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Opportunità di riutilizzo irriguo delle acque reflue

Il caso di Milano Nosedo nel contesto europeo  

 – di Francesca Pizza (*)

La città di Milano si colloca in un territorio, quello dell’area valliva padana, noto sin dall’antichità per la fertilità dei suoi terreni e per la sua ricchezza idrica. La zona geografica entro la quale si è sviluppata l’area urbana milanese è densa di corsi d’acqua, rogge, canali e fiumi: Milano è in una posizione assai privilegiata da questo punto di vista, essendo equidistante da due importanti fiumi dell’Italia settentrionale, l’Adda ed il Ticino, e trovandosi a breve distanza dal più grande fiume nazionale, il Po, e dai grandi laghi subalpini.

Questa favorevole condizione ne ha permesso un forte sviluppo economico e sociale nel corso dei secoli, in quanto la ricchezza di risorse idriche permetteva di alimentare le principali attività economiche: l’acqua era abbondante per l’agricoltura, la presenza di canali e corsi d’acqua variamente distribuiti favoriva il trasporto di merci e la navigazione, con la stessa acqua derivata dai numerosi canali era possibile far funzionare mulini e fucine, nonché sfruttarla per le quotidiane necessità domestiche.

Milano può quindi considerarsi, a tutti gli effetti, una “città d’acqua”, la cui storia ed evoluzione nel corso dei secoli ha un legame profondo ed innegabile con questa risorsa e con la capacità che i milanesi hanno avuto nel tempo di sfruttare, incanalare, convogliare nella giusta maniera questa notevole ricchezza.

In tale contesto, ruolo essenziale e primario per l’ottimizzazione dell’utilizzo delle acque milanesi è da attribuirsi all’ordine monastico dei Cistercensi[1] : i primi monaci, provenienti dalla Borgogna, s’insediarono in questo territorio intorno al 1135 dando inizio alla fondazione di due importanti monasteri, quelli di Chiaravalle Milanese e di Morimondo, così chiamati a imitazione di due già stabiliti in Francia.

In particolare, lo sviluppo dell’area di Chiaravalle – piccolo borgo che ancora oggi vive all’ombra della sua imponente abbazia, a pochi chilometri dal centro di Milano – è uno dei più importanti esempi di come l’operosità e l’ingegno dell’ordine cistercense abbiano portato, già in epoca medioevale, allo sviluppo di tecnologie assai evolute di bonifica, d’irrigazione e di gestione delle risorse idriche.

In breve, l’attività dei Cistercensi creò ubertosi campi a prati artificiali, le così dette marcite, con un sistema nuovissimo d’irrigazione che prevedeva la geniale utilizzazione delle acque cloacali miste a quelle naturali. La vecchia marcita primitiva consisteva in un campo cinto da un argine, sul quale si faceva stagnare l’acqua di alimentazione durante l’inverno per provocare la decomposizione della sostanza organica ivi accumulata e favorire lo sviluppo di alcune graminacee. Con il tempo e con l’esperienza che si andava accumulando, i Cistercensi perfezionarono la regolazione dell’andamento delle rogge, promossero l’allevamento del bestiame, bonificarono le terre paludose, costruirono mulini, crearono laboratori finalizzati inizialmente all’autosostentamento, fornirono servizi e crearono le premesse per la messa a punto di metodi tecnici sempre più sofisticati. La roggia Vettabbia, antico canale creato in epoca romana con funzioni di scarico di parte delle acque del fiume Seveso e di altri corsi d’acqua minori, fungeva anche da ricettore di gran parte delle fognature di Milano e, attraversando il territorio di Chiaravalle, veniva sfruttato per alimentare le marcite; questa consuetudine rimase viva per quasi un millennio.[2]

E’ all’ombra di così tanto ingegno umano e di queste antiche tradizioni rurali, che si colloca oggi il depuratore di Milano Nosedo, un moderno impianto costruito e messo in funzione tra il 2001 e il 2004 che tratta circa il 50% del totale delle acque di scarico cittadine (portata media 5000 L/s) servendo una popolazione di 1.250.000 abitanti equivalenti (www.depuratorenosedo.eu). Tali acque, purificate con sistemi di tipo meccanico e chimico-biologico, vengono restituite all’ambiente ad un livello qualitativo che ne consente il riutilizzo in agricoltura, secondo quanto stabilito dalle vigenti norme in materia di riuso delle acque depurate (D.M. 185/2003).

In una sorta di continuità contemporanea con quanto messo in atto nei secoli passati dagli operosi monaci cistercensi dell’Abbazia di Chiaravalle e con la forte identità rurale delle zone situate a sud della città di Milano, il depuratore di Nosedo s’inserisce in un contesto già dotato di un proprio articolato sistema irriguo che viene gestito, sin dall’inizio del ‘900, dal Consorzio Utenti di Roggia Vettabbia e che copre un’area di circa 4000 ettari, sulla quale sono presenti ben 90 aziende agricole.

Ma se la città di Milano vanta questa enorme ricchezza di acque, la scarsità di risorsa idrica in molte aree europee (tra cui l’Italia, in particolar modo con il Sud e le isole) ha generato una delle spinte principali verso l’opportunità di recuperare le acque depurate a fini di irrigazione agricola ed industriali. Proprio per fronteggiare l’elevata richiesta da parte di questi importanti settori dell’economia comunitaria, la Commissione Europea ha preso in carico la volontà di molti Stati Membri di giungere ad una normativa comune sul riutilizzo delle acque depurate, che possa costituire una base legislativa condivisa in tutta l’UE e favorire così una virtuosa pratica di recupero e riutilizzo dei reflui purificati. Soluzioni di questo tipo andrebbero a supportare l’agricoltura in aree a forte siccità, dove più è necessario limitare il prelievo di acque naturali ed il conseguente acuirsi di situazioni di stress idrico.[3]

Una recente consultazione sul riutilizzo dell’acqua[4] e la definizione di un piano strategico che punta ad una normativa europea in materia[5], hanno certificato l’importanza del riuso delle acque come soluzione tecnica di grande valore. Tale pratica è utile non solo a fronteggiare la scarsità idrica ma genera anche una serie di connessi benefici: dall’ottimizzazione dei costi del trattamento e della gestione delle reti di distribuzione fino alla promozione dell’innovazione tecnologica di settore, con creazione di nuovi posti di lavoro.

Al momento, però, alcune regole del mercato e spesso l’opinione degli utilizzatori finali in merito alle garanzie di qualità dell’acqua depurata destinabile al riuso, costituiscono ancora una forte barriera all’implementazione delle soluzioni tecnologiche già esistenti e consolidate in molti paesi (si rammenta che alcuni stati membri, quali l’Italia, la Spagna, il Portogallo, la Francia e la Grecia hanno già proprie normative nazionali che regolamentano il riuso delle acque depurate, praticato da tempo in molte aree).

Per intraprendere un percorso di unificazione delle pratiche di riuso a livello comunitario e ridurre il rischio di possibili disequilibri tra i diversi Stati, nel giugno 2016 la Commissione Europea ha adottato per la prima volta proprie linee guida sul riutilizzo delle acque[6], con lo scopo di fornire un primo strumento documentale utile a supportare una corretta implementazione dei progetti di riuso in tutta l’UE.

Una seconda e fondamentale parte del piano d’azione della Commissione Europea, rispetto al water reuse, è lo sviluppo di standard minimi di qualità[7] per il riutilizzo delle acque nell’irrigazione e nei casi di ricarica della falda. L’incarico di definire questi requisiti minimi di qualità è stato affidato al Centro Comune di Ricerca (JRC – Joint Research Centre), che ha sede ad Ispra, e la stesura del relativo documento tecnico ha richiesto quasi due anni di lavoro, passando attraverso varie revisioni e gradi di valutazione, fino alla versione finale pubblicata a gennaio 2018. Le indicazioni di natura tecnica e i requisiti di qualità riportati nel documento del JRC saranno oggetto di una proposta legislativa che dovrebbe essere presentata entro la prima metà di quest’anno, per poi essere sottoposta al vaglio di Parlamento e Consiglio europeo. Al termine dei necessari processi legislativi e approvativi, si perverrà ad un vero e proprio testo normativo che costituirà la base comune per le attività di recupero e riutilizzo delle acque depurate in tutt’Europa.

Nell’ambito di questi complessi processi tecnico-normativi, la realtà di riutilizzo dei reflui depurati nelle aree agricole peri-urbane di Milano ha rappresentato un concreto e virtuoso caso di studio, richiamato in vario modo nei testi redatti dalla Commissione Europea e dal Joint Research Centre, di cui si è poc’anzi detto. Il caso di Milano e dell’impianto di depurazione di Nosedo, in particolare, hanno suscitato interesse e apprezzamento in ambito comunitario proprio per la forte integrazione tra gli elementi storici e di tradizione del territorio e la moderna realizzazione di un efficiente sistema di trattamento delle acque reflue urbane, che favorisce il sostentamento idrico di un intero comprensorio agricolo a pochi passi dai confini urbanizzati della città.

 

(*) Responsabile Processi e Controlli analitici, Vettabbia S.c.a r.l. e Ing. Roberto Mazzini, Presidente MilanoDepur S.p.A.

Questa relazione è stata presentata il 22 marzo 2018 al convegno di Mondohonline “Nuove resilienze metropolitane da patologie ed emergenze dell’acqua” – Video 

[1] E. De Fraja Frangipane, 2012. I primi ingegneri sanitari: I monaci Cistercensi, IA-Ingegneria Ambientale, CIPA Editore, vol. XLI n. 1: 3-11.

[2] M. Brown, P. Redondi (a cura di) “Dalle marcite ai bionutrienti. Passato e futuro dell’utilizzo agricolo delle acque usate di Milano”, Ed. Guerrini e Associati, 01/2017.

[3] http://ec.europa.eu/environment/water/reuse.htm

[4] http://ec.europa.eu/environment/consultations/water_reuse_en.htm

[5] http://ec.europa.eu/environment/water/reuse-actions.htm

[6] http://ec.europa.eu/environment/water/pdf/Guidelines_on_water_reuse.pdf

[7] https://ec.europa.eu/jrc/en/publication/eur-scientific-and-technical-research-reports/minimum-quality-requirements-water-reuse-agricultural-irrigation-and-aquifer-recharge

Lo zenzero: i benefici per la salute

di Mondohonline

 

 

Lo zenzero: i benefici per la salute

Lo zenzero (ginger in inglese) è un ingrediente popolare in cucina, in particolare in quella asiatica e indiana. È stato anche usato per migliaia di anni per scopi medicinali.

La radice o il fusto sotterraneo (rizoma) della pianta di zenzero può essere consumato fresco, in polvere, essiccato come una spezia, sotto forma di olio o come succo.

Lo zenzero fa parte della famiglia delle Zingiberaceae, insieme al cardamomo e alla curcuma ed è comunemente prodotto in India, Giamaica, isole Fiji, Indonesia e Australia.

