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L'editoriale

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C. A. Rinolfi: 

La miniera sotto i piedi di Milano

 

Green Economy

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franca castellini_2F. Castellini Bendoni: 

L'acqua va in città - Il caso di New York

 

Biotecnologia e Nutraceutica

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A. Viglia: 

Acqua: questa sconosciuta

 

Nutrizione e omotossicologia

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D. Mainardi: 

L'acqua "vegetale" e il Piatto della Salute

Il Pianeta Mangiato

 – di Mauro Balboni (*)

Come faremo a continuare a produrre cibo in aree che si stanno inaridendo (dalla California al bacino del Mediterraneo)? Come faremo a continuare a produrre cibo mentre stiamo degradando ed erodendo il terreno fertile (secondo la FAO, al ritmo di degradazione degli ultimi 40 anni, l’avremo esaurito entro i prossimi 60)? Quanto possiamo andare avanti con produzioni agroalimentari la cui impronta climatica e idrica è accertatamente insostenibile? Da dove viene il modello agroalimentare oggi dominante? È insostenibile per definizione? È riformabile? Quanto tempo abbiamo per cambiare le cose?

Sono queste alcune delle domande cruciali che pongo in Pianeta Mangiato. Libro di domande scomode. Che spalanca gli occhi ai lettori affrontando la “guerra dell’agricoltura contro la Terra” in modo olistico, strettamente basato su fatti e fonti ufficiali e senza richiamarsi a soluzioni preconfezionate.

La Grande Collisione

Poche persone riflettono sulla scala spaventosa dell’impronta della produzione del cibo sul pianeta che ci ospita: ha aumentato di circa 1500 volte la popolazione planetaria di noi Homo sapiens (e non si ferma certamente qui, visto che nel 2050 saremo 10 miliardi); ha trasformato il 35% delle terre emerse in un ecosistema semplificato e per gran parte artificiale, quello dei campi coltivati e dei pascoli (l’“agroecosistema”); consuma tre quarti di tutta l’acqua usata dal genere umano (oltre 3,000 km3 all’anno); contribuisce al cambiamento climatico con il 30% di tutte le emissioni umane di gas-serra.

Tutto questo, nell’ambito di quella che vari autori chiamano l’accelerazione della collisione delle attività umane contro i sistemi planetari e i loro limiti, accelerazione iniziata verso il 1950 e che ha già probabilmente traghettato la Terra in una nuova era, come proposto nel 2016 dal Congresso Internazionale di Geologia: l’Antropocene, nel quale l’impatto umano ha già sostanzialmente alterato sistemi planetari come il ciclo del carbonio e quindi il clima, o il flusso geochimico di elementi come azoto e fosforo, o la diversità biologica e genetica; o il funzionamento degli ecosistemi e dei loro servizi, proprio quelli che, paradossalmente, hanno permesso la nascita e lo sviluppo dell’agricoltura stessa e l’affermazione della civilizzazione umana sedentaria. Come si sostiene nel Pianeta Mangiato, oggi quella civilizzazione è arrivata ad un incrocio pericoloso.

La Guerra  delle  narrative del cibo

Cominciammo a praticare agricoltura e allevamento a partire da 10.000 anni fa. Fu un successo che cambiò la storia del mondo. Il pianeta del Neolitico, le sue immense risorse inesplorate, la nostra bassissima densità e la pur rudimentale tecnologia dell’epoca ci convinsero che modificare gli ecosistemi terrestri per aumentare la produttività di certe piante agrarie e di certe razze animali (da noi selezionate geneticamente allo scopo) sarebbe stata un’attività destinata a continuare per sempre, senza limitazioni e danni collaterali.

Ma molti aspetti ci ammoniscono oggi in senso contrario: alcuni noti e recenti, come l’inquinamento chimico, nel più generale problema dell’immissione di “entità artificiali” nella biosfera; altri molto meno, come il collasso di intere società agrarie già in situazioni storiche preindustriali, dovuto alla fondamentale insostenibilità del loro modello agroalimentare anche in presenza di tecnologia ancora rudimentale.

Tuttavia, proprio al mondo preindustriale guardano le narrative del cibo che si oppongono a quella industriale dominante: mentre quest’ultima si basa sul dogma contemporaneo dell’ottimismo del mercato (eventualmente riedito sotto la voce di uno “sviluppo sostenibile” spesso né definito né quantificato, anche se  disinvoltamente usato come argomento di marketing), le altre tendono ad idealizzare le condizioni di vita in un “buon tempo andato” di felicità campestre che ha però ben pochi riscontri nella storia: all’epoca in cui i mulini andavano ad acqua e non si coltivavano ancora i “perversi” grani moderni, gli europei si inurbavano in massa o emigravano a milioni, anche per fame.

