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Disabili mutanti nella società dei rischi

di Carlo Alberto Rinolfi (*)

Anche un bambino sa di vivere nell’era dei rischi globali, lo scopre tutti giorni nelle immagini che entrano nella sua mente attraverso lo smartphone e la tv.  

Lo sa bene Greta Thunberg  la quindicenne svedese  affetta dal morbo di Asperger  ( come Mozart e Einstein)  che lo ha detto a chiare lettere alla Conferenza Mondiale sul Clima (COP24 – dicembre 2018) puntando il dito sul mondo dei grandi, che crea l’ingiustizia climatica e ruba il futuro dei propri figli.

Il cambiamento climatico esaminato dall’architetto Mario Giorcelli  (1a e 2a parte) è solo uno di questi rischi,  che vanno dalle migrazioni bibliche all’esaurimento di risorse ambientali e alla scomparsa di molte specie animali, dalla finanziarizzazione e crisi ricorrenti dell’economia  alle crescenti diseguaglianze, dall’invasiva bio-digitalizzazione industrializzata dell’umanità alle crisi sociali e delle democrazie.

L’articolo ci invita a fare il punto su uno dei più importanti di questi rischi, lasciando la discussione di merito agli esperti di ciascun rischio; importa qui rilevare quanto tutti siano correlati tra di loro e che questo dato di fatto renda impossibile affrontarli separatamente, uno ad uno.

Nell’immaginario di ognuno di noi fanno già parte tutti di una unica narrazione che ingloba tutti i rischi e rispetto alla quale ci sentiamo impotenti e smarriti, persino privi della capacità di comprenderli in tutte le loro implicazioni.

A nulla valgono le più ottimistiche illustrazioni della macchina del progresso continuo che accampa tutti gli evidenti successi del passato, dall’aumento dell’età media al miglioramento delle condizioni di vita, alla diffusione dei principi democratici d’occidente in buona parte del pianeta.

La percezione degli effetti collaterali del modello di sviluppo dominante incide sul presente e sul futuro molto più dei successi del passato al punto di far traballare anche i più solidi sistemi democratici di convivenza civile.

Crollata la fede nel continuo progresso, tutti i suoi paradigmi sono svaniti ed è venuta meno anche la capacità di concepire il futuro in termini positivi. 

Di questa diffusa inabilità umana è bene prendere atto come fa ogni disabile che si rispetti per costruire tutti i giorni la sua resilienza. Lo stato di necessità ci impone di evitare di rifiutarla e di  accettarla per quella che è: una grave disabilità che riguarda la nostra capacità di apprendimento.

La disabilità questa volta non investe solo il miliardo di più “fragili” ma anche i restanti 6 miliardi di “normodotati” e arriva alle radici del nostro modo di concepire il mondo. E’ qualcosa di più di un normale Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA). Sembra di aver perduto la capacità di imparare ad imparare e  neppure il mediatore esperto, identificato nelle elites, dispone delle procedure e dei modi di pensare adeguati per curare gli effetti della malattia.

La ricerca delle soluzioni relative ad ogni area di rischio non può quindi limitarsi agli aspetti tecnici. In questi termini se ne stanno già occupando le tecnocrazie scientifiche e gli apparati di ricerca delle imprese tecnologiche globali.

Un rischio ambientale è sì un fatto tecnico scientifico, ma diviene fatto politico appena lo si pone e, purtroppo, è a tutti evidente quanto le Organizzazioni internazionali degli Stati siano in difficoltà nel gestire i contrasti tra le evidenze scientifiche e gli interessi nazionali.

Il distacco tra questi mondi e i cittadini aumenta, mentre le crisi economiche ricorrenti e le accelerazioni dei ritmi tecnologici li schiacciano negli angusti limiti temporali di uno spettro di azione sempre più legato alla sopravvivenza individuale.

Coltivare l’orto sul balcone, acquistare più verdure a km zero, andare in bicicletta, risparmiare l’acqua della doccia  e fare la raccolta differenziata ci possono rieducare a un nuovo rapporto con la natura, a ridurre i nostri sprechi  e a farci entrare nell’agire di consumo più virtuoso della società della Post-Crescita decritta da Giampaolo Fabris,  ma non possono  da soli eliminare o anche solo  fronteggiare in tempo utile l’enorme impatto dei cambiamenti  in corso.

