Newsletter

Vuoi essere aggiornato sui nuovi articoli e sulle nostre attività?

Iscriviti alla nostra Newsletter

L'editoriale

barra1

 

C. A. Rinolfi: 

La miniera sotto i piedi di Milano

 

Green Economy

barra1

 

franca castellini_2F. Castellini Bendoni: 

L'acqua va in città - Il caso di New York

 

Biotecnologia e Nutraceutica

barra1

 

A. Viglia: 

Acqua: questa sconosciuta

 

Nutrizione e omotossicologia

barra1

 

D. Mainardi: 

L'acqua "vegetale" e il Piatto della Salute

Esposizione umana al Bisfenolo A

Esposizione umana al  Bisfenolo A e il “fenotipo di diabesità” – di Simona Bertoli, Alessandro Leone,  Alberto Battezzati  (*)

Nota della Redazione Mondohonline: Il Bisfenolo A (BPA) si trova in molti oggetti di uso alimentare comune e quotidiano: bottiglie di plastica, rivestimenti di contenitori di prodotti alimentari, lattine per bibite e cibi in scatola, ma anche in prodotti cartacei, come la carta termica degli scontrini. Il BPA è una sostanza chimica utilizzata come base per produrre plastiche in policarbonato e resine sintetiche.

La normativa in vigore ne regola la quantità che gli oggetti possono contenere, ma studi e ricerche stanno approfondendo i potenziali rischi di questo composto organico per la salute umana: in particolare sembra che esso potrebbe interferire sul funzionamento normale del sistema endocrino:  ne sono state riportate criticità per fegato, reni e ghiandole mammarie. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) da gennaio di quest’anno ha avviato una consultazione pubblica sulla bozza di un documento sui rischi per la salute umana collegati all’esposizione al bisfenolo A, proveniente da fonti eterogenee. A conclusione di questi studi verrà emesso un parere finale con le relative raccomandazioni.

Ecco quindi l’importanza del punto sulle ricerche in materia prese in esame dall’Università di Milano e che qui riportiamo, dove l’argomento è trattato in profondità

Sintesi

Il Bisfenolo A (BPA), un disgregatore endocrino noto, è un contaminante alimentare sospettato di essere un fattore che contribuisce all’attuale aumento dell’obesità, del diabete e della malattia cardiovascolare. Questo problema è di crescente interesse per la ricerca sul  diabete ed è diventato una questione importante per le agenzie di regolamentazione e le industrie alimentari. 

Recentemente, il numero di studi sul BPA è aumentato in modo esponenziale, ma esistono ancora molte lacune nella conoscenza della relazione tra l’esposizione effettiva al BPA e il rischio cardiometabolico e le modalità di assorbimento nell’alimentazione, che impediscono giudizi corretti sui rischi per la salute umana. 

Questo articolo si concentra sull’associazione tra l’esposizione umana al BPA e l’obesità, la funzione tiroidea, il diabete, la resistenza all’insulina, la sindrome metabolica, le malattie cardiovascolari e il contenuto di BPA negli alimenti. Molti studi a campione indicano, talvolta in contraddizione, un effetto negativo dell’esposizione BPA per obesità, diabete e malattie cardiovascolari. Alcuni studi prospettici sostengono un effetto negativo dell’esposizione di BPA su tali patologie. Inoltre, non sono stati condotti studi d’intervento per valutare la causalità di tali associazioni. Ciò è dovuto principalmente alla mancanza di un adeguato database del contenuto di BPA negli alimenti, ostacolando così ogni stima della normale assunzione di BPA.

Introduzione

La prevalenza dell’obesità, del diabete e della malattia cardiovascolare (CVD) ha raggiunto proporzioni epidemiche a livello mondiale e continua ad aumentare. I dati provenienti da diverse regioni in tutto il mondo suggeriscono che più di 1 adulto  ogni 5 ha una sindrome metabolica, una predisposizione alle malattie sopra menzionate. Anche se la patogenesi è multifattoriale, il grasso viscerale in eccesso e l’azione difettosa dell’insulina costituiscono i fattori di base della malattia. Le “due maggiori cause” sembrano essere l’eccesso alimentare e uno stile di vita sedentario, per cui la maggior parte della ricerca e degli sforzi terapeutici sono stati focalizzati sul controllo dell’assunzione di cibo, sull’incremento del dispendio energetico e sul miglioramento dell’azione dell’insulina. Il fallimento di questi sforzi nel rallentare il tasso epidemico crescente ha portato i ricercatori più autorevoli a rivolgere la loro attenzione a ipotesi alternative. Infatti, l’epidemia è stata associata ad un incremento mondiale dell’esposizione a inquinanti chimici ambientali, definiti collettivamente detriti endocrini (EDs), che interferiscono con la produzione, il rilascio, il trasporto, il metabolismo, l’azione vincolante e l’eliminazione degli ormoni naturali che regolano l’omeostasi e lo sviluppo. Anche gli alimenti e le bevande sono cambiati in questo stesso periodo di tempo, essendo diventati sensibili alla contaminazione da ED attraverso la loro lavorazione e l’imballaggio, con successiva diffusione in tutto il mondo. Uno dei migliori ED studiati e prevalenti è il bisfenolo A (BPA). 

Link a: “Human Bisphenol A Exposure and the ‘Diabesity Phenotype’

Link alla traduzione italiana

(*)  Dipartimento di Alimentazione, Scienze Ambientali e Nutrizionali (DeFENS), Centro Internazionale per la Valutazione dello Stato Nutrizionale (ICANS), Università di Milano, Milano, Italia

L’articolo è stato pubblicato da PMC – Biblioteca Nazionale della Medicina Statunitense – Luglio 2015 – Dose Response . 2015 lug-set; 13 (3): 1559325815599173 – Pubblicato online 31 lug. 31. doi: 10.1177 / 1559325815599173

Diabete e vitamina A

Un nuovo studio anglo – svedese suggerisce che la vitamina A migliorerebbe l’attività delle beta cellule del pancreas che secernono insulina.

 

 

 

I ricercatori dell’Università di Lund (Svezia) hanno inizialmente scoperto che le beta-cellule pancreatiche che producono insulina presentano in grande quantità sulla loro superficie cellulare un recettore per la vitamina A.

