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Emergenza acqua in Lombardia?

 

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franca castellini_2F. Castellini Bendoni: 

Acqua bene prezioso ma in pericolo

 

Biotecnologia e Nutraceutica

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A. Viglia: 

Acqua: questa sconosciuta

 

Nutrizione e omotossicologia

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D. Mainardi: 

Parkinson: l'importanza della dieta

Fattori biotici nella difesa dell'acqua

–  di Aurelio Viglia (*)

Dal Convegno ‘Nuove resilienze metropolitane dalle patologie ed emergenze dell’acqua’ – Mondohonline

Nei cicli degli esseri viventi del nostro pianeta  scarti e rifiuti sono sempre stati prodotti e il loro smaltimento è sempre avvenuto attraverso l’equilibrio autodepurativo che si stabilisce fra le entità biotiche presenti nei vari ecosistemi.

Paradossalmente le stesse catene alimentari presenti sul pianeta sono esempi di autocontrollo e autodepurazione. Il termine autocontrollo introduce un concetto fondamentale per comprendere le cause profonde dell’inquinamento.

 

L’inquinamento antropico così come oggi lo vediamo e consideriamo è iniziato quando la popolazione umana ha cominciato a moltiplicarsi a dismisura infrangendo gli equilibri naturali che governano le altre specie sia animali che vegetali. Il problema dell’inquinamento quindi ha cominciato a porsi con la crescita smisurata della popolazione umana e con l’avvento delle tre rivoluzioni industriali (1750,  1870,1970).

Alcuni dati sulla crescita della popolazione umana sono molto indicativi e significativi. Si stima che 7-8.000 anni fa (inizio dell’era agricola) la popolazione mondiale fosse di 8 milioni di persone diventate 300 milioni nell‘anno 1 dell’era cristiana, 1800 milioni all’inizio del 1900 e oltre 7.000 milioni ai giorni nostri.

Questi numeri si commentano da soli e danno un’idea precisa del perché il banco sia saltato. Il banco altro non è che l’equilibrio autodepurativo che saltando ha portato alla catastrofe ecologica e ambientale alla quale stiamo assistendo: dai cambiamenti climatici di natura antropica a quelli ecologici dovuti al fatto che non solo scarti e rifiuti ma tutto l’inquinamento prodotto dalla popolazione umana in forma diretta e/o indiretta non possono essere smaltiti dai sistemi naturali di autodepurazione anche per la natura xenobiotica di molti inquinanti.

Abbiamo dimenticato che il Pianeta è, in fondo, un’astronave in viaggio nello spazio e che quindi non potevamo permetterci il lusso né di superare i limiti dell’autodepurazione né quello di sperperare le scorte,  ossia le risorse, che non sono infinite.

Avendo bene in mente questi fondamentali concetti, vale la pena di spendere un attimo di tempo per introdurre la sottile ma importante differenza tra inquinante e contaminante ambientale. Per contaminante si intende una sostanza chimica presente a livelli superiori rispetto a quelli considerati normali per una particolare componente ambientale. Il problema è capire cosa di intende per “normalità”. La “normalità” varia infatti in funzione dell’inquinante che viene considerato: per i pesticidi la normalità è l’assenza, per composti quali i metalli pesanti, gli idrocarburi policiclici aromatici (PAHs) e il metilmercurio (MeHg) è invece anormale la presenza a concentrazioni superiori a quelle naturalmente presenti nell’ambiente. In questi casi il livello normale può variare notevolmente da un luogo all’altro. Ad esempio, le aree vulcaniche sono zone ad elevato contenuto di zolfo, per cui i livelli di inquinamento da zolfo in questi distretti saranno molto più elevati che in zone non vulcaniche. In due parole l’inquinante è un’entità (composto, molecola, atomo o sue subunità) che può causare un danno, reversibile o irreversibile, all’ambiente, mentre il contaminante invece è un’entità che, pur presente a livelli superiori a quelli normali, non comporta danno.

Fatte queste precisazioni e prima di accennare ai cicli dell’acqua, possiamo accennare agli inquinanti/contaminanti  biotici e xenobiotici.

I primi sono composti o anche singole molecole da sempre presenti in natura con i quali gli organismi viventi, o biotici, sono venuti in contatto sviluppando la capacità di riconoscerli, attaccarli, metabolizzarli e quindi innocuizzarli. Gli xenobiotici sono composti o molecole non presenti in natura ma costruite dall’uomo e con le quali i sistemi viventi non sono mai venuti in contatto e quindi non hanno sviluppato sistemi biologici atti a innocuizzarle o degradarle in prodotti atossici o meno tossici.

Ora, la maggior parte di inquinanti immessi nell’ambiente nel corso dell’ultimo secolo, in particolare negli ultimi 70 anni, sono di natura xenobiotica e tutti siamo coscienti dei grandi disastri ecologici perpetrati da queste entità: basti ricordare Hiroshima in Giappone (1945), Seveso in Italia (1976) e Bhopal in India (1984). Quello di Seveso viene inserito dagli esperti del settore e dalla stampa scientifica specializzata nella classifica degli 8 peggiori disastri ambientali della storia dell’umanità. A questi disastri, e agli altri minori che giornalmente si verificano, è come se avessimo fatto l’abitudine. Un esempio per tutti è costituito dallo sversamento volontario o involontario di idrocarburi nell’ambiente acquatico e terrestre, all’interramento sconsiderato di sostanze tossiche e nocive, ecc. Nonostante queste cicatrici non solo fisiche che ancora ci lecchiamo (passatemi il termine non politicamente corretto), stiamo continuando imperterriti a dilaniare la “Casa comune” come correttamente l’ha definita l’attuale pontefice.

Fra i grandi cicli naturali, quelli dell’acqua sono i più articolati in quanto si compongono almeno di vari cicli, fra cui i più importanti sono: biogeofisico e biogeochimico. Soffermandoci sul ciclo biogeochimico, osserviamo che le più grandi riserve di acqua sono i mari. Il sole va a riscaldare la parte più superficiale di queste acque e di conseguenza solo una parte di questi bacini. Il vapore entra a contatto con gli strati più alti dell’atmosfera, dove, trovando temperature più basse, condensa e forma delle goccioline d’acqua. Una parte dell’acqua ritorna negli oceani e nei mari, una parte anche sulla terra; quest’acqua avrà due diversi destini: infatti, se troverà un terreno impermeabile, l’acqua scorrerà e arriverà nei canali ritornando ai fiumi, ai laghi e ai mari. Se invece troverà un terreno permeabile, l’acqua filtrerà in profondità, finché non troverà uno strato impermeabile, formando le falde. L’acqua di profondità è quella più pulita in quanto i contaminanti generalmente sono via via trattenuti dagli strati solidi che attraversano.

Infine, mi piace ricordare alcune parole della Direttiva Comunitaria (anno 2000) sull’acqua che recita: <<L’acqua non è un prodotto commerciale al pari degli altri, bensì un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale. L’acqua è indispensabile per la vita: si tratta di una risorsa essenziale per l’umanità che genera e sostiene la prosperità economica e sociale, oltre a rappresentare un elemento centrale degli ecosistemi naturali e della regolazione del clima.>>

Quando l’acqua si estrae dagli ecosistemi acquatici, dagli acquiferi o si capta direttamente la pioggia per uso umano, si altera il ciclo idrogeologico, però essa non perde il suo carattere naturale, nel senso che prima o poi tornerà a integrarsi nel ciclo, molto probabilmente con una perdita di qualità o avendo cessato di prestare determinate funzioni eco-sistemiche.

Le caratteristiche della circolazione dell’acqua nel pianeta devono essere tenute in considerazione tanto quando questa circola in maniera naturale all’interno degli ecosistemi, quanto quando si estrae e si incorpora al sub-sistema sociale della circolazione.

 Andando, anche se brevemente, alla depurazione biologica ai tempi del sovraffollamento, potranno le conoscenze acquisite sui meccanismi che regolano i sistemi biotici aiutarci a raggiungere un equilibrio e a controllare l’inquinamento o il suo eccesso?

