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D. Mainardi: 

Acqua minerale: molto più di un semplice dissetante

Monitor Covid-19 - 28 novembre 2020

di Mondohonline

Monitoraggio del tasso di occupazione dei posti letto nei reparti Covid-19 e nelle terapie intensive e del tasso di positività dei tamponi nelle regioni italiane: aggiornato al 28 novembre 2020 (dati aggregati quotidiani Regioni/PPAA – Ministero della Salute – Istituto Superiore di Sanità).

Elaborazioni Mondohonline – per le fonti dei dati vedi qui

Reparti Covid

La tabella è filtrabile tramite l’apposito box di ricerca e le sue intestazioni sono ordinabili in senso crescente e decrescente.

RegioneRicoverati con sintomi: massimo numero di pazienti contemporaneamente ricoverati a marzo - aprile 2020Ricoverati con sintomi al 28 novembre 2020Posti letto totali reparti COVID-19% occupazione attuale posti letto COVID
Abruzzo36168078386,8
Basilicata6514231145,7
Calabria18341073355,9
Campania62221642.82676,6
Emilia-Romagna3.94426733.68172,6
Friuli Venezia Giulia2366041.29846,5
Lazio1.46833523.53594,8
Liguria1.1539681.26076,8
Lombardia12.07776166.369119,6
Marche1.0015711.05854,0
Molise355918132,6
P.A. Bolzano325409398102,8
P.A. Trento36040452776,7
Piemonte3.55347812.766172,8
Puglia64816751.93486,6
Sardegna1265441.25643,3
Sicilia56815192.24567,7
Toscana1.14915932.87255,5
Umbria17635165353,8
Valle d'Aosta13113066197,0
Veneto1.71826543.20882,7
Italia29.89933.29937.96087,7

 

Terapie intensive

La tabella è filtrabile tramite l’apposito box di ricerca e le sue intestazioni sono ordinabili in senso crescente e decrescente.

RegioneRicoverati in Terapia intensiva: massimo numero di pazienti contemporaneamente ricoverati a marzo - aprile 2020Ricoverati in Terapia intensiva al 28 novembre 2020Posti letto totali in Terapia intensiva al 9 ottobre 2020 compresi quelli gia' stabilizzati dal piano Arcuri% occupazione attuale posti letto Terapia intensiva
Abruzzo767713357,9
Basilicata19227330,1
Calabria234215227,6
Campania18118642743,6
Emilia-Romagna37524551647,5
Friuli Venezia Giulia615317530,3
Lazio20335674747,7
Liguria17911720956,0
Lombardia1.38191998393,5
Marche1698512766,9
Molise9123435,3
P.A. Bolzano65365565,5
P.A. Trento81425182,4
Piemonte453384367104,6
Puglia15920036654,6
Sardegna317317541,7
Sicilia8024753845,9
Toscana29727941567,2
Umbria48647091,4
Valle d'Aosta27142070,0
Veneto35630982537,5
Italia4.2733.7626.45858,3

 


 

A fronte di una crescita costante di nuovi casi di Covid-19, registratasi nelle ultime settimane, desideriamo proporre un monitoraggio puntuale del tasso di occupazione dei posti letto dei reparti deputati alla cura del Covid-19 e delle terapie intensive delle regioni italiane e delle due province autonome di Trento e di Bolzano, tenuto conto che proprio questi sono tra gli “Indicatori di risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari” citati nel Decreto ministeriale del 30 aprile 2020

Il Ministero della Salute, nel già citato decreto, per valutare i segnali di sovraccarico dei servizi sanitari, propone, in particolare, due criteri:

  1. I posti letto nelle “aree mediche rilevanti” (Pneumologia, Malattie Infettive e Tropicali e Medicina Generale) occupati oltre il 40%.

  2. I posti letto nelle terapie intensive occupati oltre il 30%.

Il numero dei posti letto dei reparti dedicati ai malati Covid-19 (Pneumologia – area medica cod. 68 – , Malattie Infettive e Tropicali – area medica cod.68 – e Medicina Generale – area medica cod. 26) secondo quanto definito dal Report di Monitoraggio 8 del Ministero della Salute è stato ricavato dal database ISTAT ed è riferito al 2018.

Il numero dei posti letto nelle terapie intensive è stato ottenuto dall’articolo del Sole 24 Ore del 13 ottobre 2020, che, a sua volta, cita fonti governative; la disponibilità totale italiana delle terapie intensive riportata nell’articolo (6.458) è riferita al 9 ottobre 2020 e comprende i posti letto già stabilizzati del piano Arcuri; prima di quella data si è tenuto conto dei dati ISTAT integrati però da quanto riportato dal Corriere della Sera il 29 aprile 2020 in merito alla realizzazione di ulteriori posti letto di terapia intensiva da parte delle Regioni nella fase più acuta della pandemia, che avrebbero dovuto portare il totale nazionale a 8.490 posti letto di terapie intensive; si tenga conto di tutto questo nella lettura del grafico.

Non è chiaro al momento quanti posti letto siano realmente operativi oppure no e si tenga anche conto che la situazione è in continua evoluzione.

Osservando le tabelle, si rileva che il numero massimo di pazienti ricoverati contemporaneamente nelle terapie intensive di ciascuna regione, riscontrato, almeno per il momento, nel periodo compreso tra il 24 marzo 2020 (Campania) e l’11 aprile (Lazio), ha superato, nel caso della Lombardia e della Provincia Autonoma di Trento, i posti totali disponibili.

Lo stesso è avvenuto nei reparti adesso destinati ai malati Covid-19, la cui disponibilità, nel periodo più critico della pandemia, è stata ampiamente superata in Emilia – Romagna, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta.


Per un ulteriore confronto proponiamo infine:

  • Il grafico dell’andamento giornaliero del tasso di positività dei tamponi (rapporto positivi/tamponi), su base nazionale, da inizio pandemia e la tabella del tasso di positività ai tamponi, riferito alla data odierna, su base regionale.
  • Le tabelle del tasso di letalità (grezzo e riferito alla data riportata nelle intestazioni) relativo alle regioni italiane e di alcuni Paesi europei ed extraeuropei, per un confronto del grado di efficienza dei diversi sistemi sanitari; per quest’ultima tabella, la fonte dei dati è la Johns Hopkins University (JHU), oltre che, per i dati demografici, Wikipedia.

Tamponi

La tabella è filtrabile tramite l’apposito box di ricerca e le sue intestazioni sono ordinabili in senso crescente e decrescente.

RegioneTamponi 28 novembre 2020Nuovi positivi 28 novembre 2020% Tamponi positivi
Abruzzo4.41053212,1
Basilicata1.58621513,6
Calabria3.20142613,3
Campania22.007272912,4
Emilia-Romagna17.241217212,6
Friuli Venezia Giulia15.00114329,5
Lazio28.49320707,3
Liguria4.7404549,6
Lombardia37.286461512,4
Marche2.97147315,9
Molise1.5411489,6
P.A. Bolzano2.38849420,7
P.A. Trento3.9542195,5
Piemonte18.434215711,7
Puglia10.032157315,7
Sardegna4.1893117,4
Sicilia8.777118913,5
Toscana16.37111967,3
Umbria4.2623488,2
Valle d'Aosta749729,6
Veneto18.307349819,1
Italia225.94026.32311,7

Tasso di letalità e numero di deceduti per 1.000.000 di abitanti

Le tabelle sono filtrabili tramite l’apposito box di ricerca e le sue intestazioni sono ordinabili in senso crescente e decrescente.

