì è partito tutto.

D. In che anni eri?

R. Ho iniziato nel 76 quasi per gioco, nel 78 quasi per davvero e negli 80 abbiamo iniziato l’attività societaria vera e propria.

D. Quindi adesso ecco la Carrozzineria 

R. La Carrozzineria è questa, siamo una Srl, con 9 persone che ci lavorano.Carrozzineria

D. In particolare, quali servizi avete messo a punto?

R. All’inizio lavoravamo soltanto sulle attrezzature, le carrozzine, i deambulatori, i letti sollevatori, sempre affiancando l’attività di riparazione e di modifica o della creazione dell’ausilio…    Quando qualcuno ci diceva “avrei bisogno di questo” e non lo trovava sul mercato, riuscivamo a costruirglielo. Oggi non c’è più bisogno perché ormai c’è di tutto. Per problemi economici – perché l’ASL si sta sostituendo a noi  nella fornitura delle carrozzine – abbiamo esteso l’attività alla sanitaria classica, che è quella che fa scarpe,  tutori, plantari e  e aperto anche il negozio.

D. In base alla tua esperienza, al contatto con tante persone con problemi che tu conosci bene perché li vivi anche tu, c’è qualcosa di diverso, di particolare? La tua attività ha risvolti diversi dalla consueta attività imprenditoriale, ha una vocazione più sociale perché stabilisce una relazione con persone che hanno dei limiti di comportamento e di movimento. Questo fatto distingue la tua impresa da quelle normali?

R. Il settore è uno come tutti gli altri, né più né meno. Poi dipende da come lo prendi, come lo gestisci. Sarà perché sono disabile, sarà perché nel sociale ci credo, sarà per tanti altri mille altri motivi io lo vedo come  una via di mezzo, tra la passione e la missione, cui si aggiunge l’aspetto commerciale, perché ci dobbiamo anche campare. Mettere insieme questi tre aspetti non è molto semplice, ma ce l’abbiamo fatta, anche perché abbiamo a che fare con persone che tutti i giorni hanno problemi reali da risolvere e non li puoi trattare come tratti un normale prodotto. Ma questa è una caratteristica propria  della Carrozzineria, non tutte le ortopedie hanno questo approccio. Qualcuno ce l’ha, qualcuno ce l’ha un po’ meno, qualcuno non ce l’ha per niente, a volte addirittura al contrario. Trattare ausili significa speculare sulle disgrazie degli altri per arricchirsi, trovi di tutto in questo settore come in altri settori.

Per noi fino ad ora l’approccio è stato questo, cerchiamo di avere un’attività commerciale ma sempre e comunque veramente attenta a quello che la gente ci chiede. Cerchiamo di rispondere ogni giorno alle esigenze reali delle persone che ci interpellano. E mettere insieme queste cose non è semplice perché la parte commerciale spesso e volentieri non viaggia con la parte sociale che tu  vorresti realizzare.

D. Come sono i tuoi clienti? sono con te da molto tempo?

carrozzinaR. Sì, l’80% sono clienti storici che vengono qui e non ci abbandonano più. Magari fanno qualche esperienza da qualche altra parte, però poi ritornano. E poi ci si affeziona: ci si conosce, ci si raccontano le proprie disgrazie e le proprie esperienze, anche positive, si diventa come una grande famiglia alla fine. Per quello i nostri clienti vengono qui da anni.

D. Hai l’impressione che ci sia un ‘noi’ e un ‘loro’? Cioè un ‘noi’ delle persone che hanno dei limiti quotidianamente, che vivono le problematiche dell’handicap ogni giorno rappresentano una sorta di famiglia, come tu dici, rispetto a un ‘loro’ delle persone che passano per la strada e non hanno il problema dei limiti tutti i giorni?

R. No, non lo vivo in questo senso. Io credo che ci sia un ‘noi’ e un ‘loro’ tra persone sensibili al prossimo, all’altro, e quelle che questa sensibilità non l’hanno: ecco, qui c’è un ‘noi’ e un ‘loro’ basato proprio su questo tipo di sensibilità, non sul limite fisico, su un limite economico o di disagio sociale. C’è un ‘noi’ e un ‘loro’ su chi è individualista, su chi è egoista.

