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Acqua pubblica, risorsa per la Milano di domani

        La Martesana

L’acqua: elemento di vita, bene comune, pubblica, risorsa per la Milano di domani

–  di Elena Grandi (*)

Nei 17 Goals per lo Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, l’acqua riveste un ruolo da protagonista: compare specificatamente in due degli obiettivi ed è parte integrante di quelli che riguardano la lotta alla fame, alla povertà, ai cambiamenti climatici, alla tutela del suolo e degli ecosistemi.

L’acqua ricopre il 71% della superficie della Terra: solo questo dato (sia pure tenendo conto che il 97,5% è acqua salata) dovrebbe farci riflettere sull’importanza di questo elemento, imprescindibile dalla vita sul nostro Pianeta.

Per questo, quando si parla di sostenibilità delle nostre città, di resilienza, di benessere collettivo, di salute, di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, di lotta alla crisi climatica e sociale, ecco che il tema dell’acqua (tanto quanto quelli dell’aria e del suolo, tutti indissolubilmente legati tra loro) assume un’importanza primaria: più che mai a Milano, città d’acqua, di canali, di fiumi, di fontanili, di rogge irrigue, di marcite, la cui ricchissima falda alimenta con generosità i nostri rubinetti di casa, gli impianti industriali, produce energia, irriga i campi di quella che è, non dimentichiamolo, la seconda città agricola del Paese.

È quindi evidente che valorizzare il sistema idrico della nostra città è, e sempre più dovrà essere, un imperativo assoluto di chi la amministra.

Il ciclo dell’acqua ha un impatto immediato e molto sentito sul cittadino: dal primo minuto della giornata. L’acqua, si perdoni la digressione letteraria, ci vede nudi, vede i nostri difetti e forse anche li corregge quando gli occhi sono pesti; l’acqua ci disseta e ci rinfresca.

Certo, in assoluto non siamo messi poi così male: l’acqua di Milano è un’acqua “buona” per il consumatore che si riempie il bicchiere al rubinetto di casa, pagandola con tariffa tra le più basse d’Italia (la spesa pro capite per il servizio idrico del Comune di Milano è di circa 7,60 euro all’anno), che è a sua volta uno dei paesi europei in cui l’acqua costa meno; l’acquedotto riesce a contenere le perdite a livelli decorosi rispetto a una media nazionale che dovrebbe metterci in allerta molto più di quanto non si faccia (il dato di Milano si attesta al 14% contro il 37% della media nazionale).

L’acqua (e tutto ciò che attiene alla sua gestione) non è però solo quella che beviamo e che esce dai nostri rubinetti di casa, ma è strettamente correlata a moltissimi altri aspetti della vita della città: si pensi alla qualità abitativa–residenziale (impianti di riscaldamento e di raffrescamento), alla qualità delle acque reflue e alla loro depurazione per un inquinamento tendente a zero, alla capacità di assorbimento del suolo e a quella di mantenersi e rigenerarsi, alla sua funzione per la produzione di energia rinnovabile, alla manutenzione del sistema dei canali, aperti o interrati. La gestione delle acque reflue e dell’acqua meteorica saranno determinanti in futuro per contenere i danni, e i relativi costi, in una città densamente urbanizzata e dal suolo troppo impermeabilizzato.

A Milano la depurazione delle acque riguarda, ad oggi, sia quelle bianche sia quelle nere. Gli scarichi delle grondaie dei tetti sono ancora oggi convogliati in fognatura, così che depuriamo volumi ingenti di acqua mandata dal cielo che potrebbe essere utilizzata altrimenti. In tal senso andrebbe messo a sistema un piano di invarianza idraulica, seguendo il principio che prevede che le acque meteoriche vengano convogliate in modo da non gravare sui sistemi fognari, da tener presente sia per i nuovi edifici che per quelli che rientrano nei piani di recupero e nelle aree dismesse. Per farlo si potrebbe recuperare il reticolo minore già esistente.

Le esondazioni del Seveso e gli allagamenti di interi quartieri cittadini da molti anni ci dicono chiaramente che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe; troppo spesso dobbiamo prendere atto dell’incapacità di assorbimento del nostro suolo e delle carenze del nostro sistema idrico.

Anche la manutenzione dei canali (a cielo aperto o interrati che siano) richiederebbe maggiore attenzione dal momento che l’impatto dei fenomeni meteorologici è sempre più pesante e va ad incidere su infrastrutture la cui portata d’acqua non può essere in grado di reggere: ancor più se sono presenti ostruzioni fisiche (detriti, rifiuti, ecc.).

In conclusione, quando parliamo di acqua dobbiamo tenere ben presente ogni sua declinazione: il suo valore, il suo consumo, la sua qualità, il suo spreco, il suo costo e anche i suoi potenziali danni, per i quali siamo in gran parte responsabili e per contenere i quali dovremo agire con grande determinazione.

 

(*) Vicepresidente Municipio 1 – Milano
Assessore Verde Ambiente Demanio Casa Arredo Urbano

www.elenagrandi.it

 

 

 

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