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Parkinson: l'importanza della dieta

Universo capovolto

un libro di Carlo Alberto Rinolfi *

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Cosa accade quando si arriva al limite estremo della vita

Quali risorse si attivano per sopravvivere con l’estrema sofferenza

Come entrano in gioco i vissuti più incredibili e le coincidenze impossibili che vanno oltre il tempo e lo spazio

Come si dipana la ricerca di un senso laico della vita tra il mito e la religione

Che regia si nasconde dietro la sequenza di incontri inattesi con altri esploratori dei confini

Queste pagine offrono alla lettura il racconto autobiografico di una gravissima malattia, improvvisa e inattesa, il cui esito potrebbe essere fatale. Il narratore sfugge alla morte grazie a un intervento ad altissimo rischio, che lo salva, ma privandolo per sempre della possibilità di muoversi in autonomia. La vita riprenderà, seguendo un percorso radicalmente nuovo.

Il libro ripercorre i momenti cruciali dell’attacco al cuore e dell’immediato intervento chirurgico; quindi, la dolorosa ripresa, le lunghe giornate in ospedale, la lenta, difficoltosa riabilitazione, la presa d’atto che il corpo non è più lo stesso; infine, il nuovo inizio.

Centrale, nella narrazione, è la restituzione dell’esperienza qual è vissuta in ciascuna di queste fasi, momento dopo momento: sia l’esperienza personale, in quanto presa di coscienza dei mutamenti intervenuti nel corpo e nella mente, sia – ed è altrettanto fondamentale – l’esperienza delle relazioni condivise con gli altri malati. Relazioni di per sé semplici, quasi banali, ma che assumono una valenza stupefacente grazie alla disponibilità, l’apertura e l’attenzione con cui sono vissute. Tanto è vero che proprio da queste relazioni si formerà nell’autore, a poco a poco, la decisione di portarle al centro della propria nuova vita, per dare inizio a un’attività fondata sull’“alleanza” tra quanti devono fare i conti con la perdita di completa autonomia del corpo.

C. A. R. RinolfiLa storia è scritta molto bene, con precisione e grande proprietà di linguaggio: un linguaggio non letterario, lo definirei serenamente “piano”, di chi accetta la vita. Ed è, questo, un primo merito del libro: chiunque lo legga, vi si riconosce, provando il piacere di incontrare un proprio simile. Il pregio maggiore del testo, tuttavia, risiede nella posizione centrale che vi ha l’esperienza vissuta con sapiente consapevolezza e, insieme, comunicata con la voglia e il gusto di condividerla. Anche gli scrittori “veri” trasmettono un’esperienza: tuttavia, la lingua creata nelle loro opere – in sé un valore aggiunto – pone una distanza, come è giusto che sia. Sono due percorsi diversi.

Oggi le persone hanno una vera e propria “fame”, quasi un’avidità di esperienza: basti pensare allo sfruttamento che ne fanno i media. Dirne i motivi richiederebbe molte pagine, ma non è difficile immaginarli. Un testo come questo soddisfa quella fortissima esigenza. Ma va oltre, poiché racconta il valore racchiuso nell’esperire di per sé: dice, infatti, l’importanza racchiusa nel fatto stesso di vivere un’esperienza, lieta o dolorosa che sia. Questo, in un tempo che tende a cancellare quanto è anche solo spiacevole, come se fosse “non vita”, è un messaggio importantissimo.

L’altro prezioso messaggio che il libro trasmette è il valore della relazione: in questo caso, con i medici, gli assistenti sanitari, gli altri pazienti, i loro parenti. Ovunque ci si trovi a vivere – leggiamo tra le righe – nascono relazioni e, da queste, prende origine una comunità: spesso non la si riconosce, importante è avere lo sguardo addestrato a individuarla. Queste pagine aiutano ad acquisire quello sguardo, ma non soltanto: insegnano, oltre che a riconoscere, anche a far vivere la comunità che va prendendo forma.

Per tutti questi motivi, il libro ha una fortissima potenzialità di conquistare lettori. Naturalmente, molto sta nel farlo conoscere. 

Recensione di Maria Gregorio  – Ha lavorato a lungo nel mondo editoriale. Ha fatto parte del Direttivo del Comitato italiano di ICOM (International Council of Museums), e dal 2013 è nel Direttivo del Comitato internazionale per i musei letterari e di musicisti. Autrice di numerosi testi sui musei letterari, ha pubblicato nel 2006 con l’editore Sylvestre Bonnard di Milano Imago libri. Musei del libro in Europa. Nel 2016 ha curato il volume I lembi dei ricordi. Ri(n)tracciare il paesaggio di Goffredo Parise (Edizioni Antiga) e, nel 2018, ha curato per l’editore Ronzani il libro di Nicola De Cilia, Saturnini, malinconici, un po’ deliranti.

* Carlo Alberto Rinolfi, fondatore e presidente di Mondohonline, BA in Sociologia (Università di Trento) e MBA in Direzione Aziendale (Università Bocconi di Milano), consulente aziendale di Marketing, racconta la sua esperienza di sopravvissuto ad una dissecazione aortica che lo ha colpito a 57 anni e costretto su una sedia a rotelle.


Universo capovolto può essere ordinato, e ricevuto a casa in tempi rapidi, attraverso Mondohonline, con pagamento tramite bonifico bancario, al prezzo promozionale di 15,50 euro (sconto del 16,21% rispetto al prezzo di copertina) con spese di spedizione gratuite >>>
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L’arte come via verso il benessere – e il superamento dei propri limiti

– di Gabriella Campioni

Dal 25 ottobre al 10 Novembre 2018 si tiene un’eccezionale mostra di pittura presso la Biblioteca Comunale di Rodano, un paese alle porte di Milano, poco distante dall’aeroporto di Linate.

Il protagonista dell’evento e di una storia straordinaria è Paolo Pedrotti, di 57 anni, che tanto per cominciare fu adottato quando era ancora piccolo e già aveva diversi problemi, inclusi attacchi di epilessia.

I suoi genitori adottivi, persone splendide come ce ne sono poche, non solo gli hanno offerto le migliori cure, ma l’hanno anche esposto a una quantità di stimoli. Tra questi, l’arteterapia sotto la guida di una docente eccezionale che segue la visione antroposofica, Manuela Pagura. Lo strumento principe era l’acquerello per la sua capacità di mettere in comunicazione con le proprie emozioni oltre a sviluppare la motilità fine, e Paolo lo seguì con grande beneficio e soddisfazione.

Poi, nel 2011, Paolo subì un intervento chirurgico che gli compromise la motilità in pratica di tutta la parte sinistra. Per lui, mancino, fu un colpo durissimo: si vide non solo impossibilitato a continuare con l’arteterapia, ma anche costretto sempre più su una carrozzina. Disabile, insomma. Seguirono anni difficili, in cui rifiutava qualunque invito a riprovarci.