“Non ci sono recettori di superficie non necessari sulle cellule umane; ognuno di essi ha una funzione, in molti casi ancora sconosciuta. Una volta scoperto che le beta-cellule esprimono sulla loro superficie recettori per la vitamina A, abbiamo pensato che il loro scopo fosse quello di mediare una risposta rapida alla stessa vitamina” spiega Albert Salehi, ricercatore senior presso l’Università del Lund Diabetes Center in Svezia.

I ricercatori che hanno realizzato lo studio ritengono che la vitamina A, in questo caso specifico, svolga un ruolo importante non solo per lo sviluppo delle cellule beta nelle prime fasi della vita, ma anche per un loro corretto funzionamento durante la vita residua in diverse condizioni fisiopatologiche, in particolare nel corso di processi infiammatori.
Albert Salehi e il suo team di ricerca (insieme ai loro colleghi dell’Università di Göteborg, del King ‘s College, a Londra e del Centro di Oxford per il Diabete), che nel loro studio hanno mappato complessivamente 220 diversi recettori presenti sulla superficie delle cellule beta, hanno infatti notato che bloccando parzialmente il recettore della vitamina A e stimolando le cellule-beta con glucosio, si provoca una riduzione di circa il 30% nella capacità delle stesse cellule di secernere insulina.
Questa tendenza si manifesterebbe sia in individui sani che in persone che hanno già sviluppato una forma di diabete di tipo 2.
I ricercatori hanno anche notato che la resistenza delle beta-cellule ai processi infiammatori diminuisce in carenza di vitamina A e che, nel caso di assenza totale della vitamina, le beta cellule muoiono.
La scoperta potrebbe anche essere significativa per alcuni tipi di diabete di tipo 1, caratterizzati da insufficiente sviluppo delle beta-cellule durante le prime fasi della vita.
“Da esperimenti su animali è noto che i topi appena nati hanno bisogno di vitamina A per sviluppare le loro beta-cellule in un modo normale. Molto probabilmente, lo stesso vale per gli esseri umani; i bambini devono assorbire una quantità sufficiente di vitamina A attraverso la loro dieta”, afferma Albert Salehi.

La vitamina A è contenuta principalmente nell’olio di fegato di merluzzo, nel fegato, nel tuorlo d’uovo, nel burro ma anche in ortaggi come carote crude, spinaci, cavolo, broccoli, verze e frutta (melone, albicocca, pesca, arancia e anguria).

Per avere un quadro completo del contenuto della vitamina nei vari alimenti consulta la tabella dello IEO (e guarda la colonna “retinolo”, termine con cui ci si riferisce alla vitamina A).

Un’eccessiva quantità di vitamina A, peraltro, è dannoso e può portare a osteoporosi.
Tuttavia, non v’è alcun rischio di eccessiva assunzione attraverso il cibo; il rischio risiede piuttosto nell’assunzione smodata di integratori alimentari.
Difetti associati a carenza di vitamina A sono, invece, la visione notturna alterata e la ridotta elasticità della pelle e delle mucose.

Fonte: Endocrine Journal 2017) n°3 p. 325-338 Vol. 64

 

 

La miniera sotto i piedi di Milano

– di Carlo Alberto Rinolfi (*)

In occasione della giornata mondiale dell’acqua, la sala convegni del Parlamento Europeo di Milano ha visto Mondohonline impegnata sul rapporto che l’acqua ha con la salute delle città e dei suoi cittadini. La sessione del mattino ha osato spingersi nei segreti  dell’acqua biologica; il pomeriggio è invece stato dedicato ai metabolismi urbani  che coinvolgono l’economia, l’urbanistica e la governance degli ecosistemi.

Matteo Fornara (CCR di Ispra – Commissione Europea) ha aperto i lavori rilevando che il comparto dell’acqua sta vivendo un megatrend di sviluppo a livello mondiale al quale ogni città europea è invitata ad agganciarsi. Le attività di servizio collegate all’acqua urbana occupano già oggi ben 600.000 europei, sono in rapido sviluppo e nel 2020 rappresenteranno un trilione di sterline. La Smart City  Europea del futuro  non sarà dunque solo ITC & Mobility ma anche BlueWater. Le municipalità potranno essere le principali protagoniste di questo sviluppo  poiché il riciclo, la riduzione del consumo e la valorizzazione delle risorse idriche richiedono i processi integrati e le infrastrutture e le governance dell’economia circolare. L’Atlante delle Acque Urbane è uno degli strumenti messi a punto per migliorare le prestazioni delle Pubbliche Amministrazioni locali a sostegno di progetti Urban Waterblu.

Che il trend sia reale e remunerativo lo sanno bene Stefano Cetti e Alessandro Russo in rappresentanza di MM  SpA – Risorse Idriche e CAP HOLDING. Lo fanno in modo competente e con dimensioni di livello nazionale.  Per entrambe l’innovazione è strategica così come lo è la spinta all’integrazione verticale dei processi. La separazione degli ambiti è territoriale ma le funzioni  si assomigliano, anche se CAP ha una vocazione più marcata al coordinamento di tante piccole realtà mentre su MM ricadono i problemi dell’urbanizzazione concentrata. Il tutto si traduce in un bassissimo costo dell’acqua per il cittadino, ma molto si deve anche alla straordinaria quantità di risorsa idrica del reticolo irriguo lombardo.

Lo ricorda Giuseppe Santagostino (Esperto di sistemi idraulici) che si concentra sui paradossi delle grandi perdite economiche nascoste nel basso costo dell’acqua potabile. Sono costi di notevole entità: per il recupero dei danni da esondazioni e i relativi impianti di contenimento, il pompaggio acque di falda, la manutenzione delle reti, la depurazione complicata dalla commistione di acque grigie e nere. Costi che la cittadinanza sostiene a discapito dei propri redditi. A queste uscite, il  cittadino deve poi sommare i mancati introiti derivanti da: un potere calorico dell’acqua di falda, che potrebbe generare molta energia geotermica pulita a basso costo per riscaldare e rinfrescare la città, la migliore qualità dell’energia da biomassa concentrata che si otterrebbe separando le acque grigie dalle nere, le maggiori potenzialità di trasferimento di acqua irrigua che deriverebbero da un differente drenaggio e canalizzazione e depurazione, l’utilizzo di energia cinetica per produrne di elettrica, l’eliminazione dei costi per impianti antiesondazione grazie a semplici manutenzioni o a nuovi sistemi di assorbimento e smaltimento e così via. Quanto basta per giustificare l’adozione di un nuovo modo di intervenire nella valorizzazione integrata dell’ecoservizio idrico metropolitano. Vantaggi che richiedono investimenti peraltro favoriti dalla legislazione in essere, che giustifica variazioni di tariffe orientate a rigenerare i sistemi. Per un territorio abitato da più di 3,4 milioni di persone, 10 centesimi aggiuntivi sulla bolletta garantirebbero investimenti pluriennali annui nell’ordine di centinaia di milioni.