 

Italia

RegionePopolazione 01-01-2019Casi totali da inizio pandemia al 28 novembre 2020Deceduti da inizio pandemia al 28 novembre 2020Tasso di letalita'Deceduti per 1.000.000 di abitanti
Abruzzo1.311.58027.0568793,25670,2
Basilicata562.8697.8781421,80252,3
Calabria1.947.13116.1502721,68139,7
Campania5.801.692151.6711.5951,05274,9
Emilia-Romagna4.459.477119.1845.6844,771.274,6
Friuli Venezia Giulia1.215.22029.3958012,72659,1
Lazio5.879.082116.1982.3091,99392,7
Liguria1.550.64051.0112.3614,631.522,6
Lombardia10.060.574402.65921.5125,342.138,2
Marche1.525.27129.0361.2424,28814,3
Molise305.6174.5121132,50369,7
P.A. Bolzano531.17823.1575232,26984,6
P.A. Trento541.09815.2926294,111.162,5
Piemonte4.356.406164.3106.0703,691.393,4
Puglia4.029.05352.3111.4322,74355,4
Sardegna1.639.59120.7304322,08263,5
Sicilia4.999.89161.5241.4612,37292,2
Toscana3.729.641101.6402.5632,52687,2
Umbria882.01523.4303891,66441,0
Valle d'Aosta125.6666.4163104,832.466,9
Veneto4.905.854140.9723.6442,58742,8
Italia60.359.5461.564.53254.3633,47900,7

 

 

Mondo

StatoPopolazioneCasi totali da inizio pandemia al 25 novembre 2020Deceduti da inizio pandemia al 25 novembre 2020Tasso di letalita'Deceduti per 1.000.000 di abitanti
Francia68.303.2342.221.87450.7002,28742,3
Germania82.366.300995.87915.2101,53184,7
Giappone126.440.000137.7351.9831,4415,7
India1.380.004.3859.266.705135.2231,4698,0
Regno Unito67.545.7571.560.87256.6303,63838,4
Spagna47.431.2561.605.06644.0372,74928,4
USA329.311.76412.772.653262.2222,05796,3
Italia60.359.5461.480.87452.0283,51862,0

 

In Brasile, deforestazione fuori controllo

La pandemia da Covid 19, le sue conseguenze e le implicazioni per la salute e l’economia mondiale costituiscono gran parte della comunicazione quotidiana scritta e verbale: è certamente necessaria ma rischia di ricondurre ad una visione ‘orizzontale’ della vita odierna e di mettere in secondo piano le varie dimensioni del bene comune, ad esempio la tutela dell’ambiente.

Interessante in proposito il punto sulla deforestazione in Brasile, oggetto dell’intervista dello scorso agosto della rivista Ciéncia Hoje (**)  a Tasso Azevedo (*),   e proposta da Teresa Isenburg (***),  che ne ha curato la traduzione.

 

In Brasile, deforestazione fuori controllo

 – di Valquiria Daher

Ciéncia Hoje: Un recente rapporto di MapBiomas ha mostrato che il 99% della deforestazione in Brasile ha origine illegale, e che il 75% dei responsabili possono essere identificati. La deforestazione è fuori controllo?

Tasso Azevedo: Nel 2019 la deforestazione è aumentata in media del 30%, e il trend continua anche nel 2020. Era dal 2002/2003 che non si registrava un aumento simile. Nel constatare che il 99% della deforestazione presenta forti indizi di illegalità, abbiamo messo in luce che è una attività speculativa in quanto si fa attività illegale solo se il rischio di essere puniti è minore dei  benefici ottenuti.

Quali elementi indicano che esiste la percezione che il crimine conviene? In primo luogo la fiscalizzazione, che è stata indebolita: meno fondi per il settore, il che diminuisce il numero di operazioni; infatti la riduzione della capacità di fiscalizzazione ha come conseguenza, ad esempio,  di impedire la distruzione delle attrezzature usate nel crimine ambientale per il licenziamento di chi sta nella prima linea operativa.

Il secondo elemento è la questione fondiaria: è la prima volta, dall’ entrata in vigore della Costituzione del 1988, che il Brasile trascorre un intero anno senza delimitazione di Terre Indigene/TI. Il Presidente (Bolsonaro, ndr) dice in modo esplicito che nel suo governo non ci saranno delimitazioni, attaccando la Costituzione che definisce la delimitazione delle terre un diritto dei popoli indigeni e un dovere del potere esecutivo quello di garantirlo.  Non è un atto discrezionale. Il presidente inoltre ignora le Unità di Conservazione/UC. Così non solo non crea o delimita aree protette, ma ci sono proposte di rivedere i limiti di terre indigene e unità di conservazione già create. Questo dà un segnale  a chi invade tali aree, lasciando intendere che magari i confini potranno essere cambiati e che un’ occupazione illegale potrà essere regolarizzata.

Il terzo elemento è minare gli accordi settoriali di eliminazione della deforestazione dalla catena di produzione, come nel caso della moratoria della soia.

Sotto tutti questi aspetti abbiamo un governo che manda segnali di volere  la deforestazione; questo fino a poco tempo fa, quando la situazione si è incrinata per motivi economici.

Ciéncia Hoje: I meccanismi per punire la deforestazione illegale sono efficienti? Ci sono nuovi meccanismi in grado di frenare tale tendenza?

Tasso Azevedo: Esistono meccanismi  già in uso in passato, quando le condizioni tecnologiche erano inferiori. Per esempio, fra 2004 e 2012 il Deter, sistema dell’INPE/Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale rilevava che  il deforestamento aveva una risoluzione bassa, di 250/500 metri, cioè coglieva solo deforestazioni estese, inoltre forniva dati mensili sul tema. Con questo materiale tuttavia vennero realizzate centinaia di operazioni,  perché l’informazione era usata bene.  Oggi abbiamo Deter B, che ha una risoluzione di 30/60 m. e che produce informazioni quotidiane: il numero di operazioni di controllo e repressione è diminuito anziché aumentare. Inoltre fino al 2018 le amministrazioni che ricevevano le informazioni del Deter dovevano elaborare una relazione per indicare se la deforestazione era illegale,  sulle unità di conservazione, su chi era proprietario, ecc. Questo richiedeva ore e i funzionari inviavano circa 1000 rapporti all’anno, cioè meno dell’1% dei casi di deforestazione. Con il MapBiomas Alerta abbiamo automatizzato la procedura e l’anno scorso abbiamo generato 56.000 rapporti. Questi dati consentono di  colpire rapidamente le proprietà in cui si è avuta deforestazione illegale, crimine che  impedisce l’accesso al credito rurale e complica la commercializzazione della produzione.  Dunque  non c’è mai stata la disponibilità di tanta informazione qualificata  e gratuita per agire, eppure mai si è avuta una situazione in cui la possibilità di agire sia stata più ridotta.

Tre sono i pilastri per controllare la deforestazione: se il soggetto deforesta, sa che sarà colto sul fatto; se sarà individuato, ci saranno conseguenze; e anche se non sarà penalizzato, non potrà averne vantaggi economici perché  la produzione non sarà finanziabile  né acquistabile.

Ciéncia Hoje: Quali sono i danni economici dell’attuale politica ambientale nel paese?

Tasso Azevedo: Un conto  è il problema della deforestazione, ma con  un trend di riduzione e con l’interesse del governo ad affrontarlo. Nel 2008 e nel 2009 la deforestazione era vicina a quella attuale, tendente alla diminuzione e  con l’impegno del governo per questo obiettivo. Così la percezione dell’investitore, e della società in generale, era che il Brasile cercava di risolvere il problema. In tal senso era stato creato il Fondo Amazônia, finanziato con oltre un miliardo di dollari.  

Oggi è il contrario, e la preoccupazione mondiale per l’ambiente e la deforestazione  è  ancora più forte. Fra il 2010 e il 2015 centinaia di imprese si erano impegnate a eliminare la deforestazione dalla propria filiera produttiva entro il 2020. Il Brasile aveva come obiettivo una deforestazione pari ad un terzo di quella che invece vi sarà quest’anno. Quindi quello che oggi mostriamo all’estero è che in Brasile non c’è controllo, che l’obiettivo non sarà rispettato. L’atteggiamento del Presidente è che la deforestazione non è un problema, che se il garimpeiro (minatore illegittimo) invade una terra indigena, bisogna legalizzare il garimpo, non espellerlo. Quindi l’impressione all’estero è che  nessuno garantisca che la deforestazione non entrerà nella filiera della produzione. Nel fondo di investimento all’impresa che commercializza la soia, nessuno vuole essere messo in relazione con la deforestazione.

Questo è oggi il rischio del Brasile. Dal momento che c’è una crisi di fiducia verso l’ente regolatore, il governo, gli attori economici necessitano di salvaguardie maggiori per interagire con il paese, come la tracciabilità dei prodotti di tutti i fornitori. Le proprietà  in cui lo scorso anno c’è stata deforestazione non raggiungono l’1%, ma esse causano danno al restante 99%. Se l’atteggiamento del governo fosse di tolleranza zero con l’illegalità, questo non accadrebbe.