Oggigiorno l’aspettativa che le entità biologiche possano adattarsi alle sostanze xenobiotiche metabolizzandole o almeno trasformandole è molto più concreta che solo pochi anni fa. Questo grazie agli studi più avanzati in materia di ecologia evoluzionistica che hanno dimostrato che l’evoluzione è molto più veloce di quanto pensasse Darwin se un certo ecosistema viene sottoposto a una forte pressione selettiva. Ricerche condotte in università degli Stati Uniti (Georgia, Athens e Ithaca) e Canada (McGill University-Montreal) suggeriscono che i cambiamenti evolutivi alterano alcuni ecosistemi o modificano fattori ecologici più convenzionali, come la quantità di luce che raggiunge un habitat. L’evoluzione rapida a volte può compensare alcuni effetti negativi del riscaldamento climatico e altri fattori noti di cambiamento. (1)

Però, anche utilizzando i più avanzati impianti di depurazione e le più sofisticate tecniche di ecologia evoluzionistica, il reale problema si sposta solo più a valle. Infatti, quando molte sostanze tossiche e/o nocive vengono catturate da queste entità che le innocuizzano inglobandole o demolendole parzialmente, le biomasse di risulta poi, in quali siti le stocchiamo? Il problema che si pone è molto prossimo a quello delle scorie nucleari, e allora?

Mi sembra che le conclusioni siano sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo inquinare di meno, e rinunciare a privilegi ingiustificati avviandoci di gran carriera verso l’antroporiciclene, ossia l’era del riciclo e del riuso delle risorse destinando a questa missione annualmente almeno il 5% del PIL planetario. La posta in gioco non siamo noi ma la sopravvivenza dei nostri discendenti anche prossimi e della <Casa Comune>. Ripeto, abbiamo superato ogni ragionevole limite .

Per terminare, il nostro linguaggio quotidiano, permeato dal lemma ‘globale’ declinato in tutte le sue accezioni, mi autorizza ad affermare che è venuto il momento in cui dobbiamo pianificare, a livello globale planetario,  gli aspetti demografici, quelli della produzione industriale, le quantità di tossici e nocivi da immettere nell’ambiente, ecc. ecc.

Utopia? No! Soltanto necessità di sopravvivenza!

 

(*) Pharma & Biotech Consulting  –  Comitato Scientifico Mondohonline

(1) “Nature” 31 gennaio 2018.

Emergenza acqua in Lombardia?

Emergenza H2O in Lombardia? – di Carlo Alberto Rinolfi* e Francesco Silva**

“Il tutto è falso” (G. Gaber): Questo mondo corre come un aeroplano e mi appare più sfumato e più lontano…

Vittima di questa corsa è il rapporto tra uomo e ambiente: crescono eccesso di CO2 e scarsità/degrado di H2O. Abbiamo più conoscenze, ma il rapporto paradossalmente continua a peggiorare.
C’è un problema d’informazione (forse troppa, molto spesso di qualità incerta), un problema di miopia sociale, un problema di legislazione.

Incontri come quello di oggi e gruppi come Mondohonline  esprimono la «voce» della società più consapevole del rischio derivante dall’azione corrosiva degli interessi. Ma perché Mondohonline? Perché chi è più debole è più attento al pericolo che incombe rispetto a chi è più forte e presuntuoso, e sottovaluta i rischi.

Allora l’obiettivo da raggiungere è quello di  impedire che la “rana cuocia”, facendola uscire dalla vasca o cercando di far abbassare la temperatura dell’acqua. 

Nel corso del Convegno di oggi discutiamo di qualità (a rischio) e di quantità (a rischio) di H2O. Scorrettamente si è convinti che non esista un problema di H2O: non è così, e gli interventi di oggi, non allarmistici, ma semplicemente informati e liberi, lo mostreranno. Questa mattina parleremo di qualità di H2O in Lombardia. Nel pomeriggio affronteremo il problema della quantità.

Utilizzando mezzi minimi, Mondohonline ha fatto un’indagine partendo da informazioni pubbliche e certificate che chiunque può trovare in rete. Qui descriviamo il percorso fatto e indichiamo gli interrogativi che ne derivano.

Arpa Lombardia (all’interno del file disponibile sul sito) propone la mappa seguente in cui sono rappresentati i risultati del monitoraggio svolto nel 2016 relativo alle acque sotterranee: in verde è indicato uno stato chimico “buono” e in rosso uno stato chimico “non buono” secondo quanto previsto dal Dlgs 30/2009.

Utilizzando le mappe di Google, Mondohonline ha individuato i punti di prelievo indicati da ARPA.
Ogni icona, che rappresenta una singola unità di monitoraggio, è cliccabile (lo sarà appena la mappa sarà disponibile online) e mostra le informazioni presenti nella tabella del file di Arpa Lombardia, inclusa la causa di stato chimico “non buono” (e quindi il contaminante, o i contaminanti, in eccesso rispetto ai valori consentiti).
Una rappresentazione parziale, e statica, della stessa è illustrata qui in basso:

I Comuni lombardi, sul cui territorio sono localizzati i punti di prelievo di Arpa utilizzati nel campionamento del 2016, sono stati 403, pari al 26,4% del totale regionale; di essi, 227 (il 56,3% del campione) hanno presentato uno stato chimico “non buono”.

Fonte dati: Arpa Lombardia e Istat

Il dato del campione Arpa, per provincia, è rappresentato dalla seguente tabella:

Fonte dati: Arpa Lombardia

Le norme attualmente vigenti sulla qualità delle acque destinate al consumo umano sono disciplinate dal Decreto legislativo del 2 febbraio 2001 n° 31, che dà attuazione alla Direttiva 98/93/CE del 3 novembre 1998. Lo stato chimico delle acque sotterranee, qualificato come “non buono” o “buono” a seconda del superamento o meno di valori soglia per una serie di sostanze contaminanti e a seconda del rispetto di altri parametri legati allo specifico corpo idrico e al contesto ambientale, è normato invece dal Dlgs 30/2009.

I due DL del 2001 e  del 2009 non presentano omogeneità quanto a sostanze chimiche inquinanti (all. 1 parte B per il primo e all.3 – art. 2 comma 1- per il secondo); inoltre, nel Dlgs del 2001 si usano terminologie (ad es. “antiparassitari”) ormai abbandonate e fin troppo onnicomprensive.
I valori soglia per la medesima sostanza secondo il Dlgs del 2001 (“acque potabili”) e secondo il Dlgs. del 2009 (“stato chimico delle acque sotterranee”) sono molto diversi, decisamente più tolleranti per le acque potabili rispetto a quelle di falda.

Alcuni esempi:
Il tetracloroetilene (la sostanza che con maggior frequenza, secondo i test di Arpa per il 2016, supera i livelli soglia per le acque di falda) presenta un limite di legge di 10 microgrammi/L (sommato con il tricloroetilene) per le acque potabili e di 1,1 microgrammi/L per le acque sotterranee.
Il cromo VI presenta un livello soglia di 10 microgrammi/L per le acque potabili, ma solo in presenza di valori più alti del consentito di Cromo, rispetto al limite di 5 microgrammi/L, senza altre condizioni, previsto dal Dlgs 30/2009 per le acque sotterranee.

I 112 indicatori usati da Arpa Lombardia nel monitoraggio del 2016 delle acque sotterranee sono inoltre difficilmente confrontabili con quanto viene pubblicato, più o meno regolarmente, dai diversi gestori del servizio idrico integrato che forniscono acqua potabile alla popolazione.
In genere i gestori indicano solo i risultati relativi ai parametri previsti dalla legge (ph, residuo fisso, durezza, conducibilità, Calcio, Magnesio, Ammonio, Cloruri, Solfati, Potassio, Sodio, Arsenico, Bicarbonato, Cloro residuo, Fluoruri, Nitrati, Nitriti, Manganese). 

In qualche caso viene però riportato il dato riferito ad alcune sostanze prese in esame da Arpa.
E’ il caso del tetracloroetilene, il contaminante che, come già scritto, ricorre con maggior frequenza nella tabella di Arpa relativa allo stato chimico delle acque sotterranee lombarde.

Mondohonline ha preso in esame 4 diversi Comuni appartenenti a 3 distinte province (e a 3 diversi gestori). Il confronto è riassunto nella seguente tabella:

*Solo tetracloroetilene

Le acque sotterranee dei quattro Comuni lombardi presentano uno stato chimico “non buono” a causa (anche) del tetracloroetilene, classificato dallo IARC (International Agency for Research on Cancer) nel gruppo 2A (probabile cancerogeno per l’uomo), in grado di indurre, a basse concentrazioni, tossicità epatica e renale e,  ad alte concentrazioni, di deprimere il Sistema Nervoso Centrale  (fonte: Ministero della Salute).