Questo ha consentito l’affermazione di remunerative “diete della salvezza”, nicchie di mercato ad alto margine. E di accattivanti narrazioni di “ritorni alla terra” che rimangono però fatti marginali, a volte perfino elitari e comunque globalmente irrilevanti, mentre le economie emergenti del mondo stanno conoscendo un esodo rurale senza precedenti e si avviano ad avere città di 100 milioni di abitanti entro fine secolo; si lascia credere che stia diventando vegetariano un mondo in cui in realtà la Cina ha, dal 1980, triplicato il consumo pro-capite di carne, e il Brasile lo ha raddoppiato; e in cui la deforestazione in Mato Grosso avviene per piantare soia destinata al mercato delle proteine animali europeo e cinese. Ci si appassiona alla narrazione del cibo slow, dimenticando che dal 2000 al 2020 in Cina i pasti consumati nella ristorazione fast saranno sestuplicati. Non si vuole capire che il destino del pianeta è nelle mani dei miliardi di nuovi consumatori dell’Asia.     

Il cibo dell’Antropocene

Oggi la grande emergenza che il genere umano deve affrontare ha un nome preciso: il cambiamento climatico. Purtroppo, il sistema agroalimentare è stato finora sostanzialmente ignorato nel grande dibattito sul clima, con due conseguenze: quasi nessuno conosce il terribile impatto climatico della produzione del cibo; e ancora meno persone (in una società sempre più urbanizzata e ignara di dove e come venga prodotto quello che mangia) capiscono quanto le produzioni agrarie dipendano a tutti gli effetti dal clima. Eppure, i segnali di allarme non mancano.

L’Europa centro-settentrionale è stata abituata dal marketing a mangiare (12 mesi all’anno) ortofrutta spagnola, così come il consumatore Americano mangia quella californiana: ma in entrambe quelle regioni la frequenza e l’intensità delle fasi siccitose sta aumentando, e i modelli climatici prevedono un peggioramento. Grandi regioni agricole del mondo stanno “rimanendo a secco”: la geografia agroalimentare globale è destinata inesorabilmente a cambiare.

Ci servono altre colture, che richiedono un uso meno intensivo dell’acqua rispetto a quelle affermatesi di recente come mais e soia. Ci servono altri modelli di produzione e consumo. Ci serve una ridefinizione del concetto di campo coltivato: tutto quello che abbiamo fatto negli ultimi decenni, e cioè monoculture industriali di appena 4-5 specie vegetali – semplificando così pericolosamente la produzione totale globale di calorie edibili – potrebbe già essere un modello obsoleto.

Il futuro richiederà un’immaginazione adattativa ed evolutiva senza precedenti. Non possiamo limitarci alla nostalgia per i campi felici di un buon tempo passato che forse, come tale, non è nemmeno mai esistito. È tempo di sfidare le stesse fondamenta della produzione del cibo come la facciamo da 10.000 anni: dobbiamo per forza dissodare e seminare dei campi, o allevare animali sui pascoli, per produrre cibo?

E se spostassimo l’agricoltura in verticale, usando le stesse tecnologie usate nelle stazioni spaziali orbitanti? E se la spostassimo in città radicalmente reinterpretate e ricostruite per prodursi il cibo da sole? E se producessimo proteine edibili dagli insetti, cosa che oltre due miliardi di esseri umani fanno dalla notte dei tempi? E se ricavassimo cibo direttamente dagli ecosistemi naturali, senza bisogno di arare campi o allevare animali, cosa che un miliardo di esseri umani fa ancora oggi ogni giorno? E se sintetizzassimo in laboratorio le proteine e le calorie che ci servono?

Nel mondo dell’Antropocene, cosa significherà “cibo” e come e dove lo produrremo? Che significato avranno espressioni come “cibo tradizionale” per i consumatori delle megalopoli dell’Asia del 2100? E se la salvezza del pianeta consistesse nel dare finalmente l’addio al Neolitico e all’agricoltura, la sua ormai datata invenzione? Nel pieno della Grande Collisione, all’incrocio pericoloso del mondo descritto nel Pianeta Mangiato, possiamo in realtà fare ancora qualcosa di straordinario: smettere di guardare indietro verso un passato idealizzato in forme elitarie, e usare l’ingegno umano per adattarci ed evolvere, assieme – non più contro – al nostro Pianeta.              

 

(*) Autore – Il libro è edito da Edizioni Dissensi

Esposizione umana al Bisfenolo A

Esposizione umana al  Bisfenolo A e il “fenotipo di diabesità” – di Simona Bertoli, Alessandro Leone,  Alberto Battezzati  (*)

Nota della Redazione Mondohonline: Il Bisfenolo A (BPA) si trova in molti oggetti di uso alimentare comune e quotidiano: bottiglie di plastica, rivestimenti di contenitori di prodotti alimentari, lattine per bibite e cibi in scatola, ma anche in prodotti cartacei, come la carta termica degli scontrini. Il BPA è una sostanza chimica utilizzata come base per produrre plastiche in policarbonato e resine sintetiche.

La normativa in vigore ne regola la quantità che gli oggetti possono contenere, ma studi e ricerche stanno approfondendo i potenziali rischi di questo composto organico per la salute umana: in particolare sembra che esso potrebbe interferire sul funzionamento normale del sistema endocrino:  ne sono state riportate criticità per fegato, reni e ghiandole mammarie. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) da gennaio di quest’anno ha avviato una consultazione pubblica sulla bozza di un documento sui rischi per la salute umana collegati all’esposizione al bisfenolo A, proveniente da fonti eterogenee. A conclusione di questi studi verrà emesso un parere finale con le relative raccomandazioni.