Umberto Puppini (Geologo) avvalora le tesi succitate descrivendo come la ricchezza nascosta nelle terre impregnate d’acqua cambia secondo la profondità considerata. Se dai 150 metri che forniscono l’ottima acqua potabile alla città si sale ai 40 metri,  s’incontra un’acqua facilmente estraibile a una temperatura utile per le pompe di calore. A profondità ancora inferiori si trova poi l’acqua di falda che preme sulle pareti delle metropolitane e delle costruzioni sotterranee. Stima che ben il 10% del fabbisogno energetico civile è già oggi assicurato da impianti geotermici e solleva il quesito di come espanderlo ulteriormente. Le tecnologie lo consentono e i costi sono competitivi, ma risulta carente una regolamentazione adeguata quantomeno capace di evitare le ombre geotermiche provocate da un impianto che se scarica acqua calda già utilizzata nelle sue vicinanze annulla i vantaggi termici al proprio vicino.

Per Luca Imberti (INU – Urbanista) è evidente la necessità di avviare un ammodernamento delle reti e considerare il possibile contributo dell’acqua di falda in ambiti estesi, e non di singoli edifici, come volano termico volto alla riduzione della CO2. Lo impongono i cambiamenti climatici anche in una Lombardia in cui muta il regime pluviometrico con ripercussioni sulla disponibilità di acqua per usi agricoli e urbani. Alle situazioni d’emergenza se ne somma poi una di più lungo periodo che riguarda il ritiro dei ghiacciai. L’orizzonte temporale di progettazione delle città impone quindi di spostare l’attenzione sugli aspetti idrici, sinora considerati solo a corredo dei piani urbanistici e territoriali.

Per Luigi Mariani (Agrometeorologo – Unimi) il clima urbano è strutturalmente mutato anche all’interno della città con pregiudizio della salute dei suoi cittadini e del suo verde. Tra il 1850 e il 2008 mentre la temperatura media globale è incrementata di 0,8 °C per il global warming, a Milano per l’urban warming è cresciuta di più di 3 °C.  Sono nate le “isole di calore urbano” dannose per la salute cittadini, per la minor biodiversità e respirazione del suolo circondato dai palazzi, per le variazioni dei livelli di umidità con effetti anche sull’apparato respiratorio dei cittadini. La variazione dei livelli di umidità e calore in ambiente urbano si presenta dunque come un’arma a doppio taglio che, se limita il disagio da freddo invernale riducendo la mortalità da freddo, accentua al contempo il disagio e le patologie estive dovuto all’afa, particolarmente rilevante nel periodo notturno.

Per Roberto Spigarolo e Stefano Bocchi (Dipartimento di Agraria – Unimi) il bilancio globale del consumo di acqua per alimentare l’area metropolitana vasta di Milano (provincie di MI-MB) assume dimensioni impressionanti per gli stili alimentari caratterizzati da una rilevante presenza della carne. Si stima  che l’acqua contenuta negli alimenti consumati in un anno dai milanesi (“input di H2O”) ammonti a 1.9 miliardi di litri/anno, mentre la quantità necessaria per produrre gli alimenti consumati (in altre parole la “Water footprint”) sale 2.97 miliardi di litri/anno.  Qui il paradosso consiste nel fatto che gli ortaggi ricchi d’acqua per gli umani non ne richiedono molta per la loro produzione, mentre  le carni invece ne donano poca ma ne richiedono molta e oltretutto generano più inquinamento.

Sui paradossi economici della gestione dell’acqua insiste anche Giuseppe Longhi  (Urbanista – IUAV) per il quale il far pagare  l’acqua 1 Euro significa non impegnarsi negli elevati investimenti richiesti dalla rigenerazione urbana, col rischio di trattare argomenti dirompenti con procedure di normale gestione. Il fatto che anche le imprese pubbliche non si raccordino in modo esplicito agli obiettivi stabiliti dalle convenzioni internazionali sui cambiamenti climatici e sulla riduzione dei rischi significa aumentare il rischio per il futuro dei cittadini e consumare risorse destinate alle generazioni future. L’acqua invece rientra a pieno titolo nella miniera di risorse urbane al punto che sarebbe opportuno pensare a come renderla disponibile a chi ne ha più bisogno.

Erich Trevisiol (Urbanista – Univ. Firenze) entra nel ruolo che l’acqua dovrebbe avere in una progettazione urbana “sensibile”, peraltro già nota e applicata da Leonardo proprio a Milano, e richiama l’esigenza dei “Piani dell’Acqua” sempre più indispensabili per affrontare precipitazioni sempre più concentrate che, oltre a distruggere ciò che trovano, trascinano velocemente nel tessuto urbano quantità notevoli d’inquinanti. Il paradosso in questo caso è tutto italiano e si traduce in una eccellenza  della protezione civile a fronte di una grave incapacità di affrontare il dissesto idrogeologico. I risultati sono noti:  tra il 1944 e il 2102 il Paese ha sostenuto per queste emergenze un costo di 61,4 miliardi e l’82% dei comuni è ancora a rischio di dissesto idrogeologico. Tra le innovazioni disponibili si segnala la piattaforma free  Climate Colab e si individua nei big data la possibilità di  fornire informazioni utili in tempo reale.

Rimanendo sul piano delle iniziative internazionali Livia Pomodoro (Milan Center for Food Law and Policy) ha spiegato come l’organismo che rappresenta, nato dall’Expo, sia oggi un organismo internazionale dedicato al raggiungimento dei Millennium Goals tra i quali c’è il diritto di disporre di  risorse idriche adeguate. A testimonianza dell’impegno permanente in questa direzione c’è la costituzione di un Forum internazionale, la cui nascita è prevista con un’iniziativa organizzata con l’OCSE che coinvolgerà 48 città del mondo sulle “regole dell’acqua per la vita”.

Le istituzioni internazionali dunque si stanno muovendo e in questa direzione intende andare  anche la Città Metropolitana che, per Arianna Censi (Vicesindaco),  è l’ambito ideale per la governance delle risorse ambientali anche se sta vivendo una situazione particolare: esistono difficoltà per le sua recente costituzione, per l’attuale carenza di  legittimazione diretta da parte dei i cittadini, ma sopratutto per la duplicazione e diversificazione delle funzioni e dei processi che si ritrovano tra i 134 comuni che la formano. 