Nel settembre 2017, nel centro che frequenta, Paolo conobbe un’altra ospite, Maria Grazia, e fu amore a prima vista. Insieme cominciarono a usare i pennarelli, stavolta senza una guida qualificata, quasi autonomamente, e uno dei lavori di Paolo risultò così bello che i suoi genitori lo fecero incorniciare e lo donarono a Maria Grazia. Da quel momento Paolo decollò nuovamente e ora quotidianamente, caparbiamente, si dedica ai pennarelli e nel contempo si riappropria della sua mano destra ‘educandola’. Le sue opere sono di tipo astratto, con i colori stesi a tratti minuscoli, quasi come un divisionista. Non riesce neppure a firmarle, ciononostante ci sono zone ben definite e comunque ne risulta un insieme molto solare e vitale, immediatamente accattivante.

Da allora, in solo un anno e un mese, Paolo ha prodotto un centinaio di opere e non accenna a smettere! Quel che più conta, ha ritrovato il sorriso, l’autostima, la determinazione e la creatività, qualità indispensabili a chiunque per affrontare al meglio la vita.

All’inaugurazione della mostra, affollatissima, sono intervenuti il sindaco e ovviamente Paolo e Maria Grazia, entrambi emozionati al massimo. Da qui l’idea di organizzare una serata con la presenza di Manuela Pagura per approfondire e diffondere il discorso dell’arteterapia e dei suoi reali effetti terapeutici a tutti i livelli. Sono previste anche due signore rodanesi che lavorano con l’arte e con i ragazzi, in genere non disabili ma comunque, al giorno d’oggi, alle prese con svariate difficoltà e con la più straordinaria delle imprese: conoscere se stessi, le proprie luci e le proprie ombre per diventare la persona unica e irripetibile che ognuno di noi è. Quale traguardo migliore e quale terapia più piacevole?

Di Paolo e di arteterapia si parlerà venerdì 9 novembre, alle ore 21, presso la Biblioteca Comunale di Rodano, con una riflessione sull’ Arte come via verso il benessere: saranno presenti Manuela Pagura, Cristina Altoneri, Marcella Bonfanti, Moderatore Gabriella Campioni.

 

 

Un prima e un dopo: da un incidente al ritorno alla vita

di Paolo Tolasi

Prima: Domenica 14 ottobre 2007 – La strage del sabato sera

Sono le 4 e 20 minuti,  suonano al citofono, vado a rispondere con voce seccata:
“Paolo, è questa l’ora di rientrare? (domanda che non presupponeva una risposta)  e ti sei dimenticato pure le chiavi!”
Apro e riappendo, ma immediatamente di nuovo suonano con insistenza: “Che c’è?” (penso sia di nuovo lui). Dall’altro capo una voce sconosciuta: “E’ la polizia, scenda subito”. Nel frattempo si è alzata anche Maria: “C’è la polizia,  dobbiamo scendere”.
In pigiama scendiamo le scale e giunti sulla porta il poliziotto ci dice: “Vostro figlio ha avuto un incidente, è all’ospedale,  vestitevi e correte.” “Come sta?” “Vestitevi velocemente e correte al pronto soccorso”.
Ci laviamo e vestiamo il più velocemente possibile, in men che non  si dica siamo in macchina e corriamo all’ospedale.

Giunti al pronto soccorso chiediamo: “Dov’è nostro figlio Paolo?” “Chi?” “La polizia ci ha avvertiti che ha avuto un incidente!” “Aspettate che chiamo la dottoressa”.

Nel pronto soccorso c’è un andirivieni frenetico di personale, ci guardano, parlottano sottovoce, vanno via, ricompaiono. Dopo qualche minuto qualcuno ci richiede chi cerchiamo, altri se conosciamo i genitori di un ragazzo che si chiama Marco, qualcuno ci dice che Paolo è in radiologia e di aspettare il medico di turno.
“Cosa è successo?” Chiediamo a tutti ma nessuno ci dà retta.

“Questa notte c’è stato un incidente, vostro figlio è grave ed è in stato di coma profondo, è stato operato al fegato, ha delle costole fratturate, ma il problema principale è il trauma cranico e le emorragie cerebrali, non risponde agli stimoli, vive perché è attaccato alle macchine.”  “Dottoressa ci sta dicendo che Paolo è morto?” “Abbiamo fatto il possibile, di più noi non possiamo, non siamo attrezzati.” Chiedo perché non lo trasportano a Brescia in elicottero, mi rispondono che per attivare l’elicottero servono ore e non le hanno, potrebbero mandarlo a Cremona, ma quella notte avevano già mandato altre due persone e la rianimazione era completa, stavano chiedendo a Pavia.

La dottoressa ci lascia, ci stringiamo e preghiamo, sono ormai le 7 e cominciamo ad avvisare i parenti che giungeranno in breve tempo.  Ci chiamano e ci dicono che Paolo è nella stanza accanto, se vogliamo vederlo possiamo entrare. Lo troviamo nudo, coperto solo da un telo sulle parti intime. Ha numerose ferite su tutto il corpo, ma su tutte prevale una ferita che va dallo sterno sin sotto il telo. E’ completamente immobile, respira tramite una macchina e le funzioni vitali sono visibili su un monitor. Alle 9 ci avvisano che viene trasferito a Cremona perché si è liberato un posto, ci conviene partire subito e non seguire l’ambulanza (solo più tardi veniamo a conoscenza che questo era un viaggio disperato, Paolo probabilmente non sarebbe arrivato vivo).

A Cremona entriamo nell’ospedale, subito chiediamo dove recarci e quando arriverà l’ambulanza da Crema. Trascorrono pochi minuti e sentiamo la sirena…eccola, scaricano Paolo ed entrano in un corridoio e poi via all’ascensore. Entriamo anche noi e prendiamo l’ascensore che ci porta all’ultimo piano, in sala d’attesa troviamo anche i genitori di Alex. Trascorrono 20, 30 minuti, si apre la porta della rianimazione ed esce una barella con sopra un ragazzo morto, saremo egoisti ma tiriamo un sospiro di sollievo: non è Paolo, si tratta di Marco. Ora sappiamo come si è liberato il posto.

Francesco e Maria, i genitori migliori di ‘sto mondo “bastardo”.

Dopo: domenica 25 maggio 2014 – Una seconda vita. Come risorgere dal coma e girare il mondo.