Ecco quindi l’importanza del punto sulle ricerche in materia prese in esame dall’Università di Milano e che qui riportiamo, dove l’argomento è trattato in profondità

Sintesi

Il Bisfenolo A (BPA), un disgregatore endocrino noto, è un contaminante alimentare sospettato di essere un fattore che contribuisce all’attuale aumento dell’obesità, del diabete e della malattia cardiovascolare. Questo problema è di crescente interesse per la ricerca sul  diabete ed è diventato una questione importante per le agenzie di regolamentazione e le industrie alimentari. 

Recentemente, il numero di studi sul BPA è aumentato in modo esponenziale, ma esistono ancora molte lacune nella conoscenza della relazione tra l’esposizione effettiva al BPA e il rischio cardiometabolico e le modalità di assorbimento nell’alimentazione, che impediscono giudizi corretti sui rischi per la salute umana. 

Questo articolo si concentra sull’associazione tra l’esposizione umana al BPA e l’obesità, la funzione tiroidea, il diabete, la resistenza all’insulina, la sindrome metabolica, le malattie cardiovascolari e il contenuto di BPA negli alimenti. Molti studi a campione indicano, talvolta in contraddizione, un effetto negativo dell’esposizione BPA per obesità, diabete e malattie cardiovascolari. Alcuni studi prospettici sostengono un effetto negativo dell’esposizione di BPA su tali patologie. Inoltre, non sono stati condotti studi d’intervento per valutare la causalità di tali associazioni. Ciò è dovuto principalmente alla mancanza di un adeguato database del contenuto di BPA negli alimenti, ostacolando così ogni stima della normale assunzione di BPA.

Introduzione

La prevalenza dell’obesità, del diabete e della malattia cardiovascolare (CVD) ha raggiunto proporzioni epidemiche a livello mondiale e continua ad aumentare. I dati provenienti da diverse regioni in tutto il mondo suggeriscono che più di 1 adulto  ogni 5 ha una sindrome metabolica, una predisposizione alle malattie sopra menzionate. Anche se la patogenesi è multifattoriale, il grasso viscerale in eccesso e l’azione difettosa dell’insulina costituiscono i fattori di base della malattia. Le “due maggiori cause” sembrano essere l’eccesso alimentare e uno stile di vita sedentario, per cui la maggior parte della ricerca e degli sforzi terapeutici sono stati focalizzati sul controllo dell’assunzione di cibo, sull’incremento del dispendio energetico e sul miglioramento dell’azione dell’insulina. Il fallimento di questi sforzi nel rallentare il tasso epidemico crescente ha portato i ricercatori più autorevoli a rivolgere la loro attenzione a ipotesi alternative. Infatti, l’epidemia è stata associata ad un incremento mondiale dell’esposizione a inquinanti chimici ambientali, definiti collettivamente detriti endocrini (EDs), che interferiscono con la produzione, il rilascio, il trasporto, il metabolismo, l’azione vincolante e l’eliminazione degli ormoni naturali che regolano l’omeostasi e lo sviluppo. Anche gli alimenti e le bevande sono cambiati in questo stesso periodo di tempo, essendo diventati sensibili alla contaminazione da ED attraverso la loro lavorazione e l’imballaggio, con successiva diffusione in tutto il mondo. Uno dei migliori ED studiati e prevalenti è il bisfenolo A (BPA). 

Link a: “Human Bisphenol A Exposure and the ‘Diabesity Phenotype’

Link alla traduzione italiana

(*)  Dipartimento di Alimentazione, Scienze Ambientali e Nutrizionali (DeFENS), Centro Internazionale per la Valutazione dello Stato Nutrizionale (ICANS), Università di Milano, Milano, Italia

L’articolo è stato pubblicato da PMC – Biblioteca Nazionale della Medicina Statunitense – Luglio 2015 – Dose Response . 2015 lug-set; 13 (3): 1559325815599173 – Pubblicato online 31 lug. 31. doi: 10.1177 / 1559325815599173

Diabete e vitamina A

Un nuovo studio anglo – svedese suggerisce che la vitamina A migliorerebbe l’attività delle beta cellule del pancreas che secernono insulina.

 

 

 

I ricercatori dell’Università di Lund (Svezia) hanno inizialmente scoperto che le beta-cellule pancreatiche che producono insulina presentano in grande quantità sulla loro superficie cellulare un recettore per la vitamina A.

“Non ci sono recettori di superficie non necessari sulle cellule umane; ognuno di essi ha una funzione, in molti casi ancora sconosciuta. Una volta scoperto che le beta-cellule esprimono sulla loro superficie recettori per la vitamina A, abbiamo pensato che il loro scopo fosse quello di mediare una risposta rapida alla stessa vitamina” spiega Albert Salehi, ricercatore senior presso l’Università del Lund Diabetes Center in Svezia.

