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Proposte per una migliore gestione delle acque di Milano

– di Laura Specchio (*)

Come noto, il Servizio Idrico Integrato della città di Milano è in grande misura gestito attraverso Metropolitana Milanese Spa, una delle più importanti aziende municipali, che si occupa dell’intero ciclo delle acque: dal prelievo dalla falda, alla potabilizzazione, alla distribuzione, sino alla raccolta e collettamento delle acque reflue e piovane nel sistema fognario e alla depurazione delle stesse prima del definitivo rilascio in ambiente.

L’evoluzione della città e del suo ambiente, unita all’impatto dei cambiamenti climatici e alle ricadute del periodo pandemico, suggeriscono tuttavia di valutare l’opportunità di potenziare ulteriormente le capacità di intervento della città sul patrimonio idrico, che è di essenziale importanza e che non deve intendersi limitato ai confini comunali, ma si estende, quantomeno, al bacino idrologico in cui la città è inserita.

In tale sistema vi è invero un altro importante operatore, il Consorzio Acque potabili CAP Holding, la principale azienda di gestione del servizio idrico nei territori della Città metropolitana di Milano e di alcuni comuni nelle province di Monza e Brianza, Pavia, Varese e Como.

Le citate multiutility, MM e CAP, già collaborano tra loro da molti anni ed hanno segmenti di attività che possono ulteriormente condividere e mettere in sinergia. Non pare quindi azzardato ipotizzare che, ai fini di una migliore e ancora più efficiente gestione del patrimonio idrico, si possano unire gli sforzi organizzativi. Il momento attuale appare invero propizio.

Grazie al cd. “Recovery Plan” ed al “Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza” sembrano esservi le condizioni per valutare l’ipotesi di una fusione tra queste due realtà. La nascita di una nuova multiutility, con un bacino di competenze e risorse più ampio, potrebbe incentivare l’afflusso di investimenti e realizzare un nuovo forte operatore, ciò che consentirebbe alla Città Metropolitana di affrontare al meglio le sfide del prossimo decennio.

Il progetto congiunto di integrazione societaria dei rami d’azienda dedicati al servizio idrico tra MM e CAP sembra dunque meritevole di considerazione, sotto l’egida della Città Metropolitana e col concorso attivo del Comune di Milano e di tutti i Comuni dell’Hinterland.

Le sfide del prossimo futuro impongono l’esigenza di adottare nuove regole e nuove norme a livello amministrativo. Un operatore “più forte” appare quindi in grado di meglio svolgere i propri compiti istituzionali e, nel contempo, potrebbe risultare meglio attrezzato per cogliere e realizzare le opportunità di sviluppo futuro.

Sappiamo, ad esempio, che per ottemperare alle normative Europee occorrerà azzerare le emissioni di CO2 nette entro il 2050 e ridurle del 55% entro il 2030. La conseguenza prima di questa strategia di decarbonizzazione è che, dal 2025, saranno vietate le installazioni di nuove caldaie a combustibili fossili.

Per “decarbonizzare” i sistemi di riscaldamento occorrerà quindi un piano che consenta di sostituire in via definitiva i combustibili tradizionali e che preveda l’attivazione di infrastrutture cittadine capaci di alimentare riscaldamenti e rinfrescamenti non inquinanti (e questo sia per gli edifici di nuova costruzione sia per quelli esistenti, che siano residenziali o adibiti ad altro utilizzo). Le scadenze temporali sono assai stringenti e ciò, unito alla complessità degli interventi richiesti, fa apparire questa impresa quasi come una “missione impossibile”.

Ma non è questa l’unica possibile utilità di tale acqua: sotto la superficie della città si trova un enorme serbatoio di energia pulita e potenzialmente inesauribile. L’acqua di falda ha infatti la capacità di scambiare energia termica, mantenendo globalmente invariata la propria temperatura.

Come è già stato osservato e sperimentato da diversi anni, i serbatoi geotermici a bassissima entalpia possono essere accoppiati a pompe di calore per riscaldare ambienti in periodo invernale, prelevando calore dal serbatoio, e possono essere accoppiati a macchine frigorifere per climatizzare ambienti in periodo estivo.

Dunque Milano ha la possibilità di divenire Città Geotermica Europea e divenire capofila nei processi di decarbonizzazione imposti dall’agenda europea e dal Recovery Plan, migliorando sensibilmente la qualità della propria aria e procurando un significativo vantaggio economico ai suoi cittadini.

Tale impresa non pare impossibile se solo si pensa che già oggi circa il 15% del fabbisogno energetico degli edifici risulta soddisfatto dall’energia geotermica fornita dall’acqua di falda. La dotazione di un nuovo grande operatore pubblico del settore potrebbe quindi dare definitivo slancio a tale opportunità.

Occorrerebbe pertanto iniziare sin da ora un percorso, con il coinvolgimento di Università, Imprese e Associazioni di cittadini, per avviare un piano per la realizzazione di infrastrutture per l’utilizzo dell’energia dell’acqua di falda e per iniziare a chiarire alcune questioni che appaiono di cruciale importanza, tra cui spiccano:

  • la necessità di un coinvolgimento fattivo dei cittadini: per affrontare gli inevitabili disagi temporanei alla mobilità che la realizzazione di nuove infrastrutture potrà comportare è indispensabile che il cittadino partecipi in modo consapevole e informato al progetto la cui realizzazione migliorerà in misura significativa la qualità della vita cittadina;
  • la necessità di una regolamentazione dell’acqua di falda: come i pascoli montani l’acqua di falda rappresenta un particolare bene comune ad alta sottraibilità e nel contempo ad alta difficoltà di esclusione; la regolamentazione dell’uso dell’acqua di falda dei cittadini deve quindi tener conto che, mentre è difficile escludere qualcuno dalla sua utilizzazione, il suo sfruttamento riduce la possibilità di consumo da parte di altri: diventa pertanto importante considerarla a tutti gli effetti un bene patrimoniale della municipalità e avviare un censimento del suo valore;
  • la necessità di definire i ruoli degli operatori: se dall’acqua di falda ricava energia, il nuovo gestore (MM + CAP) si trasformerebbe in parte in un operatore energetico alla stregua di A2A (ancorché attraverso l’utilizzo di “fonti ecologiche” come acqua di falda e fanghi di depurazione); occorrerà pertanto valutare con attenzione il coordinamento con altre multiutility impegnate su tale settore (ad esempio A2A);
  • la necessità di definire i servizi municipali: l’importanza di un piano per la città geotermica che riguarda il sottosuolo coinvolge scelte di gestione comunale che dovranno essere attentamente vagliate sotto ogni profilo ed adeguate ai mutati contesti.

Milano è “nata sull’acqua” e dall’acqua può trarre ulteriore slancio per un futuro sostenibile ed ecologicamente compatibile.

 

(*)  Avvocato in Milano  (capogruppo Alleanza Civica in Consiglio Comunale )

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