I progressi che ho ottenuto nel cammino li devo perlopiù alla terapia Bobath che ho potuto fare presso l’istituto Don Gnocchi di Parma, diretto dalla professoressa Anna Mazzucchi. Il centro di riabilitazione che mi aveva ospitato subito dopo l’incidente  mi aveva sottoposto a una terapia tradizionale. Era una riabilitazione fondamentalmente passiva e le fisioterapiste si sforzavano di muovermi gli arti che facevo fatica a comandare.

Il Bobath mi ha insegnato invece a muoverli in autonomia e il terapista non si è più sostituto a me. Anche l’esercizio dello standing è differente: per riacquisire la posizione eretta in un caso c’era l’apparecchio che mi teneva fermo in piedi per ore e ore, con il Bobath è il mio corpo che deve stare  dritto il più possibile senza ausili. In questo modo tutti i muscoli ridiventano capaci di affrontare la gravità.

La fatica è tanta ma non ci sono forzature dolorose. Ritrovare il cammino mi ha aiutato anche a recuperare le altre funzioni che erano state indebolite dalla lesione frontale procurata dall’incidente di macchina che nel 2007, quando avevo  diciannove anni, ho avuto con altri tre amici. Ne siamo usciti vivi solo in due ed io mi sono ritrovato in coma per tre mesi.

All’inizio del risveglio, oltre a non riuscire a muovermi in autonomia, avevo anche molte difficoltà nel parlare e nel ricordare. La riabilitazione è stata lunga, e continua ancora oggi da casa. Credo che la dovrò fare sempre, non è facile anche perché, a parte la fatica , adesso devo sostenere interamente il costo come privato. Abbinando il Bobath alla logoterapia, sono però riuscito a riprendere i miei studi e mi sono diplomato ragioniere programmatore.

Per recuperare il linguaggio mi è stato di aiuto un software edito dalla Erickson. E’ il ’Protocollo logopedico De Filippis’, un CD-ROM per il trattamento dei disturbi del linguaggio e dell’apprendimento scolastico, afasia e deficit neurologici. E’ uno strumento utile che ha un costo abbordabile (78.50 euro). A me è servito soprattutto nelle fasi iniziali della riabilitazione linguistica. Contiene esercizi che adesso giudico molto semplici ma che mi sono piaciuti anche perché mi hanno permesso di riprendere il contatto col computer.

Accanto a questo supporto informatico per il recupero del linguaggio ho utilizzato anche un programma per la riabilitazione cognitiva: “Training di riabilitazione cognitiva”. Si tratta di Un CD-ROM con esercizi di memoria, abilità di pensiero e funzioni esecutive studiati per chi ha subito una lesione cerebrale come la mia. Anche in questo caso mi è stato utile fare i ‘giochini’ del programma soprattutto per riprendere a far funzionare la memoria, che era arrivata al punto di impedirmi di riconoscere le persone e di ricordare quello che avevo appena fatto.

All’inizio mi affaticavo molto facilmente e riuscivo a reggere lo sforzo dell’incontro con la logopedista solo per poche decine di minuti. Avevo bisogno di dormire molto per recuperare le energie e permettere alla mente di ricominciare a funzionare normalmente. Poi la mente si è ripresa e ho incominciato a fare gli esercizi in famiglia e anche da solo.

Sono riuscito a usare questi programmi anche con una ragazza che ho incontrato nel centro di riabilitazione di Parma. E’ stato un modo simpatico per stringere una nuova amicizia che continua ancora oggi. Ci si riabilita anche in questo modo e gli amici sono fondamentali. I miei vecchi amici mi hanno subito aiutato e mi stanno ancora aiutando moltissimo. In fondo sono loro i miei logopedisti quotidiani. Oggi riesco di nuovo a divertirmi con loro e ho ripreso a navigare in internet col computer, che è sempre stato la mia passione.

A cinque anni dall’incidente riesco a camminare anche senza l’ausilio di un bastone. A dire il vero, lo uso ancora quando devo fare un tragitto impegnativo. L’ho usato anche a Capodanno per salire e scendere le scale della metropolitana di Londra. Il bastone e la carrozzina sono per gli inglesi dei segnali che fanno scattare la solidarietà e l’aiuto molto più che da noi. Mi ha sorpreso il livello di attenzione che questa città dedica alle barriere architettoniche e la disponibilità dei londinesi nei confronti di chi ha una difficoltà motoria come la mia. Quando mi incrociavano, riuscivano a rallentare la loro corsa anche sulle corsie più veloci degli affollatissimi tapis roulant della metropolitana. Mi è sembrato di essere in un altro mondo.

 

 

Il kiwi: i benefici per la salute

di Mondohonline

 

 

Il kiwi: i benefici per la salute

Il kiwi è una bacca commestibile della Actinidia deliciosa, pianta originaria della Cina meridionale; fu introdotto per la prima volta in Nuova Zelanda, Paese in cui trovò un clima particolarmente favorevole alla sua coltivazione, all’inizio del XX secolo.

In Nuova Zelanda il frutto era conosciuto come “uva spina cinese”, ma il suo nome fu cambiato in kiwi (l’uccello simbolo della Nuova Zelanda, a cui somiglia) quando incominciò la sua esportazione su larga scala, così da evitare gli alti dazi addebitati sulle bacche.

Esistono due varietà principali di kiwi:

  • Il kiwi verde, la varietà più conosciuta e diffusa, a forma di piccola patata o di uovo di gallina, con buccia marrone e pelucchi, polpa verde e semi disposti a raggiera rispetto al centro del frutto.
  • Il kiwi giallo (gold) che ha forma più affusolata, polpa gialla e non presenta pelucchi sulla buccia.

Esistono altre varietà di kiwi, come ad esempio il kiwi con la polpa rossa e la buccia color mattone, ma sono poco diffuse.

Le proprietà nutrizionali della varietà verde e gialla sono praticamente sovrapponibili; si segnala comunque una maggiore concentrazione di Calcio e di Vitamina K per il kiwi verde e una maggiore quantità di Selenio per il kiwi giallo.

Il dettaglio della composizione nutrizionale, in termini di macro e di micronutrienti, è riportata più in basso ed è riferita alla varietà verde del kiwi.

I possibili benefici derivanti dal consumo di kiwi sono a carico, soprattutto, dell’apparato cardiovascolare, del Sistema Nervoso Centrale e della cute.

 

Credit: Blausen Medical Communications/Wikipedia/CC-A 3.0

Apparato cardiovascolare

Il potassio, di cui è discretamente ricco il kiwi, eserciterebbe un’efficace azione di contrasto nei confronti della cardiopatia ischemica, contribuendo ad abbassare il rapporto Na/K nell’organismo che, al contrario, favorirebbe l’insorgenza di accidenti ischemici; è quanto sostenuto in un complesso studio pubblicato nel 2011 dalla rivista Archives of Internal Medicine.