Pensando alle grandi opere idriche  del passato Luciano Segre (Economista) richiama, tra le altre, le realizzazioni di Cavour  che cambiarono il volto della pianura padana anche sul piano economico  e sociale, ma cita anche il canale di Suez e  si chiede come mai le grandi visioni, che nel secolo scorso divennero realtà, oggi non riescono ad  emergere pur in presenza di tecnologie più avanzate.

La giornata si conclude con la considerazione di Francesco Silva (Economista)  sulla natura ubiquitaria e multiforme  dell’acqua che rende non semplice l’applicazione di processi di valorizzazione lineari legati ad aspetti parziali o a singole fasi  di una risorsa interconnessa e in costante movimento.    

(*) Presidente Mondohonline

Tutti video del Convegno sono disponibili sul sito di Mondohonline

Seminario su Sport e benessere

Cosa si intende per  “welfare sportivo”?

L’AIPPS,  Associazione internazionale di Psicologia e Psicoanalisi dello Sport ne ha messo a punto un modello europeo, focalizzato principalmente  sul benessere dell’atleta, la crescita della personalità e l’integrazione delle fasce deboli, intendendo nello specifico l’integrazione fra disabilità e sport. Sono questi i punti fondamentali emersi dalla ricerca universitaria.

Il modello trova l’applicazione  concreta in diversi piani operativi, che vanno dall’attività rieducativa e riabilitativa motoria e psicologica in campo ospedaliero alla prevenzione del disagio giovanile in ambito scolastico,  alla formazione di personale e all’attivazione di piani di gestione, fino all’attività integrativa di ragazzi con diverse abilità motorie e sensoriali.

Di questo specifico modello di welfare nello sport si parlerà nel corso  del seminario “Benessere e prestazione nello Sport – Quali indicazioni dalla ricerca?”, organizzato dalla Scuola Regionale dello Sport: relatore è il  dott. Giovanni Lodetti, Maestro di scherma e ricercatore, Presidente di AIPPS (*)

Il Seminario si terrà il 6 maggio presso il Centro Sportivo della Prima Regione Aerea all’Aeroporto di Linate: per il programma dettagliato e l’iscrizione, scaricare la locandina.

 

(*) Per maggiori informazioni: Intervista di Mondohonline a Giovanni Lodetti su “La spada che impara dalla disabilità- Viaggio tra le innovazioni che nascono dalle differenze”

 

Nutrire la Città - Convegno a Milano, 5 maggio 2017

 

Al Convegno che si terrà il 5 maggio presso la sala convegni del Parlamento Europeo  in Milano corso Magenta 59 interverrà anche Mondohonline sul tema “L’acqua per la salute delle città e dei cittadini”.

Durante le Giornate della Sociologia, organizzate dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Milano Bicocca in agenda la prossima settimana,  si parlerà anche di come “Nutrire la città”: è infatti questo il tema del convegno, curatore la prof.ssa Matilde Ferretto, che avrà luogo il prossimo 5 maggio in corso Magenta 59 , presso la sede di Milano del Parlamento Europeo.

L’obiettivo più generale delle Giornate mira a consolidare, attraverso incontri e dibattiti per la durata di quattro giorni, il rapporto tra l’Università degli Studi di Milano Bicocca e la città con un’iniziativa diffusa nell’ambito cittadino allo scopo di informare i milanesi delle attività di ricerca del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale.

Tra i filoni di ricerca del Dipartimento, il titolo “Nutrire la città” evoca il tema dell’alimentazione analizzabile da almeno due punti di vista: da un lato le novità riferite alle relazioni tra  cibo e salute, alle tradizioni, alle nuove forme di consumo e di spreco; dall’altro le nuove forme di convivenza nel rapporto città/campagna, alla naturalità e tipicità delle produzioni, alla conservazione del suolo, alle forme inedite di relazioni commerciali e, più in generale, alla conoscenza del mondo agricolo da parte della popolazione urbana.

Abitualmente si ritiene che la produzione di alimenti sia un tema, ed un problema, che riguardi specificamente la campagna e gli spazi rurali. In realtà, la produzione non è che una delle prime fasi della lunga filiera alimentare che, per quanto attiene alla commercializzazione, il consumo e lo smaltimento dei rifiuti, riguarda soprattutto la città.

Storicamente la città è stata concepita come un sistema gerarchicamente superiore alla campagna in quanto depositaria di innovazione, cultura, democrazia ed indipendenza individuale. Tuttavia nel caso di Milano la presenza di ampie aree agricole nel territorio della città metropolitana (Parco Agricolo Sud Milano –  PASM) mette in evidenza la necessità di ripensare al futuro della città tenendo conto delle sue relazioni con il territorio di contesto.

Grazie alle buone pratiche e alle innovazioni tecnologiche, molte sono le opportunità adeguate ad uno sviluppo sostenibile: il convegno esaminerà in particolare l’economia circolare, la lotta allo spreco e il web, inteso come veicolo di diffusione d’innovazione, informazione e conoscenza.

Molti i relatori sui diversi temi, così come dettagliato nella locandina-programma. In particolare sul  tema ‘acqua’ interverrà Carlo Alberto Rinolfi, presidente di Mondohonline, che tratterà quanto e come l’acqua sia un elemento fondamentale per la salute delle città e dei cittadini, toccando aspetti ed elementi di una risorsa vitale da tutti scontata, ma ancora in parte sconosciuta e sottoutilizzata nelle sue capacità di generare la salute e la ricchezza dei cittadini.

Il Convegno avrà luogo venerdì 5 maggio, presso la sala convegni del Parlamento Europeo di Milano in corso Magenta 59, con inizio dei lavori alle  9.30. L’ingresso è gratuito previa registrazione al sito www.urbana.sociologia.unimib.it.

Scarica la locandina programma del convegno

 

Assemblea ordinaria 2017 Mondohonline

logo-mondohonline_1

Comunicazione ai Sigg. Soci dell’Associazione Mondohonline

Convocazione dell’Assemblea Ordinaria 2017
Sabato 13 Maggio 2017

È indetta l’Assemblea Ordinaria degli associati a Mondohonline
presso Centro Commerciale di via Arona 18 – Milano
nello Spazio Scopricoop al primo piano
(Metropolitana Lilla – Stazione Domodossola – Bus 57/43 – Tram 19/1- parcheggio interrato)
(per informazioni reception del super)

L’Assemblea si terrà dalle 9,30 alle 12,30
con il seguente ORDINE DEL GIORNO:

  • Formalizzazione della Presidenza e Segreteria dell’Assemblea.
  • Relazione di Missione e approvazione Bilancio al 31-12-16.
  • Programma 2016 -2017.
  • Varie ed eventuali.