È disponibile fresco ed essiccato, come estratto di zenzero e olio di zenzero, e in capsule. Gli alimenti a base di zenzero includono pan di zenzero, biscotti, ginger ale e un’ampia varietà di ricette salate.

 

Benefici dello zenzero

Il consumo di frutta e verdura di ogni tipo è genericamente associato a un rischio ridotto di insorgenza di molte patologie legate allo stile di vita.

Tuttavia, alcune erbe e spezie possono offrire ulteriori benefici per la salute.

Uno di queste è lo zenzero.

L’analisi chimica mostra che lo zenzero contiene centinaia di composti e metaboliti, alcuni dei quali possono contribuire alla salute e alla guarigione.

Di questi, sono stati studiati in modo più approfondito i gingeroli, costituenti attivi dello zenzero fresco con proprietà simili alla capsaicina e alla piperina (come questi si legano ai recettori TRPV1 dei neuroni afferenti primari), e gli shogaoli, prodotti di disadratazione dei gingeroli e più piccanti di essi.

 

  • Digestione

I composti fenolici dello zenzero sono noti per ridurre l’irritazione gastrointestinale, stimolare la saliva e la produzione di bile, e attenuare le contrazioni gastriche mentre cibo solido e sostanze liquide si muovono attraverso il tratto gastrointestinale.

Allo stesso tempo, lo zenzero sembra avere effetti stimolanti sugli enzimi tripsina e lipasi pancreatica e aumentare la motilità attraverso il tratto digestivo.

Ciò suggerisce che lo zenzero potrebbe aiutare a prevenire il cancro al colon e la stitichezza.

 

  • Nausea

Masticare lo zenzero crudo o bere il tè allo zenzero è un rimedio casalingo comune per la nausea durante il trattamento del cancro; prendere lo zenzero per la cinetosi sembra ridurre il senso di nausea, senza però prevenire il vomito.

Lo zenzero si può usare durante la gravidanza, per alleviare la nausea, a patto di non superare le dosi racomandate (vedi sotto); è disponibile sotto forma di caramelle.

 

  • Malattie da raffreddamento

Lo zenzero è un buon rimedio per il raffreddore e l’influenza.

Durante il periodo invernale, bere il tè allo zenzero è un buon metodo per stare al caldo, dato che l’alimento ha proprietà diaforetiche, cioè promuove la sudorazione.

Per preparare il tè allo zenzero a casa, affettare 20-40 grammi di zenzero fresco e riporlo in una tazza d’acqua calda.

Aggiungere una fetta di limone o un po’ di miele aggiunge sapore e ulteriori benefici, tra cui vitamina C e proprietà antibatteriche.

 

  • Riduzione del dolore

Uno studio condotto su 74 volontari effettuati presso l’Università della Georgia ha rilevato che l’integrazione giornaliera di zenzero allevia(di circa un quarto) il dolore muscolare indotto dall’esercizio fisico; una meta analisi del 2016 ha inoltre scoperto che lo zenzero riduce i sintomi della dismenorrea, il forte dolore che alcune donne avvertono durante il ciclo mestruale.

 

  • Infiammazione

Lo zenzero è stato usato per secoli per ridurre l’infiammazione e trattare le condizioni infiammatorie; in particolare, una meta analisi del 2014 ha rilevato che questo alimento è “ragionevolmente sicuro e dotato di una buona efficacia” nel trattamento dell’infiammazione associata ad osteoartrosi.

 

Rapporto nutrizionale

La composizione nutrizionale dello zenzero, in termini di macro e di micrunutrienti, per 100 grammi di alimento, è desunta dai database della USDA (U. S. Department of Agricolture), la più imponente a livello mondiale, in inglese, ed è riportata dalle tabelle sottostanti.

La composizione nutrizionale dello zenero può essere confrontata con quella degli altri alimenti attraverso le tabelle nutrizionali degli alimenti USDA, ordinabili in senso ascendente o discendente per colonna e filtrabili attraverso un apposito box di ricerca.

In alternativa può essere utilizzata la tabella degli alimenti, in italiano, dello IEO (Istituto oncologico europeo).

Infine, la quantità e la varietà dei micronutrienti (minerali e vitamine) può essere valutata da un apposito indice (IDM: Indice di Densità dei Micronutrienti), che Mondohonline ha elaborato a partire dai database dello IEO.

Lo stesso indice è stato realizzato, in inglese, dai dati nutrizionali dello USDA.

Acqua (g) KCAL Proteine (g) Lipidi totali (g)
78,89 80 1,82 0,75

 

Cenere (g) Carboidrati (g) Fibre Zuccheri totali (g)
0,77 17,77 2,0 1,7

 

Acidi Grassi saturi (g) Acidi Grassi Monoinsaturi (g) Acidi Grassi Polinsaturi (g) Colesterolo (mg)
0,203 0,154 0,154 0

 

Calcio (mg) Ferro (mg) Magnesio (mg) Fosforo (mg)
16 0,6 43 34

 

Potassio (mg) Sodio (mg) Zinco (mg) Rame (mg)
415 13 0,34 0,226

 

Manganese (mg) Selenio (µg)
0,229 0,7

 

Vit. C (mg) Tiamina (mg) Riboflavina (mg) Niacina (mg)
5 0,025 0,034 0,75

 

Ac. Panototenico (mg) Vit. B6 (mg) Folati Totali (µg) Acido Folico (µg)
0,203 0,16 11 0

 

Folato DFE (µg) Colina (mg) Vit. B12 (µg) Vit. A (UI)
11 28,8 0 0

 

Vit. A RAE (µg) Retinolo (µg) Alfa Carotene (µg) Beta Carotene (µg)
0 0 0 0

 

Beta Cryptoxantina (µg) Lycopene (µg) Luteina + Zeaxanthina (µg) Vit. E (mg)
0 0 0 0,26

 

Vit D (mg) Vit. D (UI) Vit. K (µg)
0 0 0,1

Suggerimenti per ricette a base di zenzero

Lo zenzero si abbina bene con diversi tipi di frutti di mare, con le arance, il melone, il rabarbaro, le mele, la zucca,  ma anche con la carne di maiale e di pollo. 

Quando si acquista lo zenzero fresco, bisognerebbe scegliere una radice con pelle liscia e tesa, senza rugosità e con un aroma speziato.

Lo zenzero fresco va conservato in una busta di plastica nel frigorifero oppure nel freezer, sbucciandolo e grattugiandolo prima dell’uso, così da aggiungerlo a qualsiasi piatto adatto per un sapore extra.

Se lo zenzero fresco non è disponibile, lo si può usare nella forma essiccata.

Nella maggior parte delle ricette, un cucchiaio di zenzero fresco grattugiato può essere sostituito con una punta di cucchiaino di zenzero macinato; lo zenzero macinato si trova nella sezione di erbe e spezie della maggior parte dei negozi di alimentari.

Ecco alcuni modi gustosi per utilizzare lo zenzero:

  • Aggiungere lo zenzero fresco a un frullato o succo di frutta
  • Aggiungere lo zenzero fresco o essiccato a un soffritto o a un’insalata.
  • Preparare il tè allo zenzero con lo zenzero fresco sbucciato in acqua bollente.
  • Usare lo zenzero fresco o essiccato per aromatizzare qualsiasi ricetta di pesce.

 

Rischi

La Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti (US) considera lo zenzero un additivo alimentare che è “generalmente riconosciuto sicuro”.

Lo zenzero naturale causa poco o nessun effetto collaterale noto per la maggior parte delle persone.

In alcuni, tuttavia, un’assunzione elevata può peggiorare i sintomi di reflusso acido, provocare irritazione del cavo orale e causare diarrea; assumere lo zenzero in capsule può aiutare a ridurre il rischio di bruciore di stomaco.

L’efficacia e gli effetti collaterali degli integratori di zenzero variano in base alla formulazione chimicama si consiglia di non assumere più di 4 g di zenzero essiccato al giorno o 1 g durante la gravidanza, comprese le fonti di cibo; gli scienziati raccomandano cautela nell’utilizzare integratori, poiché non sono standardizzati.

Donne in stato di gravidanza o persone affette da calcolosi biliare, diabete o alterazioni della coagulazione del sangue dovrebbero chiedere al proprio medico se, eventualmente, aumentare o meno la quantità di zenzero assunta giornalmente; gli integratori di zenzero non devono essere usati con aspirina o con altri farmaci che fluidificano il sangue.

 

Sostegno finanziario alle sfide legate all'acqua

Programmi per il sostegno finanziario alle sfide europee e globali legate all’acqua – di Cristina Dragoi (*)

L’acqua è la chiave della vita: è una risorsa cruciale per l’umanità e il resto del mondo vivente. Tutti hanno bisogno di acqua. I nostri fiumi e laghi, nonché le nostre acque costiere e sotterranee costituiscono risorse preziose da proteggere. Partendo da questa asserzione, l’UE da una svolta importante alle sue politiche e programmi a partire dal 2000 quando adotta la direttiva quadro sulle acque, misura innovativa che prevede un obbligo giuridico alla protezione e al ripristino della qualità delle risorse idriche in Europa. L’approccio innovativo in materia di gestione delle risorse idriche è rappresentato dal fatto che non si guardano i confini amministrativi o politici nazionali, quanto piuttosto i bacini idrografici quali formazioni geografiche e idrologiche naturali.

In Europa:

– solo il 30 % delle acque superficiali e il 25 % delle acque sotterranee non è a serio rischio di inquinamento e di altri cambiamenti;

– il 60 % delle città europee sfrutta in modo eccessivo le proprie risorse di acque sotterranee;

– il 50 % delle zone umide è a rischio a causa dell’eccessivo sfruttamento delle acque sotterranee;

– dal 1985, la percentuale di terreno irriguo nell’Europa meridionale è aumentata del 20 %.

Le pressioni esercitate dalle attività umane sulla qualità delle nostre acque hanno determinato degli impatti importanti: la scarsità dell’acqua, l’inquinamento, la crescita del fenomeno dell’eutrofizzazione, i cambiamenti morfologici.

Per affrontare le sfide poste dalla direttiva quadro sulle acque e dalle successive misure e politiche che l’UE ha emanato nel corso degli anni, sono stati creati strumenti di supporto finanziario specifici tra qui ci soffermiamo su due in particolare: LIFE 2014-2020, Il Programma europeo per l’ambiente e l’azione per il clima e Horizon 2020, il Programma per la ricerca e lo sviluppo.

LIFE 2014-2020, Il Programma europeo per l’ambiente e l’azione per il clima è stato creato per dare concreta attuazione all’iniziativa faro “Un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse”, in risposta ad una delle tre priorità della nuova strategia economica dell’UE “Europa 2020” (per una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva), consistente nel raggiungimento di un’economia più efficiente, più verde e più competitiva).