I ricercatori che hanno realizzato lo studio ritengono che la vitamina A, in questo caso specifico, svolga un ruolo importante non solo per lo sviluppo delle cellule beta nelle prime fasi della vita, ma anche per un loro corretto funzionamento durante la vita residua in diverse condizioni fisiopatologiche, in particolare nel corso di processi infiammatori.
Albert Salehi e il suo team di ricerca (insieme ai loro colleghi dell’Università di Göteborg, del King ‘s College, a Londra e del Centro di Oxford per il Diabete), che nel loro studio hanno mappato complessivamente 220 diversi recettori presenti sulla superficie delle cellule beta, hanno infatti notato che bloccando parzialmente il recettore della vitamina A e stimolando le cellule-beta con glucosio, si provoca una riduzione di circa il 30% nella capacità delle stesse cellule di secernere insulina.
Questa tendenza si manifesterebbe sia in individui sani che in persone che hanno già sviluppato una forma di diabete di tipo 2.
I ricercatori hanno anche notato che la resistenza delle beta-cellule ai processi infiammatori diminuisce in carenza di vitamina A e che, nel caso di assenza totale della vitamina, le beta cellule muoiono.
La scoperta potrebbe anche essere significativa per alcuni tipi di diabete di tipo 1, caratterizzati da insufficiente sviluppo delle beta-cellule durante le prime fasi della vita.
“Da esperimenti su animali è noto che i topi appena nati hanno bisogno di vitamina A per sviluppare le loro beta-cellule in un modo normale. Molto probabilmente, lo stesso vale per gli esseri umani; i bambini devono assorbire una quantità sufficiente di vitamina A attraverso la loro dieta”, afferma Albert Salehi.

La vitamina A è contenuta principalmente nell’olio di fegato di merluzzo, nel fegato, nel tuorlo d’uovo, nel burro ma anche in ortaggi come carote crude, spinaci, cavolo, broccoli, verze e frutta (melone, albicocca, pesca, arancia e anguria).

Per avere un quadro completo del contenuto della vitamina nei vari alimenti consulta la tabella dello IEO (e guarda la colonna “retinolo”, termine con cui ci si riferisce alla vitamina A).

Un’eccessiva quantità di vitamina A, peraltro, è dannoso e può portare a osteoporosi.
Tuttavia, non v’è alcun rischio di eccessiva assunzione attraverso il cibo; il rischio risiede piuttosto nell’assunzione smodata di integratori alimentari.
Difetti associati a carenza di vitamina A sono, invece, la visione notturna alterata e la ridotta elasticità della pelle e delle mucose.

Fonte: Endocrine Journal 2017) n°3 p. 325-338 Vol. 64

 

 

La miniera sotto i piedi di Milano

– di Carlo Alberto Rinolfi (*)

In occasione della giornata mondiale dell’acqua, la sala convegni del Parlamento Europeo di Milano ha visto Mondohonline impegnata sul rapporto che l’acqua ha con la salute delle città e dei suoi cittadini. La sessione del mattino ha osato spingersi nei segreti  dell’acqua biologica; il pomeriggio è invece stato dedicato ai metabolismi urbani  che coinvolgono l’economia, l’urbanistica e la governance degli ecosistemi.

Matteo Fornara (CCR di Ispra – Commissione Europea) ha aperto i lavori rilevando che il comparto dell’acqua sta vivendo un megatrend di sviluppo a livello mondiale al quale ogni città europea è invitata ad agganciarsi. Le attività di servizio collegate all’acqua urbana occupano già oggi ben 600.000 europei, sono in rapido sviluppo e nel 2020 rappresenteranno un trilione di sterline. La Smart City  Europea del futuro  non sarà dunque solo ITC & Mobility ma anche BlueWater. Le municipalità potranno essere le principali protagoniste di questo sviluppo  poiché il riciclo, la riduzione del consumo e la valorizzazione delle risorse idriche richiedono i processi integrati e le infrastrutture e le governance dell’economia circolare. L’Atlante delle Acque Urbane è uno degli strumenti messi a punto per migliorare le prestazioni delle Pubbliche Amministrazioni locali a sostegno di progetti Urban Waterblu.

Che il trend sia reale e remunerativo lo sanno bene Stefano Cetti e Alessandro Russo in rappresentanza di MM  SpA – Risorse Idriche e CAP HOLDING. Lo fanno in modo competente e con dimensioni di livello nazionale.  Per entrambe l’innovazione è strategica così come lo è la spinta all’integrazione verticale dei processi. La separazione degli ambiti è territoriale ma le funzioni  si assomigliano, anche se CAP ha una vocazione più marcata al coordinamento di tante piccole realtà mentre su MM ricadono i problemi dell’urbanizzazione concentrata. Il tutto si traduce in un bassissimo costo dell’acqua per il cittadino, ma molto si deve anche alla straordinaria quantità di risorsa idrica del reticolo irriguo lombardo.