Si ricorda che possono intervenire solo i Soci in regola con i pagamenti. In caso di impossibilità ad intervenire i Soci sono invitati a utilizzare il Modulo di Delega da affidare eventualmente ad altro socio ; si ricorda che ogni socio ha diritto ad esprimere un solo voto e può presentare un massimo di due deleghe in sostituzione di Soci NON amministratori.
Mi auguro di potervi accogliere e salutare tutti in tale occasione.

Il Presidente
Carlo Alberto Rinolfi

 

 

 

Acqua per la salute delle città

Intervento di Livia Pomodoro  (*) (**) al Convegno Mondohonline sul tema “L’acqua per la salute dei cittadini e delle città”, tenutosi il 22 marzo 2017 presso l’Ufficio di Informazione a Milano del Parlamento Europeo.

La Giornata Mondiale dell’Acqua è una grande opportunità per focalizzare la nostra attenzione sull’importanza dell’acqua e per fare le attività di advocacy per la gestione sostenibile delle risorse idriche. Le città hanno un posto di rilievo nel cuore delle politiche dello sviluppo. E lo dividono con la dimensione dell’acqua. 

La crescita della popolazione accompagnata da un processo simultaneo di rapida urbanizzazione rappresentano crescenti sfide dello sviluppo. Secondo proiezioni statistiche la quota di popolazione che vivrà nelle città entro il 2030 raggiungerà il 60% della popolazione mondiale. La fornitura dell’acqua in tali condizioni urbane complesse è diventata una delle priorità dell’Agenda per lo sviluppo internazionale ed è esplicitamente indicata nel novero degli obiettivi dello sviluppo sostenibile. In particolare dell’obiettivo 11 definito come l’obiettivo di rendere le città inclusive, sicure, resilienti e sostenibili. 

Queste ambizioni mettono in forte rilievo l’importanza delle risorse idriche, tenendo conto della loro scarsità già allo stato attuale. Oltre ai problemi di fornitura dell’acqua potabile, ci sono anche dati rilevanti sulla crescita della popolazione urbana ed il conseguente aumento del numero di persone esposte al rischio di inondazioni e siccità. Per questi motivi, c’è una urgente e costante necessità di nuove tecnologie nella gestione della rete idrica urbana. 

Tuttavia, ci sono molti altri aspetti da affrontare per promuovere le soluzioni tecnologiche ed infrastrutturali. 

La governance efficace, ad esempio, è una delle più importanti. Essa comprende il ruolo e le responsabilità delle istituzioni locali nella gestione dell’acqua. Per renderla efficace, la divisione tra gli enti responsabili deve essere chiara. Oltre alla divisione delle responsabilità, la buona governance comprende la promozione sulle problematiche dell’acqua, rimozione degli ostacoli nel  monitoraggio e la valutazione dei progetti. Per fare tutto questo abbiamo bisogno di dati più completi ed aggiornati su tutte queste tematiche. 

Le principali istituzioni mondiali stanno indirizzando la loro attenzione verso una progettazione rispettosa dell’ambiente e socialmente accettabile. 

Il Parlamento Europeo, in particolare, ha dato un grande contributo alla regolazione del settore idrico. Con l’adozione del Water Development Framework la politica europea dell’acqua ha conosciuto un processo di ristrutturazione. 

Tale documento stabilisce un riferimento – quadro per la protezione delle acque superficiali interne, delle acque di transizione, delle acque costiere e sotterranee, per prevenire e ridurre l’inquinamento, promuovere l’uso sostenibile dell’acqua, proteggere l’ambiente acquatico, migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici e mitigare gli effetti di inondazioni e siccità. Salvo deroghe specifiche, il benessere ecologico delle acque deve essere raggiunto attraverso un approccio multiplo.

 L’interconnessione delle problematiche legate all’acqua rende necessario, per la gestione efficace delle acque urbane, il ricorso a tali norme generali.

Un notevole lavoro è stato fatto anche dall’OCSE, che è il nostro partner nell’organizzazione del Forum Internazionale Regole dell’Acqua, Regole per la Vita che si terrà a Milano il 27 e 28 settembre, ed ha condotto un sondaggio che ha coperto 48 città del mondo. Milano era una di quelle e ha già una buona reputazione internazionale come città aperta ad approcci innovativi grazie anche a tutti voi che vi siete impegnati nel raggiungere tale obiettivo. 

Come ho detto, il Milan Center organizzerà un grande convegno sull’acqua. La prima giornata del Forum sarà dedicata ai diversi aspetti di governance e gestionali dell’acqua nel contesto della città metropolitana, con particolare attenzione alla dimensione della regolazione; le sessioni tematiche della seconda giornata si concentreranno sulla relazione donne e acqua affrontando i temi della disuguaglianza di genere: tanto nel versante delle povertà quanto in quello dell’educazione e dell’alta formazione.  Le tecnologie e le scienze dell’acqua sono sempre più cruciali (in una prospettiva che vede l’acqua farsi risorsa sempre più preziosa) ma lamentano una scarsa presenza di donne.

 Tuttavia, c’è tanto lavoro davanti a noi, per individuare e sostenere l’attuazione di buone ed efficaci pratiche di gestione delle acque urbane in grado di garantire l’approvvigionamento idrico adeguato e conveniente come uno dei diritti umani universali e non discriminatori.

 Ampliando il proprio campo di interesse e promuovendo azioni concrete anche il Milan Center intende mostrare un sincero impegno nella direzione del cambiamento. Unendo le nostre forze a quelle di tutti voi. Come tutti sappiamo, niente di tutto questo lavoro può essere fatto da un attore solo. 

 

(*) Presidente, Milan Center for Food Law and Policy – Milano

(**) Video dell’intervento di Livia Pomodoro

(**) Video degli interventi di tutti i relatori, in sequenza

Acqua: questa Sconosciuta

Intervento di Aurelio Viglia (*) al Convegno Mondohonline sul tema “L’acqua per la salute dei cittadini e delle città”, tenutosi il 22 marzo 2017 presso l’Ufficio di Informazione a Milano del Parlamento Europeo.