Il programma funge da piattaforma per lo sviluppo e l’uso di soluzioni, metodi e approcci che offrono evidenti vantaggi ambientali e climatici al fine di contribuire all’attuazione della politica e all’applicazione della legislazione ambientale e climatica dell’Unione. Inoltre, persegue gli obiettivi di contribuire al passaggio a un’economia efficiente in termini di risorse, con minori emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici, di migliorare la qualità dell’ambiente ed invertire la perdita di biodiversità, compresi il sostegno alla rete Natura 2000 e il contrasto al degrado degli ecosistemi, nonché sostiene l’attuazione del Settimo programma di azione per l’ambiente (7EAP) su un programma generale di azione dell’Unione Europea in materia di ambiente fino al 2020 “Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta”.

La dotazione finanziaria per l’attuazione del programma è pari a 3.456.655.000 €, ripartita tra due sottoprogrammi:
Ambiente (2.592.491.250 €) per favorire una migliore implementazione degli obiettivi del programma nei settori dell’efficienza energetica, della natura e della biodiversità, della governance ambientale e dell’informazione.

Azione per il clima (864.163.750 €) per sostenere una migliore integrazione degli obiettivi legati al clima nelle politiche ambientali.

Nell’ambito del sottoprogramma per l’Ambiente, una delle priorità tematiche riguarda l’acqua includendo anche l’ambiente marino.  In modo particolare si darà sostegno ai progetti per la gestione delle risorse idriche nell’UE e l’attuazione della politica in materia di acque, in particolare la direttiva quadro sulle acque dell’UE, affrontando una vasta gamma di questioni tra cui la gestione dei bacini idrografici, la scarsità d’acqua, la gestione dell’acqua / delle acque reflue (famiglie e industria) e migliorare la qualità delle acque sotterranee. Numerose sono le iniziative ed i progetti finanziati ad oggi e questo è il segnale che l’Europa è sulla strada giusta. Ci soffermiamo su uno dei progetti realizzati:

CENIRELTA, Cost-Effective NItrogen REmoval from waste water by Low-Temperature Anammox” progetto proposto dall’Ente per l’Acqua del Sud dei Paesi Bassi ( Waterschap Hollandse Delta – WSHD

L’eutrofizzazione è una questione importante in tutta l’Unione europea. È causata da carichi elevati di nutrienti, principalmente fosfati e azoto, che vengono scaricati acqua. Ne risultano riduzioni della biodiversità e un declino della qualità ecologica delle acque superficiali. Inoltre, può portare a fioriture di alghe tossiche. Negli anni, il carico di fosfato è diminuito, ma le concentrazioni di azoto sono rimaste alte. L’azoto deriva principalmente da fonti agricole, ma è anche presente nell’effluente dagli impianti di trattamento delle acque reflue. Le attuali tecnologie di rimozione dell’azoto sono caratterizzate da costi elevati e impatti ambientali sfavorevoli, richiedono un’aerazione ad alta intensità energetica e sono ad uso intensivo di spazio. CENIRELTA (Rimozione del Nitrogeno da acque reflue con Anammox a bassa temperatura) è una tecnica efficace di rimozione dell’azoto, con bassi costi di investimento e la possibilità di generare ricavi. La tecnica CENIRELTA si basa sul trattamento anaerobico delle acque reflue con batteri anammox (AMMonium OXidation) anaerobici. Il processo anammox è dimostrato a temperature elevate (30-35 ° C) e alti carichi di azoto. CENIRELTA, tuttavia, ha perfezionato la tecnica in modo che funzioni a basse temperature e basse concentrazioni di azoto nelle acque reflue. Le prime stime del potenziale di replicazione indicano che oltre 1 000 impianti di trattamento delle acque reflue nell’UE potrebbero beneficiare dell’implementazione della tecnica. Ulteriori guadagni sono possibili nei siti in cui il trattamento non è ancora stato attuato, in particolare nei paesi dell’Europa meridionale e orientale. Il progetto CENIRELTA dimostrerà la tecnologia attraverso un’installazione pilota su una scala abbastanza grande da estrapolare poi ad intera scala e fornirà inoltre un modello di controllo del processo, che faciliterà una rapida attuazione.

Horizon 2020 è lo strumento finanziario di attuazione dell’Unione dell’Innovazione, una delle 5 iniziative faro della strategia Europa 2020, volta a garantire la competitività globale dell’Europa. Horizon 2020 rappresenta lo strumento principale dell’Unione europea per il finanziamento della ricerca in Europa per il periodo 2014 – 2020.

Il Programma si articola in TRE PILASTRI:

  1. SCIENZA ECCELLENTE (ES) con l’obiettivo di:
  • sostenere gli individui più talentuosi e creativi e le loro equipe di ricerca attraverso il Consiglio europeo della ricerca (ERC);
  • finanziare la ricerca collaborativa per aprire nuovi e promettenti campi di ricerca e di innovazione mediante il sostegno alle tecnologie emergenti e future (FET);
  • offrire ai ricercatori eccellenti opportunità di formazione e di carriera mediante le azioni Marie Curie;
  • garantire che l’Europa disponga di infrastrutture di ricerca (comprese le e-infrastructures) di livello mondiale accessibili a tutti i ricercatori in Europa e in altri paesi.
  1. LEADERSHIP INDUSTRIALE (LEIT) con l’obiettivo di :
  • consolidare la leadership nelle tecnologie abilitanti e industriali (Key Enabling Technologies), anche attraverso la loro combinazione, fornendo un sostegno ad hoc all’ICT, alle nanotecnologie, ai materiali avanzati, alle biotecnologie, ai  avanzati di fabbricazione e trattamento e alla ricerca spaziale (NMPB+Space);
  • facilitare l’accesso ai finanziamenti per ricerca e innovazione con capitale di rischio (Access to risk finance);
  • fornire in tutta l’Unione un sostegno all’innovazione nelle PMI (SME instrument).
  1. SFIDE SOCIALI (SC): mira a riunire risorse e conoscenze provenienti da una molteplicità di settori, tecnologie e discipline per risolvere grandi sfide e cambiamenti che attraversano la società europea. I finanziamenti si concentreranno sulle seguenti sfide:
  • salute, cambiamenti demografici e benessere;
  • sicurezza alimentare, agricoltura sostenibile, ricerca marina e marittima e bioeconomia;
  • energia sicura, pulita ed efficiente;
  • trasporti intelligenti, ecologici e integrati;
  • azione per il clima, efficienza delle risorse e materie prime;
  • società inclusive, innovative e sicure.

Nell’ambito del terzo pilastro, una delle principali aree di interesse della “Azione per il clima, ambiente, efficienza delle risorse e sfida delle materie prime” è l’acqua. Mira a rafforzare la competitività, la crescita e l’occupazione nell’UE nel settore idrico, posizionando così l’Europa come leader nel mercato globale nelle soluzioni innovative legate all’acqua.

Numerosi progetti proposti da tutti i paesi europei e non, sono presentati ogni anno in risposta ai bandi europei. Due esempi, in seguito:

WATER4AGRI Securing water for food and safety with the world’s most advanced soil moisture information derived from satellites (Assicurare l’acqua per il cibo e la sicurezza con le informazioni di umidità del suolo più avanzate al mondo derivate dai satelliti). Budget di progetto 1 914 375 EUR, contributo UE 1 340 062,50 EUR.

L’agricoltura europea sta affrontando importanti sfide nei prossimi decenni legati al nostro clima che cambia. I periodi di siccità e inondazioni aumenteranno ulteriormente, il che minaccia la produzione e richiede un uso intelligente delle nostre risorse idriche. I cambiamenti climatici stimolano anche le malattie delle colture, che inducono gli agricoltori a utilizzare più pesticidi e, a loro volta, mettono in pericolo la qualità dell’acqua e incidono sulla salute delle persone e sull’ambiente. Il telerilevamento satellitare ha un ruolo cruciale da svolgere nell’affrontare queste sfide. VanderSat, azienda olandese, ha sviluppato un metodo per fornire immagini accurate ad alta risoluzione dell’umidità del suolo, in qualsiasi luogo sulla Terra 24 ore su 24, 7 giorni su 7. L’umidità del suolo è un indicatore chiave per lo stato fisico di una pianta e ha un forte valore predittivo rispetto alla resa delle colture e alle condizioni meteorologiche, tra cui le inondazioni e la siccità. Combinando i dati delle microonde ottenuti da diversi satelliti, inclusi quelli nella costellazione di Copernicus Sentinel, si rivelano un set di dati rivoluzionario che può essere utilizzato per recuperare informazioni chiave sulla disponibilità di acqua per le colture a livello del campo. Questi dati sono fondamentali per migliorare l’accuratezza dei modelli agricoli (Ag.) che costituiscono la spina dorsale dell’agro business moderno.

MinWaterCSP – Minimized water consumption in CSP plants (Minimizzare il consume di acqua negli impianti CSP). Budget progetto: EUR 5 861 371,75, contributo EU: EUR 5 861 371,75

Il progetto affronta la sfida di ridurre significativamente il consumo di acqua degli impianti CSP mantenendo nel contempo la loro efficienza complessiva. Il suo obiettivo è ridurre le perdite per evaporazione e l’utilizzo di acqua per la pulizia degli specchi per impianti CSP di piccole e grandi dimensioni attraverso una combinazione olistica di tecnologie di prossima generazione nei campi di i) sistemi ibridi di raffreddamento a secco / umido, ii) superfici di scambio termico della struttura a filo, iii) ventilatori a flusso assiale, iv) tecniche di pulizia speculare e v) gestione ottimizzata dell’acqua. MinWaterCSP ridurrà le perdite di evaporazione dell’acqua del 75-95% rispetto ai sistemi di raffreddamento a umido. Mira ad aumentare l’efficienza netta del ciclo di vapore Rankine del 2%, o in alternativa a ridurre il costo del capitale di un sistema di raffreddamento a secco del 25%, mantenendo l’efficienza del ciclo.

Per completare questo, il consumo di acqua per la pulizia degli specchi sarà ridotto del 25% attraverso un processo di pulizia degli specchi migliorato per i collettori parabolici, lo sviluppo di un robot di pulizia per i collettori di Fresnel lineari e un numero ridotto di cicli di pulizia abilitati da un monitoraggio avanzato della riflettanza degli specchi. Inoltre, saranno sviluppati piani completi di gestione delle acque per gli impianti CSP in varie località e combinati con simulazioni delle prestazioni degli impianti per massimizzare l’impatto dei miglioramenti progettuali raggiunti in un contesto di sistema completo. Saranno presi in considerazione lo scarico di liquidi zero e l’opzione di utilizzare l’energia solare o il calore di scarto di bassa qualità per il trattamento dell’acqua. MinWaterCSP migliorerà la competitività in termini di costo del CSP. Inoltre, rendendo la tecnologia CSP più attraente MinWaterCSP contribuisce a risolvere la sfida globale del clima riducendo le emissioni di biossido di carbonio e aumentando la produzione di energia da risorse rinnovabili.