Ciéncia Hoje: Il modello spaziale della deforestazione rafforza la frammentazione della foresta amazzonica?

Tasso Azevedo: La frammentazione c’è in varie parti del territorio. La via alla deforestazione viene dall’esterno verso l’interno dell’Amazzonia, viene dai margini e entra dalle strade. Via via che si espandono le strade, nascono nuove aree di deforestazione. Dove ci sono più insediamenti, la frammentazione è maggiore, come un vestito di arlecchino. Un altro tipo di processo si verifica nella unità di conservazione  e nelle terre indigene, in cui la logica di protezione esige che si mantenga l’integrità degli ecosistemi in vaste aree, ma il processo di deforestazione mina  l’obiettivo della conservazione di grandi blocchi forestali. E ci sono alcune specie animali che hanno bisogno di grandi aree integre  per potere vivere e riprodursi. …  Inoltre vi è il fuoco: nella foresta amazzonica, tropicale umida,  il fuoco di origine naturale è un accadimento molto raro, avviene una volta ogni 5oo anni. Per questo la foresta non ha capacità per adattarsi al fuoco e si degrada. Quando si abbatte una foresta alta 30 metri, rimane uno strato di 4 o 5 metri di altezza di vegetazione tagliata che nel periodo secco viene incendiata. …

Ciéncia Hoje: Analizzando i sei biomi brasiliani, è possibile identificare aree più vulnerabili alla deforestazione e al degrado?

Tasso Azevedo: Amazzonia e Cerrado,  i biomi maggiori, ospitano oltre il 95% della deforestazione identificata in Brasile nel 2019. L’Amazzonia ha l’85% di copertura di vegetazione nativa, il Cerrado il 50/55%. Nella Mata Atlantica la copertura rimasta è del 29%, grazie ad una specifica legge di protezione. Gli altri biomi sono minori: la Caatinga è di foreste secche con dinamiche diverse, in rapporto all’area il Pantanal è molto colpito, nel Pampa, il minore bioma del paese, che interessa metà di Rio Grande do Sul, la preoccupazione è per l’espansione delle coltivazioni di eucalipto e pino.

Ciéncia Hoje: Come valuta la legislazione di protezione ambientale in Brasile?

Tasso Azevedo: Soprattutto dopo la costituzione del 1988 vari progressi sono stati fatti nella politica ambientale, ci sono stati momenti in cui essa quasi si è fermata, ma mai in precedenza c’è stato  un Ministero dell’Ambiente che lavora per ridurre la protezione ambientale. È la prima volta che succede.

Ciéncia Hoje: Come combattere il falso dilemma che oppone agribusiness a conservazione e lotta ai cambiamenti climatici?

Tasso Azevedo: La maggior parte dell’agricoltura brasiliana è ben fatta, ma può  avanzare molto. Se consideriamo quel 25% di coloro che producono con maggiore efficienza e produttività e applichiamo tali prestazione al resto del paese, sarebbe possibile raddoppiare la produzione rurale brasiliana senza occupare nessun ettaro in più. Anzi rimarrebbe spazio  per ripristinare i luoghi che richiedono conservazione prioritaria. Le questioni fondamentali per la sostenibilità dell’agricoltura brasiliana, oltre ad eliminare la deforestazione dalla filiera produttiva, sono di moltiplicare l’efficacia nell’uso del suolo, recuperare la aree di preservazione permanente e le riserve legali obbligatorie in base al codice forestale, incrementare le pratiche di agricoltura a basso carbonio, e ripensare l’agricoltura irrigua perché il 10% delle aree irrigate utilizzano il 70% dell’acqua del paese. Infine, ridurre l’uso di biocidi.

 

(*) Tasso Azevedo, ingegnere forestale, fondatore e direttore dell’Institute of Forest and Agriculture Management and Certification (IMAFLORA) del Brasile, coordinatore  di molteplici progetti fra cui MapBiomas, per la mappatura e copertura del suolo del Brasile.

(**)  Ciéncia Hoje, mensile di divulgazione scientifica collegato alla Società Brasiliana per il Progresso della Scienza/SBPC. L’intervista è stata pubblicata ad agosto 2020

 

(***) Teresa Isenburg, Facoltà di Scienze Politiche ,  Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano 

Nota: Su questa tematica mi permetto di segnalare uno studio richiesto dall’ ONU e realizzato da ricercatori di 12 paesi sotto la direzione dello scienziato Bernardo Strassburg della Pontifícia Universidade Católica  di Rio de Janeiro (PUC-RIO), in cui si documenta che il recupero del 30% delle aree degradate del pianeta consentirebbe di evitare l’estinzione del 71% delle specie minacciate. Gli  ecosistemi rigenerati  potrebbero assorbire 466 miliardi di tonnellate di CO2. Lo studio indica anche le principali regioni in cui il recupero ambientale avrebbe effetti maggiori identificando 2,9 miliardi di ettari di terre prioritariamente  recuperabili, distribuiti in tutti i biomi. Lo studio è pubblicato sulla rivista scientifica “Nature”.  – Teresa Isenburg. 

 

Acqua minerale: molto più di un semplice dissetante.

Donnas che beve - F. Botero

Donna che beve – F. Botero

di Daniela Mainardi (*).

In Italia si consumano più di 190 litri pro capite di acqua minerale l’anno, il numero di case produttrici è il più elevato in Europa e non è semplice districarsi tra le molte marche presenti sul mercato.

Spesso una particolare presentazione e una comunicazione creativa ci risparmiano dal verificare con attenzione quello che stiamo scegliendo. 

Se pensiamo però che il nostro corpo è formato per circa il 70% da questo elemento naturale che ci proviene anche dal cibo oltre che dalle bevande, capiamo anche quanto sia importante conoscerlo bene.

Come per la scelta più appropriata di ogni alimento, l’apporto del medico è sempre decisivo, ma ci sono alcune domande da non lasciare in sospeso:

Di quanta acqua ha bisogno il nostro corpo?

  • La quantità ottimale varia da persona a persona e dipende dal clima o dall’ambiente esterno, dall’eventuale attività sportiva e dalle condizioni generali dell’organismo.
  • L’equilibrio idrico medio in condizioni “normali” si raggiunge assumendo un quantitativo di acqua (minerale, potabile da rubinetto e da alimenti) compreso tra 1,5 e 2,5 litri al giorno ( per un soggetto in stato di salute normale a seconda dell’età, del sesso , della attività svolta e delle condizioni climatiche).

E’ meglio l’acqua minerale gassata o naturale?

  • L’acqua gassata può aiutare la secrezione gastrica ma può provocare gonfiore nel tubo gastrointestinale, e irritazioni. Nei casi di gastriti, iperacidità, ulcere, meteorismo e fermentazione intestinale è consigliabile sostituirla con acqua naturale.

Acqua fredda, fresca o tiepida?

  • Il consumo di un bicchiere di acqua tiepida al mattino favorisce la peristalsi intestinale quindi l’evacuazione, e l’eliminazione delle tossine attraverso la diuresi garantisce un beneficio a tutto l’organismo.
  • L’acqua fredda durante i pasti potrebbe bloccare la secrezione di enzimi utili al processo digestivo.
  • È buona norma consumare acqua semplicemente “fresca” anche d’estate .

Che cosa indicano le etichette?

etichetta acquaIl pH  (alla temperatura dell’acqua di sorgente) stima l’acidità,  va da 0 (massima acidità) a 14 (massima basicità); il punto intermedio 7  definisce la condizione di neutralità. Maggiore è il contenuto in anidride carbonica e solfati e minore sarà il pH (maggiore acidità).

La Durezza si esprime in gradi francesi (°F) , stima la presenza di calcio e magnesio. Più questo valore è alto e più l’acqua è ricca di questi micronutrienti. Non esiste un valore limite per la durezza né per le acque minerali, né per le acque potabili, anche se è preferibile non superare i 50 °F.