La terra dallo spazio –
La foto è stata ripresa il 24 dicembre 1968
dalla missione USA dell’Apollo 8

Questa conversazione sull’Acqua con la quale ho l’onore di aprire il Convegno  vuole essere soltanto introduttiva alle successive relazioni  che approfondiranno i vari aspetti specialistici. Pertanto, mi soffermerò a presentare la ‘Sconosciuta’ fornendo di essa le principali note segnaletiche e le drammatiche peripezie alle quali sta andando incontro.

Prima di addentrarci nel meraviglioso mondo dell’Acqua, ritengo sia necessario fare un cenno sulle origini di questo composto che ha permesso la vita sul nostro pianeta, detto anche il Pianeta Blu proprio in virtù della sua abbondanza di acqua e quindi della colorazione che esso presenta quando osservato dallo spazio. 

Che l’equazione Acqua = Vita sia inequivocabile è dimostrato dal fatto che gli astronomi oggigiorno cercano nell’universo i pianeti ricchi di acqua per scoprire l’eventuale presenza di altre forme di vita nello spazio. Fino a qualche decennio fa molto si è discusso sull’origine dell’acqua presente sulla Terra. Attualmente, grazie allo studio delle meteoriti e degli isotopi dell’idrogeno presenti nelle molecole d’acqua, si ritiene che essa sia arrivata sulla Terra durante la sua formazione. Come per altri pianeti, alla formazione della Terra hanno contribuito i planetesimi, aggregati solidi di polveri e gas di dimensioni variabili. I planetesimi, a seguito di continue collisioni, si aggregano in corpi di dimensioni maggiori, fino a dare origine ai pianeti.

Al momento della formazione del nostro pianeta, la temperatura del disco di gas, a una distanza di circa 150 milioni di chilometri dal Sole (cioè la distanza a cui si trova la Terra), era troppo elevata per permettere la condensazione dell’acqua. I planetesimi che hanno dato origine alla Terra dovevano, quindi, essere formati da composti refrattari e non contenere acqua. Vista la distribuzione dell’acqua nel sistema solare, si pensava che quella presente sulla Terra fosse stata portata da comete entrate in collisione con il nostro pianeta. Studi recenti sulla composizione isotopica dell’acqua hanno messo in discussione questa ipotesi, suggerendo che l’acqua provenga dagli asteroidi della cintura esterna.

Carta d’identità chimico-fisica dell’Acqua

Composto chimico di formula H2O, anche se ci appare il più comune dei composti essa ha una grande importanza per lo sviluppo della vita grazie alle sue proprietà fisico-chimiche. La molecola dell’acqua presenta un caratteristico insieme di proprietà fisiche e chimiche che rende tra l’altro possibili i fenomeni biochimici e con essi la vita di tutti gli organismi animali e vegetali. Dal punto di vista chimico, è un composto molto stabile che solo a temperature superiori ai 1500°C comincia a decomporsi sensibilmente in idrogeno e ossigeno e la forza attrattiva che tende a mantenere unite tra loro le molecole dell’acqua si definisce legame di idrogeno.

Una delle peculiarità più interessanti dell’acqua è il suo punto di fusione che si colloca a 0°C alla pressione di un’atmosfera; all’aumentare della pressione il sistema in equilibrio S/L neutralizza la sollecitazione diminuendo di volume trasformando una parte di solido in liquido, favorendo la fusione.

Una qualunque sostanza, al passaggio dallo stato liquido a quello solido, diminuisce di volume  (aumenta la densità), per esempio un pezzo di ferro solido affonda in ferro fuso. Con l’acqua accade il contrario: il ghiaccio galleggia sull’acqua. Nello stato liquido i legami idrogeno hanno durata limitata, essi si rompono e si ricostituisco rapidamente, fino a mille miliardi di volte per secondo, consentendo alle molecole di addensarsi maggiormente. Nel ghiaccio il legame idrogeno impone posizioni fisse delle molecole in un reticolo cristallino con coordinazione tetraedrica, più “aperto” rispetto all’insieme delle stesse molecole allo stato liquido. È come se nel ghiaccio vi fossero più “spazi vuoti” che nell’acqua. La pressione tende a favorire la fase che occupa il minor volume; nel ferro è favorita la fase solida, caratterizzata da una maggiore densità,  invece l’acqua è più “pesante” del ghiaccio e, a parità di massa, occupa un volume minore: infatti il ghiaccio ha una densità del 9% in meno rispetto all’acqua. Questa particolarità dell’acqua ha infiniti riflessi sulle condizioni climatiche e metereologiche del nostro pianeta, sui cicli vegetali ed animali e su tutte le condizioni che permettono la vita e il perpetuarsi di ogni forma di vita sulla terra. Essa funziona come il grande termoregolatore del nostro pianeta. 

Tensione superficiale 

Le gocce su una superficie piana tendono a mantenere la forma di mezza sfera, come se l’acqua tendesse a non spargersi. Oppure la goccia, ingrandendosi a poco a poco, sembra stentare a staccarsi dal rubinetto non ben chiuso: essa si “gonfia” fino a che il peso non la fa precipitare. Sembra che l’acqua sia avvolta da una pellicola elastica. Il fenomeno è spiegabile col fatto che l’acqua possiede una elevata tensione superficiale dovuta ai legami idrogeno fra le molecole che, in corrispondenza della superficie di contatto acqua/aria, sono più forti, determinando una condizione paragonabile a quella di una membrana elastica. Essa deve essere lacerata per permettere a piccoli oggetti (anche di densità maggiore) di affondare. È possibile appoggiare uno spillo sulla superficie dell’acqua in un bicchiere senza che esso affondi; successivamente, con un piccolo urto, lo spillo viene aiutato a lacerare quella “membrana” e quindi ad affondare.

Principali dati sulla disponibilità di acqua sulla Terra 

La superficie della Terra o Pianeta Blu è coperta per il 71% di acqua, per un volume pari a 1400 milioni di km³. Il 97% però dell’acqua della Terra è acqua salata che si trova in “oceani e mari”.  Solo il 3% di questa  acqua  è acqua dolce e, di questo, i 2/3 si trovano nei ghiacciai e nei ghiacci polari perenni e solo l’1% risiede nelle falde sotterranee e nell’atmosfera. Se ci riferiamo alla sola “acqua dolce”, pari a circa 35 milioni di km³ (1 km³ è pari a 1.000 miliardi di litri), questa quantità corrisponde solo allo 0,008% dell’acqua del pianeta Terra.