Un’opportunità aperta, in questo momento, per presentare progetti è rappresentata dall’Invito congiunto WATER JPI 2018 Chiudere il divario idrico – Management sostenibile delle risorse idriche.

Questo invito congiunto mira a indirizzare la ricerca e l’innovazione a sostegno dell’attuazione della politica dell’UE in materia di acque, sull’area tematica “Gestione sostenibile delle risorse idriche – Chiusura del Water Cycle Gap” dell’Agenda strategica per la ricerca e l’innovazione nel settore dell’acqua JPI.

In molte regioni, potrebbe essere difficile conciliare l’offerta e la domanda di acqua in termini sia di quantità che di qualità, ma anche in termini di spazio e tempo. Chiudere il gap del ciclo idrico si riferisce qui a colmare il divario tra “domanda e offerta” attraverso i tre seguenti temi:

    Abilitare la gestione sostenibile delle risorse idriche;
    Rafforzamento degli approcci socio-economici alla gestione delle risorse idriche; e
    Strumenti di supporto per una gestione integrativa sostenibile delle risorse idriche.

L’invito congiunto Water JPI 2018 sarà finanziato da 20 organizzazioni partner di finanziamento (FPO) dei seguenti 18 paesi: Belgio, Brasile, Cipro, Egitto, Estonia, Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Israele, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Romania , Spagna, Sudafrica, Svezia e Tunisia e con il supporto della Commissione europea. Il budget totale stimato per questo bando per i progetti è di 19,3 milioni di euro.

 

Cronoprogramma
Apertura bando  – 19 February 2018
1° fase – Scadenza presentazione sintesi proposte: 24 April 2018, 17h00 (CEST)
2° fase – Scadenza presentazione proposte complete: 18 Settembre 2018, 17h00 (CEST)

 

(*) Ingegnere – Rappresentante per l’Europa nello Steering Committee della World Trade Point Federation  (WTPF) – Programma creato dall’UNCTAD),   Direttore Trade Point Ragusa

Questa relazione è stata presentata il 22 marzo 2018 al convegno di Mondohonline “Nuove resilienze metropolitane da patologie ed emergenze dell’acqua” – Link al video 

Le mele: i benefici per la salute

di Mondohonline

 

 

Le mele: i benefici per la salute

“Una mela al giorno toglie il medico di torno” recita un antico adagio popolare, che molti di noi conoscono.

Ma cosa rende questo frutto così speciale?

Quali benefici sono associati al loro consumo?

Una serie di studi suggerisce che le mele potrebbero essere uno degli alimenti più salutari da includere nella dieta quotidiana, in quanto, ricche di antiossidanti, flavonoidi e fibre alimentari possono contribuire a ridurre il rischio di sviluppare cancro, ipertensione, diabete e malattie cardiache.

Diamo un’occhiata a queste ricerche e ai possibili benefici per la salute da esse suggerite.

 

Benefici delle mele

  • Stato di salute del cervello

Uno studio del 2006 pubblicato sulla rivista Experimental Biology and Medicine ha scoperto che la quercetina (uno degli antiossidanti trovati abbondantemente nelle mele) è uno dei due composti che contribuiscono a limitare il fenomeno della morte cellulare causata dall’ossidazione e dall’infiammazione dei neuroni.

Un altro studio presentato nel corso della stessa conferenza e pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease ha suggerito che il consumo di succo di mela può aumentare la produzione nel cervello del neurotrasmettitore essenziale acetilcolina, con conseguente miglioramento della memoria nei topi sottoposti all’esperimento, che presentavano sintomi simili a quelli che compaiono in corso di Alzheimer.

Va notato comunque che entrambi gli studi sono stati finanziati dalla U.S. Apple Association e da altre associazioni americane legate al mondo della produzione delle mele.

Uno studio pubblicato nel Journal of Food Science nel 2008 ha inoltre dimostrato che l’inclusione di mele nella dieta quotidiana può proteggere le cellule neuronali dalla neurotossicità indotta dallo stress ossidativo e può svolgere un ruolo importante nel ridurre il rischio di disturbi neurodegenerativi come il già ricordato morbo di Alzheimer.

Infine, uno studio di coorte finlandese, condotto su 9.208 persone, per un periodo di 28 anni, ha dimostrato che coloro i quali avevano mangiato mediamente più mele durante questo lungo lasso di tempo, avevano un più basso rischio di ictus.

I ricercatori hanno concluso che l’assunzione di mele è correlata a un più limitato rischio di ictus trombotico.

 

Riduzione dei livelli di colesterolo cattivo

Un gruppo di ricercatori della Florida State University ha dichiarato che le mele sono un “frutto miracoloso”.

Un loro studio ha dimostrato infatti che il gruppo di donne più anziane che avevano mangiato mele ogni giorno per sei mesi presentavano, in media, livelli di colesterolo “cattivo” (LDL) inferiori del 23% e livelli di colesterolo “buono” (HDL) superiori del 4% rispetto al gruppo di controllo.

Riduzione del rischio di diabete

Le mele potrebbero anche aiutare a ridurre il rischio di diabete.

Un grande studio di coorte condotto su 187.382 persone, e basato a sua volta su tre distinte ricerche, ha rilevato che le persone che avevano mangiato tre porzioni alla settimana di mele, uva, uvetta, mirtilli o pera avevano un rischio inferiore del 7% di sviluppare il diabete di tipo 2 rispetto alla popolazione di controllo.

Prevenzione del tumore della mammella

Vi sono prove crescenti che suggeriscono che una mela al giorno può aiutare a prevenire il tumore della mammella, secondo una serie di studi condotti dal famoso ricercatore della Cornell University Rui Hai Liu.

Liu ha affermato che la sua ricerca dimostra che “un maggiore consumo di frutta e verdura, comprese le mele, fornirebbe ai consumatori più fenoli, che stanno dimostrando di avere importanti benefici per la salute. Vorrei incoraggiare i consumatori a mangiare ogni giorno più frutta e verdura, di ogni varietà. “

Mele e obesità

In uno studio pubblicato sulla rivista Food Chemistry nel 2014, un team di ricercatori ha analizzato il modo in cui i composti bioattivi di sette diverse varietà di mele – Granny Smith, Braeburn, Fuji, Gala, Golden Delicious, McIntosh e Red Delicious – hanno interagito con i batteri “buoni” (come lactococcus, lactobacillus e lactobacillus bifidus) dell’intestino di topi resi obesi da una dieta ipercalorica.

I ricercatori hanno scoperto che, rispetto a tutte le altre varietà di mele, le Granny Smith sembrano avere l’effetto più benefico sui batteri “buoni”, ipotizzando che i loro risultati possano portare a strategie che prevengono l’obesità e i suoi disturbi associati, tenuto conto che proprio l’equilibrio tra batteri “buoni” e cattivi” (clostridium perfrigens, staphylococcus, escherichia coli) è generalmente alterato nelle persone obese.

 

Rapporto nutrizionale

La composizione nutrizionale delle mele (con la buccia), in termini di macro e di micrunutrienti, per 100 grammi di alimento, è desunta dai database della USDA (U. S. Department of Agricolture), la più imponente a livello mondiale, in inglese, ed è riportata dalle tabelle sottostanti.

La composizione nutrizionale delle mele può essere confrontata con quella degli altri alimenti attraverso le tabelle nutrizionali degli alimenti USDA, ordinabili in senso ascendente o discendente per colonna e filtrabili attraverso un apposito box di ricerca.

In alternativa può essere utilizzata la tabella degli alimenti, in italiano, dello IEO (Istituto oncologico europeo).

Infine, la quantità e la varietà dei micronutrienti (minerali e vitamine) può essere valutata da un apposito indice (IDM: Indice di Densità dei Micronutrienti), che Mondohonline ha elaborato a partire dai database dello IEO.

Lo stesso indice è stato realizzato, in inglese, dai dati nutrizionali dello USDA.

Acqua (g) KCAL Proteine (g) Lipidi totali (g)
85,56 52 0,26 0,17

 

Cenere (g) Carboidrati (g) Fibre Zuccheri totali (g)
0,19 13,81 2,4 10,39

 

Acidi Grassi saturi (g) Acidi Grassi Monoinsaturi (g) Acidi Grassi Polinsaturi (g) Colesterolo (mg)
0,028 0,007 0,051 0

 

Calcio (mg) Ferro (mg) Magnesio (mg) Fosforo (mg)
6 0,12 5 11

 

Potassio (mg) Sodio (mg) Zinco (mg) Rame (mg)
107 1 0,04 0,027

 

Manganese (mg) Selenio (µg)
0,035 0

 

Vit. C (mg) Tiamina (mg) Riboflavina (mg) Niacina (mg)
4,6 0,017 0,026 0,091

 

Ac. Panototenico (mg) Vit. B6 (mg) Folati Totali (µg) Acido Folico (µg)
0,061 0,041 3 0

 

Folato DFE (µg) Colina (mg) Vit. B12 (µg) Vit. A (UI)
3 3,4 0 54

 

Vit. A RAE (µg) Retinolo (µg) Alfa Carotene (µg) Beta Carotene (µg)
3 0 0 27

 

Beta Cryptoxantina (µg) Lycopene (µg) Luteina + Zeaxanthina (µg) Vit. E (mg)
11 0 29 0,18

 

Vit D (mg) Vit. D (UI) Vit. K (µg)
0 0 2,2

 

Resilienze cittadine: riduzione del rischio di piene

– di A. Ceppi, G. Ravazzani, C. Corbari, G. Lombardi, L. Cerri, M. Mancini  (*)

Abstract

Nell’area di Milano e del territorio che si protende a nord verso le province di Varese, Como e Monza-Brianza, i danni da inondazione sono in crescita a causa dello sviluppo urbano che negli ultimi decenni ha occupato le aree prossime ai corsi d’acqua e degli impatti causati dai cambiamenti climatici sui processi meteorologici.

In questa situazione risulta fondamentale intervenire con sistemi di previsione di piena in tempo reale che, agendo in sinergia con le opere strutturali, permettono di ridurre i danni causati dalle piene, avvisando in anticipo la popolazione coinvolta dall’esondazione. Da alcuni anni un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano, in stretta collaborazione con la società MMI (Modellistica e Monitoraggio Idrologico), sta lavorando allo sviluppo di SOL, un sistema web operativo di monitoraggio e previsione di piena in tempo reale per l’area di Milano e di tutti i Comuni attraversati dai fiumi Seveso, Olona e Lambro.

SOL è un sistema software, che prevede con anticipo di 48 ore le possibili piene fluviali per i fiumi Seveso Olona e Lambro (cfr. acronimo), la cui tecnologia si basa sul funzionamento sequenziale di modelli di calcolo meteorologico, idrologico, di ingegneria idraulica e di visualizzazione su web-gis. SOL permette agli utenti (istituzioni, cittadini e attività commerciali presenti in aree a rischio di piena) di conoscere con anticipo come le precipitazioni previste da diversi modelli meteorologici producano piene pericolose rispetto alla capacità di smaltimento dei singoli tratti fluviali in funzione delle condizioni di umidità del suolo e delle opere idrauliche presenti sui singoli corsi d’acqua.