In ciascuno dei quattro casi presentati, la sostanza è ampiamente al di sotto dei limiti di legge previsti per le acque destinate al consumo umano (10 microgrammi/l in associazione con il tricloroetilene) secondo quanto deliberato dal Dlgs 31, 2001. Ma in tutti e quattro i casi si superano ampiamente i valori soglia previsti dal Dlgs 30, 2009 (1,1 microgrammi/l) perché l’acqua proveniente dal sottosuolo possa essere definita di stato chimico buono.

L’indagine esposta, oltre a evidenziare serie criticità nella qualità dell’acqua che beviamo, pone alcuni interrogativi a chi produce e distribuisce H2O, a chi ha la funzione pubblica di fissare delle regole nell’interesse collettivo.

Alla luce di quanto sopra, proponiamo alcune considerazioni e delle domande:

1) Chi vuole comprare un’automobile ne può accertare le caratteristiche con informazioni accessibili a tutti. Perché le autorità di governo non impongono a tutti gli operatori di offrire informazioni analoghe e complete sull’acqua?

2) C’è un’evidente “confusione organizzativa“: più organizzazioni partecipano al sistema H2O, ma non comunicano o si muovono indipendentemente, o i ruoli si sovrappongono confusamente: questo è quanto almeno percepisce un soggetto esterno, ma intelligente, che voglia capirci qualcosa. E’ possibile il coordinamento?

3) La percezione scientifica della pericolosità evolve, ma la legislazione e gli operatori procedono molto più lenti della crescita conoscitiva: perché?

4) Vi è sovrapposizione e contrasto tra norme. Perché non viene eliminata?

 

(*) Presidente di Mondohonline

(**) Comitato scientifico di Mondohonline

 

La metafora della rana e l’acqua

La metafora della rana e l’acqua, a Milano e non solo  – di Carlo Alberto Rinolfi  (*)

Gregory Bateson, uno dei padri dell’ecologia scientifica, ce l’aveva già detto. Il rischio che corriamo è analogo a quello di una rana, che non si rende conto delle piccole variazioni di temperatura dell’acqua nella quale è immersa e che pian piano la sta bollendo. Anche nell’uomo, se la soglia di un pericolo non è adeguata a recepire un fenomeno diluito nel tempo, si rischia di non accorgersene in tempo utile.

Lo stesso si può dire degli inquinamenti che in tanti anni di sviluppo agricolo e industriale hanno inevitabilmente coinvolto le risorse idriche sotterranee e di superficie in tutta la Lombardia. Se da un lato sono stati fattori essenziali per lo sviluppo della produttività colturale, il benessere e la ricchezza dei cittadini, dall’altro hanno rilasciato una serie di sostanze contaminanti che nei periodi precedenti non erano presenti nei cicli di rigenerazione dell’acqua.

Alle fonti naturali legate alle caratteristiche minerali dei terreni si sono dunque sommate quelle antropicoproduttive e adesso si è aggiunta anche la metropoli che, come una gigantesca idrovora, assorbe le buone risorse disponibili nel territorio ed espelle nuovi contaminanti con le attività di consumo che più la caratterizzano.

Ai vecchi inquinanti, che nel frattempo si sono mossi nelle falde sotterranee, se ne aggiungono così di nuovi. Sono gli inquinanti “emergenti” legati a pulenti chimici, farmaci, droghe, particolari packaging che milioni di persone per 365 giorni all’anno scaricano nelle fognature e nelle acque di superficie. Il loro destino è spesso quello di ritornare nel ciclo alimentare dei cittadini attraverso animali o verdure coltivate a valle. E’ una situazione da tenere sotto controllo che investe tutte le aree urbane del pianeta, e anche della nostra penisola.

Milano e l’area metropolitana hanno dalla loro un sistema di monitoraggio capillare ed efficace garantito da ARPA, le migliori imprese di gestione delle risorse idriche d’Italia, un attivo impegno delle ATS regionali a garanzia della sicurezza dei cittadini e un processo in atto di Tutela dell’Ambiente e delle Acque (PTUA) su scala regionale. Ciò nonostante sul sito del Ministero risulta che la normativa che definisce la qualità delle acque potabili è ancora ferma al Dlgs 31 – 2001 1 , e solo di recente si sono recepite le nuove norme internazionali ed europee in materia. Norme in continua evoluzione che pongono la necessità di nuove ricerche sugli effetti di vecchi e nuovi contaminanti e lo sviluppo di nuovi sistemi di depurazione.

La situazione normativa non agevola la chiarezza e l’omogeneità degli standard informativi delle imprese che operano su tutto il territorio lombardo. Rimangono irrisolti i kafkiani problemi di duplicazione burocratica che rallentano iniziative adeguate a un bene comune ubiquitario come sono le acque. Esiste poi un serio problema di informazione dei cittadini. La nostra “rana che bolle in parte per sua propria mano” fa fatica a districarsi nella miriade di dati che pure sono in modo encomiabile a disposizione pubblica sui siti; fa fatica anche a comprendere le reali pericolosità di sostanze chimiche sconosciute ai più; infine non è educata né addestrata a controllare e ridurre la sua stessa produzione di contaminanti.

Il primo modo dunque per avvertire la rana che le bollicine possono essere pericolose si gioca sul fronte dell’informazione preventiva, che ha bisogno di maggior facilità di accesso e di completezza scientifica.
Dove e come ci si può informare, escludendo la pubblicistica scandalistica? Quanti sono i contaminanti da controllare con più attenzione? Che sistemi esistono per le depurazioni? Che ricerche vanno svolte sui nuovi emergenti? Quali variazioni della normativa vanno auspicate? Come può essere migliorata ulteriormente la catena di monitoraggio-utilizzo-controllo delle risorse idriche? Come sollecitare ed educare la sensibilità del cittadino di oggi e di domani alla tutela di un bene così prezioso? Questi sono alcuni dei quesiti dei quali si occuperà la sessione del mattino del Convegno di Mondohonline del 22 marzo.

Ma la qualità dell’acqua diventa sempre quantità e viceversa, per cui il convegno non sarebbe completo se non avesse anche il coraggio di affrontare il tema della quantità delle risorse disponibili e di ricercare le possibili soluzioni. Anche se la Lombardia dispone del bacino idrico più ricco d’Italia, la sua dimensione, articolazione e complessità rendono molto impegnativa e delicata la sua gestione ottimale.

Inoltre il problema delle quantità disponibili è strettamente connesso all’inquinamento. Il dato è evidente per l’agricoltura, che è la grande utilizzatrice delle risorse disponibili e di conseguenza la grande inquinatrice delle stesse. In questo ambito il Convegno esaminerà le soluzioni più innovative a disposizione per rendere i sistemi irrigui più efficienti e meno inquinanti. Soluzioni che riguarderanno l’agricoltura prevalente, di cui le imprese biologiche rappresentano una parte minore. Se le tecnologie irrigue e i sistemi innovativi esistono già, cosa ne ostacola una seppur articolata e progressiva diffusione? Che relazione esiste con la diffusione dell’agricoltura biologica? Quali problemi culturali/finanziari esistono? Come è possibile affrontarli in coerenza con gli orientamenti europei?

Il risparmio delle risorse idriche è poi correlato alla variabilità climatica, che non è omogeneamente distribuita sul territorio e ha impatti differenziati a seconda delle specializzazioni produttive. I possibili problemi di disponibilità nel lungo periodo, cui possono corrispondere eccessi di disponibilità nel breve, chiama poi in causa i ghiacciai dell’arco alpino e le loro dinamiche. Qual è la situazione? Come viene controllata? Quali le misure da adottare? Nelle viscere della terra cosa avviene? Le risorse idriche sotterranee rispondono a logiche legate anche ai nuovi usi delle aree metropolitane? come si stanno modificando gli equilibri sotterranei e che prospettive si stanno creando?

Per tutti questi quesiti, con gli esperti che interverranno al Convegno verranno cercate risposte adeguate, senza tralasciare gli eventi concentrati nel tempo che avvengono in ambiente urbano. Dalle esondazioni del Seveso scaturiscono modelli di intervento che utilizzano sofisticati sistemi di monitoraggio e allarme ma che soprattutto sono orientati a coinvolgere la cittadinanza più attiva. Il tema del coinvolgimento dei cittadini sollevato al mattino qui ritorna sotto le ali di una nuova resilienza pubblica.

E’ come se la rana – avvertita del pericolo – riuscisse a trovare la forza per saltare fuori dal pentolone in cui è finita. Per farlo ritornano utili le istanze delle educatrici che nella sessione del mattino ci aiuteranno a capire come evitare ai nostri figli di pronunciare la fatidica frase: “Stiamo ripulendo il disastro fatto dai nostri genitori”. 