 

Sistema Nervoso Centrale

Numerosi composti contenuti nel kiwi, tra i quali la serotonina e gli antiossidanti potrebbero esercitare un’azione efficace nell’aumentare l’efficacia del sonno.

Uno studio pubblicato nel 2011 dalla rivista Asia Pacific Journal of Clinical Nutrition, esaminando gli effetti dell’assunzione sistematica di kiwi dopo cena, ha constatato un significativo miglioramento di indicatori specifici (quali, ad esempio, tempo di addormentamento, durata del sonno, tempo di veglia dopo l’insorgenza del sonno) della qualità e della quantità del sonno.

 

Cute

La vitamina C, di cui il kiwi è particolarmente ricco (la varietà gialla, in particolare), è fondamentale per la sintesi di collagene, a sua volta elemento fondamentale per la cute (oltre che per vasi sanguigni, muscoli, ossa e altri tessuti); di fatto, l’uomo non può sintetizzare collagene in assenza di vitamina C, che contribuisce a prevenire i danni causati dal sole, attenua le rughe e migliora la qualità complessiva della pelle.

L’apporto di potassio contribuisce inoltre a contrastare la perdita di massa muscolare e la formazione di calcoli renali.

Il kiwi infine, com’è noto, ha un discreto effetto lassativo e può essere usato come integratore alimentare da individui che soffrono di stitichezza.

 

Rapporto nutrizionale

La composizione nutrizionale del kiwi (varietà verde), in termini di macro e di micronutrienti, per 100 grammi di alimento, è desunta dai database della USDA (U. S. Department of Agricolture), la più imponente a livello mondiale, in inglese, ed è riportata dalle tabelle sottostanti; si tenga conto che un kiwi pesa in media tra gli 80 e i 100 grammi.

La composizione nutrizionale del kiwi può essere confrontata con quella degli altri alimenti attraverso le tabelle nutrizionali degli alimenti USDA, ordinabili in senso ascendente o discendente per colonna e filtrabili attraverso un apposito box di ricerca.

In alternativa può essere utilizzata la tabella degli alimenti, in italiano, dello IEO (Istituto oncologico europeo).

Infine, la quantità e la varietà dei micronutrienti (minerali e vitamine) può essere valutata da un apposito indice (IDM: Indice di Densità dei Micronutrienti), che Mondohonline ha elaborato a partire dai database dello IEO.

Lo stesso indice è stato realizzato, in inglese, dai dati nutrizionali dello USDA.

Acqua (g) KCAL Proteine (g) Lipidi totali (g)
83,07 61,0 1,14 0,52

 

Cenere (g) Carboidrati (g) Fibre Zuccheri totali (g)
0,61 14,66 3,0 8,99

 

Acidi Grassi saturi (g) Acidi Grassi Monoinsaturi (g) Acidi Grassi Polinsaturi (g) Colesterolo (mg)
0,029 0,047 0,287 0

 

Calcio (mg) Ferro (mg) Magnesio (mg) Fosforo (mg)
34,0 0,31 17,0 34,0

 

Potassio (mg) Sodio (mg) Zinco (mg) Rame (mg)
312,0 3,0 0,14 0,13

 

Manganese (mg) Selenio (µg)
0,098 0,2

 

Vit. C (mg) Tiamina (mg) Riboflavina (mg) Niacina (mg)
92,7 0,027 0,025 0,341

 

Ac. Pantotenico (mg) Vit. B6 (mg) Folati Totali (µg) Acido Folico (µg)
0,183 0,063 25,0 0

 

Folato DFE (µg) Colina (mg) Vit. B12 (µg) Vit. A (UI)
25,0 7,8 0 87

 

Vit. A RAE (µg) Retinolo (µg) Alfa Carotene (µg) Beta Carotene (µg)
4,0 0 0 52,0

 

Beta Cryptoxantina (µg) Lycopene (µg) Luteina + Zeaxanthina (µg) Vit. E (mg)
0 0 122,0 1,46

 

Vit D (mg) Vit. D (UI) Vit. K (µg)
0 0 40,3

 

Rischi

I farmaci beta-bloccanti, prescritti in varie condizioni patologiche cardiovascolari possono causare un aumento dei livelli di potassio nel sangue; alimenti contenenti grandi quantità di questo minerale (come il kiwi ma come, soprattutto, le banane) dovrebbero essere consumati con moderazione durante l’assunzione di beta-bloccanti.

Assumere troppo potassio può inoltre essere dannoso in soggetti con riduzione della funzionalità renale.

Il sedano: i benefici per la salute

di Mondohonline

 

 

Il sedano: i benefici per la salute

Il sedano (Apium Graveolens) è un ortaggio che appartiene alla famiglia delle Apiaceae insieme alla carota, alla pastinaca, al finocchio, al cerfoglio, al prezzemolo e al cumino.
Ben noto per i suoi gambi croccanti, che le persone spesso consumano come snack a basso contenuto calorico, il sedano, originario dell’area mediterranea, è conosciuto come pianta medicinale fin dai tempi dell’antica Grecia.
Si ritiene che i principali benefici apportati dalla pianta siano legati alle sue proprietà antinfiammatorie e antipertensive, con particolare riguardo per gli apparati digerente e cardiovascolare.
L’assunzione regolare di sedano sembrerebbe inoltre ridurre il rischio di insorgenza di tumori e potrebbe contribuire a ridurre il contenuto di lipidi nel sangue.
Infine, il sedano sembrerebbe stimolare la crescita e lo sviluppo dei neuroni.

Proprietà antinfiammatorie

Il sedano contiene in abbondanza apigenina, un flavone presente anche nelle foglie del prezzemolo e della camomilla; tale molecola, dotata di attività spasmolitica, è attualmente molto studiata per le sue proprietà di interferenza sulle cellule tumorali in coltura, forse dovute alla sua azione nei confronti degli enzimi aromatasi, tirosina chinasi e fosfolipasi A2.

L’apigenina possiede inoltre specifiche attività antinfiammatorie, come dimostrato, tra gli altri, da uno studio pubblicato su Molecular Nutrition and Food Research nel 2015, che si era proposto di studiare i meccanismi alla base dell’attività antiflogistica della sostanza.

La ricerca ha dimostrato che le diete ricche di apigenina riducono l’espressione di alcune proteine ​​infiammatorie nei ratti; in tal modo sono in grado di attenuare il processo infiammatorio e di ripristinare l’equilibrio immunitario.

Proprietà antipertensive

Non c’è una forte evidenza che i semi di sedano contribuiscano a ridurre la pressione sanguigna negli esseri umani, ma uno studio pubblicato sul Journal of Medicinal Food ha dimostrato un effetto antipertensivo sui ratti da parte degli stessi semi.