Lo ricorda Giuseppe Santagostino (Esperto di sistemi idraulici) che si concentra sui paradossi delle grandi perdite economiche nascoste nel basso costo dell’acqua potabile. Sono costi di notevole entità: per il recupero dei danni da esondazioni e i relativi impianti di contenimento, il pompaggio acque di falda, la manutenzione delle reti, la depurazione complicata dalla commistione di acque grigie e nere. Costi che la cittadinanza sostiene a discapito dei propri redditi. A queste uscite, il  cittadino deve poi sommare i mancati introiti derivanti da: un potere calorico dell’acqua di falda, che potrebbe generare molta energia geotermica pulita a basso costo per riscaldare e rinfrescare la città, la migliore qualità dell’energia da biomassa concentrata che si otterrebbe separando le acque grigie dalle nere, le maggiori potenzialità di trasferimento di acqua irrigua che deriverebbero da un differente drenaggio e canalizzazione e depurazione, l’utilizzo di energia cinetica per produrne di elettrica, l’eliminazione dei costi per impianti antiesondazione grazie a semplici manutenzioni o a nuovi sistemi di assorbimento e smaltimento e così via. Quanto basta per giustificare l’adozione di un nuovo modo di intervenire nella valorizzazione integrata dell’ecoservizio idrico metropolitano. Vantaggi che richiedono investimenti peraltro favoriti dalla legislazione in essere, che giustifica variazioni di tariffe orientate a rigenerare i sistemi. Per un territorio abitato da più di 3,4 milioni di persone, 10 centesimi aggiuntivi sulla bolletta garantirebbero investimenti pluriennali annui nell’ordine di centinaia di milioni.

Umberto Puppini (Geologo) avvalora le tesi succitate descrivendo come la ricchezza nascosta nelle terre impregnate d’acqua cambia secondo la profondità considerata. Se dai 150 metri che forniscono l’ottima acqua potabile alla città si sale ai 40 metri,  s’incontra un’acqua facilmente estraibile a una temperatura utile per le pompe di calore. A profondità ancora inferiori si trova poi l’acqua di falda che preme sulle pareti delle metropolitane e delle costruzioni sotterranee. Stima che ben il 10% del fabbisogno energetico civile è già oggi assicurato da impianti geotermici e solleva il quesito di come espanderlo ulteriormente. Le tecnologie lo consentono e i costi sono competitivi, ma risulta carente una regolamentazione adeguata quantomeno capace di evitare le ombre geotermiche provocate da un impianto che se scarica acqua calda già utilizzata nelle sue vicinanze annulla i vantaggi termici al proprio vicino.

Per Luca Imberti (INU – Urbanista) è evidente la necessità di avviare un ammodernamento delle reti e considerare il possibile contributo dell’acqua di falda in ambiti estesi, e non di singoli edifici, come volano termico volto alla riduzione della CO2. Lo impongono i cambiamenti climatici anche in una Lombardia in cui muta il regime pluviometrico con ripercussioni sulla disponibilità di acqua per usi agricoli e urbani. Alle situazioni d’emergenza se ne somma poi una di più lungo periodo che riguarda il ritiro dei ghiacciai. L’orizzonte temporale di progettazione delle città impone quindi di spostare l’attenzione sugli aspetti idrici, sinora considerati solo a corredo dei piani urbanistici e territoriali.

Per Luigi Mariani (Agrometeorologo – Unimi) il clima urbano è strutturalmente mutato anche all’interno della città con pregiudizio della salute dei suoi cittadini e del suo verde. Tra il 1850 e il 2008 mentre la temperatura media globale è incrementata di 0,8 °C per il global warming, a Milano per l’urban warming è cresciuta di più di 3 °C.  Sono nate le “isole di calore urbano” dannose per la salute cittadini, per la minor biodiversità e respirazione del suolo circondato dai palazzi, per le variazioni dei livelli di umidità con effetti anche sull’apparato respiratorio dei cittadini. La variazione dei livelli di umidità e calore in ambiente urbano si presenta dunque come un’arma a doppio taglio che, se limita il disagio da freddo invernale riducendo la mortalità da freddo, accentua al contempo il disagio e le patologie estive dovuto all’afa, particolarmente rilevante nel periodo notturno.

Per Roberto Spigarolo e Stefano Bocchi (Dipartimento di Agraria – Unimi) il bilancio globale del consumo di acqua per alimentare l’area metropolitana vasta di Milano (provincie di MI-MB) assume dimensioni impressionanti per gli stili alimentari caratterizzati da una rilevante presenza della carne. Si stima  che l’acqua contenuta negli alimenti consumati in un anno dai milanesi (“input di H2O”) ammonti a 1.9 miliardi di litri/anno, mentre la quantità necessaria per produrre gli alimenti consumati (in altre parole la “Water footprint”) sale 2.97 miliardi di litri/anno.  Qui il paradosso consiste nel fatto che gli ortaggi ricchi d’acqua per gli umani non ne richiedono molta per la loro produzione, mentre  le carni invece ne donano poca ma ne richiedono molta e oltretutto generano più inquinamento.