Il  Residuo Fisso è un parametro molto importante che  indica il contenuto in sali minerali:

  • Fino a 50 mg/L : minimamente mineralizzata. La mancanza di sali minerali, e in particolar modo di sodio, stimola la diuresi ed è particolarmente indicata per chi soffre d’ipertensione e nell’alimentazione dei neonati. E’ utile anche per prevenire la calcolosi renale.
  • Da 50 a 500mg/L: oligominerale o leggermente mineralizzata. Favorisce  la diuresi, contiene poco sodio e può quindi essere indicata nei casi di ipertensione. Viene  comunemente utilizzata durante i pasti.
  • Tra 500 e 1000 mg/ L : è mediamente minerale, il discreto contenuto in sali minerali la rende utile nell’alimentazione degli sportivi, specie nel periodo estivo. Non è consigliata alla presenza di calcolosi e disturbi renali. E in genere non deve essere bevuta in quantità eccessive (massimo un litro il giorno)
  • Oltre gli 1.000 mg/L : è ricca di sali minerali, è un’acqua terapeutica. Per evitare sintomi da sovradosaggio è bene acquistarla solo sotto consiglio medico. Ha un effetto diuretico inferiore, e può favorire la comparsa di calcoli renali. È sconsigliata in presenza di calcolosi e disturbi renali.

E’ possibile consultare tabelle riepilogative su una serie di indicatori (ph, residuo fisso, minerali, ecc.) delle più diffuse acque minerali italiane e delle acque del rubinetto di una serie di città del nostro Paese, perlopiù capoluoghi di provincia, realizzate sulla base del progetto Atlante Europeo dell’EuroGeoSurveys Geochemistry Expert Group (anno 2010). 

 Tutti i Sali Minerali fanno bene alla salute?

I sali minerali sono micronutrienti essenziali per il nostro organismo, ma se presenti in eccesso o in presenza di particolari disturbi e patologie, possono causare effetti indesiderati:

  • Nitrati , se presenti in più di 10 mg/l possono creare problemi, soprattutto ai lattanti o alle donne in gravidanza.
  • Solfati (400mg/l, sono il limite per le acque potabili), potrebbero causare effetti lassativi e irritazione gastrointestinale.
  • Sodio va evitato da chi soffre d’ipertensione: il valore massimo ammissibile per le acque potabili è di 200 mg/l, ma in commercio esistono acque con oltre 2000 mg/l.
  • Calcio, le acque calciche (tenore superiore a 150 mg/l) sono consigliate sia durante la gravidanza, sia in età avanzata per combattere l’osteoporosi, ma dopo aver sentito il parere del medico curante.

Come si conserva?

  • L’esposizione prolungata alla luce del sole può alterare l’acqua che, se ingerita, potrebbe disturbare la flora batterica.
  • Meglio bere a temperatura ambiente, ma se si tiene in frigorifero va chiusa con un tappo.
  • Va rispettata la data di scadenza scritta sulle bottiglie, che in genere è fissata in 1,5-2 anni dalla data di imbottigliamento.

 limonmenta

 

All’acqua  che si beve occorre fare  dunque molta attenzione. A noi spetta  il compito di trasformarla in fonte primaria per la nostra salute e utilizzare le sue potenzialità anche con una semplice e rinfrescante limonata fatta in casa.

 

(*) Daniela Mainardi,   Costellazioni salute – medico in  Milano – Terapie Nutrizionali

 

 

 

 

Per approfondimenti sulla composizione delle acque minerali si vedano le tabelle delle acque minerali di mondohonline.

Per approfondimenti sulla composizione delle acque del rubinetto di alcune città italiane si consultino invece le tabelle delle acque del rubinetto di mondohonline.

Infine, per approfondimenti sulle proprietà nutrizionali del limone si vedano le tabelle degli alimenti di mondohonline.

Ilemon tab

 

Web poetry lab: Fiume, di Aldo Sangalli

La Valle dell’Adda

    Acciottolato e muschi
    salgono dal fiume.
    Li sento sotto la suola
    e dentro.

    Dove sono?
    Mi cammino
    le salite
    ripide
                          
    a curve 
    tra le vene
    in quei luoghi
    dove il sangue scroscia
    dopo la diga
    in questo chiuso di me
    che frastuona
    dietro.



Aldo Sangalli

Crisi Covid-19, siamo stati lasciati soli

Lockdown a Milano (foto Corriere della Sera)

Dov’era lo Stato? Dove la Regione? Dove la Città Metropolitana?

 – di Giuseppe Longhi (*)

In tutte le circostanze più importanti, in tutte le crisi mondiali, in tutti i progetti d’innovazione, restiamo sempre ultimi. Ignoranza, incapacità e lentezza sono i difetti dai quali non riusciamo a correggerci.

A conclusione di Milano Data Week, vi propongo la mia relazione alla sessione “Una città aumentata civitas oriented” organizzata dal Center for Complexity Systems & Biosistems dell’Università Statale di Milano, con l’adesione di MondoHonline. Siamo stati lasciati soli dallo Stato e dalla Regione, senza attendibili dati sanitari e ambientali, e siamo stati lasciati soli dalla Città Metropolitana, sempre senza alcun dato a scala territoriale, sociale e ambientale.

Questa mancanza è il risultato di una serie di carenze culturali e politiche:

– poiché viviamo in sistemi, interconnessi, la cui materia prima è l’informazione, senza dati non c’è informazione, non c’è interconnessione. Siamo condannati all’isolamento di cui il lockdown è stata l’inevitabile conclusione;

– senza informazione non c’è predittività, per cui saremo sempre travolti da prevedibili e previsti eventi dirompenti;

– senza interconnessione e predittività non c’è resilienza, ossia capacità di gestire socialmente eventi complessi, da cui il cinico salto acrobatico dalla fase 1 alla fase 3, salviamo la vecchia produzione (forse), i cittadini anziani, poveri e con disagi siano sacrificati sull’altare di un’idea malata di economia.

In sintesi senza dati, informazioni, interconnessione, predittività e resilienza non c’è empatia, quindi c’è frattura fra gestione pubblica e cittadini.

Chi ci accompagnerà nei futuri eventi dirompenti?

Forse la Comunità europea, a condizione di comprendere il suo palinsesto fondato sul Green Deal, da attuarsi con il bilancio settennale 2021-2027 “EU Budget for the Future” e il programma straordinario per il 2020-2021 “Next generation”, destinato a favorire la ripresa dopo il crollo economico-sociale-ambientale causato dalla pandemia, dal cambiamento climatico, dalla perdita di biodiversità.

La Comunità dunque propone azioni eccezionali di stimolo, sollecitate dai Ministri dell’Ambiente di 17 paesi, che vanno oltre la ripresa fondata sull’usuale, con lo scopo di contrastare tre pandemie: sanitaria (una è in corso, ma altre sono prevedibili con aumento della frequenza), ambientale (per contrastare gli shock in corso del cambiamento climatico, e per affrontare il previsto collasso della catena alimentare entro 20 anni a causa della perdita di biodiversità), sociale (a causa del probabile collasso delle vecchie strutture gerarchiche di governo).

La programmazione comunitaria si basa sul Green Deal, un difficile tentativo di rendere operativi i parametri delle Convenzioni Internazionali sull’Ambiente, promosse dall’ONU, e sulla messa a punto delle opportunità del digitale in chiave civica (tentativo ancora più difficile). Le risorse con cui dare attuazione a tali programmi sono un ‘recovery’ immediato, per contenere i danni della pandemia, una quantità eccezionale di prestiti a condizioni ultra agevolate, per accelerare la realizzazione del Green Deal, cui si aggiunge il sistema resiliente di investimenti previsti dal bilancio ordinario settennale “EU Budget for the future”.

I processi che intende avviare la Comunità sono dirompenti e presuppongono, secondo il Green Deal, l’elaborazione nel periodo 2020-2021, di una serie impressionante di programmi operativi:

Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici;

Elaborazione della strategia per la biodiversità al 2030;

Piano inquinamento ‘zero’ di aria, acqua, e suolo;

Piano nazionale per l’energia e il clima;

Piani per la ristrutturazione edilizia e nuove normative per l’uso del suolo;

Piano nazionale di accorciamento della filiera “dal produttore al consumatore”;

Piani settoriali per l’economia circolare, con priorità ai settori tessile, edilizia, elettronica, materie plastiche;

Piano emissioni O per la siderurgia;

Strategia sostenibile e ‘smart’;

Piano di potenziamento delle ferrovie e della navigazione;

Piano di riforma della sanità per aumentare l’efficacia della risposta pandemica. Questo per accedere al Pandemic crisis support;

Piano di replica digitale in attuazione del programma “Ripartenza digitale”.