La ricerca ha esaminato l’effetto degli estratti di semi di sedano sulla pressione sanguigna nei ratti con pressione sanguigna normale e nei ratti con ipertensione arteriosa indotta artificialmente.

Gli autori concludono che:

“Gli estratti di semi di sedano hanno, nei ratti, proprietà antipertensive, che sembrano essere attribuibili alle azioni delle sue componenti attive idrofobiche come NBP (n-butilftalide) e possono essere considerati come sostanza antipertensiva nel trattamento cronico di ipertensione”.

I risultati suggeriscono che il sedano potrebbe avere effetti simili sugli esseri umani.

 

Prevenzione del cancro

Il sedano contiene la luteolina, un flavone presente anche nelle foglie di timo, tarassaco e salvia.; la luteolina, come la già ricordata apigenina, è una molecola dotata di comprovata attività antitumorale  e, per questo motivo, oggetto di sempre più numerosi studi.

Un articolo pubblicato su Current Cancer Drug Targets individua l’effetto antitumorale della luteolina in una somma di attività diverse (induzione dell’apoptosi e inibizione della proliferazione cellulare, dell’angioneogenesi e dei processi metastatici), tutte avvalorate da studi scientifici.

Gli autori dell’articolo ritengono inoltre che la luteolina renda le cellule tumorali più suscettibili all’azione di farmaci utilizzati nella terapia antitumorale.

Iperlipidemia

Il sedano potrebbe ridurre il livello di lipidi nel sangue; uno studio del 2014, pubblicato su Advances in Environmental Biology, ha dimostrato che il sedano (nella forma di estratto idroalcolico) ha effettivamente ridotto il colesterolo LDL (o “cattivo”) in un gruppo di ratti sottoposti a una dieta ricca di grassi.

Anche in questo caso si potrebbe pensare che il sedano possa dare risposte simili sugli esseri umani.

Neurogenesi

Si ritiene che l’apigenina, di cui il sedano, come già visto, è ricco, stimoli la neurogenesi, cioè la crescita e lo sviluppo delle cellule nervose.

Una ricerca sugli effetti dell’apigenina nei ratti, pubblicata nel 2009, ha dimostrato che, se iniettata o assunta per via orale, l’apigenina ha migliorato l’apprendimento e la memoria.

Sono però necessari ulteriori studi per confermare questi risultati negli esseri umani.

 

Rapporto nutrizionale

La composizione nutrizionale del sedano crudo, in termini di macro e di micrunutrienti, per 100 grammi di alimento, è desunta dai database della USDA (U. S. Department of Agricolture), la più imponente a livello mondiale, in inglese, ed è riportata dalle tabelle sottostanti.

La composizione nutrizionale del sedano crudo può essere confrontata con quella degli altri alimenti attraverso le tabelle nutrizionali degli alimenti USDA, ordinabili in senso ascendente o discendente per colonna e filtrabili attraverso un apposito box di ricerca; può essere interessante confrontare la composizione del sedano crudo con quella dei semi di sedano (“celery seed”), decisamente più ricca di micronutrienti, a parità di peso.

In alternativa può essere utilizzata la tabella degli alimenti, in italiano, dello IEO (Istituto oncologico europeo).

Infine, la quantità e la varietà dei micronutrienti (minerali e vitamine) può essere valutata da un apposito indice (IDM: Indice di Densità dei Micronutrienti), che Mondohonline ha elaborato a partire dai database dello IEO.

Lo stesso indice è stato realizzato, in inglese, dai dati nutrizionali dello USDA.

Acqua (g) KCAL Proteine (g) Lipidi totali (g)
95,43 16,0 0,69 0,17

 

Cenere (g) Carboidrati (g) Fibre Zuccheri totali (g)
0,75 2,97 1,6 1,83

 

Acidi Grassi saturi (g) Acidi Grassi Monoinsaturi (g) Acidi Grassi Polinsaturi (g) Colesterolo (mg)
0,042 0,032 0,079 0

 

Calcio (mg) Ferro (mg) Magnesio (mg) Fosforo (mg)
40,0 0,2 11,0 24,0

 

Potassio (mg) Sodio (mg) Zinco (mg) Rame (mg)
260,0 80,0 0,13 0,035

 

Manganese (mg) Selenio (µg)
0,103 0,4

 

Vit. C (mg) Tiamina (mg) Riboflavina (mg) Niacina (mg)
3,1 0,021 0,057 0,32

 

Ac. Pantotenico (mg) Vit. B6 (mg) Folati Totali (µg) Acido Folico (µg)
0,246 0,074 36,0 0

 

Folato DFE (µg) Colina (mg) Vit. B12 (µg) Vit. A (UI)
36,0 6,1 0 449,0

 

Vit. A RAE (µg) Retinolo (µg) Alfa Carotene (µg) Beta Carotene (µg)
22,0 0 0 270,0

 

Beta Cryptoxantina (µg) Lycopene (µg) Luteina + Zeaxanthina (µg) Vit. E (mg)
0 0 283,0 0,27

 

Vit D (mg) Vit. D (UI) Vit. K (µg)
0 0 29,3

In cucina:

Il sedano può essere consumato crudo o cotto; si tenga conto che, se cotto a vapore, come dimostrato da uno studio recente, conserva quasi interamente (dall’83% al 99%) i suoi principi nutrizionali.

Il sedano può essere consumato con formaggio, con salse o in insalata; inoltre aggiunge sapore alle zuppe e ai risotti; i semi di sedano possono essere aggiunti a piatti di verdure, a zuppe e a condimenti vari per insaporirli.

Rischi

Il sedano appartiene a un piccolo gruppo di alimenti che può causare una grave reazione allergica e questo può portare a shock anafilattico fatale.

Chi è allergico al sedano deve essere cauto e controllare le etichette dei prodotti alimentari, poiché anche piccole tracce di sedano possono causare una reazione avversa.

 

1° GP Treviglio - Wheelchair GP

Wheelchair GP: il primo GP di Treviglio.

Il Wheelchair GP è una gara che vede come protagoniste persone con patologie neuromuscolari che si sfidano pilotando carrozzine elettriche.

Via Milano, Treviglio – oratorio S. Francesco.

Domenica 9 settembre 2018 h 15.

 

 

 

 

I ghiacciai dell'arco alpino

Stato e prospettive – di Guglielmina Adele Diolaiuti (*)

L’attuale fase di involuzione dei ghiacciai alpini è particolarmente intensa sulle Alpi ed è conseguente al riscaldamento atmosferico degli ultimi decenni (IPCC, 2013). I ghiacciai delle Alpi Europee hanno manifestato ingenti perdite di area e volume sin dalla fine della Piccola Età Glaciale (circa 1850, si vedano Zemp et al., 2008a; 2008b).