Sui paradossi economici della gestione dell’acqua insiste anche Giuseppe Longhi  (Urbanista – IUAV) per il quale il far pagare  l’acqua 1 Euro significa non impegnarsi negli elevati investimenti richiesti dalla rigenerazione urbana, col rischio di trattare argomenti dirompenti con procedure di normale gestione. Il fatto che anche le imprese pubbliche non si raccordino in modo esplicito agli obiettivi stabiliti dalle convenzioni internazionali sui cambiamenti climatici e sulla riduzione dei rischi significa aumentare il rischio per il futuro dei cittadini e consumare risorse destinate alle generazioni future. L’acqua invece rientra a pieno titolo nella miniera di risorse urbane al punto che sarebbe opportuno pensare a come renderla disponibile a chi ne ha più bisogno.

Erich Trevisiol (Urbanista – Univ. Firenze) entra nel ruolo che l’acqua dovrebbe avere in una progettazione urbana “sensibile”, peraltro già nota e applicata da Leonardo proprio a Milano, e richiama l’esigenza dei “Piani dell’Acqua” sempre più indispensabili per affrontare precipitazioni sempre più concentrate che, oltre a distruggere ciò che trovano, trascinano velocemente nel tessuto urbano quantità notevoli d’inquinanti. Il paradosso in questo caso è tutto italiano e si traduce in una eccellenza  della protezione civile a fronte di una grave incapacità di affrontare il dissesto idrogeologico. I risultati sono noti:  tra il 1944 e il 2102 il Paese ha sostenuto per queste emergenze un costo di 61,4 miliardi e l’82% dei comuni è ancora a rischio di dissesto idrogeologico. Tra le innovazioni disponibili si segnala la piattaforma free  Climate Colab e si individua nei big data la possibilità di  fornire informazioni utili in tempo reale.

Rimanendo sul piano delle iniziative internazionali Livia Pomodoro (Milan Center for Food Law and Policy) ha spiegato come l’organismo che rappresenta, nato dall’Expo, sia oggi un organismo internazionale dedicato al raggiungimento dei Millennium Goals tra i quali c’è il diritto di disporre di  risorse idriche adeguate. A testimonianza dell’impegno permanente in questa direzione c’è la costituzione di un Forum internazionale, la cui nascita è prevista con un’iniziativa organizzata con l’OCSE che coinvolgerà 48 città del mondo sulle “regole dell’acqua per la vita”.

Le istituzioni internazionali dunque si stanno muovendo e in questa direzione intende andare  anche la Città Metropolitana che, per Arianna Censi (Vicesindaco),  è l’ambito ideale per la governance delle risorse ambientali anche se sta vivendo una situazione particolare: esistono difficoltà per le sua recente costituzione, per l’attuale carenza di  legittimazione diretta da parte dei i cittadini, ma sopratutto per la duplicazione e diversificazione delle funzioni e dei processi che si ritrovano tra i 134 comuni che la formano. 

Pensando alle grandi opere idriche  del passato Luciano Segre (Economista) richiama, tra le altre, le realizzazioni di Cavour  che cambiarono il volto della pianura padana anche sul piano economico  e sociale, ma cita anche il canale di Suez e  si chiede come mai le grandi visioni, che nel secolo scorso divennero realtà, oggi non riescono ad  emergere pur in presenza di tecnologie più avanzate.

La giornata si conclude con la considerazione di Francesco Silva (Economista)  sulla natura ubiquitaria e multiforme  dell’acqua che rende non semplice l’applicazione di processi di valorizzazione lineari legati ad aspetti parziali o a singole fasi  di una risorsa interconnessa e in costante movimento.    

(*) Presidente Mondohonline

Tutti video del Convegno sono disponibili sul sito di Mondohonline

Seminario su Sport e benessere

Cosa si intende per  “welfare sportivo”?

L’AIPPS,  Associazione internazionale di Psicologia e Psicoanalisi dello Sport ne ha messo a punto un modello europeo, focalizzato principalmente  sul benessere dell’atleta, la crescita della personalità e l’integrazione delle fasce deboli, intendendo nello specifico l’integrazione fra disabilità e sport. Sono questi i punti fondamentali emersi dalla ricerca universitaria.

Il modello trova l’applicazione  concreta in diversi piani operativi, che vanno dall’attività rieducativa e riabilitativa motoria e psicologica in campo ospedaliero alla prevenzione del disagio giovanile in ambito scolastico,  alla formazione di personale e all’attivazione di piani di gestione, fino all’attività integrativa di ragazzi con diverse abilità motorie e sensoriali.

Di questo specifico modello di welfare nello sport si parlerà nel corso  del seminario “Benessere e prestazione nello Sport – Quali indicazioni dalla ricerca?”, organizzato dalla Scuola Regionale dello Sport: relatore è il  dott. Giovanni Lodetti, Maestro di scherma e ricercatore, Presidente di AIPPS (*)

Il Seminario si terrà il 6 maggio presso il Centro Sportivo della Prima Regione Aerea all’Aeroporto di Linate: per il programma dettagliato e l’iscrizione, scaricare la locandina.