E’ facile osservare che il Green Deal presuppone un sistema organico di piani-riforme che coincidono con le riforme che non siamo stati in grado di realizzare finora, se è sempre utile ricordare il principio comunitario: no programma, no fondi, è da chiedersi come i nostri apparati culturali, amministrativi e politici potranno tenere il passo di tale organico sistema programmatorio, vista la loro storica inefficienza. Infatti, stiamo parlando di programmi la cui urgenza data almeno dall’inizio degli anni ‘70’ (Conferenza di Stoccolma sul Clima).

Il Green Deal è elemento noto, lanciato nel 2010 alla Conferenza di Toledo, con la mia relazione “Una rigenerazione urbana integrata”, ripreso da Mariana Mazzuccato durante la sua permanenza al CISE, e oggi dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, propone il passaggio da criteri di produzione meccanica a biologica, quindi una ristrutturazione sostanziale della base produttiva.

Chi nel nostro paese realisticamente è in grado di gestire tale passaggio? Chi ha tale volontà?

Sulle opportunità del digitale la Comunità intende chiudere il cerchio con il concetto di ‘Digital twin’, ossia di replica in digitale delle infrastrutture. E’ un avanzamento sostanziale per la democrazia, perché offre l’opportunità di una risposta civica sistematica alla predatoria azione delle major della comunicazione.

Ancora, chi nella nostra metropoli si farà carico di un processo d’innovazione di tale portata?

Parafrasando Sciascia: i programmi ci sono, i soldi anche, ma la mente, la mente….

Come ce la caveremo?

Ho chiarito che il centro della strategia della Comunità europea è la realizzazione di azioni strutturali per il cambiamento ambientale, economico e sociale per contrastare pandemie in corso e prevedibili, alla realizzazione di queste azioni è subordinata la concessione di finanziamenti. Questi ultimi, se pur a condizioni agevolate, sempre finanziamenti sono, quindi destinati a incidere pesantemente sul nostro debito, se non realizzano adeguati livelli di produttività. E’ bene ricordare che esistono anche contributi a fondo perduto, ma sono sempre subordinati alla realizzazione di riforme qualificanti.

Per cui, l’efficacia dell’azione comunitaria dipende dalla nostra autonoma capacità di avviare virtuose politiche dirompenti. Qui la realtà è amara, come ci insegna la storia:

  • nel 1947 c’è il Piano Marshall, l’Italia è l’unico paese fra i partecipanti (tutto il mondo occidentale) che non è in grado di sviluppare il proprio piano, verranno in soccorso i proff. Chenery e Clark dell’Università di Harvard;
  • nel 1969-1971 c’è il Progetto ’80, Ministero della programmazione economica. Accolto con il massimo scetticismo non vedrà mai un’applicazione operativa;
  • nel 1989 abbiamo la caduta del muro di Berlino, urgenza di una programmazione in base ai cambiamenti storici legati a quell’evento: progetto mai avviato;
  • nel 2000-2009 c’è il Quadro comunitario di sostegno per le regioni del Sud: circa il 50% dei fondi viene restituito;
  • nel 2020 ecco il Programma Green Deal e strumenti attuativi Piano Next Generation e EU Budget for the Future. Stiamo attendendo, se pur con ritardo, un adeguato livello di organizzazione e di risposta (e l’inciampo Colao non promette nulla di buono).

Data la storica ‘inefficienza’ nazionale, prevarrà la logica delle interdipendenze comunitarie, da cui dovremo affidarci a un tutoraggio della Germania?

Oppure, prevarrà la logica dei creditori finanziari, da cui un tutoraggio di Draghi, ma con l’incognita della lacuna operativo/programmatoria, che è stato il punto dolente del quantitative easing?

Un’utopia: prevarrà la logica della responsabilità nazionale, per cui i nostri operatori istituzionali faranno un passo indietro a favore di soggetti creativi, capaci di affrontare realtà impensabili?

Una speranza: impareranno i politici a imparare, quindi con modestia affronteranno il problema della loro educazione, per evitarci i quotidiani errori della loro obsoleta formazione lineare?

Sarà di tutto un po’, in un futuro sicuramente difficile, noi educatori possiamo offrire rigenerazione grazie a divulgazione del sapere e messa in rete di soggetti creativi, di cui l’incontro a Milano Data Week è un piccolo campione.

E’ tempo di costruire.

La realtà della pandemia ha ribadito una forza storica della metropoli lombarda, la ricchezza delle sua reti sociali (di volontariato, di non profit,….) e la capacità di collaborare fra cittadini, ma purtroppo questa forza non si è ancora consolidata in forme innovative di leadership, capaci di rigenerare un sistema democratico in forte affanno.

Ma l’adesione al Green Deal e ai suoi strumenti operativi (Bilancio 2021-2027 “EU Budget for the Future” e sua anticipazione “Next generation UE”), pone severi problemi di evoluzione dei modelli di governance, che sembrano fuori dalla portata dei soli apparati amministrativi, a livello politico e burocratico.

Almeno a scala metropolitana è auspicabile quindi da parte della pubblica amministrazione un’apertura coraggiosa alla capacità di gestione delle istituzioni non profit perché supportino:

  • una campagna di divulgazione delle implicazioni delle tre pandemie: sanitaria, climatica, della perdita di biodiversità;
  • azioni di supporto alle istituzioni nel collegamento operativo con l’UE, al fine di facilitare l’enorme lavoro programmatorio imposto dagli strumenti del Green Deal, “Next generation UE” e bilancio settennale;
  • azioni a supporto dei ‘silos’ finanziari chiamati ad attrarre e gestire risorse. Un’occasione unica per avviare una politica di investimenti sociali con priorità al coinvolgimento del risparmio dei cittadini, che assumerebbe così il ruolo virtuoso di bene comune.

L’adesione ai programmi comunitari richiede indubbiamente un ruolo attivo di supporto ‘civico’ alle amministrazioni centrali (non facile da gestire), ma sopratutto creatività nell’adattare gli obiettivi generali a quelli di un’auspicabile evoluzione della città metropolitana.

Rispetto a questo si possono individuare alcuni momenti:

  • ridefinizione della dimensione della metropoli, che non può essere ridotta al suo perimetro amministrativo, ma deve essere integrata con la dimensione dei flussi delle risorse naturali. Viene spontaneo quindi il riferimento del segno dell’acqua, naturale motore storico delle relazioni e della ricchezza metropolitana. Questa integrazione ricollega naturalmente la città metropolitana con la strategia UE, basti pensare all’indispensabile rilevazione del patrimonio della biodiversità, o alla rilevazione dell’autonomia alimentare metropolitana, che definirebbe nuovi livelli d’integrazione fra industria e natura;
  • sviluppo del sistema culturale metropolitano, con l’allargamento e il rinnovo delle reti di sapere, per superare uno stato di decennale stagnazione e contribuire attivamente allo sviluppo delle risorse umane;
  • abbassare l’impronta ecologica per riconciliare lo sviluppo metropolitano con la biocapacità e riscattare la folle corsa dell’aumento delle densità edilizie, che tanto ha contribuito al peggioramento delle condizioni ambientali metropolitane.

All’interno di questo si collegheranno i progetti prioritari per l’UE:

– della rigenerazione edilizia, destinata a chi ne ha veramente bisogno e con insediamenti a impatto zero;

– della rigenerazione del sistema sanitario, con la visione di nuove infrastrutture basate sulla miniaturizzazione – portabilità e accessibilità delle cure;

– delle smart grid, per un’accessibilità energetica a fonti rinnovabili di quartiere, che superi l’ottocentesco modello delle reti ‘pesanti’ di distribuzione;

– aumentare la democrazia: grazie all’attuazione dei processi “Digital Twin” la città metropolitana deve proporsi una evoluzione proattiva dei rapporti fra amministrazione e cittadini e garantire una gestione pubblica della ricchezza costituita dai dati.