Il contributo della ricerca nella mitigazione e gestione del rischio alluvionale: dall’analisi dei processi ai parametri di progetto

La fragilità del territorio italiano è dovuta alle sue proprietà intrinseche: topografiche, morfologiche, geologiche e idrologiche, quest’ultime anche enfatizzate dai recenti cambiamenti climatici e da un’urbanizzazione sviluppatasi senza considerazione di tali proprietà. Ciò è avvenuto spesso perseguendo il consenso e l’appagamento immediato dei suoi abitanti a scapito della sicurezza, soprattutto sui tanti piccoli fiumi che caratterizzano il territorio italiano. Tanti edifici, tante infrastrutture e tante persone sono in aree idraulicamente pericolose e sono poco preparate a ridurre la propria vulnerabilità.

Si aggiungano a queste condizioni opere idrauliche esistenti, antiche, a volte anche progettate con criteri e ipotesi obsolete e caratterizzate molto spesso da poca manutenzione; difficoltà di realizzazione di nuove opere sui nostri territori che presentando elevata conflittualità ne allungano gli iter realizzativi; metodi di assegnazione dei nuovi lavori di progettazione e di realizzazione (l’ultimo miglio per la sicurezza) che per essere personalizzati trascurano di fatto la conoscenza a fronte di un falso e distorto vantaggio economico per l’amministrazione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: danni, morti, inammissibile frequenza di eventi calamitosi, azioni giudiziarie.

Cosa può fare la ricerca?

La ricerca può da un lato contribuire ad evidenziare la sempre maggiore differenza culturale tra quello che si potrebbe fare e quello che si fa, dall’altro può contribuire a migliorare la gestione e mitigazione dei rischi idrogeologici attraverso i suoi due pilastri quello della RESISTENZA (opere da fare e ammodernamento delle esistenti) e quello della RESILIENZA del territorio.

La resistenza alla piena si ottiene introducendo tecniche moderne per realizzare le nuove opere, adeguare quelle esistenti, ridurre gli afflussi nella rete idrografica. Gli argini, strutture antiche e che caratterizzano molto del nostro territorio di pianura, per esempio, andrebbero resi tracimabili senza che ciò ne comporti il crollo; le vasche di laminazione rese regolabili; la manutenzione fluviale considerata come un’opera idraulica necessaria e non come un accessorio di second’ordine; l’urbanizzato esistente reso più trasparente alle precipitazioni. Non opere grandi e di difficile realizzazione e gestione, soprattutto nei nostri territori “super affollati”, ma opere più piccole sopportabili (oggi si dice sostenibili) dal territorio destinate a contrastare eventi frequenti (quelli maggiormente influenzati dal cambiamento climatico) e meno estremi, contrastando questi ultimi con quelli che si chiamano interventi non strutturali anche noti come interventi di adattamento al cambiamento climatico.

La resilienza del territorio si ottiene rendendo il territorio meno vulnerabile all’evento calamitoso, ossia riducendo i danni con azioni di protezione preventiva quali: lo spostare le auto dalle strade che si allagano, l’attrezzare gli esercizi commerciali e le abitazioni con semplici strutture mobili che proteggano gli ingressi e i seminterrati, lo spostare merci e persone a livelli di sicurezza, il proteggere con paratoie mobili gli ingressi dei metrò, il cambiare la circolazione dei mezzi di trasporto pubblico di superficie. Azioni concettualmente semplici e intuitive attivabili dai singoli cittadini, ma che per attuarli richiedono tempo sufficiente e organizzazione. Il primo è fornito da sistemi di previsione di piena che informino la popolazione con anticipi utili all’attuazione delle misure di protezione preventive, attività questa anche in grado di sensibilizzare la popolazione (una popolazione attiva è meno vulnerabile di una impreparata), i secondi si ritrovano nei piani di emergenza comunale strumento importante dell’organizzazione emergenziale in cui in base all’individuazione dei processi pericolosi (le aree che si inondano ad esempio) sono forniti in modo semplice e diretto le azioni di protezione e autoprotezione delle infrastrutture, dei beni e delle persone.

Il sistema di previsione SOL

Proprio per quanto riguarda i sistemi di previsione idro-meteorologica, da alcuni anni un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano, in stretta collaborazione con la società MMI (Modellistica e Monitoraggio Idrologico), sta lavorando allo sviluppo di SOL e MoCAP, un sistema web operativo di monitoraggio e previsione di piena in tempo reale per l’area di Milano e di tutti i Comuni attraversati dai fiumi Seveso, Olona e Lambro.

E’ infatti noto, anche dalle esperienze di casi passati, che il monitoraggio del solo livello idrometrico quale precursore di un evento di piena risulta inadeguato e anche pericoloso in quei casi di corsi d’acqua i cui bacini idrografici hanno tempi di risposta alla sollecitazione meteorica brevi rispetto ai tempi di attuazione delle misure preventive ed è per tanto che il sistema SOL (Seveso-Olona-Lambro) implementato in tempo reale fornisce supporto decisionale di allerta per le previsioni degli idrogrammi di piena, che permette di eseguire in anticipo eventuali procedure di emergenza della protezione civile con l’obiettivo di mitigare il rischio di alluvione. La previsione di piena in tempo reale oggi si basa sull’integrazione di modelli di previsione meteorologica e modelli idrologici-idraulici fisicamente basati per aumentare l’orizzonte di previsione di eventi pericolosi e quindi di rendere attuabili tutte quelle azioni, anche dette misure di salvaguardia, che l’autorità competenti e cittadini in generale devono e possono eseguire al fine di ridurre i danni conseguenti a esondazioni di piena. Tali azioni di tipo temporaneo si attuano in fase di previsione di piena e permettono di ridurre il rischio o danno alluvionale diminuendo gli elementi esposti alle acque di esondazione e soprattutto la loro vulnerabilità. Esse perseguono l’obiettivo non di ridurre la pericolosità dell’evento calamitoso in sé, bensì di tenere beni e persone lontane dall’acqua di esondazione riducendo di fatto il danno atteso. Ciò si ottiene di fatto in modo complementare alle tradizionali opere di difesa strutturali delle piene, quali arginature, vasche di laminazione, canali scolmatori, ecc.

Pagina principale della web dashboard di SOL per la visualizzazione immediata della condizione di allerta mediante simboli colorati.

La pagina principale di SOL (Figura 1) mostra immediatamente la condizione di allerta mediante simboli colorati, secondo la scala: nessuna criticità (verde), criticità ordinaria (gialla), criticità moderata (arancione) e criticità elevata rossa).

L’utente che desidera approfondire l’analisi dell’evento in corso, può interrogare la piattaforma così da visualizzare, ad esempio, tutte le previsioni disponibili per una data sezione, secondo l’approccio noto in letteratura come analisi multimodello (Figura 2).

Fig 2. Pagina di approfondimento di un evento in corso che mostra l’analisi multimodello per la sezione di Bovisio Masciago.

E’ possibile, inoltre, visualizzare le mappe di previsione di precipitazione, le mappe di umidità del suolo e l’analisi nota come analisi dello shift, che permette di individuare possibili scenari di precipitazione prevista partendo da una sola corsa di previsione deterministica.

Il sistema MoCAP (Monitoraggio Comunale Allerta di Piena)

Gli eventi alluvionali più o meno gravi degli ultimi anni hanno messo in evidenza sempre di più la necessità del Comune di saper gestire l’emergenza a seguito di avvisi di allerta emessi dal Centro Funzionale delle regioni per situazioni meteorologiche avverse, che possono far prevedere fenomeni di piena più o mena intensa e come tali pericolosi per i territori comunali. Tale situazione viene oggi comunicata dal Centro Funzionale Regionale come fasi di attenzione, preallerta e allerta, sulla base dell’intensità dell’evento previsto, mettendo a loro volta in funzione attività “a cascata” della struttura di protezione civile secondo quanto indicato nel Piano di Protezione Civile Comunale.

La necessità di gestire l’emergenza sul proprio territorio impone al Comune di attivarsi per tempo già nelle fasi di attenzione nella consapevolezza che alcuni interventi preventivi previsti nel piano di Protezione civile in aree pericolose, quali avviso alla popolazione, per la maggior parte quella residente in particolari situazioni di pericolosità, chiusura di strade, attivazione di divieti di sosta, chiusura di accesso a stazioni metropolitane, riorganizzazione del trasporto di superficie, installazione di paratoie agli accessi, regolamentazione del traffico e degli esercizi pubblici, installazione di barriere diversive, richiedono un tempo di attivazione (ta), che deve sempre essere minore del tempo di previsione dell’evento pericoloso (tp), pena gravi danni alle persone e alle strutture. Si aggiungano a ciò una serie di azioni preventive di autoprotezione che i cittadini residenti nelle aree pericolose, o che in esse lavorano, possono adottare quali il parcheggio di automobili in aree non allagabili o a ridotta pericolosità di allagamento, l’istallazione di paratoie agli accessi di abitazioni o attività commerciali e lo spostamento di merci.

Per modulare opportunamente tali azioni la norma prevede che il Comune segua l’evoluzione della situazione di pericolosità prevista sul territorio di propria competenza predisponendo anche un monitoraggio della situazione idro-meteorologica in corso nei punti più significativi rispetto ai fenomeni di esondazione (punti critici).

Ai fini di migliorare tale monitoraggio e la gestione dell’emergenza si presenta il sistema messo a punto per rispondere alle esigenze delle situazioni di criticità del comune di Bovisio Masciago (MB) sul fiume Seveso a Nord di Milano. Il sistema MoCAP (Monitoraggio Comunale Allerta di Piena) prevede un monitoraggio in continuo consultabile via web su una piattaforma dedicata (dashboard) per un tratto fluviale effettuato con due misuratori di livello opportunamente scelti che permettono di misurare, oltre che i livelli idrometrici, la pendenza piezometrica e quindi fornire una stima della portata transitata in tempo reale. Inoltre, il sistema invia tra SMS/mail messaggi di warning agli operatori di protezione civile che vengono quindi informati in tempo reale della situazione idro-meteorologica in corso.

 

(*)  Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale (D.I.C.A.), Politecnico di Milano

Questa relazione è stata presentata il 22 marzo 2018 al convegno di Mondohonline “Nuove resilienze metropolitane da patologie ed emergenze dell’acqua” – Link al video 

Le mandorle: i benefici per la salute

di Mondohonline

Sebbene il campo della medicina continui a progredire e a svilupparsi in molteplici direzioni, nutrizionisti ed esperti di salute continuano ad evidenziare i benefici derivanti dall’assunzione di specifici alimenti.