 

(*) Per maggiori informazioni: Intervista di Mondohonline a Giovanni Lodetti su “La spada che impara dalla disabilità- Viaggio tra le innovazioni che nascono dalle differenze”

 

Nutrire la Città - Convegno a Milano, 5 maggio 2017

 

Al Convegno che si terrà il 5 maggio presso la sala convegni del Parlamento Europeo  in Milano corso Magenta 59 interverrà anche Mondohonline sul tema “L’acqua per la salute delle città e dei cittadini”.

Durante le Giornate della Sociologia, organizzate dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Milano Bicocca in agenda la prossima settimana,  si parlerà anche di come “Nutrire la città”: è infatti questo il tema del convegno, curatore la prof.ssa Matilde Ferretto, che avrà luogo il prossimo 5 maggio in corso Magenta 59 , presso la sede di Milano del Parlamento Europeo.

L’obiettivo più generale delle Giornate mira a consolidare, attraverso incontri e dibattiti per la durata di quattro giorni, il rapporto tra l’Università degli Studi di Milano Bicocca e la città con un’iniziativa diffusa nell’ambito cittadino allo scopo di informare i milanesi delle attività di ricerca del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale.

Tra i filoni di ricerca del Dipartimento, il titolo “Nutrire la città” evoca il tema dell’alimentazione analizzabile da almeno due punti di vista: da un lato le novità riferite alle relazioni tra  cibo e salute, alle tradizioni, alle nuove forme di consumo e di spreco; dall’altro le nuove forme di convivenza nel rapporto città/campagna, alla naturalità e tipicità delle produzioni, alla conservazione del suolo, alle forme inedite di relazioni commerciali e, più in generale, alla conoscenza del mondo agricolo da parte della popolazione urbana.

Abitualmente si ritiene che la produzione di alimenti sia un tema, ed un problema, che riguardi specificamente la campagna e gli spazi rurali. In realtà, la produzione non è che una delle prime fasi della lunga filiera alimentare che, per quanto attiene alla commercializzazione, il consumo e lo smaltimento dei rifiuti, riguarda soprattutto la città.

Storicamente la città è stata concepita come un sistema gerarchicamente superiore alla campagna in quanto depositaria di innovazione, cultura, democrazia ed indipendenza individuale. Tuttavia nel caso di Milano la presenza di ampie aree agricole nel territorio della città metropolitana (Parco Agricolo Sud Milano –  PASM) mette in evidenza la necessità di ripensare al futuro della città tenendo conto delle sue relazioni con il territorio di contesto.

Grazie alle buone pratiche e alle innovazioni tecnologiche, molte sono le opportunità adeguate ad uno sviluppo sostenibile: il convegno esaminerà in particolare l’economia circolare, la lotta allo spreco e il web, inteso come veicolo di diffusione d’innovazione, informazione e conoscenza.

Molti i relatori sui diversi temi, così come dettagliato nella locandina-programma. In particolare sul  tema ‘acqua’ interverrà Carlo Alberto Rinolfi, presidente di Mondohonline, che tratterà quanto e come l’acqua sia un elemento fondamentale per la salute delle città e dei cittadini, toccando aspetti ed elementi di una risorsa vitale da tutti scontata, ma ancora in parte sconosciuta e sottoutilizzata nelle sue capacità di generare la salute e la ricchezza dei cittadini.

Il Convegno avrà luogo venerdì 5 maggio, presso la sala convegni del Parlamento Europeo di Milano in corso Magenta 59, con inizio dei lavori alle  9.30. L’ingresso è gratuito previa registrazione al sito www.urbana.sociologia.unimib.it.

Scarica la locandina programma del convegno

 

Assemblea ordinaria 2017 Mondohonline

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Comunicazione ai Sigg. Soci dell’Associazione Mondohonline

Convocazione dell’Assemblea Ordinaria 2017
Sabato 13 Maggio 2017

È indetta l’Assemblea Ordinaria degli associati a Mondohonline
presso Centro Commerciale di via Arona 18 – Milano
nello Spazio Scopricoop al primo piano
(Metropolitana Lilla – Stazione Domodossola – Bus 57/43 – Tram 19/1- parcheggio interrato)
(per informazioni reception del super)

L’Assemblea si terrà dalle 9,30 alle 12,30
con il seguente ORDINE DEL GIORNO:

  • Formalizzazione della Presidenza e Segreteria dell’Assemblea.
  • Relazione di Missione e approvazione Bilancio al 31-12-16.
  • Programma 2016 -2017.
  • Varie ed eventuali.

Si ricorda che possono intervenire solo i Soci in regola con i pagamenti. In caso di impossibilità ad intervenire i Soci sono invitati a utilizzare il Modulo di Delega da affidare eventualmente ad altro socio ; si ricorda che ogni socio ha diritto ad esprimere un solo voto e può presentare un massimo di due deleghe in sostituzione di Soci NON amministratori.
Mi auguro di potervi accogliere e salutare tutti in tale occasione.

Il Presidente
Carlo Alberto Rinolfi

 

 

 

Acqua per la salute delle città

Intervento di Livia Pomodoro  (*) (**) al Convegno Mondohonline sul tema “L’acqua per la salute dei cittadini e delle città”, tenutosi il 22 marzo 2017 presso l’Ufficio di Informazione a Milano del Parlamento Europeo.