 

(*) Presidente – Mondohonline

Nota: l’articolo è stato pubblicato da ArcipelagoMilano, n. 10, 14 marzo 2018

 

1 vedi anche all. I C, all. II B, all. III tab. 1 e all. III tab. 2) che dà attuazione alla direttiva 98-83/CE

Acqua bene prezioso ma in pericolo

L’acqua: bene prezioso e trasparente, ma in pericolo, come la realtà spesso ci ricorda – di Franca Castellini Bendoni (*)

Articoli recenti sulla stampa internazionale hanno riportato crescenti allarmi per l’inquinamento delle acque da microplastiche, a partire dai mari: la Pacific Trash Vortex, la famosa ed inquietante ‘isola’ che galleggia nel nord del Pacifico ha raggiunto dimensioni enormi, circa 700mila chilometri quadrati, una superficie di pattume grande quasi come la Francia. Gli allarmi diventano sempre più incalzanti perché l’acqua è elemento fondamentale e indispensabile alla salute della terra intera e perché, oltre alle plastiche, molti altri subdoli contaminanti si riversano nell’acqua e si inseriscono nella catena alimentare, costituendo una potenziale minaccia per la salute di una umanità sempre più concentrata nelle città.

 In particolare è l’acqua potabile che più da vicino interessa il cittadino, perché è l’elemento idrico diretto alla base della sua  vita quotidiana e perché  entra in tutti gli aspetti dell’alimentazione attraverso animali e piante che ci forniscono i cibi destinati alla nostra tavola [1]. Qual è la realtà, oggi, nelle grandi città?

Vecchi e nuovi inquinanti per le città: il caso di Indianapolis (USA)

Dopo i contaminanti che derivano da qualche secolo di industrializzazione e di sviluppo della moderna agricoltura ne stanno nascendo di nuovi legati ai consumi più tipici dell’urbanizzazione. Il risultato è un’allerta generale che spinge a rafforzare il monitoraggio delle qualità dell’acqua.

Recentemente l’Environmental Working Group in USA ha effettuato una serie di rilevamenti sull’acqua potabile di numerose città USA  ed ha diffuso i dati in un Report del luglio scorso, ripresi dal quotidiano cittadino Indy Star [2], nel quale ha individuato alcuni contaminanti potenzialmente dannosi per la salute umana (effetti sul sistema nervoso o legati a cancro, cervello o a difetti dello sviluppo).

Nessuno degli agenti inquinanti ha però superato i limiti legali stabiliti dallo Safe Water Drinking Act federale americano e – buona notizia per i cittadini di Indianapolis – la qualità dell’acqua potabile nella città è migliorata rispetto al precedente rapporto datato 2009. Tuttavia i test sollevano qualche preoccupazione perché nove dei contaminanti, tra cui arsenico, cloroformio e prodotti chimici radiologici, sono stati trovati in quantità superiori ai livelli che molti scienziati ed esperti sanitari ritengono sicuri.

Note: i numeri si riferiscono a parti per miliardo dei contaminanti rilevati
** Il 2015 è stato il primo anno di rilevazione per Clorato e Cromo esavalente
*** Il Cromo esavalente, o cromo-6, diventato famoso con il film ‘Erin Brockovich’, è cancerogeno, ed è stato rilevato nell’acqua potabile di 250 milioni di americani dei 50 stati. Al momento non ci sono regole federali al riguardo
Fonte: Environmental Working Group- EWG                                      Michael Campbell/Indy Star
Analisi dati: SarahBowman/Indy Star

 

Ai fini dell’indagine sulla qualità dell’acqua potabile l’EWG ha raccolto e analizzato i dati di quasi 50.000 aziende del servizio idrico pubblico nei 50 stati e nel distretto di Columbia. A Indianapolis, il Citizens Energy Group – CEG, che eroga l’acqua potabile alla città, ha testato oltre 100 diversi contaminanti e ne ha rilevato 24, tra cui i nove che hanno superato i livelli previsti per la tutela della salute. Tra questi l’atrazina, potenzialmente cancerogena o dannosa per il sistema riproduttivo; il clorato, che può compromettere la funzionalità della tiroide; e il cromo esavalente, anch’esso potenzialmente cancerogeno.Allo stato attuale, queste sono le linee guida:

Ppb = parti per miliardo
*Per questi contaminanti non ci sono, allo stato, limiti federali
** Il Cromo esavalente, o cromo-6, è cancerogeno, ed è stato rilevato nell’acqua potabile di 250 milioni di americani dei 50 stati. Al momento non ci sono regole federali al riguardo
Fonte: Environmental Working Group- EWG                                      Michael Campbell/Indy Star
Analisi dati: SarahBowman/Indy Star

 

Fonti da controllare e interventi da attivare

Molti di questi contaminanti possono arrivare all’acqua da reflui agricoli e industriali, mentre altri sono sottoprodotti del processo di disinfezione. Secondo il responsabile della qualità delle acque e del controllo del sistema di erogazione del Citizens Energy Group, questi risultati non sono necessariamente sorprendenti in quanto le centrali idriche del gruppo verificano e monitorano spesso l’approvvigionamento idrico.

Il  Citizens Energy Group stabilisce infatti propri standard rigorosi  e applica un processo di monitoraggio più stringente rispetto a molte altre utility. Sono quattro gli interventi di base previsti per ripulire l’acqua: rimuovere sporcizia e residui solidi, disinfettare batteri e microorganismi, rimuovere sostanze organiche, come fogliame decomposto ed erbicidi, e inorganiche come i metalli. Tra le prove di potabilità, si effettuano test per batteri coliformi, e-coli, nitrati, arsenicali.

Tuttavia, dal processo di disinfezione di erbicidi come l’atrazina – una delle sostanze chimiche rilevate – spesso risultano alcuni sotto prodotti come clorati e cloroformio: è quindi molto importante che il sistema di monitoraggio assicuri acqua pulita, senza batteri e sostanze chimiche e allo stesso tempo tenga sotto controllo i contaminanti dannosi, affinché rimangano sotto i limiti normativi legali, considerati sicuri per il consumo.

Normative di sicurezza da aggiornare e consumatori da coinvolgere

Tuttavia i limiti normativi stabiliti dal Safe Water Drinking Act sono essi stessi parte del problema: molti infatti non sono aggiornati o sono stati fissati tenendo conto prevalentemente di considerazioni politiche e di costo.

 Altri contaminanti, fra cui alcuni di quelli rilevati a Indianapolis, non hanno limiti normativi perché l’Environmental Protection Agency – EPA in 20 anni non ha integrato nuove  sostanze chimiche all’elenco di contaminanti regolamentati. Per questo motivo l’EWG si è basato sulle ricerche scientifiche più recenti che hanno valutato quali sono i livelli che comportano rischi per la salute.

L’ultimo rapporto nazionale pubblicato dall’EWG sull’acqua potabile è del 2009: Indianapolis era classificata tra le peggiori grandi città degli Stati Uniti con l’individuazione nelle sue acque di 25 diversi inquinanti, 11 dei quali superavano le linee guida sulla salute e due sopra i limiti legali.  Il rapporto più recente riporta i dati dei test eseguiti nel 2010-15. In questa occasione l’EWG ha scelto però  di  rinunciare alle classifiche, ritenendo il confronto non equo o non corretta la rappresentazione della qualità delle acque delle città.

Tuttavia, i risultati del rapporto suggeriscono alcuni miglioramenti: partendo dalla fonte, è fondamentale fermare l’inquinamento prima che raggiunga l’approvvigionamento idrico, e ciò include la riduzione al minimo dei reflui agricoli e industriali. Inoltre, i consumatori non sono completamente impotenti, possono anzi diventare parte attiva nel processo di miglioramento dell’acqua che arriva nelle loro case: ad esempio, possono adottare l’uso di un sistema di filtrazione dell’acqua, che può essere il semplice utilizzo di filtri a carbone a basso costo oppure un più complesso sistema di osmosi inversa.[3] 

I consumatori potranno utilizzare il database dell’EWG per cercare informazioni sull’acqua che bevono semplicemente inserendo il proprio codice di avviamento postale o il nome dell’azienda erogatrice del servizio: conoscendo meglio lo stato dell’acqua che bevono saranno maggiormente motivati a richiedere l’adozione di standard e responsabilità più rigorosi.