Tutti sappiamo che i danni di una variazione delle temperature si faranno sempre più sentire sulla nostra pelle sconvolgendo la vita dei nostri figli e nipoti, ma nessuno di noi ha gli strumenti concettuali e politici per capire cosa di concreto può effettivamente fare.

E mentre tutti osserviamo attoniti i danni dei rischi che avanzano a ritmi accelerati, continuiamo nella grande corsa all’Eldorado che ci attende con tinte così poco rassicuranti che ai catastrofisti di professione consentono di usare paurosi toni apocalittici del tipo: “Non c’è più il tempo”.

Vediamo insabbiarsi accordi tra gli Stati e ci accorgiamo quanto la soluzione anche di un singolo tema come quello della decarbonizzazione possa generare paurosi effetti collaterali, come osserva Giorcelli di “aumento della disoccupazione, calo del PIL, disordini sociali.” Chiediamo aiuto alla tecnologia, che sino ad ora è tra le principali imputate, per trasformare “l’anidride carbonica in una “risorsa economica, anziché in un onere.”

Invochiamo la conversione vegetariana degli stili alimentari sapendo che “solo Pechino importa 80 tons di soia dall’Amazzonia dove sta distruggendo… uno dei polmoni del pianeta.”  Confidiamo nella produzione di energia “solare nel Sahara“ mentre vediamo la politica Europea per il Nord Africa arenarsi nei lager libici finanziati dagli europei.

Ogni soluzione concreta sembra impedita. Cosa ci sta accadendo?

 Sembra di essere sul punto di star per uscire da un mondo guidato da progressi lineari che di certo hanno sempre avuto momenti di rottura ma che poi si sono sempre ricomposti.

Il nuovo mondo in cui siamo entrati ci richiede di rivedere in fretta le fondamenta di saperi che fino ad ora abbiamo dato per acquisiti. E’ questo ciò che ci chiedono le Grete  di tutto il mondo.

Tutte le scienze umane sono sul banco degli imputati e la filosofia, la sociologia, l’economia, la scienza giuridica, la psicologia  e la politica , sono costrette ad accettare una sfida che ormai riguarda le basi teoriche e i modelli concettuali su cui poggiano. E’ una sfida che riguarda anche le scienze “esatte” della natura  a partire dalla fisica e coinvolge anche la teologia che si sta confrontando con la più giovane ecologia .

E’ come se ci trovassimo per davvero all’interno del processo di metamorfosi scaturito dalla “società del rischio” messo a fuoco da Urlich Beck. Un processo in cui tutti siamo in mutazione e, proprio come le crisalidi, stiamo assistendo attoniti e impotenti alla generazione delle nostre ali. Mentre il nostro pensiero è ancora quello del bruco che ha appreso a spostarsi abilmente sulle foglie, siamo già nel bozzolo sul punto di diventare farfalle destinate a librarci in uno spazio senza punti di riferimento.

La bellezza e la direzione del volo che spiccheremo dipenderà dalla nostra capacità di partecipare in modo radicalmente nuovo e consapevole a questo grandioso mutamento.

(*) Presidente Mondohonline

 

2 commenti per Disabili mutanti nella società dei rischi

  • laura

    Per fortuna c’è qualcuno che riesce ad essere ottimista davanti a tutto ciò.
    🙂
    a me pare invece il genere umano stia implodendo….
    saluti!

    • Alberto Rinolfi

      Laura . tutti siamo preoccupati ma il TRAUMA mi ha insegnato alcune cose :
      a) C’è una fase di “rianimazione” in cui si alterano tutte le emozioni e le percezioni ( è l’ arrivo dell’inatteso ad es. della bimba grata che fa una follia) .
      b) poi inizia la riabilitazione in cui cambiano i modi di vedere se stessi e il mondo , in particolare si capisce che la separazione mente corpo e contesto rappresentato dagli altri è fasulla e che l’io si definisce e ridefinisce in continuazione proprio in questa relazione ( è la piazza del milione di ragazzi con intesta le immagini del mappamondo e dell’orso sul ghiacciaio che si scioglie ).
      3)il messaggio della possibile mutazione ( riuscire a fare ) si diffonde quasi per imitazione a partire da chi è più handicappato ( i piccoli senza futuro) . gli insegnanti , i genitori e i grandi incominciano a predisporre il Pharmacon necessario .

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