Newsletter

Vuoi essere aggiornato sui nuovi articoli e sulle nostre attività?

Iscriviti alla nostra Newsletter

Green Economy

barra1

 

franca castellini_2F. Castellini Bendoni: 

Un nuovo alfabeto per la scuola

 

Economia e agricoltura

barra1

 

Segre1

L. Segre:  

Quando mio cugino Primo Levi tornò da Auschwitz

 

Economia dei mercati

barra1

 

F. Silva:  

Emergenza acqua in Lombardia?

 

Sistemi metropolitani

barra1

 

Longhi_3

G. Longhi: 

Una bussola per il Green Deal+Recovery Fund

 

Acqua: la fonte della vita

– di   Rosario Pantaleo (*)

Di chiare, fresche e dolci acque ne abbiamo sempre meno. Deturpate dall’inquinamento e dalla mano infelice dell’uomo. Vale per le acque dolci come per le acque marine. Un grande guazzabuglio dal quale sarà bene uscire in fretta, prima che sia troppo tardi, perché il tempo inizia a diventare sempre più carente…

Nella nostra area del Municipio 7 di Milano abbiamo un importante luogo di presenza delle acque. Acque senza grandi pretese trattandosi di specchi d’acqua che, un tempo, fungevano da cave di ghiaia e sabbia per le costruzioni e che vennero dismesse alcuni anni fa, per poi riprendere vita con il progetto del Parco delle Cave a partire da un’intuizione dell’Assessore all’Ambiente Ercole Ferrario e poi dal successivo Assessore Cinzia Barone. Le cave in questione sono la Cava Cabassi, la Cava Aurora, la Cava Casati e la più grande, e più bella, Cava Ongari Cerutti. Per alimentare queste cave, oltre a quanto perviene dal sottosuolo, si deve considerare l’afflusso delle acque del Canale Villoresi che, dalla fine dell’Ottocento, conduce le acque del Ticino, fermate e canalizzate dalla diga di Panperduto, verso il nord Milano prima e poi l’ovest e il sud Milano al fine di irrigare i terreni agricoli lì presenti.

Quest’acqua non è sempre presente sul territorio in quanto viene erogata, a seguito di specifici contratti con gli agricoltori, nel periodo primaverile e estivo. Una frequenza che a volte crea problemi a causa delle note condizioni di cambiamento climatico. Uno di questi problemi lo si è avuto a cavallo tra novembre e dicembre scorsi, quando in Cava Cabassi si è assistito ad una notevole moria di pesci, soprattutto quelli di grandi dimensioni. Scartata, a seguito di verifiche di ARPA, l’ipotesi di inquinamento, si è poi evidenziata la mancanza di ossigeno nelle acque superficiali a causa di uno scambio termico, irraggiamento/raffreddamento, che ha creato condizioni favorevoli a questo fenomeno di cianosi dei pesci.

Quello del Parco delle Cave, con il suo adiacente reticolo idrico minore fatto di rogge, canali, fontanili, è un interessante ambito di studio rappresentativo di come questi elementi siano importanti nell’ecosistema biologico, agricolo, di paesaggio e produttivo. In questi territori, infatti, è possibile osservare quanto l’acqua rappresenti la fonte originaria di un tessuto sociale, di relazione e produttivo, che manifesta tutta la sua vitalità grazie a questo elemento prezioso e vitale spesso consumato senza ritegno e/o inquinato senza pietà.

Purtroppo è nel dopoguerra che l’enfasi della ripresa industriale pone le basi per la riduzione dell’acqua a merce senza valore quasi che la sua presenza fosse valutabile solo nella misura in cui questa produca ricchezza senza nessun intervento di tutela, di recupero, di filtraggio post utilizzo. Anche le acque presenti nelle cave del parco erano inquinate e lungo è stato il tempo di “decantazione” e, laddove necessario, di ossigenazione. Tra l’altro nelle acque della cava Cabassi a decine vennero affondate automobili, rubate, a peggiorare la situazione del loro inquinamento. Alcune di queste furono recuperate ma altre furono lasciate a deperire nel fondale melmoso e poco ospitale dello specchio d’acqua in questione. Questi eventi, però, hanno creato nella cittadinanza dei luoghi adiacenti le cave prima, e il parco dopo, una sorta di fidelizzazione all’idea che questo luogo, oltre a rappresentare una dimensione di memoria, sia diventato una sorta di laboratorio ambientale e di cultura delle acque unitamente al paesaggio da esse determinato.

Il percorso per giungere al risultato finale non è stato né semplice, né agevole, né rapido. Se l’idea di partenza la si può collocare a metà degli anni ’70, la delibera istitutiva del Parco è del maggio 1997 mentre l’inaugurazione dello stesso è avvenuta nel giugno 2001. Nel mezzo, un grande lavoro di sollecitazione, da parte delle associazioni e istituzioni locali, presso il Comune di Milano, nella divulgazione di informazioni da parte del mensile locale “il Diciotto” che fu componente attiva per mantenere alta l’attenzione sugli sviluppi del progetto e quant’altro necessario ed opportuno per creare una rete di collegamento tra le parti interessate e coinvolte. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di un tempo in cui i social erano argomento di fantascienza…

Ma, dati i tempi, non è possibile immaginare che il “bene acqua” sia infinito. I cambiamenti climatici ci stanno consegnando un futuro di grande precarietà. Lo scioglimento dei ghiacciai è un segno di possibile penuria d’acqua che si manifesterà nell’arco di trent’anni e, se non si metteranno in campo iniziative forti e di lunga durata, il pericolo diventerà ancor più pressante mettendo in crisi le coltivazioni agricole di larga parte del Pianeta coinvolgendo in maniera drastica aree già oggi in forte crisi. Fino ad oggi, purtroppo, non si sono viste azioni amministrative ed istituzionali stringenti ed emergenziali rispetto al risparmio dell’acqua nella vita quotidiana. Azioni che devono coinvolgere ogni cittadino per responsabilizzare ciascuno alla salvezza del Pianeta.

In ambito mondiale è necessario che si prosegua, con concretezza, a seguire le linee guida di salvaguardia che procedono dai lavori dell’IPCC  e dai vari convegni COP che si sono succeduti nel tempo. 

Chiunque di noi abbia a cuore il futuro del Pianeta e dei luoghi che frequenta nella quotidianità non può fingere di non sapere e non capire, perché le informazioni su quanto sta accadendo sono alla portata di tutti. Se camminiamo nel Parco delle Cave e non comprendiamo che fra dieci anni al posto dei laghetti possano esserci delle pozze maleodoranti significa che non comprendiamo che stiamo uccidendo il futuro, che non ci appartiene ma è a disposizione di altre persone e come tale va rispettato. Oggi il microclima generato da quel parco e dalle sue componenti è un toccasana per la psiche con il suo dolce paesaggio ed anche per la salute rendendo possibile una circolazione d’aria accentuata data la presenza delle acque. Così come l’acqua rende possibile la cura di colture agricole utili per la realizzazione economica degli agricoltori e per l’approvvigionamento di prodotti di varia natura.

Anche per questa necessaria continuità noi possiamo e dobbiamo contrastare il più possibile la minaccia di un deserto il cui arrivo potrebbe non essere lontano…

(*) Critico musicale,  Milano

2 commenti per Acqua: la fonte della vita

Commenta

  

  

  

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.