Durante l’intervallo temporale 1850-1980, la maggior parte dei ghiacciai alpini ha perso circa 1/3 dell’area e ½ del volume e dal 1980 ad oggi un altro terzo di ghiaccio è andato incontro a fusione (European Environment Agency, 2004). Tra i metodi utilizzati dai ricercatori per quantificare l’intensità della contrazione glaciale vi è il confronto di dati di geometria glaciale disponibili nei catasti o inventari prodotti a scala regionale o nazionale  (e.g. Paul et al., 2004; Zemp et al., 2006; Paul et al., 2007, Lambrecht and Kuhn, 2007; Diolaiuti et al., 2012a; 2012b; Fischer et al., 2014; Gardent et al., 2014; D’Agata et al., 2014; Smiraglia et al., 2015).

Infatti, le variazioni di geometria dei ghiacciai (i.e.: area, lunghezza, larghezza e volume) sono riconosciute dalla comunità scientifica come parametri chiave per identificare il cambiamento climatico in un’area e per quantificarne gli effetti ambientali  (Kuhn, 1980, Hoelzle et al., 2003; 2007). Le riduzioni più intense sono in genere manifestate dai piccoli ghiacciai (i.e.: quelli con area  <1 km2), i più numerosi nei catasti alpini, presenti in numero superiore all’80% del totale in tutti i gruppi montuosi europei (Paul et al., 2004; Citterio et al., 2007; Salvatore et al., 2015; Smiraglia et al, 2015).

Tra le ricerche più recenti da segnalare nel campo delle scienze criosferiche e dello studio degli impatti del Cambiamento climatico vi sono quelle condotte dall’Università Statale di Milano (Gruppo Glaciologia, attualmente in forza al Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali, ESP). Il Gruppo Glaciologia ha prodotto nel 2015 il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani (liberamente scaricabile su http://users.unimi.it/glaciol come pdf), opera di 400 pagine a colori e in due lingue che elenca e descrive i 902 ghiacciai presenti sulle Alpi Italiane e l’unico ghiacciaio Appenninico, il Calderone (Abruzzo). Il Catasto è stato realizzato dall’Università di Milano grazie al supporto di donor privati (Sanpellegrino Levissima Spa) e alla fattiva collaborazione delle amministrazioni delle regioni alpine italiane che hanno fornito materiale cartografico e telerilevato.

Il Comitato Glaciologico Italiano, associazione di studiosi italiani e stranieri dediti allo studio dei ghiacciai, ha inoltre collaborato alla validazione e revisione dei dati raccolti. Il Catasto è stato prodotto dopo ben 60 anni dall’ultimo inventario glaciale nazionale (prodotto nel 1959-61 da CNR e CGI) e ha permesso di quantificare l’estensione attuale di tutti i ghiacciai d’Italia (pari a circa 369 km2, come la superficie del Lago di Garda) e la contrazione avvenuta rispetto al catasto precedente (in media -30% ovvero -169 km2 come la superficie del Lago di Como, per avere un termine di paragone). Ha permesso anche di descrivere in dettaglio il glacialismo italiano, fatto di tanti piccoli ghiacciai (la dimensione media è di 0.4 km2) e di pochi giganti (come Forni in Valtellina o Miage in Valle d’Aosta). Una prima sintesi dell’opera è  l’articolo di Smiraglia et al. (2015).

Una seconda ricerca di grande attualità è quella condotta dai glaciologi della Statale in collaborazione con il Politecnico di Milano e pubblicata nel 2018 su una rivista internazionale (D’Agata et al., 2018) che ha visto la quantificazione delle variazioni geometriche dei ghiacciai presenti nel territorio lombardo nella Provincia di Sondrio dal 1981 al 2007 e la valutazione di possibili effetti sulla produzione idroelettrica. I ricercatori milanesi hanno scelto i ghiacciai della Provincia di Sondrio per questo studio perchè questi sono tra i più grandi e importanti a scala nazionale, per l’abbondanza e la buona qualità di materiale telerilevato per analizzarli (i.e.: ortofoto a colori e foto aeree, modelli 3D ad alta risoluzione) su un arco temporale relativamente lungo (circa un trentennio) e, fattore non trascurabile, per l’elevata numerosità in questo territorio di impianti per la produzione di energia idroelettrica.

La Provincia di Sondrio è infatti elencata tra le zone con la maggiore produzione idroelettrica d’Italia (Gestore Servizio Elettrico Nazionale, 2015). Partendo dall’evidenza che l’acqua  delle nostre montagne è anche ampiamente utilizzata dagli impianti per la produzione idroelettrica, si è ritenuto di grande interesse valutare quale sia il contributo criosferico attuale all’hydropower anche a supporto di future proiezioni di disponibilità idrica e di produzione energetica con diversi scenari di cambiamento climatico.

I risultati ottenuti (si veda D’Agata et al., 2018) hanno permesso di quantificare per i ghiacciai della Provincia di Sondrio una contrazione areale del 25.41% nel periodo 1991-2007 e del 30.5% nella finestra temporale 1981-2007. La variazione volumetrica dei ghiacciai nello stesso intervallo (1981-2007) è stata pari a  -1353 x 106 m3 ± 27%. Lo spessore medio di ghiaccio perso è stato di 14.91 m. Questi dati portano a quantificare la variazione volumetrica media annua dei ghiacciai della Provincia di Sondrio pari a -52×106 m3 di ghiaccio che equivalgono a 47×106 m3 di acqua ovvero 47 miliardi di litri all’anno. E’ un valore modesto, una “goccia”, rispetto all’acqua che precipita annualmente sulla nostra regione sotto forma di pioggia o neve, ma questa  “lacrima” si concretizza nel periodo più delicato, i mesi di luglio e agosto, andando a mitigare le magre estive.

Successivamente si è calcolato il contributo dei ghiacciai a 25 impianti idroelettrici localizzati nell’area. A questo scopo la zona studiata è stata suddivisa in due regioni, la R1, a Est, dove la maggior parte degli impianti sono alimentati dalle precipitazioni liquide e la regione R2, a Ovest, dove circa ½ degli impianti hydropower vede contributi a seguito della fusione nivo glaciale. I risultati ottenuti mostrano come in aree come la R2 da noi studiata una grande parte dell’hydropower dipende dalla fusione criosferica e pertanto la drammatica riduzione dei ghiacciai in atto non potrà non impattare sulla produttività energetica suggerendo di approfondire le analisi per opportune strategie di adattamento.