D. Mediamente pensi che la condizione di disabilità dei tuoi clienti li renda più sensibili?

R. La condizione no, non necessariamente. Perché trovi persone sensibili, anche molto sensibili, e persone che invece si incattiviscono rispetto alla condizione di disabilità, persone che magari prima erano sane, tranquille: nel momento in cui subentra un trauma, un incidente, qualcosa che li obbliga a vivere in carrozzina, il loro carattere peggiora notevolmente.

D. C’è una differenza tra chi, come te, è nato con un problema per cui ha elaborato un certo rapporto con il corpo, e chi invece magari a trent’anni ha un incidente e non accetta le limitazioni di quel problema e quindi si incattivisce?

R. C’è una differenza sostanziale: chi nasce con questo problema, cresce con questo problema, il tuo carattere si forma tenendo sempre presente le limitazioni che hai. E tenendo presente queste limitazioni, cerchi di trovare le soluzioni a queste limitazioni, cerchi di fare quello che fanno gli altri però utilizzando delle attrezzature, oppure organizzando la casa in maniera diversa, o imparando a fare movimenti strani per poter prendere quella matita, ma ce la fai. L’ostacolo grande che hai è la società, che spesso e volentieri non ti viene incontro in queste situazioni. Tu ce la metti tutta, vuoi lavorare, ci credi, vuoi realizzarti nel lavoro, poi trovi le difficoltà di barriere architettoniche, di mezzi di trasporto che non ci sono, di ambiente di lavoro ostile, ecc.

Invece chi subisce un trauma deve ricominciare da zero e la prima difficoltà che ha è proprio lui stesso, è lui che deve decidere di riprendere, è lui che deve decidere di ricominciare una vita diversa, e se non decide non c’è niente da fare. Certo, nel momento in cui decide, anche lui si troverà, come chi è nato disabile, davanti a una società che ogni giorno ti mette trentamila ostacoli da superare. Allora poi comincia a rimettersi in carreggiata. Ma all’inizio no, all’inizio la cosa è molto diversa.

D. Quindi se l’handicap è una conseguenza traumatica ci può essere più facilmente disperazione, reazione, incattivimento…

R. Che però spesso rimane, non è detto che questa fase venga superata, a volte rimane e non va via.

D. Quindi che consigli daresti a un ‘normodotato’ (anche se usiamo questa parola in modo strambo) che ha un incidente, che ha uno shock, che cosa dovrebbe fare per acquisire quella capacità che tu hai definito  di adattamento, di creazione, di trovare delle soluzioni ?

R. Belle domande …..A un normodotato non puoi dire niente, nel senso che finché è normodotato, è normodotato. Ma nel momento in cui non lo è più, se questa persona non ha motivazioni, non ha affetti, non ha hobby o interessi particolari a cui aggrapparsi, nel momento in cui è in carrozzina… Cos’è che ti spinge a riprenderti? O sei attaccato alla vita per trentamila motivi e …

D. Se sei attaccato alla vita cosa fai?

R. Ma ce la metti tutta a tirarti fuori, a riprendere a fare le cose, non è detto che tu riesca a fare tutto quello che facevi prima, a volte sì a volte no, a volte riesci a riprenderle in parte, ma a volte ne acquisti di nuove. Penso ad esempio a un muratore, che cammina, che guida la macchina, che va sulla gru, fa mille cose.  Finisce in carrozzina: lui vuole riprendere la sua vita perché ha moglie, ha figli, ha affetti, insomma gli piace vivere. Ecco, potrà riprendere a guidare, potrà riprendere a fare altre cose ma certamente non potrà più salire su un’impalcatura e fare il muratore; però se è sveglio e intelligente può incominciare a usare il computer e fare cose altrettanto interessanti per sé e per gli altri in una maniera nuova, oppure può portare avanti le problematiche della disabilità con altre persone, cosa che magari prima non avrebbe mai fatto.

 

(*) Socio fondatore de La Carrozzineria S.r.l. – www.lacarrozzineria.it

 

 

 

1 commento per Dalla differenza nasce una nuova attività imprenditoriale e una diversa filosofia di vita

  • Raffaella

    L’ unico commento che posso fare è che IGNAZIO è eccezionale, una persona fantastica che ‘corre’ molto più veloce rispetto a tanti che hanno le gambe ma non il cervello. Non cambiare mai!

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