Le attività di controllo in  Italia

Sono molte le istituzioni che nel nostro paese si occupano di valutare e controllare lo stato di salute dell’ambiente nazionale. Nel caso dell’acqua ad esempio operano le ARPA (Aziende  regionali per la protezione  dell’ambiente)   mentre  l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) conduce periodicamente analisi e controlli sulla sostenibilità ambientale per la contaminazione da pesticidi nelle acque di superficie e sotterranee (falde) su tutto il territorio nazionale .

Nel 2016, nel corso del 7° Convegno Internazionale per le Statistiche in Agricoltura (ICAS)[4] è stato presentato  uno studio in particolare  sulla persistenza di contaminanti in acque  in un’area sufficientemente grande, come il bacino del Po,  soggetta a elevate pressioni antropiche, sia agricole, sia industriali, con una fragilità idrologica abbastanza importante. L’obiettivo di questi studi periodici è quello di individuare le criticità indotte dall’uso prolungato di contaminanti e di valutare il grado di resilienza dell’ambiente per ritornare a condizioni sostenibili. Da qui, segnalare ai Ministeri e agli organi regionali e locali di competenza problemi e possibili interventi.

L’opinione pubblica è sempre più interessata a conoscere tutti gli aspetti che hanno risvolti importanti per la qualità della propria vita quotidiana. L’acqua naturalmente è l’elemento fra i più significativi, e c’è ormai una diffusa consapevolezza che le attività agricole e industriali hanno un impatto severo sull’ambiente.

Non sempre le notizie con il corretto valore scientifico sono accessibili ai cittadini e in talune parti d’Italia  non vengono svolti i monitoraggi necessari o non se ne conoscono i risultati .

Non è il caso della Lombardia ben monitorata dall’ Arpa locale che mette a disposizione tutti i dati in forme puntuale. Anche in Lombardia però notizie di stampa allertano periodicamente sulle emergenze legate alla qualità e alla quantità dell’acqua disponibile per la cittadinanza: si parla spesso di nuove patologie derivanti da contaminanti e si auspica l’implementazione di controlli più stringenti, innovazioni tecnologiche, sistemi di risparmio della risorsa e della necessità di educare il cittadino a comportamenti virtuosi per il bene della comunità. Di tutti questi temi parleranno il 22 marzo esperti del settore nel corso del convegno ‘Nuove resilienze metropolitane dalle patologie ed emergenze dell’acqua’ che Mondohonline organizza in occasione della Giornata Mondiale dell’acqua.

L’acqua è trasparente, ma proprio per questo è importante proteggerla, e proteggere la nostra salute, dai molti contaminanti che non si vedono fisicamente, ma i cui effetti possono restare latenti per anni e scaricare i loro effetti sulle generazioni future . Un sistema in grado di fornire acqua potabile pulita e sicura  e priva di contaminati può assicurare ai cittadini benefici a lungo termine per la salute della comunità intera.

 

(*) Mondohonline

 

[1] Mondohonline dal 2017 ha iniziato ad affrontare  queste tematiche con il convegno ‘Acqua per la salute dei cittadini e delle città’. Il percorso prosegue il 22 marzo 2018 con il convegno ‘Nuove resilienze metropolitane dalle patologie ed emergenze dell’acqua

[2] Indy Star, July 26, 2017: https://www.indystar.com/story/news/2017/07/26/contaminants-indy-water-raise-some-concern-new-report-shows/508864001/

[3] L’osmosi inversa è un processo di filtrazione dell’acqua in cui i solidi inorganici disciolti (come i sali) vengono rimossi da una soluzione (come l’acqua). Ciò è ottenuto dalla pressione dell’acqua domestica che spinge l’acqua del rubinetto attraverso una membrana semipermeabile.

 [4] La Stampa: http://www.lastampa.it/2016/09/13/scienza/ambiente/inchiesta/la-terbutilazina-il-pesticida-agricolo-che-ha-invaso-lacqua-del-bacino-della-val-padana-LPy9Axj0if4Bz3YmPG93tN/pagina.html

 

Nuove resilienze metropolitane dalle patologie ed emergenze dell'acqua

Nuove resilienze metropolitane dalle patologie e emergenze dell’acqua
Giovedì 22 marzo 2018

Palazzo delle Stelline – Corso Magenta 59, Milano

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, Mondohonline, in collaborazione con l’Ufficio Comunicazione del Parlamento Europeo, continua il percorso di conoscenza dell’acqua, l’elemento indispensabile alla vita dell’uomo e della terra.

Dopo aver affrontato nel 2017 il tema dell’Acqua per la salute dei cittadini e delle città, l’obiettivo di quest’anno è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulle emergenze di natura patologica e ambientale legate alle risorse idriche e sulle nuove resilienze che ne possono conseguire.

Partendo dalle già intense attività di controllo e riduzione delle nuove e antiche tossicità per una migliore qualità dell’acqua, si tratta di arrivare a soluzioni innovative che consentano di affrontare le nuove emergenze legate alle attività antropiche. Da qui, esaminare la possibilità di sviluppare interventi mirati ad accrescere la resilienza del territorio facendo il punto delle ricerche sui contaminanti emergenti e l’avvio di nuove tecniche per meglio governare l’uso dell’acqua in ambito agricolo e urbano. Non ultimo, nuovi sistemi di autocontrollo e di educazione alla qualità dei cittadini ed uno sguardo sulle politiche di governo e di possibile sostegno finanziario.

Il Convegno si articola in due sessioni:

– al mattino, i temi vertono su: sistemi di monitoraggio della qualità delle acque, materie plastiche, microplastiche e contaminanti chimici, contaminanti emergenti sia negli ecosistemi acquatici che nelle aree metropolitane. In particolare si parlerà di Milano, sugli inquinanti emergenti nell’area, sui sistemi di rilevazione e di rimozione dei contaminanti nelle acque destinate al consumo umano, su un’indagine sul Bisfenolo A e le conseguenze sulla salute dei milanesi, per finire con l’educazione alla consapevolezza dell’acqua.

– al pomeriggio, il focus è sulle opportunità innovative derivate da studi e ricerche condotte a Milano e in Lombardia: risorse idriche per l’agricoltura e innovazione dei sistemi irrigui, influenza dei cambiamenti climatici, analisi delle risorse di falda, stato e prospettive dei ghiacciai alpini. Da qui, analisi delle resilienze cittadine che, per Milano, significa la riduzione del rischio di piene e il riutilizzo irriguo delle acque reflue con il caso di Milano Nosedo. Chiuderà un intervento sui supporti per affrontare le sfide europee e globali legate all’acqua.

A discutere e dibattere sui temi saranno esperti e rappresentanti delle istituzioni e delle maggiori imprese pubbliche del settore per un confronto sui problemi e le soluzioni che da Milano possono rappresentare un bagaglio di conoscenze ed esperienze utili per l’intero territorio nazionale.

Programma

Iscrizione

 

La resilienza che cammina sulle acque

Una strategia di resilienza per le risorse idriche in Lombardia – di Carlo Alberto Rinolfi (*)

Dal Paese che più di tutti utilizza le risorse del pianeta  giungono strane narrazioni. Da un lato il suo capo eletto dall’opinione pubblica scherza  sul riscaldamento globale a fronte di una New york raggelata, proibisce  l’uso di termini sanitari a lui sgraditi non senza aver prima strappato gli accordi di Parigi sul clima e quelli Onu sui migranti.

Tra glaciazioni e surriscaldamenti?

Volendo attribuirgli la dignità di un qualche pensiero logico più nobile di quelli che ispiravano Nerone, sembrerebbe un allegro follower della nuova era glaciale recentemente rinfrancato dal Ciclone- Bomba che sta ghiacciando le onde dell’oceano Atlantico lungo  la costa orientale degli USA.

Questo ci è dato di osservare mentre i media del mondo diffondono il video  di National Geographic  sul riscaldamento globale o quello ancora più apocalittico sui soli ultimi “2 GRADI” che mancherebbero  ancora allo scioglimento simultaneo dei ghiacciai di tutto il mondo.

Sembra di essere catapultati ai tempi di Noè, quando il Signore disse … “tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto”. Uno stravagante modo di risolvere i problemi a suon di terribili secchiate d’acqua che non sembra una prerogativa esclusiva di Jahvè. Persino Zeus si era deciso a distruggere la razza umana con un suo personale diluvio perché la vedeva ormai tropo corrotta e abbrutita. Deucalione lo seppe e costruì la sua mini arca formato famigliare sulla quale pose in salvo se stesso e sua moglie, e così anche lui se la cavò per il rotto della cuffia.