L’adesione ai programmi comunitari diverrebbe così l’occasione per gli operatori sociali di definire una metropoli capace di nuove relazioni fra tutti gli ecosistemi, naturali, sociali, economici, per un rinnovo collaborativo della nostra democrazia.

(*) Urbanista Docente Universitario

Articolo pubblicato da Arcipelago Milano, 15.06.2020

Città aumentata - Civitas oriented

Gian Pietro Bassani in Africa

Commento di  Gian Pietro Bassani (*) al convegno   Città aumentata ‘Civitas Oriented’ – 29 maggio 2020  nell’ambito della Milano Digital Week 2020

Quando sento parlare di Civitas il mio pensiero va immediatamente a una comunità di persone e a questo associo l’idea di complessità. Complessità data da tutti i suoi elementi, percepiti in maniera chiara o che esistono nel mio inconscio (so che ci sono, ma non riesco a distinguerli, individuarli). L’elemento centrale di questa complessità è l’uomo, la persona, lui stesso sistema complesso, complessità nella complessità. Complessità, non complicazione.

Con questa premessa il dar vita a gruppi interdisciplinari è un passo fondamentale: mi permette di affrontare molti elementi di questa complessità e comprenderne le connessioni.

Ho seguito con interesse la discussione, sono stati affrontati vari elementi di questa complessità in maniera più o meno approfondita. Ma ho avuto la sensazione che ci si sia fermati alla superficie. C’è stato qualche timido tentativo di affondare il coltello nella piaga. Forse perché in questo gruppo manca qualcuno il cui “mestiere” sia affondare il coltello nella piaga? Forse perché tutti sono abituati a non invadere il campo altrui? Io faccio il patologo, io faccio l’urbanista, io faccio il politico, io faccio il pianificatore, ecc. Ma l’oggetto dell’indagine è fatto di elementi così distintamente separati?

Secondo me, per affrontare una questione il cui centro è la persona che vive la civitas, ci si è dimenticati di chi per mestiere indaga l’uomo nelle sue relazioni più intime.

Il prof.  Giuseppe Longhi ha citato Sciascia: “I soldi ci sono, ma la mente, la mente?” Voleva dire che per far fruttare i soldi ci vuole la mente? Io l’ho interpretata in un modo leggermente diverso: l’uomo, nella sua complessità, è la struttura della civitas, il resto è sovrastruttura; e noi stiamo guardando alla sovrastruttura (i soldi, i mezzi fisici), importante, ma sempre sovrastruttura. Dovremmo adattare la sovrastruttura alle esigenze della struttura.

È forse questo il richiamo  fatto da Carlo Alberto Rinolfi nel suo intervento, quando parlava di empatia, che richiama la parte non razionale (non irrazionale) della persona.

La prof.ssa Margherita Rossaro parlava di “stretta di mano” per marcare la fondamentalità del contatto fisico nella crescita della persona, contatto fisico che scatena un’infinità di emozioni e di reazioni. Solo accenni, l’analisi l’ho percepita sviluppata quasi esclusivamente sull’hw, e il sw?

La questione amletica (?) non è che cosa sia più importante, perché la questione è stupida! Sarebbe porre con termini moderni se è più importante il corpo o l’anima o se comanda il corpo o l’anima (sotto mentite spoglie il buon Menenio Agrippa imperversa sempre).

È un vecchio dilemma; è il pendolo che non raggiunge l’equilibrio; il dramma delle due culture, descritto da Peter Snow, fisico e romanziere, nel 1962 tra cultura umanistica e cultura scientifica. Riproposto da E. Morin in un libro del 2011. Dice Morin: “L’aumento spropositato delle informazioni e la diversificazione dei saperi sono tali per cui abbiamo bisogno di strumenti che ci permettano di trasformare informazioni e saperi in conoscenza padroneggiata e integrata. Inoltre, il sapere formalizzato è sempre più appannaggio degli specialisti e i problemi umani diventano sempre più materia sella competenza dei tecnici ed esperti. Il cittadino è spossessato. Questa deprivazione del sapere è compensata molto male dalla volgarizzazione mediatica e ciò pone il problema ormai capitale della necessità di una democrazia cognitiva.

È ormai essenziale superare il fossato che si è venuto a creare tra la cultura classica e quella scientifica. La cultura scientifica rifiuta sistematicamente le questioni filosofiche e non possiede strumenti per pensare se stessa. Quanto alla cultura umanistica tradizionale e alla filosofia, esse ignorano la scienza di oggi che può invece fornire loro la più importante materia di riflessione e di meditazione sull’universo, la vita, l’umano.”     Fine della lunga citazione.

In questo incontro si è materializza questa dicotomia! … e non ci sono stati molti sforzi per superarla. Dove sono i filosofi, non solo quelli accademici, dove i narratori (Cervantes, Manzoni, Dostoievski, Achebe, san Giovanni della Croce, e chi più ne ha più ne metta) che sono stati capaci di presentare la complessità e le contraddizione dell’uomo in maniera così profonda e comprensibili a tutti i lettori; capacità che manca a moltissimi uomini di scienza.

Si è parlato di velocità dell’innovazione e, quando Carlo Alberto Rinolfi ha presentato il  relativo grafico, mi sono ricordato la chiacchierata fatta in Costa d’Avorio con un tecnico del villaggio dove mi trovavo: gli avevo portato il pc a riparare e tra una chiacchiera e l’altra  mi ha detto che nel giro di una generazione erano sì passati dal tam-tam allo smartphone, però gli spiriti governavano ancora la nostra vita! ha aggiunto.

L’innovazione hw è stata velocissima, ma quella sw sembra avere tempi diversi; forse perché richiede un impegno e una convinzione personale? Non puoi comprarla al supermercato! Questi cambiamenti devono essere vissuti e il vivere richiede tempo, elemento del quale abbiamo perso il reale valore: in realtà il tempo è la nostra vera ricchezza, è solo nostro, ma una volta usato, bene o male che sia, non c’è più!

Ci vuole tempo per costruire l’uomo nuovo e qui entra in gioco l’educazione, di cui l’istruzione è parte. E l’educazione sta nella stretta di mano di cui parlava la prof.ssa Margherita Rossaro. E lì ci si è fermati!

L’innovazione ha bisogno d’istruzione, ma non è che creiamo automi? Perfetti conoscitori dei mezzi ma scarsi utilizzatori degli stessi al di là delle informazioni concesse? Rischiamo di creare dei modelli che si ritorceranno contro!

Lo vediamo nelle periferie: abbiamo fornito l’hw, molte volte un po’ grezzo, ma non il sw e i risultati sono sotto gli occhi di tutti (quelli che vogliono vedere). I boschi verticali, sempre che siano un modello, non sono disponibili per persone che in un anno di lavoro si possono comperare un solo metro quadro di questo modello (niente cibo, vestiti e altro per favore).

Devo ammettere che talora ho trovato fastidio: CIVITAS ORIENTED, la nuova luna. Ci viene proposta, ma l’attenzione è stata continuamente portata sul dito. Il vivere quotidiano, nei suoi aspetti, l’educazione (non l’istruzione) ci portano al contingente, all’immediato (basta vedere come l’economia che ci ha pervaso guardi all’adesso e subito); anche la pianificazione della quale ho sentito parlare, l’ho percepita come pensare non al domani, ma a questa sera, importante, ma limitante in questo progetto.

Per tornare al prof. Longhi: la mente, “questa sconosciuta”. Questo mi richiama  un opuscoletto di Severino “Cervello, mente, anima”; l’incipit è fantastico: “Davanti alla filosofia molti scienziati alzano le spalle”. Poi li giustifica, anche. Interessante comunque il richiamo ai concetti del titolo che richiedono una interazione tra filosofi e scienziati.

Percepisco questa carenza nell’incontro, che peraltro è stato molto utile per me; ha posto un percorso, presentato da angolature diverse, stimolando il pensiero.

Ho divagato, ma l’argomento è complesso e mi giustifico con una frase di un romanzo di Nooteboom: “L’arte della divagazione consiste in una intuitiva approssimazione alla complessità del reale.