L’acqua dolce che utilizziamo deriva sostanzialmente dalle precipitazioni sul suolo generate dal ciclo dell’acqua. Per meglio raffigurare visivamente la sproporzione fra quantità totale di acqua presente e acqua dolce utilizzabile sul nostro pianeta, è come se il totale fosse una vasca da bagno piena di acqua e  l’acqua dolce appena un cucchiaio.

Ora, fino a quando la popolazione mondiale e le relative attività produttive sono rimaste entro i limiti di produzione di scarti e rifiuti <digeribili> dal sistema autodepurativo naturale, l’Uomo non ha avuto problemi. Allorché però questo punto di equilibrio è stato superato, l’inquinamento delle acque dolci e salate è cresciuto nel tempo agli stessi ritmi della crescita umana e delle sue molteplici attività. Da qui il problema ambientale e l’inquinamento dell’acqua dolce, che abbiamo visto essere una risorsa abbastanza limitata.

Inquinamento dell’Acqua

Inizialmente, il problema principale dell’acqua era la presenza di agenti patogeni, oggi è legato all’inquinamento chimico. Secondo uno studio condotto dalla OMS nel 1985 nell’acqua sono state rinvenute oltre 2000 sostanze chimiche, di cui 750 nell’acqua potabile, la maggior parte delle quali  sono di natura organica e molte di esse hanno caratteristiche mutagene e cancerogene. Generalmente l’inquinamento deriva da scarichi domestici, industriali e agricoli, che contaminano le falde acquifere. Inoltre il consumo di acqua dolce negli ultimi 100 anni è passato da pochi litri/die procapite fino anche a centinaia di litri. Ora, poiché la domanda  di acqua cresce ogni anno mentre le fonti di approvvigionamento calano a causa dell’inquinamento e diventa sempre più difficile reperire corpi idrici con le caratteristiche di qualità chimica e microbiologica che le fonti di approvvigionamento idropotabili devono possedere per poter essere erogate all’utenza, prima o poi si dovrà fare i conti con l’assenza di acqua pulita.

L’inquinamento delle falde è molto subdolo, dal punto di vista della tutela dell’acqua come risorsa dell’uomo. Le acque sotterranee, infatti, una volta inquinate hanno uno scarso potere depurativo e mostrano tempi di recupero della qualità originaria molto lunghi. L’acqua utilizzata nel settore agricolo, industriale e civile spesso possiede sostanze che vanno ad alterare l’ecosistema e quindi non devono essere scaricate direttamente nei corsi d’acqua. I più comuni agenti inquinanti delle acque sono gli scarichi fognari, i liquami zootecnici non adeguatamente trattati, le sostanze inorganiche tossiche quali ioni di metalli pesanti, fosfati e polifosfati presenti in detersivi, fertilizzanti, composti fosforati e azotati, ecc. Fra le sostanze organiche non naturali, sono presenti i diserbanti, gli antiparassitari, gli insetticidi, ecc. Queste sostanze sono vantaggiose per l’agricoltura ma possono inquinare sia le acque sia il suolo.

Tra queste sostanze si trovano anche i solventi organici utilizzati dalle industrie, come ad esempio la trielina, l’acetone, il benzene, ecc., sostanze che devono essere eliminate prima che l’acqua venga scaricata. Oli liberi e emulsionanti: sono sostanze non solubili e dalla densità bassa, per questo formano degli strati superficiali di film oleosi che impediscono lo scioglimento dell’ossigeno nell’acqua; non è un fenomeno raro e può provocare veri e propri disastri ecologici. Solidi sospesi: sono composti di varia natura che rendono l’acqua torbida e impediscono alla luce solare di passare; quando si depositano sul fondo, impediscono la crescita della vegetazione. Calore, acidi e basi forti: derivano soprattutto da scarichi industriali, diminuiscono la solubilità dell’ossigeno, modificano la temperatura e il pH dell’ambiente, causando alterazioni patologiche, oppure la scomparsa di organismi viventi o, al contrario, l’apparizione di altri.

Come è già stato accennato, l’autodepurazione dei corpi idrici dai contaminanti naturali o biotici è un processo possibile ma è lento e quindi non in linea con la crescente richiesta di acqua da parte dell’umanità. Per gli inquinanti non naturali o xenobiotici è invece necessario l’intervento dell’uomo con le sue tecnologie depurative.

Anche il mare ha una grande capacità di autorigenerazione, in grado di neutralizzare gli interventi di inquinamento dell’uomo. Ma se l’attività umana continuerà a perseguire lo sfruttamento incontrollato e insostenibile di una risorsa che sembra (ma non è) inesauribile, tale capacità rigenerativa verrà meno e comprometterà in via definitiva la capacità del mare di compiere correttamente tutte le funzioni vitali che ci fornisce attualmente.

L’Acqua di mari e oceani  

L’utilizzo dell’acqua del mare e lo sfruttamento delle sue risorse possono comportare seri danni se non avvengono seguendo modalità che ne garantiscono un uso sostenibile. In molti casi, purtroppo fin dall’antichità, il mare è stato erroneamente considerato come un’enorme discarica in cui buttare senza alcuna esitazione rifiuti e sporcizia di vario genere. Oggi, le principali cause di inquinamento dei mari e degli oceani possono essere:

  • le sostanze inquinanti provenienti da attività umane, scaricate nei fiumi e da questi portati al mare (sostanze organiche, degradabili o meno, provenienti dagli scarichi urbani)
  • i prodotti organici di origine agricola come fitofarmaci e fertilizzanti, inquinanti degli scarichi industriali
  • il petrolio rilasciato dalle petroliere o piattaforme petrolifere in seguito a incidenti, o a pratiche non corrette seguite nelle fasi di pulizia dei serbatoi o di scaricamento dell’acqua di zavorra
  • i prodotti radioattivi rilasciati durante i test nucleari, ormai sospesi a livello mondiale, e nel corso del ciclo di produzione del combustibile atomico
  • il surriscaldamento delle acque costiere, dovuto alle acque calde provenienti dagli impianti di raffreddamento delle industrie
  • lo sviluppo urbano incontrollato sulle coste e il turismo di mare, nella sua forma di fenomeno di massa incontrollato
  • la discarica di scorie nucleari e tossiche
  • la discarica di contenitori di plastica e altri rifiuti solidi non biodegradabili.