E noi? Novelli orfani di Zeus e Jhavè sapremo cogliere per tempo i segnali del prossimo diluvio universale? Saremo anche noi costretti a costruirci un’arca in fretta e furia o potremo trasformare la nostra casa comune in modo da tutelarla e renderla più sicura, possibilmente senza alzare troppi ponti levatoi?

Relocation Strategy?

Esaurite le credenze in questi miti ci siamo affidati alla Technè che, nonostante il suo portamento laico e razionale, abbiamo eletto a nostra musa suprema confidando in una maggior sensibilità a dispetto della sua mania di farci giocare con oggetti altamente esplosivi e della sua cocciuta propensione a disfarsi di ogni limite. Insensibile alla nostra ormai totale devozione anche lei non scherza quando si tratta del nostro Destino. Stando alla sua concezione del Tempo ci ha già detto che il Sole si spegnerà e con lui anche la terra scomparirà. Non però tra “tra sette giorni” ma tra 4 o 5 miliardi di anni, giusto il tempo occorrente per farci credere persino nella  possibilità di trasferirci tutti altrove. Non avendo ancora elaborato alternative credibili alle sue previsioni, dobbiamo ascoltare la sua voce anche se l’arca questa volta dovrà essere molto grande per garantire  una Relocation Strategy  che non si limiti ai  soliti quattro gatti  meglio armati e più dotati. La furbacchiona, pensando forse alla difficoltà dell’impresa, già ci avverte però che, se continuiamo a volare spensierati sulle sue ali come fece Icaro, rischiamo di combinare qualcosa di così spiacevole da accelerare bruscamente i tempi del disastro. Così la sua coscienza è tranquilla anche perché i miliardi d’anni che ci promette sono riferiti al pianeta Terra ma non a noi.

Il bello è che quel “qualcosa” potrebbe dipendere dalla fantasia dell’asse della terra o dai capricci del sole e di qualche altra stella  ma anche dalla nostra volontà visto che, grazie  proprio alla nostra abilità tecnologica, ci siamo moltiplicati con tanto  impegno, abbiamo ridotto al minimo le altre specie viventi,  prodotto valanghe di rifiuti di difficile smaltimento, alimentato l’effetto serra e allegramente goduti montagne di succulente risorse non rinnovabili.

E per noi, indaffarati abitanti di Mediolanun, ridente  città di un quasi Regno di Mezzo tra i ghiacciai alpini e la pianura padana che porta al mare, cosa può significare tutto questo? Che la neve si raggeli all’improvviso o che i ghiacciai dell’arco alpino si sciolgano al sole,  sempre di scenari catastrofici relativi all’acqua si tratta.

 Resilience Strategy ?

In entrambi i casi ci occorrerebbe almeno una buona  strategia di Resilienza  sul tipo di quelle che ogni impresa richiede alla faretra dei suoi ITC manager per pararsi  dal collasso  di un sistema informativo incappato in uno tsunami tecnologico, dalla scomparsa di un mercato consolidato o da un devastante terremoto imprevisto.

Come avviene sempre per ogni trauma, il segreto consiste nel guardare in volto lo scenario che ci atterrisce e nel saper trovare soluzioni che richiedono in genere repentini e profondi   cambiamenti  nei modi di  vivere di persone, comunità e organizzazioni. Soluzioni non usuali che si possono prevedere e anticipare comportandosi  “come se” si fosse in presenza di un evento catastrofico prima del suo avvento. Soluzioni  faticose  che di solito consentono però di uscire dalle difficoltà più forti di prima anche sui piani culturali e comportamentali.

E’ il processo di resilienza attiva, che ai disabili traumatizzati di tutto il mondo viene richiesto quotidianamente, ed è  proprio quello che serve  anche ai cittadini  del villaggio globale per affrontare in modo positivo le emergenze ambientali. Tra queste, quelle legate alle risorse idriche sono così vitali da imporre un’attenzione particolare.

Sta di fatto che gli scenari di questo 2018  sembrano essere tutti “disruptive” ovvero capaci di generare un cambiamento dirompente dopo il quale nulla è destinato più ad essere come prima. Trovare il modo di capovolgere la disruption a nostro a nostro vantaggio diventa evidentemente sempre  più intrigante.

Nuove sfide anche per la Lombardia e per Milano 

Quanto detto vale anche per la nostra bella Lombardia e per  Milano? Soffriremo di improvvidi periodi di siccità, di inondazioni incontrollate , o niente di tutto questo? Probabilmente il tempo dell’apocalisse dovrà attendere ancora,  ma è difficile che il buon senso pratico lombardo-meneghino  si limiti al triplo vetro antitermico o a meditare sull’esaurirsi  o sporcarsi del suo ricco patrimonio idrico.

E’ vero che possiamo contare su laghi e su pozzi ancora sufficienti per dissetare le città, grazie a imprese pubbliche di tutto rispetto. Le nostre esigenze sono però  talmente  elevate  che variazioni improvvise pregiudicano il funzionamento di un sistema altamente articolato e integrato come il nostro. Tutto consiglia almeno più attenzione e parsimonia nell’uso delle risorse disponibili. La produzione agricola che da sola assorbe oltre la più parte delle risorse idriche è notoriamente la grande sprecona e sembra già essere in difficoltà per l’incostanza delle forniture dovute non solo alla variabilità del clima ma anche per i modi in cui viene irrigata. Lei sa benissimo di essere la prima delle cause di un inquinamento che alle tradizionali radici industriali hs visto crescere anche quelle metropolitane degli usi domestici.

Indipendentemente da un qualsiasi evento a esterno, Milano e la Lombardia, per loro stessa mano, sul fronte delle risorse idriche  vivono già oggi i problemi della qualità sempre più intrecciati a quelli delle quantità disponibili al momento del bisogno.

Non a caso il Comune di Milano ha creato un ufficio per le Resilient cities e la Regione ha avviato “Il piano di tutela e dell’uso delle risorse idriche (PTUA)”. Un piano che per sua natura coinvolge tutte le istituzioni e travalica i confini municipali se non regionali ponendo seri problemi di realizzazione.

Nel frattempo cosa possono fare i cittadini e le imprese?  

  • Il primo passo spetta all’ informazione, che  può  alzare la soglia dell’attenzione con l’intento di stimolare a innescare rapidamente processi costruttivi.
  • Il secondo sarà quello di attivare reti consapevoli e organizzate  per supportare e orientare le azioni proprie e delle istituzioni.

Proprio per questo  Mondohonline, in occasione della giornata mondiale  dell’acqua del  22 marzo 2018,  organizza  un convegno aperto al pubblico  in collaborazione con l’Ufficio Comunicazione del Parlamento Europeo di Milano che avrà per tema : 

“Le nuove resilienze dei territori che possono nascere dalle patologie e dalle emergenze dell’acqua”:

  •  La qualità dell’acqua sarà il focus dei lavori del mattino che punteranno a scoprire la reale situazione dei contaminanti presenti da tempo nel terreno e di quelli emergenti da nuovi usi domestici o stress metropolitani. Si tratta di sostanze non assorbibili dagli organismi biologici che richiedono ricerche, approfondimenti, controlli, informazioni e comportamenti particolari sia da parte dei cittadini che delle imprese. Verranno anche presentate proposte concrete per sviluppare ricerche appropriate di interesse per reti di cittadini e attività educative per rafforzare le capacità di intervento delle generazioni più giovani ed esposte.
  • La quantità delle risorse idriche verrà invece scandagliata nel pomeriggio a livello regionale per individuare lo stato attuale e quello prevedibile nelle sue articolazioni di arco alpino, territori, specificità e impieghi. Si esamineranno le possibili soluzioni per migliorare l’efficienza degli utilizzi, i risparmi e la tutela ambientale con i relativi supporti tecnologici e finanziari. In questa sede saranno anche ad affrontati gli strumenti pubblici necessari a partire dal bilancio integrato delle risorse idriche regionali e dal coinvolgimento attivo dei cittadini.

 (*) Presidente Mondohonline

Parkinson: l'importanza della dieta

Parkinson: l’importanza di una dieta basata su alimenti vegetali (Plant-Based Diet) – di Daniela Mainardi (*)

La malattia del Parkinson (MdP) è molto diffusa in Occidente e in particolare in Europa e nell’America del Nord, senza distinzioni tra persone di pelle nera o bianca, mentre in Cina e nei Paesi dell’Africa la malattia registra ancora bassi tassi di presenza.