La Giornata Mondiale dell’Acqua è una grande opportunità per focalizzare la nostra attenzione sull’importanza dell’acqua e per fare le attività di advocacy per la gestione sostenibile delle risorse idriche. Le città hanno un posto di rilievo nel cuore delle politiche dello sviluppo. E lo dividono con la dimensione dell’acqua. 

La crescita della popolazione accompagnata da un processo simultaneo di rapida urbanizzazione rappresentano crescenti sfide dello sviluppo. Secondo proiezioni statistiche la quota di popolazione che vivrà nelle città entro il 2030 raggiungerà il 60% della popolazione mondiale. La fornitura dell’acqua in tali condizioni urbane complesse è diventata una delle priorità dell’Agenda per lo sviluppo internazionale ed è esplicitamente indicata nel novero degli obiettivi dello sviluppo sostenibile. In particolare dell’obiettivo 11 definito come l’obiettivo di rendere le città inclusive, sicure, resilienti e sostenibili. 

Queste ambizioni mettono in forte rilievo l’importanza delle risorse idriche, tenendo conto della loro scarsità già allo stato attuale. Oltre ai problemi di fornitura dell’acqua potabile, ci sono anche dati rilevanti sulla crescita della popolazione urbana ed il conseguente aumento del numero di persone esposte al rischio di inondazioni e siccità. Per questi motivi, c’è una urgente e costante necessità di nuove tecnologie nella gestione della rete idrica urbana. 

Tuttavia, ci sono molti altri aspetti da affrontare per promuovere le soluzioni tecnologiche ed infrastrutturali. 

La governance efficace, ad esempio, è una delle più importanti. Essa comprende il ruolo e le responsabilità delle istituzioni locali nella gestione dell’acqua. Per renderla efficace, la divisione tra gli enti responsabili deve essere chiara. Oltre alla divisione delle responsabilità, la buona governance comprende la promozione sulle problematiche dell’acqua, rimozione degli ostacoli nel  monitoraggio e la valutazione dei progetti. Per fare tutto questo abbiamo bisogno di dati più completi ed aggiornati su tutte queste tematiche. 

Le principali istituzioni mondiali stanno indirizzando la loro attenzione verso una progettazione rispettosa dell’ambiente e socialmente accettabile. 

Il Parlamento Europeo, in particolare, ha dato un grande contributo alla regolazione del settore idrico. Con l’adozione del Water Development Framework la politica europea dell’acqua ha conosciuto un processo di ristrutturazione. 

Tale documento stabilisce un riferimento – quadro per la protezione delle acque superficiali interne, delle acque di transizione, delle acque costiere e sotterranee, per prevenire e ridurre l’inquinamento, promuovere l’uso sostenibile dell’acqua, proteggere l’ambiente acquatico, migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici e mitigare gli effetti di inondazioni e siccità. Salvo deroghe specifiche, il benessere ecologico delle acque deve essere raggiunto attraverso un approccio multiplo.

 L’interconnessione delle problematiche legate all’acqua rende necessario, per la gestione efficace delle acque urbane, il ricorso a tali norme generali.

Un notevole lavoro è stato fatto anche dall’OCSE, che è il nostro partner nell’organizzazione del Forum Internazionale Regole dell’Acqua, Regole per la Vita che si terrà a Milano il 27 e 28 settembre, ed ha condotto un sondaggio che ha coperto 48 città del mondo. Milano era una di quelle e ha già una buona reputazione internazionale come città aperta ad approcci innovativi grazie anche a tutti voi che vi siete impegnati nel raggiungere tale obiettivo. 

Come ho detto, il Milan Center organizzerà un grande convegno sull’acqua. La prima giornata del Forum sarà dedicata ai diversi aspetti di governance e gestionali dell’acqua nel contesto della città metropolitana, con particolare attenzione alla dimensione della regolazione; le sessioni tematiche della seconda giornata si concentreranno sulla relazione donne e acqua affrontando i temi della disuguaglianza di genere: tanto nel versante delle povertà quanto in quello dell’educazione e dell’alta formazione.  Le tecnologie e le scienze dell’acqua sono sempre più cruciali (in una prospettiva che vede l’acqua farsi risorsa sempre più preziosa) ma lamentano una scarsa presenza di donne.

 Tuttavia, c’è tanto lavoro davanti a noi, per individuare e sostenere l’attuazione di buone ed efficaci pratiche di gestione delle acque urbane in grado di garantire l’approvvigionamento idrico adeguato e conveniente come uno dei diritti umani universali e non discriminatori.

 Ampliando il proprio campo di interesse e promuovendo azioni concrete anche il Milan Center intende mostrare un sincero impegno nella direzione del cambiamento. Unendo le nostre forze a quelle di tutti voi. Come tutti sappiamo, niente di tutto questo lavoro può essere fatto da un attore solo. 

 

(*) Presidente, Milan Center for Food Law and Policy – Milano

(**) Video dell’intervento di Livia Pomodoro

(**) Video degli interventi di tutti i relatori, in sequenza