Civitas oriented è anche un sogno e niente come l’affermazione di Wilde mi rende positivo: Vedo le cose e mi domando perché! Sogno le cose e mi domando perché no?

Grazie a chi l’ha organizzato e grazie a chi è intervenuto migliorando, spero, la mia educazione. La verità è fatta di tanti granelli, ne ho ricevuti un po’: compito mio metterli insieme!

 

 

(*) alias Tex Willer…

 

 

 

 

Post Covid19 - Le risposte dell'Unione Europea

 – di Maurizio Molinari  (*)

Dal convegno   Città aumentata ‘Civitas Oriented’ – 29 maggio 2020  nell’ambito della Milano Digital Week 2020

App di tracciamento

  • Le applicazioni per dispositivi mobili potrebbero svolgere un ruolo fondamentale nella lotta contro COVID-19
  • alcune questioni relative alla tutela dei dati sensibili degli utenti: il Parlamento europeo ha ricordato che ogni misura digitale contro la pandemia deve essere pienamente conforme alle norme sulla protezione dei dati e della vita privata. Inoltre l’uso delle applicazioni non dovrebbe essere obbligatorio e dovrebbero essere incluse clausole di durata massima in modo tale che le applicazioni siano disattivate non appena sarà finita la pandemia.
  • i dati devono essere resi anonimi
  • non devono essere conservati in banche dati centralizzate per limitare il potenziale rischio di abusi.
  • massima trasparenza sul funzionamento delle applicazioni, sugli interessi commerciali degli sviluppatori e sul ruolo delle applicazioni nel minimizzare il numero dei contagi.
  • le applicazioni devono essere interoperabili in modo tale che le persone possano essere allertate anche quando viaggiano in altri paesi dell’UE.

 Ricerca Vaccini

  • L’UE sta coordinando una risposta comune europea per affrontare l’attuale crisi causata dal coronavirus. Elemento chiave della strategia il finanziamento della ricerca e di progetti innovativi. L’obiettivo è quello di sviluppare un vaccino profilattico per prevenire la malattia e un vaccino terapeutico per il trattamento.
  • La risposta alla pandemia:
    1. La Commissione europea ha stanziato 48,25 milioni di euro per finanziare 18 progetti di ricerca nell’ambito del programma europeo Orizzonte 2020 per la ricerca e l’innovazione.
      Il 19 maggio 2020 sono stati aggiunti altri 122 milioni per la ricerca contro il Corona virus. A questi progetti collaborano 151 squadre di ricerca provenienti da vari paesi europei e non.
    2. Il 16 marzo, per velocizzare lo sviluppo di un vaccino contro il coronavirus, la Commissione europea ha offerto 80 milioni di euro in finanziamenti a CureVac, un’impresa tedesca che sviluppa vaccini innovativi. Il sostegno arriva in forma di garanzia dell’UE di un prestito della Banca europea per gli investimenti dello stesso importo, nell’ambito dello strumento di finanziamento InnovFin per le malattie infettive, nel quadro di Orizzonte 2020.
  • Programmi preesistenti – L’UE dispone di una serie di meccanismi di finanziamenti d’emergenza e di ricerca per gestire le crisi della sanità pubblica. Questi meccanismi sono già stati mobilitati per l’emergenza attuale:
    1. progetto PREPARE che ha l’obiettivo di sostenere la preparazione degli ospedali e migliorare la conoscenza delle dinamiche dell’epidemia,
    2. progetto European Virus Archive, una collezione virtuale di virus che fornisce ai ricercatori materiale utile per le diagnosi.
  • L’UE sostiene anche start-up e piccole e medie imprese (164 milioni) impegnate a sviluppare soluzioni innovative utili nella lotta contro l’epidemia:
    1. progetto EpiShuttle che sviluppa unità di isolamento specializzate e
    2. progetto m-TAP che lavora su una tecnologia di filtrazione dell’aria per rimuovere le particelle virali.
  • Appello alla mobilitazione mondiale per finanziare lo sviluppo di strumenti diagnostici e vaccini.
    Dal 4 maggio fino a fine mese, l’Unione europea e i suoi partner organizzano una maratona mondiale di raccolta fondi invitando stati e organizzazioni di tutto il mondo ad aiutare a raggiungere il traguardo di 7,5 miliardi di euro di finanziamento iniziale per lo sviluppo e la distribuzione di strumenti diagnostici, terapie e vaccini contro il coronavirus.
  • Piattaforma per la condivisione dei dati tra i ricercatori: per sostenere i ricercatori in Europa e nel mondo nella lotta alla pandemia del coronavirus, la Commissione europea in cooperazione con diversi partner ha avviato una piattaforma europea di dati su COVID-19 che consente una rapida raccolta e condivisione dei dati di ricerca disponibili.
  • Centro Comune di Ricerca (JRC) – Gli scienziati del Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione europea hanno definito un nuovo materiale di controllo che i laboratori possono utilizzare per verificare il corretto funzionamento dei test sul coronavirus ed evitare falsi esiti negativi.  Un materiale di controllo positivo garantisce che i test di laboratorio funzionano correttamente e sono armonizzati. In particolare, viene usato per evitare che un test possa dare un risultato negativo anche quando la persona è positiva. In pratica, il materiale di controllo definito dal JRC è una parte sintetica e non infettiva del virus. Il materiale di controllo definito dagli scienziati del JRC si basa su quella parte del  virus che è rimasta stabile dopo che il virus è mutato. I 3.000 campioni che sono ora disponibili rendono possibili controlli fino a 60 milioni di test in tutta Europa.

L’UE per i bisognosi e per gli invalidi

  • L’Unione europea si occupa da tempo di persone bisognose e degli invalidi, mettendoli al centro delle sue politiche sociali. Ha espresso la viva intenzione di non lasciarli indietro in questi tempi di crisi
  • Per i bisognosi viene ampliato ed esteso il Fondo di aiuti europei agli indigenti. Lo scopo è proteggere di più le persone a rischio povertà ed esclusione sociale.
  • Per le persone invalide l’UE si impegna a migliorare la loro situazione socioeconomica, a sostegno di questo intento viene messa in atto anche una strategia europea sulla disabilità.

 

 

(*) Responsabile Ufficio a Milano del Parlamento europeo

Link all’intervento di Maurizio Molinari

 

MR P. (PARKINSON) E IL CORONAVIRUS

Tramonto sul Golfo dei Poeti

EBBENE SI’, IN QUESTO PERIODO NON E’ STATO FACILE….NOI, GLI ELETTI CHE CONVIVIAMO CON MR P. = PARKINSON, NON ABBIAMO POTUTO USUFRUIRE DEI SUPPORTI FISIOTERAPICI E ALTRI AIUTI, CHE SONO MOLTO IMPORTANTI PER MANTENERCI IN MOVIMENTO.

DI MR P. NON SI PARLA TANTISSIMO, FORSE E’ PIU’ CONOSCIUTO L’ALZHAIMER , SE NE PARLA DI PIU’ PERCHE’ PIU’ DIFFUSO ( CHE GARA!)

TORNANDO A MR P. ED ALLA SOTTOSCRITTA, VI “CONFESSO “CHE CI CONVIVO DAL 2012. MI SONO ACCORTA CHE QUALCOSA NON ANDAVA PERCHE’ QUANDO NUOTAVO ANDAVO IN DIAGONALE, PUR FACENDO SEMPRE GLI STESSI MOVIMENTI CON LA STESSA FORZA E QUANDO ERO FERMA AL SEMAFORO IN MACCHINA MI “BALLAVA” UNA GAMBA !!!  (POTETE IMMAGINARE…BALLARE IN MACCHINA !!!)

DOPO VARIE VISITE HO AVUTO LA SENTENZA MA VI DEVO CONFESSARE CHE FINO AD ORA – DOPO OTTO ANNI – ME LA SONO CAVATA ED HO CERCATO DI CONTINUARE A SEGUIRE LE ATTIVITA’ CHE HO SEMPRE FATTO, SI FA PIU’ FATICA PERCHE’ SI E’ PIU’ DEBOLI.