Si può quindi affermare che MdP è più presente nei Paesi occidentali sviluppati senza preferenze per gruppi etnici ma con interesse per persone di età più avanzata.

Come si configura la malattia?

Nella MdP si registra un danno alle cellule della “Sostanza Nera”: una parte dell’encefalo che produce la Dopamina che, quando queste cellule si riducono morendo (apostasi), arriva a ridursi anche dell’80% con grave danno per la mobilità. La Dopamina, infatti, è il neurotrasmettitore necessario per produrre i movimenti attraverso la stimolazione di importanti centri nervosi situati alla base del cervello: I Gangli della Base.

Quali sono le cause?

La causa della degenerazione di queste cellule che è all’origine della MdP è ancora sconosciuta, ma fattori tossici ambientali partecipano all’insorgenza come il mercurio, i pesticidi, gli erbicidi e tutte le potenziali neurotossine. Nella comparsa della MdP si è constatato un ruolo importante della dieta.

Da una serie di studi è emerso che possono costituire fattore di rischio abitudini alimentari ricche di alcuni alimenti con rilevanti quantità di grassi animali e elevate assunzioni di latte e derivati.

Oltre ai fattori dietetici, ambientali e genetici si ritiene poi che la MdP possa essere causata anche da un deficit di antiossidanti.

Come il cibo può influenzare la terapia farmacologica?

L’assunzione di sostanze antiossidanti come le vitamine può essere di aiuto, in particolare la vitamina E assunta in dosi abbondanti con la dieta, cosa possibile con l’introduzione nei pasti del consumo di cereali integrali, frutta secca, noci, e oli vegetali non tropicali.

Anche gli acidi grassi essenziali come l’Omega 3 e Omega 6 sono indispensabili per le membrane cellulari e per il funzionamento delle cellule.

Il loro rapporto deve però essere “ottimale per quantità e proporzione tra i due tipi di acidi grassi in gioco”. In caso contrario, poiché nell’alimentazione contemporanea media gli Omega 6 risultano normalmente più abbondanti, gli Omega 3 (acidi grassi polinsaturi) vengono in generale penalizzati con conseguente impatto non positivo sul metabolismo.

Molti ricercatori raccomandano rapporti variabili tra 5:1 e 10:1, mentre alcuni esperti ritengono che un rapporto compreso tra 1:1 e 4:1 sia ottimale.  Il che significa che a un omega-6 = 2% delle calorie totali giornaliere deve corrispondere un omega-3 =0,5%; per un omega-3 = 2%, gli omega 6 vanno contenuti in misura dell’8%. In totale gli acidi grassi essenziali dovrebbero fornire il 5/10% delle calorie totali.

Gli stili alimentari attuali non posseggono però questo equilibrio e gli omega-6 sono presenti in misura molto superiore alla consigliata per cui gli interventi dietetici comportano una correzione nutrizionale.

Per rimediare all’eccesso di omega-6 si rendono necessari interventi dietetici che consentono di:

  • Ridurre l’apporto di omega 6 contenuti nei semi di girasole, nel germe di grano, nel sesamo, nei semi di soia, nel mais, nelle olive, quindi nei relativi oli.
  • Aumentare in modo significativo l’apporto di omega 3  che si trova nel pesce azzurro, nei semi di chia, del kiwi, di perilla, di lino, di mirtillo rosso; noci e olio di noci, olio di canapa, olio di lino, olio di colza, olio di soia.

L’efficacia della terapia farmacologica è dunque influenzata dalla dieta ed in particolare dalla composizione proteica.

L’apporto proteico corretto per ridurre le fasi “OFF-ON”

Il trattamento farmacologico si basa sul ripristino dell’effetto Dopamina la cui assenza è responsabile dei sintomi principali rappresentati da fluttuazioni da fasi “OFF” (rallentamento motorio, rigidità muscolare) a fasi “ON” (tremore a riposo ed instabilità posturale) e ad un certo livello della malattia si utilizzano anche farmaci a base di Levodopa (L-dopa).

Questa sostanza deriva dalla trasformazione dell’amminoacido Tirosina ed è capace di superare la barriera ematoencefalica (che protegge il tessuto cerebrale dagli elementi nocivi presenti nel sangue) per essere quindi elaborata in Dopamina attiva come neurotrasmettitore per i Gangli della Base.

Tuttavia con la dieta si introducono gli amminoacidi essenziali ovvero componenti delle proteine (tirosina, leucina, fenilalanina, triptofano, valina, isolenina (LDAA)) che entrano in competizione con il trasporto della L-dopa  a livello della barriera  ematoencefalica rendendo irregolare la produzione di Dopamina.

Con il tempo questa stimolazione irregolare porta i Gangli della Base a una risposta errata anche a basse dosi di Dopamina. Bassi livelli di Dopamina compromettono le capacità motorie responsabili dei “blocchi motori” off) mentre all’opposto una stimolazione eccessiva comporta “discinesie” (on). Queste situazioni si verificano in particolare se i gangli della base sono stati stimolati non correttamente nel passato,  diventando ipersensibili.

L’instabilità della concentrazione di L-dopa all’interno dell’encefalo provoca fluttuazioni motorie per cui si alternano fasi di blocco del movimento a movimento normale o a discinesie (alterazioni del movimento volontario, ipocinesi e ipercinesie, tremiti, spasmi).

Queste complicazioni motorie sono parte della storia naturale della MdP che può essere ritardata e limitata con una stimolazione dei Gangli della Base il più possibile corretta.

Per limitare l’interferenza degli aminoacidi essenziali descritta in precedenza è importante ridurre la quantità delle proteine della giornata e mantenere il loro apporto a una dose minima pari a 0,8 / 1.0 gr per KG di peso corporeo al giorno. Il rispetto di questa indicazione è molto importante poiché una dieta iperproteica è in grado di peggiorare la malattia.

 Distribuire l’apporto proteico

Nelle fasi avanzate della MdP è importante dunque contenere l’apporto proteico e distribuire le proteine nell’arco dei vari pasti in modo da concentrare la quota maggiore nel pasto serale.

L’efficacia della dieta nel trattamento della MdP è evidente anche se a beneficiarne sono solo i pazienti che in precedenza avevano registrato una buona risposta alla terapia L-dopa.

In questo contesto giova l’utilizzo esclusivo di cibi vegetali con menu comprendenti:

  1. l’apporto limitato di amminoacidi essenziali (Aa).
  2. un apporto proteico totale nei limiti raccomandati.
  3. una quantità di proteine pari a 1/5 nell’arco dei due pasti diurni e riservando i restanti 4/5 alla cena.

La struttura della dieta sopraccitata è uno strumento indispensabile dal momento che L-dopa e LNAA condividono lo stesso trasportatore a livello della barriera ematoencefalica.

L’apporto dietetico serve infatti per migliorare l’effetto della terapia farmacologica e per ridurre la comparsa di comorbilità (disturbi d’animo e dell’umore, ansia e depressione, infezioni respiratorie e in relazione all’età, insonnia, disturbi gastrointestinali, respiratori, rischi cadute, patologie cardiovascolari) permettendo di ottenere indubbi vantaggi sulla propria qualità della vita a lungo termine.

 La dieta a base di alimenti vegetali

Una dieta basata su alimenti vegetali ha un effetto neuro protettivo sulla progressione della malattia con: riduzione degli effetti collaterali dei L-dopa; riduzione nel tempo delle complicanze tardive della terapia cronica con L-dopa; riduzione dei livelli di omocisteina che deriva dal metabolismo delle L-dopa ed è fattore di rischio cardiovascolare; miglioramenti della funzionalità intestinale.

La dieta con alimenti vegetali ricca di antiossidanti e priva di grassi animali e con una componete proteica ridotta possiede dunque buone caratteristiche protettive nei confronti dei vari aspetti che influenzano il decorso della Malattia.

La dieta con alimenti vegetali influenza lo stato di salute più generale anche perché, data l’età avanzata di insorgenza della malattia,  non è infrequente la presenza o la comparsa di patologie di origine metabolica e le loro complicanze.

Lo schema dietetico che seguirà è normocalorico, dove l’apporto proteico totale è di esclusiva origine vegetale, l’apporto di proteine è limitato (0,8/1,0 gr al dì per kg di peso totale) ed è concentrato nel pasto serale così da ridurre l’interferenza con la terapia farmacologica.