L’acqua negli organismi viventi

La vita si è sviluppata nell’acqua o meglio in quello che gli studiosi chiamano brodo primordiale. Sembra che prima si siano formati degli amminoacidi e poi via via alcune molecole più complesse in grado di autoreplicarsi e quindi le prime forme di vita. Questo ricordo ancor oggi tutti gli esseri viventi lo portano dentro di sé e la fecondazione prima, l’embrione dopo e il feto si sviluppano dentro un ambiente liquido acquoso. Nell’uomo adulto il cervello è fatto per il 70% d’acqua, il sangue per l’82%, i polmoni quasi per il 90%. Ogni cellula del nostro corpo è ricchissima di molecole d’acqua. Ed è grazie alla capacità dell’acqua di sciogliere un numero elevatissimo di sostanze che l’uomo, così come le piante e gli animali, è in grado di assimilare gli elementi nutritivi, i minerali e tutti quei composti chimici necessari per la sopravvivenza. Ad esempio, i carboidrati entrano nel nostro stomaco attraverso il cibo mangiato, ma possono essere “metabolizzati” e darci energia solo grazie all’acqua che, attraverso il sistema sanguigno, li trasporta dall’intestino alle singole cellule dove vengono “bruciati” per produrre energia.

Ugualmente, i rifiuti e le tossine prodotti dal metabolismo vengono espulsi dal nostro organismo disciolti nell’acqua che beviamo e che eliminiamo nell’urina o quando sudiamo. La stessa respirazione degli animali terrestri avviene attraverso il veicolo acquoso. L’ossigeno costituisce il 20% dell’aria che respiriamo; esso può sciogliersi in acqua, ma con una quantità dieci volte inferiore. Per questo motivo gli organismi acquatici devono possedere organi respiratori particolarmente efficaci per utilizzare la minor quantità di ossigeno in acqua. Anche l’anidride carbonica (CO2) dall’atmosfera si scioglie in acqua e la sua presenza negli ambienti acquatici è indispensabile per i processi fotosintetici degli organismi fotoautotrofi  (alghe e piante acquatiche), alla base delle catene alimentari, soprattutto nelle acque stagnanti.

L’atmosfera è un grande serbatoio di ossigeno per mari, laghi e fiumi. Nella maggior parte dei casi, nelle acque vi è una quantità di ossigeno disciolto prossimo o pari alla saturazione, quando non addirittura superiore. I pesci respirano con un meccanismo simile a quello degli altri vertebrati. Affinché l’ossigeno possa attraversare la membrana dei vasi capillari ed essere poi trasportato a tutti i tessuti, deve entrare in soluzione in un liquido sia nei Pesci, sia nei Mammiferi. Gli alveoli dei nostri polmoni sono ricoperti da un sottile velo liquido in mancanza del quale lo scambio gassoso non è possibile. Nei Pesci il meccanismo, se da un lato è facilitato dal contatto diretto con l’acqua, dall’altro è reso più delicato dalla minor quantità di ossigeno disciolto nell’ambiente liquido rispetto all’aria. Inoltre con temperature elevate diminuisce la concentrazione di ossigeno. Di conseguenza le specie ittiche con il metabolismo più accelerato (maggiori consumatrici di ossigeno, come la trota) vivono in acque relativamente fredde e rese più ossigenate dalla turbolenza provocata da salti sulle rocce. Pesci tipici di questi ambienti (carpe, tinche, pesci gatto…) necessitano di poco ossigeno (anche solo 4 mg/l) in quanto si muovono poco, consumando poca energia. L’ambiente è tranquillo (assenze di turbolenze come correnti, vortici, salti che sono invece tipiche dei fiumi) e la disponibilità di cibo è notevole.

 Usi industriali dell’Acqua 

La purezza dell’acqua è un requisito fondamentale per alcuni tipi di industria, quali l’alimentare e l’industria farmaceutica, per non parlare dell’industria biotecnologica e micronanoelettronica che è quella con i parametri più restrittivi.

L’acqua è la materia prima più importante nel settore farmaceutico, dei prodotti di bellezza e cura del corpo, e nei settori biotecnologici. È necessaria acqua ultrapura per una gamma di applicazioni, mentre l’acqua pura è il mezzo ausiliario primario utilizzato nella produzione di pillole e di unguenti o per il risciacquo di confezioni sterili. Sono quindi imposti standard estremamente elevati in termini di purezza e sterilità nella produzione di diverse qualità di acqua. Il trattamento delle acque per queste applicazioni altamente sensibili richiede una combinazione della tecnologia più avanzata e decenni di esperienza. La produzione e gestione dell’acqua pura e ultrapura ha un’incidenza non trascurabile sui costi di produzione dell’industria farmaceutica. Viene da sè che il progressivo inquinamento delle fonti primarie di approvvigionamento conduce a costi di purificazione sempre più elevati.

Per l’industria alimentare valgono più o meno le stesse considerazioni fatto salvo che i parametri di purezza, tranne alcune eccezioni (costituite da quei prodotti borderline fra farmaceutica e alimentare) sono meno stringenti. L’industria alimentare fa un notevole uso di vapore (cottura e sterilizzazione di alimenti) per produrre il quale è indispensabile disporre di acqua a basso contenuto salino per evitare intasamenti graduali ai generatori di vapore, che comportano un inevitabile aumento dei costi di gestione. Inoltre, le aziende alimentari nei loro processi produttivi hanno bisogno di acqua rispondente ai limiti imposti dalle vigenti normative per la idoneità al consumo umano. Alcuni tipi di inquinanti possono essere rimossi più facilmente, mentre altri necessitano di impianti più particolari con tecnologie dedicate.

Un caso particolare è costituito dall’industria della microelettronica e della nanoelettronica dove gli standard qualitativi richiesti sono attualmente i più stringenti. Gli inquinanti da eliminare non sono tanto le forme patogene, siano essi virus o batteri, quanto quelle inorganiche corpuscolate dal momento che la produzione di micro/nano-circuiti (sempre più richiesti dal mercato) richiede superfici esenti da micro/nano  impurezze.

Per concludere, niente parole di circostanza ma soltanto un’immagine che vuole ricordarci il nostro meraviglioso pianeta e il ruolo della Sconosciuta: il salto delle cascate Vittoria.      

 

(*) Comitato  Scientifico  Mondohonline

(**) Video dell’intervento di A. Viglia: https://www.youtube.com/watch?v=lY71IboQrBI

         Link al video degli interventi di tutti i relatori, in sequenza: http://mondohonline.com/wp/?page_id=13765