In effetti, una dieta sana ed equilibrata, imperniata su alimenti semplici e diffusi universalmente, ha dimostrato di riuscire a ridurre il rischio di sviluppare obesità, malattie cardiovascolari e persino alcuni tipi di cancro.

Tuttavia, comprendere quali alimenti siano indicati per ottenere specifici benefici a volte può essere difficile, ed è per questo che Mondohonline, a partire da questo articolo, fornirà informazioni nutrizionali, perlopiù tratte da organi editoriali accreditati come il Medical News Today o dal Dipartimento Federale dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), su una serie di alimenti e sui loro potenziali benefici per la salute.

 

Le mandorle: i benefici per la salute

Le mandorle, semi commestibili del mandorlo, sono ricche di vitamine, minerali, proteine e fibre e sono associate a numerosi benefici per la salute.

Una sola manciata corrisponde al 12% circa del nostro fabbisogno proteico giornaliero. Possono essere mangiate da sole, crude o tostate e sono disponibili in preparazioni diverse: a lamelle o scaglie, come farina, burro, olio o latte di mandorle.

Si pensa che il mandorlo sia stato uno dei primi alberi ad essere coltivato, probabilmente in Giordania, tra il 3000 e il 2000 a. C.

I benefici per la salute derivanti dall’assunzione di questo alimento sono documentati da secoli, e la ricerca moderna ha avvalorato diverse di queste convinzioni ormai consolidate: ci sono pertanto molti buoni motivi per includere le mandorle nella dieta.

 

Benefici delle mandorle

Esistono numerosi potenziali benefici per la salute associati alle mandorle.

  • Mandorle e colesterolo

Uno studio pubblicato sul Journal of American Dietetic Association suggerisce che consumare le mandorle aumenta i livelli di vitamina E nel plasma e nei globuli rossi e abbassa anche i livelli di colesterolo. Secondo uno degli autori della ricerca (Ella Haddad, DrPH, RD, Loma Linda University, CA.): “Questo studio è importante perché dimostra che mangiare mandorle può aumentare significativamente i livelli di vitamina E nella dieta e nel sangue. La vitamina E è un potente antiossidante che difende quotidianamente le cellule dai danni e previene l’ossidazione del colesterolo che provoca l’ostruzione delle arterie. Una manciata di mandorle al giorno è un ottimo modo per ottenere la vitamina E di cui il corpo ha bisogno per stare in salute “.

 

  • Mandorle e rischio di cancro

Le mandorle potrebbero potenzialmente ridurre il rischio di cancro. Uno studio, pubblicato nel 2015 su Gynecologic and Obstetric Investigation, ha scoperto che gli individui che consumavano quantità maggiori di arachidi, noci e mandorle avevano il rischio di ridurre tumore della mammella di 2 – 3 volte. Gli autori hanno concluso che “le arachidi, le noci e le mandorle sembrano essere un fattore protettivo per lo sviluppo del cancro al seno”.

 

  • Mandorle e malattie cardiache

Le mandorle, insieme a noci e semi in generale, sono spesso associate a una riduzione dei livelli di lipidi nel sangue e, in generale, ad effetti positivi a livello cardiaco. Ci sono, in verità, alcuni studi che sembrerebbero indicare che includere le mandorle nella dieta può aiutare a ridurre il rischio di malattie cardiache, ma, nel complesso, le prove addotte a sostegno non sembrano comunque essere unanimemente accettate.

In uno di questi studi, pubblicato nel 2014 , è stato scoperto che le mandorle aumentano significativamente la quantità di antiossidanti nel sangue, riducono la pressione ematica e migliorano il flusso sanguigno, avvalorando la teoria che le diete mediterranee caratterizzate da un’ assunzione significativa di noci apportano grandi benefici alla salute.

  • Mandorle e vitamina E

Le mandorle contengono livelli relativamente elevati di vitamina E, sostanza ad attività antiossidante; la vitamina E aiuta a proteggere le cellule dal danno ossidativo e la sua assunzione è generalmente associata a un ridotto rischio di malattie come l’Alzheimer, di alcuni tipi di tumori e di cardiopatie.

Tuttavia, alcuni studi hanno rilevato un modesto aumento del rischio di tumore della prostata per maggiori consumi di vitamina E, mentre un documento pubblicato dall‘American Heart Association nel 2014 non ha riportato benefici significativi derivanti dal consumo della stessa vitamina nei confronti di malattie cardiache o ictus.

  • Mandorle e glicemia

Ci sono alcune prove che le mandorle possono aiutare a mantenere sotto controllo il livello di zucchero nel sangue. Si ritiene che questa capacità sia dovuta agli alti livelli di magnesio delle mandorle, che, in 60 grammi, contengono la metà della quantità raccomandata giornaliera di questo minerale.

In effetti, un terzo circa dei malati di diabete di tipo 2 circa presenta bassi livelli di magnesio, mentre uno studio ha dimostrato che in pazienti diabetici con bassi livelli di magnesio ai quali erano stati somministrati integratori del minerale si sono riscontati significativi miglioramenti nella resistenza all’insulina.

  • Mandorle e controllo del peso

Poiché le mandorle hanno un basso contenuto di carboidrati e un alto contenuto proteico e di fibre, danno un più prolungato senso di sazietà: ciò determina le condizioni favorevoli per ridurre la quantità di calorie in generale. Ci sono stati numerosi studi su mandorle e su diverse varietà di noci che dimostrano la capacità di questi alimenti di produrre un significativo e duraturo senso di sazietà.

Rapporto nutrizionale

La composizione nutrizionale delle mandorle, in termini di macro e di micrunutrienti, per 100 grammi di alimento (si tenga conto che una mandorla sgusciata pesa circa 1 grammo), è desunta dai database della USDA (U. S. Department of Agricolture), la più imponente a livello mondiale, in inglese, ed è riportata dalle tabelle sottostanti.

La composizione nutrizionale delle mandorle può essere confrontata con quella degli altri alimenti attraverso le tabelle nutrizionali degli alimenti USDA, ordinabili in senso ascendente o discendente per colonna e filtrabili attraverso un apposito box di ricerca (digitare “almonds” per “mandorle”).

In alternativa può essere utilizzata la tabella degli alimenti, in italiano, dello IEO (Istituto oncologico europeo).

Infine, la quantità e la varietà dei micronutrienti (minerali e vitamine) può essere valutata da un apposito indice (IDM: Indice di Densità dei Micronutrienti), che Mondohonline ha elaborato a partire dai database dello IEO.

Lo stesso indice è stato realizzato, in inglese, dai dati nutrizionali dello USDA.

 

Acqua (g) KCAL Proteine (g) Lipidi totali (g)
4,41 579 21,15 49,93

 

Cenere (g) Carboidrati (g) Fibre Zuccheri totali (g)
2,97 21,55 12,5 4,2

 

Acidi Grassi saturi (g) Acidi Grassi Monoinsaturi (g) Acidi Grassi Polinsaturi (g) Colesterolo (mg)
3,802 31,551 12,329 0

 

Calcio (mg) Ferro (mg) Magnesio (mg) Fosforo (mg)
269 3,71 270 481

 

Potassio (mg) Sodio (mg) Zinco (mg) Rame (mg)
733 1 3,12 1,031

 

Manganese (mg) Selenio (µg)
2,179 4,1

 

Vit. C (mg) Tiamina (mg) Riboflavina (mg) Niacina (mg)
0 0,205 1,138 3,618

 

Ac. Panototenico (mg) Vit. B6 (mg) Folati Totali (µg) Acido Folico (µg)
0,471 0,137 44 0

 

Folato DFE (µg) Colina (mg) Vit. B12 (µg) Vit. A (UI)
44 52,1 0 2

 

Vit. A RAE (µg) Retinolo (µg) Alfa Carotene (µg) Beta Carotene (µg)
0 0 0 1

 

Beta Cryptoxantina (µg) Lycopene (µg) Luteina + Zeaxanthina (µg) Vit. E (mg)
0 0 1 25,63

 

Vit D (mg) Vit. D (UI) Vit. K (µg)
0 0 0

 

Rischi

Vi sono potenziali rischi associati al consumo di mandorle; si tenga conto che l’allergia alle mandorle è abbastanza comune; i suoi sintomi possono includere:

  • Mal di stomaco o crampi
  • Nausea e vomito
  • Deglutizione difficoltosa
  • Diarrea
  • Dispnea

In caso di allergia alle mandorle è importante evitare qualsiasi prodotto alimentare che possa contenerle.

Le mandorle sono usate per realizzare la crema frangipane, il marzapane e le praline; si impiegano talvolta nella produzione di torte, biscotti, pane, cioccolatini, gelati e alcuni liquori.

 

Lombardia: le risorse idriche per l'agricoltura

Dal Convegno ‘Nuove resilienze metropolitane dalle patologie ed emergenze dell’acqua’ – Mondohonline, 22 marzo 2018

Sintesi dell’intervento  di Andrea Corapi (*)

Il complesso ed esteso sistema idrografico e idraulico permette di utilizzare in modo efficiente l’abbondante disponibilità di acqua presente nella regione.

Il sapiente utilizzo della risorsa ha contribuito allo sviluppo socio-economico della Lombardia, la cui agricoltura è tra le prime in Europa per qualità e quantità delle sue produzioni.

L’uso irriguo prevale sugli altri impieghi e risulta essere dell’84%; se invece si considerano anche le portate idriche oggetto di concessione per produzione di energia idroelettrica esso scende al 20%.

Per l’irrigazione l’86% dell’acqua è derivata da corpi idrici superficiali, il 12% da pozzi ed il 2% da fontanili. Prevalgono le derivazioni a gravità ed il trasporto dell’acqua con canali a pelo libero. Il reticolo idrico di bonifica e di irrigazione si stima essere di circa 40.000 km, dei quali 18.000 km circa gestiti dai consorzi di bonifica.

L’irrigazione è esercitata per lo più in forma collettiva da enti irrigui (consorzi di bonifica, di miglioramento fondiario, di irrigazione, ecc.), mentre le aziende agricole sono titolari di concessione solo per il 18 % ca. delle portate concesse.

La stagione irrigua decorre dal 1° aprile al 30 settembre, anche se l’irrigazione è cruciale nel periodo giugno/agosto. I metodi irrigui prevalenti sono lo scorrimento, la sommersione e l’aspersione. Soprattutto nelle coltivazioni ortofrutticole si applica anche la microirrigazione.  

I sistemi irrigui (opere di presa, rete di canali e metodi irrigui) complessivamente richiedono poca energia ed hanno una bassa efficienza di impiego dell’acqua, se valutata sul singolo campo irrigato. Se consideriamo il consistente interscambio tra le acque superficiali e quelle sotterranee, l’efficienza migliora sensibilmente a livello territoriale. La multifunzionalità delle opere e delle attività di bonifica e irrigazione è ormai riconosciuta e costituisce un valore molto apprezzato.