Fare propria una dieta ricca di cibi vegetali porta a un miglioramento della funzionalità intestinale con riduzione del rischio di stipsi e diverticolosi. Tale schema deve essere completato con l’assunzione di vitamina B12 alla dose minima di 10 mg al dì che si ritiene una posologia adeguata per garantire la dose raccomandata del RDA (Recommended Daily Allowance) di almeno 2 litri di acqua minerale ricca di calcio e povera di sodio.

Se il paziente non è in terapia con L-dopa la redistribuzione proteica non è necessaria, non è cioè necessario rispettare la ripartizione dei cibi tra pranzo e cena all’interno dei singoli menù giornalieri.

Mentre la redistribuzione proteica va applicata in modo rigido per ridurre l’interferenza tra gli amminoacidi essenziali LNAA e L-dopa e non è possibile scambiare il pranzo con la cena. Il paziente deve sapere che quello che mangia avrà ripercussioni positive o negative sulla propria salute. Il detto “siamo quello che mangiamo” è particolarmente vero nelle MdP.

Questo aspetto della cura deve essere affrontato in prima persona con coscienza e responsabilità dal paziente stesso e diventare un’abitudine. Lo stesso dicasi per l’attività fisica che è correlata a un migliore stato di salute generale per il fatto che una vita fisicamente attiva è correlata con un miglior stato di salute e sarà argomento di un successivo articolo.

(*) Medico – Terapie Nutrizionali – Costellazioni Salute

 

COLAZIONE

SPUNTINO MATTUTINO

Tè zuccherato oppure caffè normale o orzo, con 1-2 cucchiaini di zucchero.

Fette biscottate 3-4, oppure pane integrale 40 gr.

Marmellata di frutta (1 cucchiaio da tavola) oppure miele (2 cucchiaini)

 

 Frutta fresca a scelta

PRANZO

Primo piatto:

 Riso 50 gr. Con verdura a scelta ed olio vegetale, oppure Pasta all’olio 50 gr.

Secondo Piatto:

Verdura a scelta cruda oppure cotta

Pane integrale 30 gr., oppure Patate 90 gr.al forno o lesse.

Frutta fresca a scelta cruda oppure cotta

SPUNTINO POMERIDIANO

Frutta fresca: a scelta

Fette biscottate, oppure pane integrale 40 gr.

     

 

CENA

Primo  piatto:

Pasta 100 gr. con verdure  a scelta  ed olio vegetale

Secondo piatto:

Legumi secchi 100-120 gr.a scelta

Pane integrale ; 50 gr. Oppure Patate: 150 gr. al forno o lesse.

Frutta fresca; a scelta, cruda oppure cotta

Frutta secca a scelta: 30 gr.

Il Sistema irriguo lombardo

 – di Luigi Mariani (*)

Aspetti climatologici e agronomici

Il sistema irriguo lombardo si fonda sui rilievi alpini, che intercettano le precipitazioni dalla circolazione generale trasformandola in deflusso, che si realizza in tempi brevi in caso di precipitazione caduta in forma pioggia o con ritardi sensibili nel caso di precipitazione accumulatasi come neve (ghiacciai e nevai).

Tale deflusso viene accumulato nel sistema dei laghi alpini e più a valle nel sistema dei grandi laghi prealpini, la cui regolazione consente di gestire un sistema irriguo molto complesso.

Per l’alimentazione di tale sistema è essenziale il fatto che l’areale alpino interno presenti massimi precipitativi compresi fra primavera e autunno, con la componente estiva che diviene sempre più preponderante man mano che ci si avvicina allo spartiacque alpino (versante retico della Valtellina).

Lago Azzurro – Madesimo

Da ciò deriva l’impressione (che si potrebbe sostanziare con dati quantitativi come quelli da me ottenuti con un modello idrologico applicato al Lago Azzurro, Madesimo, Lombardia – Mariani et al., 2011) secondo cui anche un’ulteriore contrazione delle masse glaciali non sarebbe esiziale per il sistema irriguo lombardo legato ai grandi laghi prealpini, mentre una maggiore problematicità potrebbe aversi per l’areale risicolo legato al canale Cavour e al Sesia che attingono ai ghiacciai del Monte Bianco e del Monte Rosa.

Si tenga inoltre conto che la quantità di acqua consumata dalle colture è proporzionale alla produzione finale delle stesse. Tale produzione si è moltiplicata per 4-6 volte nel caso del mais, passando dai 20-30 q. per ettaro del 1910 ai 90-120 q/ha degli anni 2000, il che ha portato a consumi irrigui pari a 4-6 volte quelli delle agricolture tradizionali.

 Il sistema irriguo lombardo – storia, attualità e ipotesi per il futuro

Fontanile

Il sistema irriguo lombardo si fonda sull’irrigazione per scorrimento, metodo introdotto in epoca medioevale con lo scavo dei canali storici come la Muzza e i Navigli milanesi, che hanno reso l’agricoltura lombarda una delle più produttive a livello europeo. A tale affermazione dell’agricoltura lombarda  contribuirono in modo essenziale sia un diritto delle acque favorevole all’innovazione, che costituì per secoli un esempio a livello europeo, oltre che la regolazione delle acque sgorganti dalle risorgive (poi fontanili), sia la messa a punto di un efficace sistema di misura dei consumi idrici, come ad esempio, la “bocca magistrale milanese” (Colombani, 1842).

Il sistema di irrigazione per scorrimento nasce durante l’optimum climatico medioevale allorché i ghiacciai alpini erano su livelli inferiori a quelli attuali e si afferma per una ragione geo-morfologica che Carlo Cattaneo (1847) illustra nel modo che segue (cito a memoria): La pianura lombarda si estende per una lunghezza di 250 km dal Golasecca (256 m slm) alla punta del mantovano (7 m slm). 250 m di dislivello in 250 km significano un dislivello dell’uno per mille, ideale per supportare l’irrigazione per scorrimento.

Il sistema per scorrimento è molto economico, assai parco nei consumi energetici e ha inoltre il vantaggio di ricaricare le falde. Tuttavia il sistema per scorrimento si rivela problematico sia per la bassissima efficienza (solo il 30-40% dell’acqua che arriva al campo viene effettivamente consumata dalla coltura) sia perché l’acqua non consumata percola in falda sottraendo nutrienti azotati alla coltura e apportando alla falda sostanze indesiderate (fitofarmaci e nitrati).

Oggi esistono metodi d’irrigazione molto più efficienti come l’aspersione (efficienza pari al 60-70%), le grandi ali piovane (75-85%), la microirrigazione con sistemi a goccia o a microgetto (85-90%) e la subirrigazione (85-95%).

Tali sistemi non sono impiegabili con gli attuali sistemi di turnazione che, essendo funzionali al sistema per scorrimento, portano l’acqua al campo solo 1 volta ogni 7/10 giorni (turno o ruota).

Per consentire l’introduzione di metodi più efficienti occorre modificare il sistema mantenendo l’acqua nei fossi in modo continuo. In tal modo si potrebbe attingere a tale acqua per alimentare i sistemi a maggiore efficienza. A ciò si aggiunga che l’acqua nei fossi potrebbe alimentare la falda in modo “pulito” senza cioè asportare dal campo nitrati e residui di fitofarmaci.

Ovviamente la modifica del sistema irriguo comporta:

– una presa di coscienza del mondo agricolo e del decisore politico circa l’importanza di una maggior efficienza nell’irrigazione

– investimenti a livello comprensoriale per modificare il sistema di apporto delle acque irrigue alle singole aziende

– investimenti a livello aziendale per acquisire e gestire i nuovi sistemi.

Luigi Mariani  (agronomo  e agrometeorologo – Milano) 

Riferimenti bibliografici

  • Cattaneo C., 1847. D’alcune istituzioni agrarie dell’alta Italia applicabili a sollievo dell’Irlanda, lettere del dottor Carlo Cattaneo a Roberto Campbell. (F. Sanseverino), Annali universali di statistica economia pubblica, geografia, storia, viaggi e commercio (1847 lug, Serie 2, Volume 13, Fascicolo 37).
  • Colombani F., 1842. Manuale pratico di idrodinamica, con un Appendice contenente il testo di alcune leggi relative alle acque ad uso degli ingegneri ed agenti di campagna, Milano, 1842.
  • Mariani L., Sfondrini G., Cola G., 2011. A water balance model of Lago Azzurro (Madesimo-Lombardia-Italia). Italian Journal of Agrometeorology, vol. 1, p. 37-44, ISSN: 2038-5625