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L'acqua di  Milano

– di Carlo Alberto Rinolfi (*)

L’acqua di  Milano è  davvero una meraviglia  sorprendente: la città vi è nata e cresciuta nei secoli e anche in questo momento vive grazie a lei,  ma quanto la conosce, che rapporto ha con lei?

 Se si esclude quella pulita del rubinetto di casa e quella più romantica dei Navigli, trasformati ormai da tempo immemorabile da utili vie d’acqua a nobili supporter degli intrattenimenti cittadini, l’acqua che scorre nelle vene della città è per lo più nascosta e quando emerge nelle strade per un improvviso temporale la si vuole cancellare in fretta e furia. 

Lei, obbediente alla gravità, si riversa  nel sottosuolo della città finendo in parte  nella rete idrica, dove si mescola con quella scura e inquinata  degli scarichi degli edifici, e in parte, quando trova ancora della terra tra l’asfalto, scende nelle falde più profonde del terreno. Riemerge  infine  a valle per essere depurata e resa disponibile ai campi del lodigiano così, attraverso gli alimenti,  può  tornare sulle tavole dei milanesi e riattivare il suo ciclo. 

Sembra di descrivere il metabolismo di un organismo vivente e di fatto è  così: la città vive, si depura e disseta della sua acqua. Ma siamo sicuri che sia proprio sua?

Quell’acqua che arriva dal cielo padano in modo sempre più concentrato ed improvviso certo non nasce nella cerchia dei Navigli.  Non nasce a Milano neppure quella che arriva da suoi tre fiumi principali (Seveso, Olona e Lambro ) o che scende dalle montagne come fa il Ticino, da cui Leonardo ha tratto  l’acqua per i Navigli. 

Dunque lei è  un favoloso ed enorme ecosistema  vivente che  vola nelle nuvole, si origina nei ghiacciai dell’arco alpino e scorre in superficie verso valle, riappare camuffata  nella vegetazione e in tutti gli organismi viventi per poi nascondersi a pochi metri nel sottosuolo  oppure inabissarsi  a centinaia di metri di profondità. 

Prima di pensare a come tentare di governare una simile straordinaria e imponente entità si tratta forse, con un poco di umiltà, di capirla meglio a partire dai suoi lati più nascosti. Lo dobbiamo fare in fretta soprattutto per le giovani generazioni: lo impone il riscaldamento climatico che surriscalda e inquina l’atmosfera della città rendendocela invivibile, e lo richiede l’inquinamento delle falde  che ormai ci  costringe a scendere a più di 140 metri per trovare acqua ancora bevibile.  

Ma i suoi lati più nascosti non sono così immediati da scoprire. Li possiamo guardare  secondo  tre grandi  prospettive: una più legata al nostro mondo organizzato occupato dai sistemi  della  tecnica dell’economia; una  seconda bio-sistemica naturale più legata alle regole della madre terra, infine una terza più vicina al tanto concreto (perché in carne e ossa) quanto misterioso e dinamico mondo qualitativo della vita di noi umani.  

Sembrano tre mondi distinti con linguaggi differenti. Nel primo mondo l’acqua ancora da scoprire  ha l’aspetto straordinario di un forziere di energia calorica pulita che potrebbe riscaldare  e rinfrescare la città a basso costo e senza inquinare l’aria metropolitana: uno straordinario tesoro oggi sprecato che attende solo una Amministrazione in grado di intervenire, un tesoro che la tecnica è già in grado di imbrigliare con successo e la finanza di supportare, e che attende solo una decisione da parte di chi è responsabile del territorio.

Il secondo mondo deriva dal fatto che l’acqua non è affatto un semplice bene comune pieno di energia a disposizione di noi umani; è soprattutto un ecosistema vivente del tutto autonomo da noi umani che, emergendo nei laghi, nei parchi e nel verde della città, garantisce  la biodiversità e gli scambi vitali di cui abbiamo bisogno come specie tra le specie. Impossible trattarla come una “cosa artificiale” alla stregua di uno dei tanti manufatti inanimati che caratterizza la città: lei ha sue regole di funzionamento, i suoi confini, tempi e esigenze spesso confliggono con le procedure e le regole fissate dalle razionalità burocratiche ancorate alle istituzioni locali.

Il terzo mondo, troppo spesso contaminato dal primo, riguarda noi direttamente ed il nostro essere corporeo di cui l’acqua è elemento fondamentale.

 Non solo la città Milano è nata sull’acqua, anche noi stessi veniamo da lei e per nove mesi la “respiriamo”.

Più di altri organismi viventi, siamo noi umani ad essere fatti di miliardi di molecole di acqua che misteriosamente si connettono e interagiscono in continuazione con precisione quasi assoluta per garantirci la salute e la vita.

La nostra mentalità orientata al “fare concreto” con cose che si vedono e si toccano, ci porta facilmente a dimenticare che siamo fatti di acqua che non si vede , che nell’acqua siamo nati e che senza di lei non potremmo vivere.

La  funzione  dell’acqua non si limita però  al trasporto di sostanze organiche e inorganiche di cui abbiamo bisogno.

E’ lei la portatrice diretta  delle informazioni per noi più vitali. Informazioni “invisibili e silenziose” che, sotto traccia, si tramutano nelle nostre  sensazioni ed emozioni più profonde  e alimentano il nostro immaginario individuale e collettivo per connettere tutti gli umani e  i non umani di questo tanto meraviglioso quanto piccolo  pianeta blu.

Di questi volti di sorella acqua Mondohonline intende interessarsi con l’obiettivo di favorire una nuova consapevolezza a partire dai nostri ragazzi e dai giovani che di fatto sono i veri fruitori dell’ecosistema più prezioso che fa vivere la nostra città.  

 

(*) Presidente, Mondohonline

1 commento per L’acqua di Milano

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