 

(*) Professore associato di Geografia Fisica e Geomorfologia, Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali (ESP) – Università degli Studi di Milano

Questa relazione è stata presentata il 22 marzo 2018 al convegno di Mondohonline “Nuove resilienze metropolitane da patologie ed emergenze dell’acqua” – Link al video 

 

Bibliografia Citata

Citterio, M., Diolaiuti, G., Smiraglia, C., D’Agata, C., Carnielli, T., Stella, G., Siletto, G. B., 2007. The fluctuations of Italian glaciers during the last century: a contribution to knowledge about Alpine glacier changes, Geografiska Annaler, 89, A3, 164-182.

D’Agata C., D. Bocchiola, D. Maragno, C. Smiraglia, G. A. Diolaiuti  (2014) Glacier shrinkage driven by climate change in The Ortles-Cevedale group (Stelvio National Park, Lombardy,  Italian Alps) during half a century (1954-2007). Theoretical Applied Climatology, April 2014, Volume 116, Issue 1-2, pp 169-190 http://link.springer.com/article/10.1007/s00704-013-0938-5

D’Agata C., Bocchiola D., Soncini A., Maragno D., Smiraglia C; Diolaiuti G. (2018) – Recent area and volume loss of alpine glaciers in the Adda river of Italy and their contribution to hydropower production, Cold Regions Science and Technologies, 148 (2018), 172-184, https://doi.org/10.1016/j.coldregions.2017.12.010

Diolaiuti, G., Bocchiola, D., Vagliasindi, M., D’agata, C., Smiraglia, C., (2012a)The 1975-2005 glacier changes in Aosta Valley (Italy) and the relations with climate evolution, Progress in Physical Geography, Volume 36 Issue 6,764-785. DOI: 10.1177/0309133312456413

Diolaiuti, G., Bocchiola, D., D’agata, C., Smiraglia, C., (2012b) Evidence of climate change impact upon glaciers’ recession within  the Italian alps: the case of Lombardy glaciers, Theoretical and Applied Climatology, 109(3-4), 429-445. DOI: 10.1007/s00704-012-0589-y. http://www.springerlink.com/content/jp57023765r31436/

European Environment Agency (2004) – Impacts of Europe’s changing climate. An indicator-based assessment. Full report, also available on line at : https://www.eea.europa.eu/publications/climate_report_2_2004 (last access on 5th November 2017).

Fischer M., Huss M., Barboux C., and Hoelzle M. 2014. The new Swiss Glacier Inventory SGI2010: relevance of using high-resolution source data in areas dominated by very small glaciers. Arctic, Antarctic, and Alpine Research, Vol. 46, No. 4, 2014, pp. 933–945. DOI: http://dx.doi.org/10.1657/1938-4246-46.4.933.

Gardent M., Rabatel A., Dedieu J-P, Deline P., 2014. Multitemporal glacier inventory of the French Alps from the late 1960s to the late 2000s. Global and Planetary Change, Volume 120, September 2014, Pages 24-37. https://doi.org/10.1016/j.gloplacha.2014.05.004

Gestore Servizio Elettrico Nazionale (GSE), 2015. Rapporto Statistico. Energia da fonti rinnovabili. Anno 2014. 194 pp. Also available on line at:

http://www.gse.it/it/salastampa/GSE_Documenti/Rapporto%20statistico%20GSE%20-%202014.pdf (last access on 23rd October 2017)

Hoelzle, M., Chinn T., Stumm D.,. Paul F, Zemp M. and Haeberli W., 2007: The application of glacier inventory data for estimating past climate change effects on mountain glaciers: A comparison between the European Alps and the Southern Alps of New Zealand, Global and Planetary Change, doi:10.1016/j.gloplacha.2006.07.001.

Hoelzle, M., Haeberli, H., Dischl, M. and Peschke, W., 2003: Secular glacier mass balances derived from cumulative glacier length changes. Global Planetary Change, 36: 295-306.

IPCC (2013) – Summary for Policymakers. In: Climate Change 2013: The Physical

Science Basis. Contribution of. Working Group I to the Fifth Assessment Report . Available on line at: http://www.climatechange2013.org/images/report/WG1AR5_SPM_FINAL.pdf

Kuhn, M., 1980. Climate and glaciers, IAHS 131, 3-20.

Lambrecht A., M. Kuhn, 2007 Glacier changes in the Austrian Alps during the last three decades, derived from the new Austrian glacier inventory, Annals of Glaciology 46 pp 177-184.

Paul, F., Kääb A., Maisch M., Kellenberger T., Haeberli, W. 2004. Rapid disintegration of Alpine glaciers observed with satellite data, Geophys. Res. Letters, 31, L21402, doi:10.1029/2004GL020816.

Paul, F., Kääb, A. Haeberli, W., 2007. Recent glacier changes in the Alps observed from satellite: Consequences for future monitoring strategies. Global and Planetary Change. doi:10.1016/j.gloplacha.2006.07.007.

Salvatore M.C., Zanoner T., Baroni C., Carton A., Banchieri F.A., Viani C., Giardino M. & Perotti l., 2015. The state of Italian glaciers: a snapshot of the 2006-2007 hydrological period. Geogr. Fis. Dinam. Quat., DOI 10.4461/GFDQ.2015.38.1638 (2015), 175-198.

Smiraglia C., R. S. Azzoni, C. D’Agata, D. Maragno, D. Fugazza,  G. A. Diolaiuti (2015) -The evolution of the Italian glaciers from the previous data base to the New Italian  Inventory. Preliminary considerations and results. Geogr. Fis.  Dinam. Quat.  38 (1), 79 – 87. DOI 10.4461/GFDQ.2015.38.08.

Zemp, M., Haeberli, W., Hoelzle, M., and Paul, F., 2006: Alpine glaciers to disappear within decades? Geophysical Research Letters, 33, L13504, doi:10.1029/2006GL026319

Zemp, M., Paul F., Hoelzle M. and Haeberli W. 2008a: Glacier fluctuations in European Alps 1850-2000: an overview and spatio-temporal analysis of available data. In Orlove B., Wiegandt

E., Luckman B.H. Eds.: Darkening Peaks. Glacier Retreat, Science and Society. University of California Press, Los Angeles, 152-167.

Zemp M., United Nations Environment Programme, World Glacier Monitoring Service 2008b. Global glacier changes: facts and figures. UNEP/Earthprint, 2008, 88 pp.

L'origano: i benefici per la salute

di Mondohonline

 

 

L’origano: i benefici per la salute

L’origano (dal greco “oros”, che significa “montagna” e “ganos”, che significa “gioia”) è un’erba culinaria e medicinale della famiglia delle Lamiaceae; cresce in piantine di circa 50 cm. di altezza e ha foglie viola lunghe da 2 a 3 centimetri.

Usato in medicina e in cucina da migliaia di anni, aggiunge sapore e può avere una serie di benefici per la salute.

I prodotti chimici che danno all’erba il suo odore unico e gradevole sono il timolo, il pinene, il limonene, il carvacrolo, l’ocimene e il cariofillene.