Pur rilevando complessivamente una buona efficienza nell’uso dell’acqua, si rendono comunque necessari interventi ed azioni, per adeguare il sistema delle risorse idriche ai nuovi scenari che si stanno prefigurando a causa dei cambiamenti climatici in atto, in coerenza con le indicazioni della pianificazione distrettuale e regionale, che hanno tra i propri obiettivi il risparmio e l’uso efficiente e sostenibile dell’acqua.

Lombardia, terra ricca d’acqua

La Lombardia possiede una conformazione geomorfologica e un sistema idrografico e idraulico (ghiacciai, invasi artificiali alpini, grandi laghi prealpini  regolati ed un fitto reticolo idrico naturale ed artificiale) che, unitamente alle abbondanti precipitazioni nelle aree montuose, le permette di disporre e di utilizzare enormi quantità di acqua per i vari usi. Nella pianura lombarda è presente una delle maggiori riserve idriche sotterranee d’Europa.

Il volume d’acqua annuo concesso (ca. 155 miliardi di mc) è 5 volte la quantità degli afflussi meteorici (ca. 27 miliardi di mc/anno). Questo è possibile perché la stessa acqua viene utilizzata più volte per il medesimo uso e/o per usi differenti. A tal fine sono importanti le restituzioni ai corpi idrici superficiali (uso idroelettrico, raffreddamento centrali termoelettriche, in parte uso irriguo) e i rilasci ai corpi idrici sotterranei (uso irriguo).

La rete dei canali e delle opere di bonifica e di irrigazione

L’irrigazione e la bonifica in Lombardia sono pratiche antiche. Il reticolo idrico artificiale, costruito nei secoli scorsi, è strettamente interconnesso a quello naturale e caratterizza in modo marcato il paesaggio e l’ambiente del territorio di pianura. Costituisce una solida base dello sviluppo socio-economico della Lombardia.

Importanti canali ed il sistema dei fontanili hanno infatti secoli di vita e presentano tracciati lunghi anche diverse decine di km:

Secolo X: Seriola Vetra

Secolo XII: Naviglio Grande Milanese, roggia Vettabbia

Secolo XIII: Canale Muzza

Secolo XV: Navigli Martesana, Bereguardo, Binasco-Pavia

Secolo XIX: Cavo Marocco, Naviglio Pavese, canale Villoresi

Nel XX secolo sono stati costruiti altri importanti canali irrigui (es. Canale Virgilio) e le principali opere di bonifica idraulica (impianti idrovori e relativi canali). Nella prima metà del ‘900 sono state realizzate le opere di regolazione dei grandi laghi prealpini

Cosa si sta facendo per  affrontare le situazioni di scarsità e per migliorare l’uso razionale ed efficiente dell’ acqua

Miglioramento del quadro delle conoscenze e potenziamento dell’attività di monitoraggio (disponibilità e utilizzo dell’acqua, lo stato qualitativo dell’acqua e dei corpi idrici, il rilascio del deflusso minimo vitale per le grandi derivazioni), la quantificazione dell’interazione tra le acque meteoriche e irrigue con quelle sotterranee, l’implementazione dei bilanci idrici;

Potenziamento delle azioni di governance (es. Osservatorio permanente degli usi idrici) a livello di distretto idrografico e regionale. Regione  Lombardia nel 2007 aveva costituito una Cabina di regia ed avviato l’attività che ha portato al Patto per l’acqua siglato tra i vari portatori di interesse e istituzioni nel 2009;

Approvazione ed attuazione della pianificazione in materia di risorse idriche e di bonifica ed irrigazione;

In situazioni di scarsità si interviene sulla gestione della risorsa, riducendo i prelievi ed allungando i turni irrigui, ecc.;

Modifica degli ordinamenti colturali e conversione dei metodi irrigui in coerenza con le indicazioni della pianificazione;

Interventi strutturali sugli impianti, manufatti e rete irrigua alla sua effettiva disponibilità (importante ammodernamento della rete e degli impianti);

Principali strumenti finanziari: fondi europei, statali, regionali, dei consorzi, ecc.

 

(*) Regione Lombardia – D. G. Territorio, Urbanistica, Difesa del suolo e Città Metropolitana

Link alla video-registrazione dell’intervento

 

Clima: cambiamenti nel tempo e impatto in agricoltura

Dal Convegno ‘Nuove resilienze metropolitane dalle patologie ed emergenze dell’acqua’ – Mondohonline, 22 marzo 2018

Cambiamenti climatici e risorse idriche per l’agricoltura – di Luigi Mariani (*)

 

Inquadramento storico del problema

Il clima del pianeta è in continuo mutamento per effetto di fattori naturali di tipo astronomico, geografico, oceanico, ecc. (Pinna, 2016). A tale variabilità naturale si sovrappone l’effetto antropico attraverso fenomeni quali i cambiamenti di uso del suolo e l’emissione in atmosfera di gas ad effetto serra (anidride carbonica, metano, ecc.).

In particolare negli ultimi 2 milioni di anni (quaternario) il clima del pianeta (in precedenza molto più caldo – figura 1) ha presentato caratteristiche oscillazioni con alternanza di lunghe fasi glaciali (le ultime delle quali sono le glaciazioni di Mindel, Riss e Wurm) e di più brevi fasi interglaciali, nell’ultima delle quali (Olocene) stiamo oggi vivendo.

Gli ultimi 4 interglaciali precedenti al nostro hanno goduto di temperature a tal punto superiori a quelle attuali da portare al totale scioglimento della calotta glaciale groenlandese (Mc Gregor et al., 2015) e a un livello del mare di 5-8 metri superiore a quello attuale (Antonioli e Silenzi, 2007) il che ci dimostra la potenza con cui si esprimeva la variabilità naturale in epoche in cui l’effetto antropico era irrilevante. Durante l’Olocene, dopo una fase molto calda fra 8000 e 5000 anni orsono e nel corso della quale è probabile che si sia avuta la quasi totale scomparsa dei ghiacciai alpini (Hormes et al., 2001; Goehring et al., 2011), le temperature hanno iniziato a calare con una discesa che, seppur temporaneamente interrotta da alcune fasi più calde (optimum miceneo, romano e medioevale), le ha portate a raggiungere il loro livello più basso nella Piccola Era Glaciale – PEG (1250-1850), epoca durante la quale le cronache narrano di gravissime difficoltà di approvvigionamento alimentare e di sopravvivenza per le popolazioni alpine e delle alte latitudini (Behringer, 2013).

Dopo il 1850 le temperature hanno ripreso a salire portandoci alla fase attuale di riscaldamento nella quale un contributo antropico significativo è rintracciabile soprattutto nell’incremento delle temperature globali registratosi dal 1977 ad oggi. In tal senso è utile segnalare che Ziskin & Shaviv (2012), applicando un Energy Balance Model hanno stimato che il 60% del trend crescente delle temperature osservato nel XX secolo è di origine antropica ed il 40% di origine solare.
Se osserviamo gli andamenti delle temperature europee dal 1655 al 2017 raffigurati in figura 2 (Mariani e Zavatti, 2017) troviamo riscontro a quanto detto in precedenza. Inoltre tale diagramma ci dà modo di evidenziare alcuni tratti caratteristici.

Anzitutto il periodo indagato è suddivisibile in tre fasi climatiche omogenee individuate grazie all’analisi di discontinuità e che vanno rispettivamente dal 1655 al 1709, dal 1710 al 1942 e dal 1943 ad oggi. Si noti poi che il 2017, con +1.38°C rispetto alla media 1961-90, si colloca al sesto posto fra i più caldi dal 1655 a oggi. Inoltre fra i 30 anni più caldi dal 1655, 6 ricadono nel XVIII secolo (1779, 1775, 1773, 1727, 1723, 1722), 11 nel XX (2000, 1999, 1997, 1995, 1994, 1992, 1990, 1989, 1949, 1934) e ben 14 nel XXI secolo. Peraltro la frequenza di anni caldi del XVIII secolo, alternati ad anni molto freddi, indusse lo storico del clima Emmanuel Leroy Ladurie ad intitolare Canicules et glaciers un testo del 2004 in cui affrontava il tema della PEG. Analizzando poi i 30 anni più freddi dal 1655 ad oggi si evidenzia che 10 ricadono nel XVII secolo (1674, 1675, 1684, 1688, 1691, 1692, 1694, 1695, 1697, 1698), 9 nel XVIII (1702, 1707, 1708, 1709, 1740, 1784, 1785, 1786, 1799), 11 nel XIX (1805, 1809, 1812, 1814, 1816, 1829, 1838, 1855, 1871, 1879, 1888) mentre nessuno è presente in XX (solo al 34° posto troviamo il 1940 ed al 39° il 1956) e XXI secolo. Anno più freddo in assoluto è stato il 1740 mentre solo al 19° posto si colloca il 1816, il famoso “anno senza estate”.

Uno sguardo complessivo alla serie storica europea 1655-2017 indica la presenza di una sensibilissima variabilità interannuale, con anni freddi che si alternano ad anni caldi, il che si traduce nel classico andamento a “dente di sega”. Tale variabilità è presente nell’intera serie e consente di contestare in modo immediato l’affermazione secondo cui il clima europeo prima dell’era dell’Anthropogenic Global Warming (AGW) fosse un clima più stabile. Giova altresì dire che la grande variabilità interannuale è frutto della circolazione generale e delle strutture di blocco responsabili dell’afflusso verso la nostra area di masse d’aria con caratteristiche peculiari (aria artica, polare e subtropicale nelle loro forme marittime e continentali).

Si osserva inoltre la presenza di una ciclicità pluriennale con cicli di durata media di 60-70 anni, messa in luce in figura 2a dall’interpolante a media mobile (linea nera). Tale ciclicità è effetto dei cicli caratteristici delle temperature dell’Oceano Atlantico e dell’intensità delle grandi correnti occidentali, maestoso fiume d’aria che scorre alle medie latitudini. La potenza di tale ciclicità pluriennale è notevolissima. Ad esempio dagli anni 50 agli anni 70 del XX secolo essa ha dato luogo al calo delle temperature europee, riportatesi su valori al di sotto della media dell’intera serie che è di -0.28°C di scostamento rispetto alla media 1961-1990 (figura 2b – linea verde).

 

Figura 2b – Change analysis eseguita con il metodo di Bai e Perron. In tal modo si individuano tre fasi climatiche omogenee separate da 2 breakpoints, il primo dei quali ha come anno più probabile il 1709 e il secondo il 1942. Si osservi inoltre che Il breakpoint più antico ricade con un 99% di probabilità negli anni compresi fra 1666 e 1755 mentre il secondo ricade con un 99% di probabilità negli anni compresi fra 1926 e 1956. In blu è la media dei tre sottoperiodi omogenei e in verde la media dell’intera serie.

 

Se ci riferiamo al periodo 1961-2017 possiamo rilevare che a livello europeo le temperature del sottoperiodo che va dal 1991 al 2017 sono di +1,0°C superiori a quelle del 1961-1990 (tabella 1).