NON VOGLIO TEDIARVI MA VI DICO IN PAROLE SEMPLICI CHE MR P. NON TI FA PIU’ PRODURRE LA DOPAMINA CHE E’ UN NEUROTRASMETTITORE CHE MANDA GLI ORDINI AI MUSCOLI.

PUO’ ATTACCARE IN DIVERSI MODI :

*             C’E CHI E’ PIU’ LENTO IN TUTTI I MOVIMENTI = BRADICINESIA

*             C’E CHI BALLA/TREMORE = TREMBLING

*             C’E CHI SI BLOCCA =FREEZING

*             C’E CHI FATICA A PARLARE O A DEGLUTIRE

E CHI NE HA …PIU’  NE METTA.. DIPENDE DOVE IL NOSTRO CARO MR P. SI VUOLE INSTALLARE ! E DISTURBARE!

PER IL MOMENTO – ANCHE SE SI STANNO SVOLGENDO TANTI STUDI IN TUTTO IL MONDO – L’UNICO AIUTO E’ LA LEVODOPA, CHE E ‘ DOPAMINA ESTRATTA DA UN TIPO DI FAVA CHIAMATA “MUCUNA PRURIENS”; SI UTILIZZANO ANCHE DOPAMINA-AGONISTI (FARMACI CHE AIUTANO A PRODURRE NOI STESSI DELLA DOPAMINA).

SI FANNO DEGLI INSERIMENTI DI MICROCHIPS SOTTOCUTANEI PER STIMOLAZIONI CEREBRALI, SI STUDIANO VACCINI E L’INNESTO DI CELLULE STAMINALI E TANTO ALTRO, MA AL MOMENTO SI UTILIZZA SEMPRE LA LEVODOPA.

E’ MOLTO IMPORTANTE LA FISIOTERAPIA PER MANTENERE I MUSCOLI IN MOVIMENTO E NON BLOCCARSI …COSA MOLTO COMPLICATA IN QUESTO PERIODO DI CHIUSURA DI TUTTE LE STRUTTURE ADDETTE….

TORNANDO A ME, I PRIMI TEMPI NON E’ STATO FACILE PSICOLOGICAMENTE, MA RIESCO ANCORA A FARE TUTTO.

CON GLI ANNI HAI PIU’ BISOGNO DI LEVODOPA E QUESTO PUO’ AVERE DEGLI EFFETTI COLLATERALI, AD ESEMPIO MOVIMENTI INVOLONTARI, DISCINESIE.

IO POI HO BISOGNO DI TANTA FISIOTERAPIA PERCHE’ ….PER NON FARMI MANCARE NIENTE …MI SONO ANCHE ROTTA IL COSIDDETTO “OSSO DEL COLLO“ CADENDO DALLE SCALE, SEMPRE NEL 2012 MI HANNO INSERITO DELLE PLACCHE DI TITANIO PER SOSTENERE LE VERTEBRE CERVICALI.

IN QUESTO CASO IL POVERO MR P. NON C’ENTRA, DEVO DIFENDERLO.

SAPETE, PER MOLTO TEMPO CERCAVO DI NON PARLARNE, TENERLO NASCOSTO – COME SE FOSSE UNA COLPA – POI MI HANNO AIUTATO ED HO INCONTRATO ALTRE PERSONE CON LO STESSO PROBLEMA. SONO STATA COME INTERNA UN MESE PRESSO IL FERB (Fondazione Europea di Ricerca Biomedica) NELL’OSPEDALE DI CERNUSCO S/N. E’ STATA UNA ESPERIENZA POSITIVA CON PERSONE ARRIVATE DA TANTE REGIONI E DIVENTATE POI AMICHE.

SI SVOLGONO TANTE ATTIVITA’ DI FISIOTERAPIA, DANZATERAPIA, MUSICOTERAPIA, TERAPIA OCCUPAZIONALE, SI IMPOSTA ANCHE UNA DIETA PERCHE’ L’ALIMENTAZIONE E’ MOLTO IMPORTANTE PER LA COMBINAZIONE CON I FARMACI. HO AVUTO UN SUPPORTO PSICOLOGICO E GLI SPECIALISTI TENEVANO ANCHE DEI CICLI DI INCONTRI SOLO CON I FAMIGLIARI PERCHE’ ANCHE LORO DEVONO CONVIVERE CON MR P.

MI SONO “FORZATA“ A SCRIVERE DI MR P.  PERCHE’ VORREI FARLO CONOSCERE DI PIU’, VORREI AIUTARE CHI LO CONOSCE PERSONALMENTE O TRAMITE AMICI O FAMIGLIARI. E’ IMPORTANTISSIMO NON CHIUDERSI IN SE STESSI E “PIANGERSI ADDOSSO”.

BISOGNA STARE CON GLI ALTRI, PARLARE, CONDIVIDERE LE EMOZIONI.

VI DIRO’ CHE QUANDO VADO AL FERB (1) GENERALMENTE IN OTTOBRE (COME IN COLLEGIO), CI RITROVIAMO DA TUTTA ITALIA (PUGLIA, ROMAGNA, LAZIO, TOSCANA, ECC.) E PUR FACENDO TUTTE LE TERAPIE DI PROTOCOLLO, ORGANIZZIAMO TORNEI DI CARTE, TOMBOLE, PER HALLOWEEN (dolcetto o scherzetto), MOSTRE DI PITTURA O ALTRE CREATIVITA’:  DICONO CHE LA DOPAMINA STIMOLA LA CREATIVITA’???

TUTTO QUELLO CHE RICAVIAMO VIENE DEVOLUTO ALL’ A.I.P. MILANO (ASSOCIAZIONE ITALIANA PARKINSON).

IN GENERE IN OTTOBRE/NOVEMBRE SI SVOLGE LA GIORNATA ITALIANA PARKINSON: SI ORGANIZZANO INCONTRI SU MR P. CON PAZIENTI, FAMIGLIARI E TUTTI GLI ADDETTI, MEDICI E ASSISTENTI.  A SEGUIRE UN NOTEVOLE HAPPY HOUR.

Peonie

INSOMMA ECCO QUI, SPERO DI NON AVERVI DEPRESSO  NON ERA IL MIO INTENDIMENTO, SI VA AVANTI ED IO CERCO DI CONTINUARE A STARE IN CONTATTO CON TANTA GENTE, SOPRATTUTTO CON LE AMICHE, ASSOCIAZIONI DI DONNE, GRUPPI DI LETTURA E PITTURA.

AMO DIPINGERE A OLIO, UNA TELA BIANCA E ‘ UN MONDO DA INVENTARE.

HO UNA FIGLIA E DUE MERAVIGLIOSE NIPOTINE MA….ABITANO IN FRANCIA E PER VARIE RAGIONI, ANCHE DI SALUTE,  NON LE POSSO VEDERE SPESSO E QUESTA E’ UNA DELLE COSE CHE PIU’ MI RATTRISTA, VORREI ESSERE UNA NONNA SPRINT MA ……

DULCIS IN FUNDO DEVO AMMETTERE CHE LA MIA DOLCE META’ E’ PRESENTE – CI AIUTIAMO A VICENDA – ORMAI SONO 44 ANNI DI CONVIVENZA!!!!!

CILIEGINA SULLA TORTA, SAPETE CHE HANNO CONVISSUTO CON MR P. ANCHE  LEONARDO, TIZIANO, CHAPLIN, TRUMAN, ROOSEVELT, NATTA, DALI’, MUHAMMED ALI, IL CARDINALE MARTINI E PAPA WOJTYLA. E TANTI ALTRI, QUINDI ..SONO IN BUONA COMPAGNIA.

CHI MI CONOSCE SA CHE VOGLIO “SFIDARMI” E ORA IL MIO MOTTO E’:  PERCHE’ NO ???

FACCIAMO SEMPRE QUELLO CHE CI SENTIAMO, OGNI LASCIATO E’ PERSO.

SEMBRA BANALE MA, VI ASSICURO, NON LO E’.

VI VOGLIO BENE. 

firmato : MRS PARKINSON.

Se preferite : Sig.ra Parkinson

CORDIALMENTE. 

 

 

(1) FERB – FONDAZIONE EUROPEA RICERCA BIOMEDICA RIABILITAZIONE SPECIALISTICA NEUROMOTORIA – CERNUSCO S/NAVIGLIO