Si ritiene contenga potenti antiossidanti e proprietà antibatteriche.

 

Benefici dell’origano

L’origano è stato usato nella medicina erboristica fin dagli antichi Greci (Ippocrate lo usava come antisettico).

Possibili usi medicinali dell’origano includono il trattamento di patologie del tratto respiratorio, disturbi gastrointestinali e delle vie urinarie, nonché dolori mestruali.

Applicato localmente, può aiutare a trattare un certo numero di condizioni della pelle, come l’acne e la forfora.

 

Proprietà antibatteriche

L’origano contiene un olio essenziale, estratto con il metodo della distillazione in corrente di vapore delle sommità fiorite raccolte in estate; di colore ambrato e di consistenza liquida, l’olio di origano ha un composto essenziale chiamato carvacrolo o cimofenolo, presente peraltro anche nell’olio di timo, dotato di proprietà antimicrobiche.

L’erba ha mostrato attività antimicrobica in numerosi studi. Un gruppo di ricercatori ha scoperto che gli oli essenziali di Origanum vulgare erano efficaci contro 41 ceppi dell’agente patogeno alimentare Listeria monocytogenes.

Altri ricercatori indiani e britannici hanno scoperto che l’olio essenziale di origano dell’Himalaya esercita notevoli proprietà antibatteriche nei confronti dei ceppi di Staphylococcus aureus resistenti agli antibiotici beta lattamici, come le penicilline e le cefalosporine, responsabili delle infezioni ospedaliere MRSA, che si manifestano con un corteo sintomatologico piuttosto variegato (foruncoli, ascessi, febbre, brividi, endocardite, setticemia, ecc.).

Proprietà antinfiammatorie

Scienziati tedeschi e svizzeri hanno identificato un principio attivo in origano, noto come beta-cariofillina (E-BCP), che può aiutare a trattare disturbi come l’osteoporosi e l’arteriosclerosi. L’E-BCP è un cannabinoide alimentare.

Altri possibili benefici per la salute

Una ricerca pubblicata sulla rivista PLoS ONE nel 2013 ha suggerito che l’origano possa esercitare una certa attività antitumorale; gli scienziati hanno concluso che l’origanum majorana potrebbe aiutare a prevenire e curare il tumore della mammella, rallentandone la progressione.

Inoltre, nel 2014, gli scienziati della Divisione di Scienze Nutrizionali e del Dipartimento di Scienze Alimentari e Nutrizione Umana dell’Università dell’Illinois hanno scoperto che le popolari erbe culinarie origano, rosmarino e maggiorana contengono composti che potrebbero potenzialmente controllare il diabete di tipo 2 in modo simile ad alcuni farmaci attualmente prescritti.

Secondo il Natural Medicines Comprehensive Database, l’origano può inoltre essere utilizzato con qualche profitto per le seguenti malattie e condizioni:

  • herpes labiale
  • dolore e affaticamento muscolare
  • acne
  • forfora
  • bronchite
  • cefalea
  • mal d’orecchi

Rapporto nutrizionale

La composizione nutrizionale dell’origano essiccato, in termini di macro e di micronutrienti, per 100 grammi di alimento, è desunta dai database della USDA (U. S. Department of Agricolture), la più imponente a livello mondiale, in inglese, ed è riportata dalle tabelle sottostanti; si tenga conto che un cucchiaino di origano secco corrisponde a circa 2 grammi di alimento.

La composizione nutrizionale dell’origano può essere confrontata con quella degli altri alimenti attraverso le tabelle nutrizionali degli alimenti USDA, ordinabili in senso ascendente o discendente per colonna e filtrabili attraverso un apposito box di ricerca.

In alternativa può essere utilizzata la tabella degli alimenti, in italiano, dello IEO (Istituto oncologico europeo).

Infine, la quantità e la varietà dei micronutrienti (minerali e vitamine) può essere valutata da un apposito indice (IDM: Indice di Densità dei Micronutrienti), che Mondohonline ha elaborato a partire dai database dello IEO.

Lo stesso indice è stato realizzato, in inglese, dai dati nutrizionali dello USDA.

Acqua (g) KCAL Proteine (g) Lipidi totali (g)
9,93 265,0 9,0 4,28

 

Cenere (g) Carboidrati (g) Fibre Zuccheri totali (g)
7,87 68,92 42,5 4,09

 

Acidi Grassi saturi (g) Acidi Grassi Monoinsaturi (g) Acidi Grassi Polinsaturi (g) Colesterolo (mg)
1,551 0,716 1,369 0

 

Calcio (mg) Ferro (mg) Magnesio (mg) Fosforo (mg)
1597,0 36,8 270,0 148,0

 

Potassio (mg) Sodio (mg) Zinco (mg) Rame (mg)
1260,0 25,0 2,69 0,633

 

Manganese (mg) Selenio (µg)
4,99 4,5

 

Vit. C (mg) Tiamina (mg) Riboflavina (mg) Niacina (mg)
2,3 0,177 0,528 4,64

 

Ac. Pantotenico (mg) Vit. B6 (mg) Folati Totali (µg) Acido Folico (µg)
0,921 1,044 237,0 0

 

Folato DFE (µg) Colina (mg) Vit. B12 (µg) Vit. A (UI)
237,0 32,3 0 1701,0

 

Vit. A RAE (µg) Retinolo (µg) Alfa Carotene (µg) Beta Carotene (µg)
85,0 0 20,0 1007,0

 

Beta Cryptoxantina (µg) Lycopene (µg) Luteina + Zeaxanthina (µg) Vit. E (mg)
7,0 0 1895,0 18,26

 

Vit D (mg) Vit. D (UI) Vit. K (µg)
0 0 621,7

In cucina:

L’origano è un’erba mediterranea che si abbina bene a pizze e a sughi per condire la pasta.

Si può usare per spolverare la carne, in particolare di pollo, per insaporirla; si può utilizzare nei ripieni o aggiungerlo all’insalata, avendo cura di tritarlo finemente e di aggiungerlo alla fine del processo di cottura (in modo che dia il massimo aroma e sia ancora più saporito); iniziare con una piccola quantità di origano, perché una dose più significativa può rendere il cibo amaro.

Rischi

Mangiare origano può causare, in alcune persone, disturbi allo stomaco.

Inoltre, alcune persone, che sono allergiche a piante della famiglia delle Lamiaceae, (come basilico, menta, salvia o lavanda), devono usare la massima attenzione, in quanto possono sviluppare reazioni allergiche (come eruzioni cutanee, irritazioni, prurito, difficoltà respiratorie, nausea, vomito, ecc.) anche nei confronti dell’origano, che appartiene alla stessa famiglia.