Tale fenomeno trova perfetto riscontro a livello padano–alpino (come dimostrano i dati per l’area rurale circostante Milano riportati in tabella 1) ove le temperature più elevate sono all’origine di minori livelli di innevamento e di un sensibile arretramento delle masse glaciali alpine. Da rilevare inoltre un incremento sensibile nella frequenza delle ondate di caldo, tanto è vero che nell’area rurale prossima a Milano il numero medio di giorni annui con temperature superiori a 33°C è passato da 2.8 giorni del 1951-2000 a 11.4 giorni del 2001-2016 mentre il numero medio di giorni annui con temperature superiori a 35°C è passato da 0.3 giorni del 1951-2000 ai 2.7 giorni del 2001-2016 (Mariani, 2017).

Abbiamo fin qui parlato di temperature. Per quanto attiene invece alle precipitazioni, le stesse si mantengono su valori grossomodo stazionari a livello di valori medi annui (figura 4 e tabella 3). In particolare si noti che la tabella 3, riferita a 12 stazioni italiane con serie storiche lunghe, evidenzia la sostanziale stazionarietà delle precipitazioni del trentennio 1961-90 e del periodo 1991-2017 rispetto all’intera serie.

Figura 4 – Precipitazioni totali annue per tre stazioni storiche dell’area italiana

La stessa intensità (mm per evento) non manifesta incrementi rilevanti, come emerge dai diagrammi in figura 5, che illustrano l’intensità in mm per giorno piovoso nel periodo 1973-2017 per le tre macroaree dell’Italia del Nord, del Centro e del Sud dedotti dai dati delle 202 stazioni pluviometriche afferenti alla rete GSOD.

Tali valutazioni sono confermate dall’analisi statistica sulla significatività dei trend svolta con il test Z di Mann Kendall eseguito con il pacchetto statistico Makesens 1_0 (Salmi et al., 2002) (tabella 2).

Da tale analisi emerge che i trend per il periodo 1973-99 sono significativi solo per il Sud e per l’Italia nel suo complesso e non significativi per Nord e Centro. Non significativi sono inoltre tutti i trend per il periodo 2000-2017. In sintesi tali dati smentiscono gli allarmi relativi a incrementi “parossitici” delle intensità delle precipitazioni sull’area italiana. A risultati analoghi era peraltro giunto un mio lavoro scientifico riferito all’intero areale mediterraneo (Mariani e Parisi, 2013) e alla Lombardia (Parisi, Mariani e Cola, 2014). Preciso per completezza d’informazione che i lavori citati sono tutti riferiti a serie giornaliere. Dati diversi si potrebbero forse ottenere lavorando su serie precipitative orarie, le quali tuttavia presentano spesso forti limiti in termini di lunghezza e continuità della serie.

In sintesi dunque i dati presentati evidenziano che negli ultimi 50 anni il cambiamento climatico per l’area italiana si è caratterizzato per:

– aumento delle temperature medie annue di circa 1°C
– aumento della frequenza nelle ondate di caldo
– stazionarietà delle precipitazioni totali
– modesti incrementi nelle intensità medie giornaliere delle precipitazioni.

A ciò va aggiunto che al momento le evidenze di trend in crescita negli eventi estremi (tornado, cicloni tropicali, grandi alluvioni, ecc.) sono modeste come evidenzia lo stesso IPCC nella sua monografia sugli eventi estremi uscita nel 2012. Daltronde il miglior indicatore delle benignità sostanziale del clima attuale per l’agricoltura è dato dal trend delle rese ettariali medie globali dal 1961 al 2013 per le 4 colture responsabili di oltre il 60% dell’approvvigionamento di cibo a livello globale (mais, riso, frumento e soia).

Figura 7 – Rese ettariali del mais in Italia dal 1921 al 2009 (fonte: ISTAT)


Si noti il trend gradualmente crescente che non sarebbe possibile in presenza di cambiamenti climatici distruttivi. Inoltre a livello italiano un clima meno favorevole all’agricoltura non si concilierebbe con il trend decrescente dei rimborsi delle compagnie assicuratrici in agricoltura espressi in % rispetto ai premi versati dagli assicurati (figura 7).
 
 
Le conseguenze per l’agricoltura

L’aumento di 1°C delle temperature medie annue si traduce in:

– un modesto incremento dei consumi evapotraspirativi delle colture: da stime eseguite con il modello di Hargreaves e Samani i consumi evapotraspirativi medi annui della coltura di riferimento salgono da 1020 a 1039 mm (+2,8% pari a circa mezza irrigazione di aumento)

– un allungamento della stagione di crescita per le colture estive (periodo compreso fra ultima gelata primaverile e prima gelata autunnale) stimabile in 15-25 giorni, il che comporta il vantaggio di poter usufruire di varietà a ciclo più lungo e dunque più produttive

– un anticipo nella fenologia delle colture stimabile in 1-2 settimane, il che presenta svariati vantaggi (es. raccolta anticipata dei cereali vernini – frumento, orzo, ecc. – con possibilità di seminare in anticipo la coltura estiva successiva; raccolta anticipata per vite, melo, pero e cereali estivi con maggiori probabilità di sfuggire alla fase piovosa autunnale).

Si noti che parallelamente alla variabilità del clima si è assistito ad un sensibile miglioramento nelle agrotecniche e nella genetica (es: mais ibridi sempre più performanti) che almeno fino agli anni ’90 ha dato luogo ad incrementi produttivi considerevoli nelle grandi colture. Al riguardo in figura 6 sono riportati gli andamenti produttivi del mais in Italia dal 1921 al 2009 (fonte: ISTAT).
 

 
Figura 6 – Rese delle 4 colture che nutrono il mondo. Si noti il trend crescente che non sarebbe possibile in presenza di cambiamenti climatici distruttivi. Più nello specifico è triplicata per il frumento (da 1.24 a 3.26 t/ha = +200% = +3.8% l’anno), quasi triplicata per il mais (da 1.9 a 5.5 t/ha =+183% = +3.5% l’anno), più che raddoppiata per il Riso (da 1.9 a 4.5 t/ha =+140% = +2.6% l’anno) e più che raddoppiata Soia (da 1.2 a 2.5 t/ha =+119%=+2.3% l’anno)
 
Si noti l’enorme incremento produttivo: dalle 1.7 t/ha della decade 1921-30 alle 2.7 del 1951-60 alle 9.2 del 2000-2009. In sostanza negli anni più recenti si produce il 340% di quanto si produceva nella decade 1951-60, il che ha comportato un incremento analogo dei consumi irrigui (stanet la costanza del rapporto fra consumi idrici e produzione), per cui dove si facevano 1-2 irrigazioni se ne fanno oggi 6-8. Peraltro dal diagramma si nota anche la stasi nelle produttività del mais in atto dal 1995 e che non ha precedenti dal 1945. Tale stasi non è dovuta tanto al cambiamento climatico quanto alla scelta (a mio avviso sciagurata) di rinunciare all’uso di sementi OGM, con conseguente arretratezza tecnologica che .si traduce nel fatto che gli Stati Uniti, una volta sede di una maiscoltura estensiva e a basse rese, presentano oggi rese superiori a quelle italiane ed europee.
 
Tale fenomeno non dev’essere sottaciuto a minimizzato in quanto la scarsa produttività del mais e della soia ci costringe oggi ad importare il 35% dei mangimi con cui produciamo quelli che con il vino sono i nostri maggiori prodotti da esportazione (i due grana e i due prosciutti crudi), e i mangimi che importiamo sono i gran parte OGM, in perfetta analogia a quanto accade nel settore energetico per il nucleare.

Riflessi sull’agricoltura della nuova fase climatica in atto e scenari futuri

L’agricoltura irrigua è oggi fondamentale in termini di sicurezza alimentare globale in quanto occupa il 25% degli arativi ma è responsabile del 40% della produzione agricola globale. Pertanto non possiamo oggi permetterci di ridurre le superfici irrigue ma anzi dovremmo incrementarle con lo scopo di aumentare e stabilizzare le rese delle diverse colture (mais, riso, frumento, soia, ecc.).
 
Anzitutto credo utile segnalare che l’arretramento delle masse glaciali, qualora proseguisse in futuro, potrebbe mettere a repentaglio l’approvvigionamento idrico a scopi irrigui specie per quei fiumi (es. Dora Baltea, Sesia) che ricevono acqua direttamente dai ghiacciai senza l’intermediazione dei laghi prealpini. Meno problematica dovrebbe invece rivelarsi la questione nel caso in cui il sistema irriguo è rifornito dai grandi laghi prealpini (come nel caso della Lombardia) i quali di norma ricaricano le loro riserve anche durante il periodo estivo in virtù della buona piovosità dell’area alpina interna, la quale presenta un caratteristico massimo pluviometrico estivo.
 
Un eventuale incremento futuro del rischio climatico di siccità estiva in ambito padano potrebbe spingere ad estendere le colture di cereali vernini (in primis frumento, orzo e triticale) da
supportare se del caso con irrigazioni di soccorso. Al contempo potrebbero espandersi colture estive più parsimoniose in termini di consumi idrici rispetto al mais e al riso in coltura sommersa (penso a riso in coltura non sommersa, sorgo, girasole e soia). E’ questa una strada che porterebbe comunque a sensibili cali di resa rispetto a quelli offerti dal mais.
 
L’altra soluzione può essere quella di spostarsi verso sistemi irrigui più efficienti (microirrigazione, grandi ali piovane) e su questo parlerà il professor Maggiore. In complesso comunque è a mio avviso fondamentale per la nostra agricoltura riagganciare il treno dell’innovazione tecnologica nei settori delle genetica e delle tecniche colturali, innovazione che oggi si declina in agricoltura conservativa, agricoltura di precisione, difesa integrata delle colture e ricorso alle tecniche più evolute di miglioramento genetico.

Conclusioni

Abbiamo visto che il cambiamento climatico non è fin qui all’origine di problemi produttivi consistenti per la nostra agricoltura e più in generale per l’agricoltura mondiale e che la limitazione nelle risorse idriche che si manifesta in pianura padana è soprattutto da attribuire al rilevantissimo incremento di produttività registrato dagli anni 50 ad oggi. Tale vincolo può essere oggi superato grazie all’innovazione nelle tecniche irrigue e più in generale nelle tecniche colturali e nella genetica. L’innovazione è peraltro la miglior ricetta anche per disporre di un’agricoltura più resiliente rispetto ai cambiamenti climatici futuri e per dare ancora una volta ragione al professor Emmanuel Leroy Ladurie, secondo il quale la storia della civiltà umana è da un certo punto di vista la storia della lotta fin qui vittoriosa contro la dittatura del clima (Vasak, 2010).

 

(*) Università degli studi di Milano – DISAA; Società Agraria di Lombardia; Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura 

Link alla video-registrazione dell’intervento